Laurea in legge / giurisprudenza: che cosa si può fare?

Sono laureato in giurisprudenza dal 2002, e non interessandomi la carriera di avvocato, magistrato o notaio quali altre professioni posso svolgere? Esiste qualche professione emergente?

Bella domanda… su cui si potrebbero fare tante riflessioni anche di contorno ma non certo meno importanti. Innanzitutto, fai bene a non interessarti alla carriera di avvocato, trattandosi di una professione in crisi profonda ed in caduta libera, fatta eccezione per i grandi ed affermati studi. Per quanto riguarda la magistratura, bisogna esserne portati, mentre circa il notariato beato chi riesce ad entrare, credo che quella professione piacerebbe a tutti.

Per quanto riguarda le possibili alternative, non vedo grandi spazi per i laureati in giurisprudenza come noi. Molti miei compagni di corso sono finiti a lavorare nella pubblica amministrazione, alcuni si trovano bene e altri meno, quelli che si trovano bene sono soprattutto le donne che poi si sono sposate, hanno messo su famiglia e hanno un marito con uno stipendio più importante mentre loro con il lavoro nella pa riescono meglio a gestire i figli… per darti un’idea della situazione. Anche la pubblica amministrazione, tuttavia, oltre ai difetti tradizionali che non sono assolutamente spariti attraversa un periodo di grande transizione e lo scenario muta continuamente, quindi non saprei proprio consigliartela o meno.

I lavori emergenti sono quelli legati all’informatica. Io ho due figli e spero che nessuno dei due continui la mia attività ma che diventino entrambi, magari in società tra loro, consulenti informatici. Naturalmente, per fare gli informatici la laurea in legge non serve a niente o a molto poco, anche perchè la laurea in sè, senza almeno un decennio di pratica concreta, è solo la certificazione di un percorso di studio teorico che non rende assolutamente in grado di inquadrare correttamente i casi della vita e di suggerire soluzioni. Quindi anche nel campo delle licenze software e simili una laurea a mio giudizio serve a poco.

C’è anche, su un piano più generale, da tenere presente che oggigiorno i lavori cambiano in continuazione. Secondo gli statistici, un europeo cambierà nel corso della sua vita lavoro almeno sette volte. Questo, peraltro, è vero non solo per i lavoratori dipendenti ma anche per i professionisti: il mio lavoro, rispetto a quando ho cominciato 10 anni fa, è cambiato tanto che oggi non faccio più le cose che si facevano allora. Tanto per fare un sempio, 10 anni fa non c’erano molte questioni di alimenti o mantenimento anziani, ne capitava una magari all’anno, oggi ne capitano un paio al mese ed è naturale: ci sono sempre più anziani e sempre meno giovani disposti a prendersene cura come si faceva una volta. Un tempo si faceva molta infortunistica stradale, ora questo filone di lavoro con l’avvento dell’indennizzo diretto è venuto completamente meno. In compenso se ne sono aperti dei nuovi come quelli delle amministrazioni di sostegno, che fanno alcuni miei colleghi di studio e che fino a pochi anni fa non esisteva. Quindi la conclusione è che la società è in continua evoluzione, con ritmi impensabili per le generazioni precedenti: mio padre ad esempio ha lavorato tutta la sua vita presso la medesima azienda.

Per questi motivi, il consiglio mio è questo: qualunque cosa tu faccia, sii sempre creativo. Cerca di avere delle idee nuove, di scorgere le nuove opportunità, di valutarle e di praticarle se lo ritieni opportuno. Internet può servire, ma ci sono anche tante occasioni nel mondo tradizionale, l’importante è essere sempre positivi, parlare e pensare chiaro, guardare le cose che ci circondano e farsi venire delle idee. Il titolo di studio, in questo marasma, ha sempre più solo una funzione culturale, cioè serve per la propria cultura personale e per aiutarci a riflettere, qualsiasi sia il campo percorso, ma non altro. In bocca al lupo.

PS prova a procurarti questo libro e a darci un’occhiata, magari.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Orzaiolina says:

    Ma ad esempio se io, avendo una laurea in giurisprudenza volessi entrare nella polizia di stato cosa dovrei fare e quale sarebbe il mio ruolo?

  2. Naturalmente devi fare un concorso, che nella fattispecie comprende anche prove pratiche ed attitudinali. Credo che superato il concorso entreresti come vicecommissario. Ma sicuramente se guardi sul sito della Polizia di stato trovi tutte le informazioni che vuoi.

  3. Sono laureanda in giurisprudenza.Una volta uscita vorrei fare il concorso per entrare in banca.In questo caso è necessaria l'iscrizione all'albo degli avvocati oppure no?

  4. No assolutamente, le banche sono soggetti privati che possono assumere chi preferiscono, anche persone con la quinta elementare. Naturalmente se ambisci a certe posizioni, tipo il legale interno, la acquisizine del "titolo" può esserti utile. In bocca al lupo.

  5. e per quanto riguarda l'estero?
    ci sono buone possibilità di emigrare nell'ambito UE oppure extraeuropeo?

