tiziano solignani

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la giustizia: il potere dei senza potere

Questo è il blog dello studio legale e network “Solignani, Massa e altri”. Probabilmente volete informazioni o assistenza in campo legale, pertanto:

  • cercate: è molto facile che ci siano post su problemi simili al vostro;
  • se volete una risposta sul blog, di tipo non professionale ma solo editoriale, cioè senza nostra responsabilità, senza tempi rapidi, però del tutto gratuita, mandateci la vostra domanda;
  • se vi servono consulenza o assistenza professionali, cioè in tempi rapidi, con responsabilità, ma a pagamento, scriveteci descrivendo il vostro problema e vi faremo un preventivo gratuito;
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progetto di guida alla separazione e divorzio con aspetti giuridici e psicologici

Cari amici del blog,

ho in progetto di scrivere una guida, di tipo divulgativo, su famiglia, separazione e divorzio, a quattro mani con un amico psicologo, in modo da trattare esaurientamente sia gli aspetti giuridici che quelli psicologici di chi si trova ad affrontare queste fasi della vita, anche sulla scorta dell’esperienza maturata in questi anni di vita del blog, in cui abbiamo avuto occasione di vedere tanti problemi e tante situazioni diverse.

Le persone che sono venute a conoscenza del progetto hanno espresso il loro apprezzamento e, alcune, anche la disponibilità a collaborare, cosa che ritengo preziosa perchè ogni angolo visuale può dare qualcosa di importante.

Sono pertanto alla ricerca di un editore disposto a credere nel progetto stesso.

Per quanto riguarda la pubblicazione elettronica, mi sono già organizzato e ho già trovato accordi per me soddisfacenti, per la realizzazione della versione digitale del libro.

Solamente vorrei trovare anche un editore di tipo tradizionale per tutti quei lettori che si trovano meglio con il formato cartaceo rispetto a quello elettronico, con il quale trovare un accordo per la distribuzione cartacea dell’opera.

Se siete in grado di consigliare qualcuno, vi prego di contattarmi tramite questo modulo. Analogamente se avete consigli, suggerimenti o se siete disponibili a collaborare. Se preferite, lasciate un commento qui sotto, anche solo per segnalare un argomento che vorreste vedere trattato nel testo (quando il progetto sarà attivo, pubblicherò una pagina con la bozza di indice dove ognuno potrà fare le sue osservazioni)

quando non si capisce cosa fa un avvocato

caro avvocato la scrivo per la mia compagna lei ha avuto dei problemi con il suo datore di lavoro per pagamenti ritardati, siamo arrivati al punto di avere 5 mensilita’ in ritardo, a quel punto Ci siamo rivolti ai sindacati che gli consigliava di licenziarsi e ci proponeva un assistenza legale dandoci come riferimento un avvocato dei sindacati. Nel frattempo io sono riuscito ad avere quasi tutti gli arretrati dall’azienda della mia compagna,verso agosto ci arriva una raccomandata che ci diceva che c’era un udienza in data 24 settembre,nel frattempo abbiamo chiamato l’avvocato riferendoci che l’azienda ci stava pagando e ci mancava ancora 4200 euro che eravamo gia d’accordo con le date dei pagamenti,lui ci rispose andiamo avanti che sono ancora tanti soldi.arrivati al 28 settembre proviamo a chiamare l’avvocato ma si rende sempre irreperibile,verso il 10 ottobre ci chiama la segretaria dell’avvocato dicendoci di avere un assegno per noi di 1200.La mia compagna va a ritirare l’assegno senza che lui ci dia dei documenti relativi al pignoramento che aveva effettuato e le dice questi 1200 euro sono soldi riferiti a interessi sui ritardati pagamenti.Dopo qualche giorno ci chiama l’azienda della mia compagna dicendoci che aveva avuto un pignoramento su un conto bancario di 4000 euro e mi diceva che i pagamenti erano finiti in quanto era la somma che mancava per chiudere i conti,allora richiamo l’avvocato dicendogli come mai si era preso quasi 3000 sui 4000 del pignoramento lui mi risponde che sono spese sui decreti ingiuntivi che aveva fatto, a questo punto gli chiedo tutti i documenti relativi al pignoramento ma lui telefonicamente e sempre irreperibile come devo comportarmi vi ringrazio anticipatamente.

