quando lo stipendio cala e si perde la casa

Sono in procinto di divorziare giudizialmente, dopo una separazione molto combattuta, durante la quale ho sempre versato un assegno di mantenimento pari a €450 per mia figlia e per la mia ex moglie (nullafacente da anni) più tutte le spese straordinarie (mediamente di €100,00 / mese). Nel 2000 quando fu stabilito l’assegno percepivo uno stipendio di €2.500, adesso ne ho uno da €1.300! Il giudice in via provvisoria ha stabilito il mantenimento mensile globale a €450, in attesa dell’udienza definitiva che si terrà ad ottobre 2007. Nel frattempo ho avuto la disdetta del contratto di locazione dell’appartamento in cui vivo dalla nascita (43 anni) poichè non ho accettato l’aumento che mi hanno proposto da €380 a €700… Praticamente dovrei vivere con €650,00 e pagarci un affitto, relative utenze, cibo e così via. Vorrei al riguardo chiedere quanto segue.

 

a) Perchè la mia ex moglie insiste oltre al mantenimento di €450 solo per mia figlia, a volere una cifra simbolica per lei di soli €10,00?

 

b) Esiste o no una proporzionale tra quello che io guadagno e quello che devo passare come mantenimento -> €450,00 + spese straordinarie(quasi sempre di €100 mensili) e il mio stipendio -> €1.300,00

 

c) Mi conviene tener duro sulla mia proposta di €350,00 solo per mia figlia e niente per la mia ex…perfettamente in salute e perennemente disoccupata (ha ammesso davanti al giudice di arrangiarsi!)? Ho speranze di poter ospitare mia figlia in modo dignitoso e non sotto un ponte?

 

d) O è meglio cedere al “tipico” suggerimento del mio legale: “meglio una brutta transazione che una buona causa” (Stefano, via mail)?

Cominciando dalla fine, il suggerimento del legale è sempre valido. Purtroppo le decisioni dei giudici, specialmente in materia famigliare, sono non rare volte deludenti, quindi sicuramente bisogna cercare al massimo grado di trovare un accordo che, sia pure tramite un compromesso, è sempre preferibile ad una cattiva decisione, i cui squilibri possono ripercuotersi sull’intera famiglia. Poi c’è la tendenza dei giudici della fase di merito a confermare quasi sempre i provvedimenti presi dal presidente in fase di urgenza, quindi se i provvedimenti sono stati già questi è bene sapere che gli stessi sono dotati di una certa forza inerziale e costituiscono già un piccolo punto di riferimento.

Per quanto riguarda i punti b) e c), è opportuno rispondere insieme. Sicuramente la misura del contributo al mantenimento è proporzionale al reddito di cui gode il genitore tenuto allo stesso, ma si deve tenere anche conto della sua capacità lavorativa. Quindi non solo del reddito attuale, ma anche di quello potenziale, dal momento che, quando si mettono al mondo dei figli non ci si può accontentare di uno stipendio minimale ma si deve cercare di conferire più sostanze possibili in famiglia. Se lo stipendio ha subito questa brusca diminuzione, sarà bene dimostrarne dunque i motivi e l’impossibilità di acquisire un diverso posto di lavoro in cui godere di uno stipendio maggiore. Naturalmente queste considerazioni valgono anche per la madre che, quindi, se ha capacità lavorativa, può essere invitata a sfruttarla, anche se al riguardo hanno rilevanza altre circostanze quali il fatto che la bambina frequenti durante la scuola un asilo o comunque una scuola ovvero sia tutto il tempo a carico della madre, con conseguente difficoltà o impossibilità di iniziare un lavoro full-time o anche part-time, e così via. In ogni caso, la capacità lavorativa della madre, per quanto riguarda la misura del mantenimento della figlia, è rilevante solo relativamente, dal momento che alla figlia deve comunque essere garantito un “reddito” adeguato per le sue esigenze di vita.

Per quanto riguarda il punto a), mi pare una cosa senza senso. Forse la moglie vuole poter dire, un domani in occasione della richiesta di un contributo maggiore, di averne sempre goduto, ma le si potrà comunque opporre che si trattava di una cosa simbolica. Quindi mi pare piuttosto insensata come richiesta, soprattutto se definita come irrinunciabile.

A livello più generale di strategia processuale, forse una idea potrebbe essere quella di presentare una istanza al giudice istruttore per la modifica dei provvedimenti presidenziali, facendogli presente tutte le circostanze rilevanti tra cui principalmente la diminuzione dello stipendio e la impossibiltà di conseguirne uno maggiore e l’aumento del canone di locazione con riferimento al canone medio praticato sulla piazza, per vedere la sua disponibilità a variare i provvedimenti presidenziali. Se questi verranno cambiati in senso favorevole al padre, potrà essere un impulso in più per controparte per venire a transazione a condizioni più favorevoli per il padre. Se invece il ricorso sarà rigettato, sarà viceversa un segnale importante da valutare per il padre per accettare un accordo più meno secondo le condizioni attuali, in ogni caso si sarà un po’ anticipato il risultato finale.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Claudio says:

