se la software house chiede denaro per l’adeguamento all’euro

Ho acquistato in aprile 2000 un programma per la gestione del mio negozio di abbigliamento dalla ditta Ingegneria Informatica di Brescia, città nella quale risiedo; l’ho regolarmente pagato (L. 2.500.000+Iva) e sono stato provvisto della relativa licenza d’uso. Nel gennaio di quest’anno mi è arrivata una e-mail nella quale mi si informa che per effettuare il passaggio dalle Lire all’Euro devo pagare L. 350.000+iva per aggiornamento Euro, più L. 150.000+iva per l’invio del tecnico per l’installazione. A me non sembra un comportamento commercialmente corretto, e mi chiedevo se non fosse anche un po’ illegale. Gradirei avere, se possibile, un suo parere e in caso a chi potrei rivolgermi per far valere le mie ragioni. Grazie. (Angelo , via mail)

A giudizio dello scrivente il ragionamento del lettore è corretto. Purtroppo invece, in un caso analogo, portato davanti al Giudice di Pace di Schio, in Provincia di Vicenza, il ragionamento seguito è stato opposto. In quel caso, l’acquirente del software aveva appunto adottato, per la propria azienda, un gestionale sviluppato dalla software house di sua fiducia, utilizzandolo sino a tutto il 1999, salvo accorgersi che, con l’anno 2000, il programma non funzionava più perchè non in grado di gestire le date. Il problema era parzialmente diverso, perché riguardava il cosiddetto millenium bug, e quindi la gestione degli anni successivi al 2000, ma ben può assimilarsi al problema generato dal cambio della valuta corrente. La software house comunque aveva messo a disposizione del proprio cliente gli aggiornamenti a pagamento, ma l’utente, ritenendo di aver diritto al funzionamento del programma anche dopo il 2000, li aveva rifiutati e aveva fatto causa alla software house per costringere la stessa a rilasciarli gratuitamente.
In questo contesto, Il Giudice di Pace ha dato ragione alla software house, ha respinto la domanda dell’utente e lo ha anche condannato a pagare, anche se solo in parte, le spese legali affrontate per il giudizio dalla software house. Secondo il Giudice, il software sarebbe un’opera intellettuale, come un libro insomma, che l’autore può decidere unilateralmente di concedere in uso a terzi, senza che però questi abbiano garanzie sul funzionamento del programma, salvo il solo caso che le stesse non siano espressamente pattuite. Si legge infatti, nella motivazione della sentenza, che “…l’utilizzatore non acquista un prodotto ma, più semplicemente, ottiene la facoltà di utilizzare il software così com’è, senza nessuna garanzia, salvo espressi patti in tal senso, che questo corrisponda alle sue aspettative o sia esente da imperfezioni o difetti … Il software, in effetti, per le sue caratteristiche non può essere valutato se non allo stato della tecnica e delle conoscenze medie ed è indubbio che, all’epoca del rilascio dei programmi oggetto della presente lite (1996), il problema del cosiddetto Millennium Bug era ben lungi dall’esser stato studiato nei suoi aspetti pratici e tecnici, venuti alla ribalta soltanto un paio di anni dopo.”.
Il ragionamento del Giudice di Pace di Schio, però, come anticipato non sembra proprio condivisibile e pare molto più corretto quello del lettore. Come si fa a dire che all’utilizzatore non spetta nessuna garanzia circa il godimento e l’utilizzo del software? In particolare, nel 2000, le conoscenze della tecnica erano ben di grado di far constatare come il programma in questione, una volta giunti all’anno 2002, non avrebbe funzionato perché sarebbe cambiata la valuta corrente e, d’altro lato, chi acquista un software lo fa sul presupposto di poterlo poi utilizzare per sempre, tendenzialmente, o quantomeno sino a che lo ritiene corrispondente alle sue esigenze gestionali, senza che eventi del tutto naturali e prevedibili, come il cambio della valuta corrente, lo possano bloccare. Più in generale, forse, si può giungere sino ad affermare che la possibilità di funzionare con qualsiasi tipo di valuta sia una qualità essenziale all’uso di un programma gestionale aziendale e quindi che comunque, quand’anche non fosse stato previsto il cambiamento della valuta nazionale, il software avrebbe dovuto essere stato strutturato per quello scopo.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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