Il caso non è molto chiaro, comunque puoi scrivere al tuo legale una raccomandata a ricevuta di ritorno in cui gli chiedi un resoconto delle attività svolte e la giustificazione delle varie spese, è un tuo diritto averlo.


potestà genitoriale

La tua domanda: Buona sera,solo una domanda veloce. Sono in attesa di un bambino da un uomo con il quale non ho mai intrattenuto una convivenza. Avrebbe manifestato,benchè non ci siano intenzioni di avvicinarci,la volontà di dare il suo cognome al bambino. Questo gli darebbe il diritto ad esercitare la potestà genitoriale,pur non avendo nessun rapporto di convivenza con me? Cordiali saluti. (Carola, via posta elettronica)

La potestà genitoriale nulla ha a che vedere con il matrimonio o la convivenza, che altro non è che l’insieme dei diritti e dei doveri che i genitori hanno verso i figli.

Ciò significa che sì, se il padre riconoscerà il figlio potrà legittimamente esercitare la potestà genitoriale al pari Tuo.

Attenzione però che Tu non puoi rifiutarTi arbitrariamente di fargli riconoscere il bambino in quanto lui potrebbe legittimamente rivolgersi al Tribunale dei Minorenni che avrà riguardo solo ed esclusivamente dell’interesse del minore.

diritto dei bambini

La tua domanda: Sono un papà separato,con una bimba di 12 anni cui riconosco alimenti pari a 296,00 euro mensili. Da 6 anni convivo con una ragazza dove ho avuto altri due meravigliosi bambini uno di 7 anni e un altra di 5 mesi. Purtroppo non sono molto fortunato e per motivi di incomprensione ci siamo allontanati. Ho un reddito di euro 19,000,00 annui, non voglio venire meno ai miei doveri in qualità di papà, ma se pago 900,00 euro al mese per tre figli, con uno stipendio base di 1.300,00 euro al mese come faccio a vivere? Considerando che ho una cessione in quinto dello stipendio di circa 230,00 euro al mese? La maggior parte degli avvocati mi ha detto che mi dovrò arrangiare! é possibile? Grazie!!!!!!!!!!!!!!! (Tommaso, via posta elettronica)

Tutto il nostro apparato giudiziario, in casi di separazione e divorzio nonchè quando finisce una convivenza, è volto a tutelare i minori ossia i veri soggetti deboli della relazione sentimentale tra due adulti.

Ciò significa che prima – giustamente per come la vedo io – viene il benessere dei bambini, poi vengono i desideri individuali dei genitori.

Tu Ti e ci chiedi come vivere: io Ti chiedo come possono vivere due bambini se non passo loro il mantenimento?

Mettere al mondo figli non è solo un atto di amore ma deve essere anche un atto di responsabilità, responsabilità che, come ben sai, cresce quando i genitori si lasciano.

Non Ti sto dicendo che devi fare la fame, ma Ti sto sicuramente dicendo che devi fare grandissimi sacrifici per il benessere dei bambini che vengono sempre e prima dei nostri bisogni.