    Forse è meglio dirglielo che alla moglie spetterà una percentuale del tfr del marito, se lavoratore dipendente. Questo è quello che si evince dal contenuto della email del signore. E' chiaro che è una "strategia economica speculativa" della parte.
    Mi riferisco a
    "Per quanto riguarda il punto a), mi pare una cosa senza senso. Forse la moglie vuole poter dire, un domani in occasione della richiesta di un contributo maggiore, di averne sempre goduto, ma le si potrà comunque opporre che si trattava di una cosa simbolica. Quindi mi pare piuttosto insensata come richiesta, soprattutto se definita come irrinunciabile."
    Basta guardare l'art.12bis della l.898/70, se integralmente applicabile in questo caso.
    Saluti
    Claudio

  2. Claudio says:

    Dimenticavo.
    Vi sono almeno due autorevoli relazioni ampiamente divulgate sulla rete che evidenziano alcune ombre di illegittimità sull'art.12bis , nonostante i riconoscimenti di regolarità sanciti sia dalla Corte Costituz. che da quella di Cassazione, che però, sino ad oggi, hanno toccato solo aspetti precisi e non le meno evidenti conseguenze correlate. Oltretutto ho letto tutti gli atti parlamentari…
    Mi mandi per favore la Sua email personale per ulteriori approfondimenti. Grazie.
    Saluti
    Claudio

  3. L'osservazione di Claudio credo sia senz'altro pertinente. L'art. 12 bis prevede che "1. Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti Civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a mancare dopo la sentenza. || 2. Tale percentuale è pari al 40 per cento dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio."

    In realtà, credo che un contributo al mantenimento del tutto simbolico come quello in questione (si tratta del famoso "nummo uno") sia facilmente contestabile in sede di richiesta della percentuale del tfr ed io personalmente coltiverei la questione, dal momento che vi deve pur essere proporzionalità tra quanto percepito a titolo di mantenimento e quanto erogabile a titolo di partecipazione al tfr.

    In ogni caso grazie a Claudio per aver evidenziato questo aspetto.

  4. Sempre sul punto a)
    Non so se sia pertinente, ma quando qualche anno fa è mancato mio zio.
    La zia (seconde nozze di lui) non ha potuto avere la reversibilità della pensione completa perché una parte di questa è stata passata alla prima moglie di lui -divorziato da 20 anni – che percepiva un piccolissimo assegno di mantenimento.
    Non sono in grado di dire se sia stata calcolata una proporzione tra la parte di pensione girata alla ex moglie e l'assegno che lei percepiva.
    Quello che mi viene da pensare è che la signora che chiede la cifra simbolica sia molto previdente (aggiungerei un gesto scaramantico).

  5. Peccato non poter rieditare i commenti.. la prima frase ha un puntoAcapo di troppo 😉

  6. Caro Faraona, l'imps ha seguito scrupolosamente la legge nel divire la pensione tra tua zia e la tua 'ex zia'.
    Infatti, nel momento in cui una persona, titolare di pensione, viene a mancare detta pensione viene ripartita – percentualmente – tra gli aventi diritto: coniuge, figli, nipoti, … ed ex coniuge solo ed esclusivamente nel caso in cui percepiva un assegno di mantenimento indipendentemente dall'ammontare di tale assegno.
    La legge sul divorzio 898/1970, all'articolo 9, commi secondo e terzo, disciplina la divisione della pensione di reversibilità tra coniuge attuale ed ex coniuge definendo il paramentro – durata di ciascun matrimonio – secondo cui la pensione di reversibilità deve essere divisa.
    Tale unico parametro tuttavia era molto discriminante nei casi in cui il secondo matrimonio fosse stato celebrato dopo anni di convivenza in quanto, ad esempio, se il primo matrimonio durava 7 anni e il secondo solamente 3 al primo coniuge spettava un settimo della pensione, mentre al secondo solo un terzo anche se, come spesso succede, prima del matrimonio c'erano stati molti anni di convivenza.
    La Corte Costituzionale ha così chiarito che sebbene la durata dei due matrimoni sia un criterio importante per suddividere la pensione, questo criterio va integrato con la durata di una eventuale convivenza pre-matrimoniale, affinchè venga così considerata così la durata effettiva e non solo formale del vincolo affettivo.
    Tuttavia, è bene precisare che nel caso in cui l'ex coniuge titolare di una percentuale della pensione di reversibilità si risposa perde il diritto alla reversibilità.
    Spero di aver chiarito la questione!

  7. ciao,
    sei stata chiarissima!
    a questo punto questo potrebbe quindi spiegare, visto che quello che viene a contare è la durata dell'unione e non la consistenza dell'assegno, perché la signora in questione (la moglie di Stefano) richiede un assegno di mantenimento con una cifra simbolica, o no?
    😉

  8. Antinisca Sammarchi says:

    Mi limito a dire che il dubbio sorge spontaneo….

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  1. […] concetto di capacità lavorativa, vedi anche qui oppure […]

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