speculazione sulla registrazione dei domini?

Vi invio questo messaggio perché ritengo che intorno alla registrazione di domini ci sia una forte speculazione. Ho notato che sul sito domini.it il costo per registrare un dominio é di 60.000 lire + iva (72.000). Se poi si vuole, per lo stesso dominio, il servizio di redirect su un sito qualsiasi vanno aggiunte altre 102.000 lire.
Allora io domando, perché sul sito soangry.com posso avere tutto questo per soli 10 dollari (o addirittura 8 quando si registra piu’ di un sito)? Angelo, via mail.

 

Le osservazioni del lettore circa il mercato della gestione dei domini, a prescindere dalla loro fondatezza o meno, non hanno comunque nulla di giuridicamente rilevante. In altri termini, si tratta della normale caratteristica del mercato di presentare più offerte, tra le quali il consumatore, usando la propria libertà di scelta, deve sapersi destreggiare. Sono concetti fondamentali, che non abbisognerebbero di essere codificati, ma oggigiorno vengono precisati addirittura dall’art. 1469 ter del Codice Civile che, posto a difesa del consumatore, ha il compito di definire quando una clausola o un contratto può ritenersi vessatorio e quindi inefficacie. Questa disposizione infatti, dopo aver posto la nozione di clausola vessatoria, si preoccupa di specificare che “la valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione dell’oggetto del contratto, né all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purchè tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.” La legge italiana, quindi, attualmente specifica chiaramente che il consumatore non può mai lamentarsi, dopo aver concluso il contratto, che il “prezzo era troppo alto”, cioè dell’adeguatezza del corrispettivo, salvo solo il caso che il prezzo non fosse determinato con chiarezza. E’ ovvio che ogni imprenditore ha il potere di determinare liberamente i prezzi dei propri servizi, nel momento in cui li offre sul mercato, salvo che non operi in regime di monopolio o amministrato e salva anche l’ipotesi di accordi di cartello elusivi della concorrenza. A tale libertà dell’imprenditore, comunque, corrisponde quella del consumatore di contrattare o non contrattare con lui, libertà che oggigiorno è stata ampliata proprio dai progressi della tecnica per cui un dominio di tipo .it, o meglio ancora statunitense di tipo .com, .org, .net e così via, può essere ottenuto tramite imprese operanti in ogni parte del globo, per cui un Italiano può, come è accaduto e accade quotidianamente, servirsi ad esempio per questo scopo di una impresa statunitense o canadese. Se il consumatore sceglie il servizio di una impresa e, in seguito, si accorge che se ne avesse scelta un’altra avrebbe speso di meno, non può fare nulla tranne che cercare di far tesoro della propria esperienza per la prossima volta. E’ vero, in conclusione, quello che dice il lettore, cioè che il prezzo delle offerte è il più vario, ma sta al consumatore setacciare il mercato e scegliere in modo da risparmiare.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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