i diritti dei figli maggiorenni

La tua domanda: I miei genitori si sono separati nel 19XX, quando io avevo 9 anni, e hanno divorziato nel 20XX perchè mio padre aveva una relazione extra coniugale. Io inizialmente sono stata affidata a mia madre ma un anno dopo sono intervenuti i servizi sociali che mi hanno spostato in una comunità perchè, anche a causa di suoi squilibri mentali, la mia permanenza in quella casa era impossibile. Uscita dalla comunità ho ritentato per breve tempo una convivenza con lei, per poi andare invece a vivere con mio padre e la sua nuova famiglia, a 400km dalla mia città natale, per poi tornare di nuovo da mia madre in terza superiore. la convivenza si è rivelata nuovamente fallimentare e i servizi sociali mi hanno consigliato,al momento della mia iscrizione all’università, di trovare un alloggio nella città sede degli studi, a circa 10 km dalla casa di mia madre e a 250 da quella di mio padre. Quando convivevo con mia madre mio padre mi corrispondeva un assegno di 270 euro e gli alimenti per lei di 150 euro oltre alla metà delle spese straordinarie. Mia madre non mi ha mai dato 1 euro dei 270 che percepiva perchè sosteneva di doverli usare per spesa, bollette ecc. dunque io dalla terza superiore lavoravo la sera nei bar per mettere da parte qualche soldo. Ora che vivo in appartamento con altri studenti, mio papà corrisponde direttamente a me i 270 euro di mantenimento oltre a metà dell’affitto e metà delle spese universitarie. Mia madre al contrario, dato che ancora io ho la residenza da lei, necessaria per richiedere l’adeguamento delle tasse in base al reddito del nucleo familiare di riferimento, sostiene di non dovermi dare niente dato che io risulto residente con lei e che a suo avviso è compito del padre mantenermi. Lui d’altro canto ha attualmente un reddito molto più alto di quando è stata definita la cifra da corrispondermi e ha una nuova moglie che non lavora e che mantiene completamente, oltre a due figlie di 6 e 10 anni. Oltre quindi ai disagi emotivi ed esistenziali che mi hanno arrecato in questi dodici anni, ho attualmente anche una situazione di indigenza economica dato con questo importo devo provvedere a coprire tutte le normali spese mensili escluse affitto e libri per l’università (fra l’altro studio danza da tutta la vita e i miei genitori me la fanno pagare da sola da quattro anni nonostante la sentenza sancisca che dovrebbero pagarla metà ciscuno). Fra l’altro dato che studio medicina e chirurgia non riesco a lavorare moltissimo perchè ho l’obbligo di frequenza e una mole non indifferente di materiale da studiare. Le mie richieste sono due: come posso imporre a mia madre di corrispondermi un importo mensile fisso avendo la residenza da lei e considerando che lei è formalmente disoccupata da undici anni, nonostante però abbia, oltre al mantenimento di mio padre, diverse invalidità, bonifici da suo padre, e un compagno stabile che convive con lei da nove anni e con cui divide tutte le spese (vive in una casa di proprietà)? Come posso fare in modo che l’assegno di mantenimento di mio padre venga adeguato all’inflazione, alla nuova situazione abitativa che è indipendente e non più con mia madre da tre anni, e al suo nuovo reddito? vorrei sapere a chi rivolgermi per segnalare la mia situazione e risolverla in tempi brevi senza dover completamente rompere i rapporti con i miei genitori, in particolar modo con mio padre. (Caterina, via posta elettronica)

Cerchiamo prima di fare chiarezza su un paio di cose: nè il nuovo compagno di Tua mamma, nè la moglie di Tuo papà e i loro redditi hanno rilevanza nella Tua situazione.

Detto questo non esiste un modo facile per risolvere la Tua situazione ma esiste *solo* la strada giudiziaria.

Se vuoi chiedere a Tua mamma un mantenimento e a Tuo papà un aumento dell’assegno di mantenimento non ci sono persone a cui segnalare la Tua situazione ma esiste solo il ricorso al Giudice.

Un palliativo, ma non per questo più semplice, può essere quello di richiedere a Tuo papà l’adeguamento ISTAT dell’assegno di mantenimento e far causa ai Tuoi genitore per chiedere gli arretrati delle lezioni di danza che dovevano essere corrisposti ma mai dati.

La sentenza di divorzio è un titolo esecutivo che va eseguita, ciononostante è necessario far causa ai Tuoi genitori.

Detto ciò spetta solo a Te decidere se procedere in tal senso o lasciare perdere tutto.

Corte comune a più edifici gravata da servitù di passaggio

Un gruppo di proprietari di case di corte vogliono ripristinare la pavimentazione della stessa ormai disastrata dal tempo e da lavori di allacciamenti. La corte non è condominiale ma grossomodo ogni immobile ha la proprietà del terreno antistante(5/6 metri di profondità).La servitù di passaggio non meglio definita consente fino all’ultimo proprietario l’attraversamento delle proprietà precedenti per raggiungere la propria porzione di proprietà (e non l’inverso). Ora il proprietario dell’ultimo immobile che attraversa tutto il cortile e che anni fa causò i maggiori danni non ripristinando il sedime attraversatolo per un allacciamento fogniario,è quello che si oppone alla partecipazione delle spese dei fondi attraversati.E’ possibile e giusto obbligarlo? E in quali proporzioni?Qual’è il modo più equo di ripartizione delle spese?

Per risolvere il Vostro problema è necessario prendere in considerazione l’art. 1069 c.c. il quale prevede che il proprietario del fondo dominante (ossia colui a favore del quale la servitù è costituita) nel fare le opere necessarie per conservare la servitù, deve scegliere il tempo e il modo che siano per recare minore incomodo al proprietario del fondo servente. Egli deve fare le opere a sue spese, salvo che sia diversamete stabilito dal titolo o dalla legge. Se però le opere giovano anche al fondo servente le spese sono sostenute in proporzione dei rispettivi vantaggi.

