la percentuale della quota lite in base a cosa si decide?

Il mio legale mi ha proposto di stipulare un patto di quota lite sulla base del 30% del ricavato finale. E’ giusta questa proporzione, io avevo sentito parlare che di solito si trattava del 10% (Paolo, via mail).

Non esiste un criterio di riferimento generale, dal 5% al 50% sono percentuali praticate correntemente, poi possono esserci anche ulteriori eccezioni, sia in ribasso che in rialzo. L’unico parametro è posto in materia del codice deontologico degli avvocati che stabilisce, a tutela dell’utente, che la percentuale deve essere proporzionata “all’attività svolta“. Quindi, in sostanza, bisogna far riferimento all’attività che è necessario svolgere per portare avanti e a compimento una determinata pratica, al tempo necessario e al presumibile ricavo finale. Considerati questi elementi, anche una percentuale del 50% può essere del tutto congrua, come nel caso ad esempio in cui vi sia da recuperare un credito, poniamo, di 3.000€ e sia necessario procedere in via giudiziale. Viceversa, nel caso in cui vi sia da dividere una eredità di valore complessivo milionario o da recuperare un credito, di probabile incasso, di valore di un milione di euro, la percentuale sembra da doversi reputare congrua in misura molto minore.

Va tuttavia evidenziato che non è solo l’importo o il valore della pratica che deve essere considerato, ma anche la rischiosità della stessa, le probabilità di esito positivo finale e, tutto sommato, il lavoro necessario per portarla a conclusione. A volte, poi, ci sono anche motivi inerenti la situazione dell’assistito che rendono per lui più utile la quota lite, come ad esempio una situazione di scarsa liquidità temporanea.

In sostanza, il consiglio è quello di farsi fare sempre una proposta dal legale e poi discuterne insieme i vari aspetti, dando corso alla quota lite solo quando si è soddisfatti dell’intesa raggiunta e optando, invece, per il sistema tradizionale tariffario in caso contrario.

 

 

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Eè chiaro che la percentuale in patrocinio con un patto con quota di lite è inversamente proporzionale a valore della lite stessa.
    Calza bene l'esempio dell'assistenza in una lite per divisione ereditaria.
    Vi è però un rischio reale, che pur trovantosi tutti gli eredi d'accordo per una divisione rigorosamente eguale per tutti con l'alienazione del compendio ereditario, il legale che ha stipulato il patto può essere portato a contrastare questa formula pretendendo per il proprio assistito la liquidazione in porzioni di beni il cui valore avvantaggi il suo assistito.
    Si creerebbe quindi una sorta di conpflitto d'interesse essendo parte in causa, interessato quindi a definire per il proprio assistito una quota di maggior valore, con conseguente maggior liquidazione della quota di lite.
    Come poter individuare tale pericdolo e come contrastarlo ?

  2. Non sono d'accordo sul fatto che la percentuale sia inversamente proporzionale al valore della lite, dipendendo la stessa anche da molteplici altri fattori, quali l'attività necessaria, l'aleatorietà minore o maggiore del risultato e così via.

    Se io devo recuperare 10 miliardi di euro, ma con lo 0,001% di probabilità di recuperarli, dovrei accontentarmi in caso di recupero dello 0,01% del valore?

    E' materia che è comunque lasciata alla negoziazione più ampia tra legale e cliente e quello che va bene alle parti deve andar bene a tutti, ma non credo che questo che dici tu sia un criterio.

    Per il resto, il cliente nel pql rimane sempre il dominus, il padrone della sua situazione, e se decide di accettare una somma offerta in transazione il legale ha l'obbligo deontologico e giuridico di farlo e basta, quindi non vedo grandi problemi, naturalmente parlando di persone corrette e di media avvedutezza, se poi andiamo in altri ambiti allora il discorso cambia ma in quei casi nessun sistema tariffario puà andar bene perchè quando si muovono i disonesti e/o gl sprovveduti sappiano bene cosa succede.

    Proprio a me è successo nelle ultime settimane che un mio cliente accettasse in "divisione" di beni ereditari una proposta di liquidazione di 1/3 inferiore a quella che gli sarebbe spettata secondo le valutazioni tecniche, con il regime tariffario del patto di quota lite, ma andando bene a lui è andata bene anche a me ed in effetti non ho assolutamente rimpianti, anzi ne sono contento, anche perchè un conto è esercitare il proprio potere di persuasione e influenza sul proprio assistito, un conto è forzarlo, cosa che non si deve fare mai.

    Io mi sono limitato a esporre la proposta così come l'avevo ricevuta da controparte, insieme l'abbiamo leggermente modificata in senso migliorativo su alcuni dettagli come ad es. le spese, poi a lui è andata bene e così si è concluso.

    Il punto è che se prendi un legale corretto qualsiasi sistema tariffario può andar bene, se ne prendi uno meno corretto al contrario qualsiasi sistema tariffario può essere pernicioso per l'utente.

Trackbacks

  1. […] certa vertenza, mentre tutto quello che si sarà ricavato sarà spartito. Per quanto riguarda la percentuale di ripartizione, non ci sono, nel patto di quota lite vero e proprio, criteri o considerazioni di […]

  2. […] magari si arriva a 15.000€ poniamo, e su questi 15.000 si calcola il compenso del legale, nella percentuale concordata inizialmente: se, ad esempio, del 10%, il compenso del legale sarà di […]

  3. […] svolto, a tutela questo naturalmente dell’utente. Abbiamo già parlato di questo in un altro post, che ti invito a leggere. Quindi dipende dai casi e dall’attività necessaria e gli abusi, […]

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