la manipolazione dei testi, immagini, suoni e altre opere esistenti in rete

E’ possibile copiare una pagina web, ossia una immagine o un testo contenuti al suo interno, così come un suono, un video o un altro documento multimediale? I messaggi inviati alle varie conferenze di discussione (mailing list o newsgroup) possono essere liberamente presi e redistribuiti ovvero archiviati (come, di fatto, ad esempio fa, raccogliendo tutti i messaggi Usenet, il celeberrimo DejaNews (http://www.dejanews.com))? Si può, infine, mirrorare un intero sito, cioè farne una copia speculare, solo perchè contiene informazioni utili?
Sono, questi, alcuni esempi dei nuovi problemi posti dal fenomeno Internet.
Essi riguardano, innanzitutto, il copyright cioè, come dice la parola stessa, il diritto di copiare liberamente o meno un testo, un’immagine o un suono. Spesso però viene in considerazione anche la privacy e cioè, al di là dell’esistenza o meno di un copyright su di un determinato testo, il diritto a che, comunque, determinate informazioni riguardanti la vita privata di una persona non siano divulgate.
DejaNews, ad esempio, citato poco fa, non solo raccoglie ed archivia infallibilmente qualsiasi messaggio sia mai stato immesso in un newsgroup, ma consente ai suoi utilizzatori di ottenere in pochi secondi il testo completo dei messaggi postati da una determinata persona; in questo modo ogni utente della rete può farsi un’idea, spesso non solo sommaria, della personalità e degli interessi di un altro utilizzatore di Internet. Così, ad esempio, una azienda che sta valutando la possibilità di assumere un candidato può esaminare quello che tale candidato ha eventualmente scritto in passato nei newsgroup in materia di politica, religione, attualità, hobbies; può, inoltre, vedere se egli ha personalità litigiosa, e si è spesso abbandonato ai litigi telematici (flames) o se, invece, è un utente “tranquillo”. Si noti che, di fatto, non tutti sono avvertiti, quando iniziano a scrivere nei newsgroup, che i loro messaggi saranno conservati in questo modo…

IL COPYRIGHT. Per quanto riguarda il copyright, come tutti sanno, i diritti di riproduzione delle cosiddette opere intellettuali sono solitamente riservati ai loro autori, senza il permesso dei quali la duplicazione è vietata. Ci si chiede però se ciò vale anche su Internet, considerata il regno dello scambio libero e disinteressato delle informazioni.
Individuare le regole valevoli in materia, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, non è tutto sommato particolarmente difficile: per una volta tanto abbiamo infatti leggi chiare, tanto che può concludersi che si applicano alle comunicazioni digitali le stesse identiche regole valevoli per le tutte altre forme di comunicazione e riproduzione. La nostra legge infatti tutela tutte le opere dell’ingegno che appartengono alla letteratura, alla musica e alle arti figurative a condizione che abbiano carattere “creativo” e siano state esteriorizzate, cioè si siano in qualche modo manifestate nel mondo esteriore, “qualunque … sia il modo o la forma di espressione”. Pensiamo ad esempio che una melodia non necessita di essere scritta nella spartitura per essere tutelata: è sufficiente che sia stata eseguita, anche una sola volta.
Ciò comporta, con riferimento ad Internet, che qualsiasi testo, immagine grafica, suono presente sulla web, anzi proprio per il fatto di essere stato esteriorizzato con l’inserimento nella web, è “oggetto di copyright” e ne è vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore (sempre a condizione che esso abbia carattere di creatività). Occorre quindi fare attenzione non solo a non copiare, e poi utilizzare, illegittimamente materiale che si trova sulla rete ma anche a non immettere in rete, e specialmente all’interno di conferenze elettroniche, materiale oggetto di diritto d’autore. Quanto alle informazioni che quotidianamente vengono scambiate tra gli utenti della Rete, nella quasi totalità dei casi si tratta di operazioni perfettamente lecite, dal momento che il materiale è di pubblico dominio: gli autori, cioè, hanno consentito a che esso venga diffuso e liberamente riprodotto. E’ il caso, ad esempio, del software public domain o shareware i cui autori hanno consentito, eventualmente con limitazione di tempo, le copie.

LA PRIVACY. Da quanto suesposto emerge che possono benissimo esistere testi che, mancando delle caratteristiche della creatività e dell’originalità, non sono oggetto di alcun diritto d’autore e che, pertanto, da questo punto di vista potrebbero liberamente essere copiati e diffusi. E’ possibile, però, che essi siano oggetto del diritto alla riservatezza del loro autore. Non vale sostenere, in contrario, che chiunque scrive in un newsgroup accetta, per ciò stesso ed automaticamente, che il suo messaggio sia reso in ogni modo “pubblico”, con diritto quindi di chiunque ne venga in possesso di realizzarne copie da distribuire, inserire in archivi, porre alla base di questo o quell’altro testo e così via. L’autore di un messaggio, ad esempio, può aver acconsentito solo alla sua inserzione nel newsgroup, per un tempo limitato, ma non anche alla sua conservazione, archiviazione etc..
In materia è recentemente entrata in vigore una legge, molto severa, sul trattamento dei dati personali, che impone a chiunque effettui tali operazioni una serie di oneri assai rigorosi, proprio per la tutela della privacy dell’individuo. A tale legge, che suscita perplessità proprio per la sua rigidità, si affiancano inoltre i tradizionali diritti alla riservatezza, all’identità personale, all’onore, che impediscono la divulgazione e l’attribuzione di fatti, convinzioni e altre circostanze non pertinenti alla persona.