Da quanto sopra si desume che, nel Vostro caso, tutti i proprietari della corte dovrebbero partecipare alle spese di rifacimento della pavimentazione che, a quanto dici, serve di fatto a tutti. Per quanto attiene alle percentuali  sarebbe necessario tenere in debito conto l’uso che ogni proprietario fa della corte (quello dell’ultimo immobile dovrebbe pagare di più rispetto a quello del primo).

Per stabilire delle quote Vi consiglierei, se possibile, di regolamentare il tutto mediante un accordo fra i proprietari poiché questo sarebbe il sistema più facile e veloce.

In mancanza di accordo spontaneo, per obbligare al pagamento i proprietari che non vogliono contribuire sarà  naturalmente necessario procedere per vie legali.

La separazione e le bollette

Salve, sono in procinto di una separazione consensuale e vorrei sapere sulle utenze della casa coniugale(di proprietà al 50%), che rimarrà alla mia ex con i due figli, intestate a me, se dovranno essere modificati i contratti, come anche quello dell’assicurazione auto della mia seconda auto che rimarrà alla mia ex e quali costi e svantaggi comporterebbe.

Per rispondere alla Sua domanda bisognerebbe conoscere le condizioni economiche Sue e di Sua moglie.

Innanzitutto va da sè che essendo una separazione consensuale ciò significa che gli aspetti economici (come le bollette appunto) possono essere tranquillamente regolamentati dagli stessi coniugi. In sostanza siete Voi a decidere a chi imputare questi costi e se va bene a Voi il giudice non farà altro che consacrarlo nella sentenza di separazione.

Diciamo che dovrete fare i Vostri conti e se ad esempio stabilirete che Lei debba dare alla moglie 500 euro di mantenimento è evidente che in tale somma potranno essere comprese le bollette e l’assicurazione. Ovviamente stiamo facendo un esempio.

Senza conoscere bene la situazione non riesco a dire di più.

quando si rischia il pignoramento della casa

FINO A MARZO 2009 AVEVO INSIEME A MIA COGNATA UN ATTIVITA ALIMENTARE POI SIAMO STATE SFRATTATE IL PROBLEMA E CHE QUESTA ATTIVITA NON ANDAVA PIU DA ALMENO UN ANNO PERCUI OLTRE A NON PAGARE GLI AFFITTI NON ABBIAMO POTUTO NEMMENO PAGARE IL PRESTITO CHE CI ERA STATO FATTO PER APRIRE QUESTA ATTIVITA ORA LOGICAMENTE LA BANCA RIVUOLE INDIETRO TUTTO CAPITALE ALTRIMENTI METTERANNO LA CASA DI MIA COGNATA ALL ASTA.NOI VERAMENTE IL PRESTITO LO VORREMMO PAGARE MA LA LORO RICHIESTA E TROPPO ALTA SI TRATTA DI 2700EURO CHE NON CI POSSIAMO PERMETTERE ANCHE PERCHE IO NON LAVORO E MIA COGNATA GUADAGNA 1000EURO E POSSIBILE CHE NESSUNO CI VENGA INCONTRO NEANCHE QUANDO VUOI PAGARE COSA CI POSSIAMO FARE SE ABBIAMO AVUTO UNA BELLA FREGATURA NELLA SCELTA DELL ATTIVITA SE PUO’ ESSERE UTILE NON ABBIAMO DICHIARATO FALLIMENTO E NESSUNA FINANZIARIA CI ACCETTA UN PRESTITO ESISTE UNA LEGGE ANCHE PER NOI?

Purtroppo non c’è molto di giuridico da dire nel vostro caso.

L’unica soluzione è tentare di negoziare con la controparte, per evitare il pignoramento immobiliare.

Questa forma di pignoramento è, in sè, piuttosto costosa per le spese, soprattutto pubblicitarie (ma anche di diverso tipo), che il creditore deve affrontare, quindi può darsi che, specialmente quando si tratta di cifre basse, lo stesso creditore preferisca un accordo.

