l’uso della denominazione “bambi”

Mi scuso se la domanda è troppo specifica e non adatta al suo BLOG. Ho un cliente che costruisce sedie a rotelle. Ha fatto una carrozzina per bambini che vuole chiamare BAMBI. Nel loghetto è presente un capriolo, per richiamare appunto il bambi della Disney, ma che è totalmente diverso in tutto.Il mio dubbio è sul nome: si può usare la parola “BAMBI” per una sedia a rotelle? (Francesca, via mail)

La domanda non è affatto specifica o inadatta, tra le materie di cui ci occupiamo particolarmente volentieri c’è proprio il copyright e la proprietà intellettuale. Premesso che per prendere una decisione come questa sarebbe necessaria una analisi approfondita e una ricerca sui marchi registrati ed eventuali precedenti giurisprudenziali, si possono fare, in questa sede, alcune osservazioni di base.

La dicitura “Bambi”, peraltro con la “i” normale e non la “y” (ypsilon o i greca), è, a ben guardare, l’abbreviazione della parola bambino, a volte usata, anche se non molto spesso, nella pratica linguistica quotidiana sia per indicare i bambini sia le persone un po’ “rimbambite”. Sotto questo profilo, essa fa parte del linguaggio comune e difficilmente può essere resa oggetto di privativa a favore di un soggetto particolare, anche se come abbreviazione ha un minimo di carica inventiva rimane sempre un costrutto di proprietà comune. Per non dire del fatto che spesso, sempre nel linguaggio comune, il termine “bambi” è usato come sinonimo di cucciolo di cervo o cerbiatto, pertanto il termine, quand’anche fosse stato originariamente forte, si è in seguito comunque impoverito. Dunque, per quanto riguarda la forza del marchio, in generale, quello in questione non sembra possederne molta.

Però questo non è l’unico profilo da prendere in considerazione. Associando tale dicitura con l’immagine di un cerbiatto, sia pure molto diverso da quello della Disney, si corre il rischio non già di incorrere in una violazione di copyright, ma delle norme in tema di concorrenza sleale, di cui all’art. 2598 cod. civ. che come al solito nel testo integrale può essere letto in rete e che nella sua primaparte prevede il fatto di colui che “usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente“.

Infine, la debolezza del marchio “bambi” è una caratteristica che si può ritorcere anche contro chi lo usa, perchè un domani un concorrente potrebbe produrre una sedia a rotelle analoga e chiamarla sempre “bambi” dal momento che tale dicitura non è oggetto di privativa. In conclusione, dunque, perchè andare a cercarsi dei prolemi quando non ce n’è il minimo bisogno? Molto meglio inventare un nome del tutto nuovo, dotato della forza giusta per essere frutto di fantasia e del tutto innovativo, registrarlo come marchio ed essere sicuri che a) nessuno ci farà mai causa per averlo copiato b) nessuno mai ce lo copierà.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. laura copelli says:

    La ringrazio per la risposta completa e curata.
    Vi terrò presenti.
    Grazie ancora

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