A questo punto, ed in conclusione, occorre fare attenzione e non cadere nella facile tentazione di considerare Internet una “zona franca” priva di regole: anche qui, al di là delle questioni sulla loro applicabilità, di applicano le stesse leggi del mondo “tradizionale”.

BOX STORICO-SOCIALE SUL COPYRIGHT Nell’antichità non esisteva alcun “copyright”. Non che ne fosse mancata l’intuzione: il filosofo Seneca notava come si parlasse di “libri di Cicerone” con riguardo a opere che il libraio Doro aveva sugli scaffali e che diceva essere invece sue, e concludeva dicendo che entrambi i punti di vista erano giusti. Queste intuizioni non furono mai però tradotte in regole giuridiche, anzi per gli antichi un’opera era tanto più pregevole quanto più aveva “saccheggiato” da altre opere precedenti, di cui riportava le parti migliori.
La nascita del diritto d’autore si ha con l’invenzione della stampa, quando il sottoporre il permesso di riproduzione di un’opera al pagamento di un prezzo divenne possibile fonte di guadagno per autori ed editori. Il fatto era che, prima di allora, le copie di un testo erano così poche e poco controllabili che non vi era possibilità di trar guadagno dalla concessione della licenza di riprodurre. I primi titolari del diritto furono non gli autori bensì gli editori di allora: compagnie di musicisti e stampatori, cioè coloro che in modo diretto sfruttavano economicamente l’opera intellettuale.
La prima vera e significativa legge di tutela può essere individuate nell’English Copyright Act del 1710, che fece da esempio alle legislazioni di molti stati nordamericani e della stessa Francia rivoluzionaria. In Italia la legge ancor oggi fondamentale risale al 1941.
Se, in linea di principio la regolamentazione del copyright dovrebbe esser volta a individuare un compromesso tra l’esigenza di tutti di usufruire della cultura e delle informazioni e quella degli autori di essere ricompensati per le loro idee e trovar fonte di sostentamento e guadagno, in realtà l’evoluzione della legislazione mostra come spesso in questo contesto si siano inseriti gli interessi lobbystici dei grandi editori industriali, titolari dei diritti di riproduzione acquistati dagli autori.

BOX DEI CASI SUL COPYRIGHT La giurisprudenza statunitense è ricca di pronuncie in materia di applicazione del copyright alle forme di riproduzione digitale. I giuristi americani citano alcuni casi come particolarmente significativi. Tra questi Universal – Disney v. Sony, Time inc. v. Gens, Sega v. Accolade.
Nel primo caso, la Universal e la Disney co. avevano chiesto giudizialmente alla Sony di cessare la vendita dei videoregistratori, perchè quesi consentivano ai possessori la copia di films coperti da diritto d’autore; era impossibile, secondo il ragionamento della Universal e della Disney, sostenere che le registrazioni fatte coi i videoregistratori fossero legittime perchè per usi privati, altrimenti si sarebbe ugualmente dovuto ammettere come lecito anche il gesto del ladro che ruba la collana dal collo di una donna per indossarla solo in casa propria. La Corte Suprema, nel respingere la domanda, ha dichiarato che videoregistrare e rubare collane sono due cose “neanche lontanamente paragonabili” e ha stabillito che la videoregistrazione non viola il copyright, ma solo se volta a consentire la visione a chi nel momento della tramissione non può esser presente.
La Time aveva invece agito contro Bernard Gets perchè questi, autore di un libro sul caso Kennedy, vi aveva inserito immagini da un film il cui copyright spettava alla Time; la Corte investita dal caso respinse la domanda della Time ritenendo la riproduzione fatta da Gets legittimata dallo scopo di promuovere la conoscenza e il pubblico accesso alla stessa e, quindi, compatibile con il diritto di copyright spettante alla Time.
Il caso Sega contro Accolade invece interessa più da vicino il mondo dell’informatica. La Accolade aveva bisogno di conoscere il codice con cui erano compilate le macchine prodotte dalla Sega per poter produrre giochi che fossero compatibili anche con questi apparecchi: invece di acquistare la licenza del codice, lo decompilò direttamente, ne estrasse le necessarie informazioni e iniziò a produrre cartucce compatibili con gli standars Sega. Chiamata in causa per violazione di copyright, la Accolade vinse il procedimento e la Corte stabilì che fosse legittimo avere accesso a tali codici per raggiungere la compatibilità tra i prodotti dal momento che, in caso contrario, si favorirebbe la creazione di monopoli di mercato.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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