Vi conviene valutare di incaricare un legale di fiducia per seguire il vostro caso e le trattative con il creditore principale, quello che potrebbe sottoporre ad esecuzione i vostri immobili. Se i vostri redditi dell’anno scorso sono stati inferiori al minimo di legge, forse avete anche diritto al beneficio del patrocinio a spese dello Stato.


 

Subcomodato di un immobile

Salve, ho stpulato con i miei genitori un comodato d’uso gratuito per la seconda casa di loro proprietà dove risiedo. In previsione di creare nella stessa, un’attività commerciale, a nome del mio fidanzato che ne sarebbe il titolare, posso modificare il contratto di comodato e locare io stessa l’abitazione (che diventerà locale commerciale), al mio fidanzato percependo io stessa un piccolo introito per la locazione, che non gravi sul bilancio dei miei genitori? Potreste comunque consigliarmi la soluzione giuridicamente piu’ vantaggiosa e fattibile? Grazie tanto!

Se nel contratto di comodato è prevista la possibilità il comodatario (Lei) puo’ locare l’immobile a terzi. Occorre in sostanza il consenso del comodante (i genitori). Il contratto però dovrà essere una locazione vera e propria e non un subcomodato che dissimula una locazione.

Dal punto di vista delle imposte credo che il proprietario paghi ICI e Irpef sul valora catastale del bene; il comodatario (Lei) paga l’Irpef sul totale del canone percepito come redditi diversi.

Quando non si riesce a capire se vale la pena o meno agire per l’esecuzione

Dopo circa dieci anni per una causa all’impresa costruttrice (srl) il giudice ha emesso sentenza siamo a maggio 08, condannando al risarcimento (15000) dei danni ed a liquidare le spese legali di 4000 euro. a giugno 08 l’avvocato ci chiede ulteriore denaro per l’esecuzione forzata , a maggio 09 ci comunica che non può procedere esecutivamente senza la probabilità di recuperare almeno le spese in quanto la camera di commercio nn è in grado di fornire informazioni sulla srl in soglimento e liquidazione dal 2002 poichè la srl fu costituita prima della informatizzazione. L’avv. chiede di accettare l’offera della controparte (4000) per chiudere, altrimenti chiederà a noi le sue spese. a noi sembra di essere stati presi in giro e comunque se fino ad ora l’avvocato ha percepito denaro per circa 3000 euro,gli dobbiamo solo altri 1000 o altri 4000 come da sentenza?

Purtroppo, con una conoscenza così superficiale del caso è difficile darti un parere su ciò che è giusto o non è giusto che il tuo avvocato ti chieda e che tu faccia. L’unica cosa che posso dirti  e che mi sembra strano che la camera di commercio non riesca a darti delle informazioni sulla società convenuta in quanto dovrebbe aver censito anche quelle costituite precedentemente l’informatizzazione. Nel caso poi la società sia già chiusa potresti procedere ad una visura storica sempre presso la Camera di commercio. In ultima istanza, se proprio non riuscite a reperire informazioni in questo modo, anche se mi sembra molto strano, potresti sempre rivolgerti ad un investigatore privato che indaghi sulle eventuali sostanze patrimoniali della società convenuta e ti consigli se vale la pena agire o meno. Come vedi i mezzi non mancano.

quando si può prendere possesso della casa acquistata all’asta

A marzo 2009 mi sono aggiudicato un appartamento all’ asta, abitato da una famiglia con regolare contratto fino al 2011 che pero’ non paga ne affitto ne condominio da piu di un anno. A luglio c’è stato il saldo e quindi decreto di trasferimento e uno sfratto per morosita verso la famiglia. Ora da luglio io pago il mutuo e la famiglia ha lasciato la casa solo a fine ottobre, senza pagare un euro ne a me ne al tribunale, lasciando le chiavi nella buca delle lettere e basta. Di tutto questo il responsabile della procedura non mi informa di nulla…anzi Tutto questo lo vengo a sapere dai vicini della famiglia. Ora che devo fare con queste chiavi?? quando posso entrare in questa benedetta casa?

Se hai già, come dici, attivato la procedura di rilascio, è bene che fai un accesso con l’ufficiale giudiziario il quale, nella sua qualità di pubblico ufficiale, accerterà l’avvenuto abbandono dell’immobile da parte della famiglia che lo occupava prima e ti immetterà formalmente nel possesso.

In questo modo, non potranno più esserci questioni di sorta circa un tuo illegittimo ingresso nell’immobile.

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