  6. ciao..mah guarda leggendo i post precendenti al mio mi è salita angoscia tremenda..e nello stesso tempo anche una sana e buona dose di ottimismo.mi chiedo il motivo per cui soltanto quando ci rendiamo conto che la nostra situazione, così frustrante e deprimente, non è poi così isolata ma comune a tanti coetani allora riusciamo a tirar fuori gli attributi…
    Io mi sono laureata ormai da anni..nel 2003..e considerando che ho sempre lavoricchiato per potermi mantenere agli studi laurearsi a 25 anni mi era sembrata una grende vittoria personale e immensa soddisfazione..ma il bello doveva ancora venire..ho fatto due anni e mezzo di pratica legale…l'esame di abilitazione passato subito al primo botto ma poi la immensa frustrazione di non superare l'orale dopo mesi vissuti tra le mura di casa..poi il mio stato di inoccupazione perenne..il mio continuare a fare quello che facevo ancora dieci anni fa..la mia scelta sentita e consapevole di non riprovare mai più la carriera forense..e io mio ritrovarmi adesso a 31 anni senza lavoro..non dico niente di nuovo a nessuno..ne sono consapevole..ma..quanto vorrei avere qualcuno che mi potesse consigliare..mi potesse indicare uan strada…perchè ora come ora vedo solo buio.
    S.

  7. Ciao Sendi, io ho vissuto una situazione simile alla tua ,con la sola differenza che "legge" non è mai stata un'idea mia bensì la fissazione-frustazione di mio padre.
    Io non conosco il tuo caso ,ma io nel mio caso sono riusciuta a far capire a mio padre che ho le palle piene del magico mondo del diritto e delle stellari "opportunità" di lavoro che questo offre così da "comprarmi" qualcosa di solido di cui vivere – stò parlando di partecipazioni in qualche buona società e cose affini- spero di poter vivere la mia vita un pò tranquillamente , e lo auguro con tutto il cuore anche a te, potendo fare a meno di quell'immensa e grigia palla a piede che è la giurisprudenza.
    CIao e auguri

  8. Ciao a tutti, sono finita qui , mettendo su google , cosa fare dopo legge…mi sono laureata da due anni , ho smesso di fare la pratica , un inutile masochismo che non merito…
    Anch'io mi sono ritrovata per varie pressioni parentali in questo magico mondo , avrei voulto fare l'interprete o altro e adesso mi ritrovo ad insegnare informatica in un ente d formazione professionale…che dirvi!
    sono molto disperata…a ltrimenti questa insonnia alle 4 del mattino sarebbe ingiustifcata…

  9. grazie a elektra..e auguro anche a lei di trovare la "sua "strada..
    Lullaby ti capisco..ti capisco perfettamente..e proprio per questo ti sprono a non mollare..perchè credo che il massimo nella vita sarebbe poter fare quanto da sempre desiderato e sognato..ma anche il sapere uscire da un certo mondo e ammettere a se stessi di aver sbaglato strada credo richieda molta forza e coraggio..dobbiamo ripartire da lì…perchè penso che non ci siano limiti di età per riprendere in mano la propria vita..ancora tanti in bocca la lupo e spero di risentirci ogni tanto su questo forum..

  10. Ciao raga! !
    Sapete cosa hanno in comune questi personaggi?
    Fabrizio De André, Nino Manfredi,Marziale, Catullo, Ovidio , Giovanni Verga, Jesus Franco (regista spagnolo), Dido (la cantante inglese),Yukio Mishima (scrittore e ultimo samurai giapponese).
    Bè, ve lo dico io sono dei "rinnegati" ,apostati del diritto, cioè a dire sono tutte persone che ,spesso per pressioni parentali, hanno dovuto inebriarsi con i fumi di cose come il diritto finanziario o amministrativo per poi fuggirne mooooooolto pero mooooooooooooooolto lontano.
    Scusate il mio stile ,pero per una volta ho voglia di esprimermi in maniera congeniale a quello che sento visto che per una volta mi trovo in compagnia di persone nella mia stessa posizione.
    Già ,perchè non so come la vedete voi ma io ho sperimentato che quella degli apostati del diritto è una categoria fortemente stigmatizzata ( a meno che non si abbia successo in un altro campo come le persone di cui sopra); la gente pensa la qualsiasi di te: che non sei abbastanza intelligente per poter cogliere e apprezzare il privilegio esistenziale che vivi, "essere avvocato"- per l'opinione comune si è avvocati con la sola laurea senza abilitazione-, che sei un figlio ingrato per non apprezzare gli sforzi dei genitori che agiscono solo per il tuo bene,che sei un mediocre , che sei forse troppo strano/a.
    Per me giurisprudenza oltre ad avermi causato un "danno professionale", mi ha anche causato un danno di tipo sociale, perchè in facoltà avevo totale difficoltà a fare amicizia con i colleghi , perchè mi trovavo nella posizione analoga, per fare un esempio, di uno a cui non importa niente di calcio ma che deve frequentare per forza il bar dello sport!!??
    Sentivo solo l'impulso di stare zitta e mettermi in un'angolo;poi durante le lezioni la testa totalmente fra le nuvole , sbadigl,colpi di sonno…una volta mi sono pure letteralmente addormentata durante la lezione di diritto finanziario ( due palle quelle lezioni…); un 'esperienza quella accademica "ecceziunale veramente"; per fortuna che mi sono laureata a 23 anni – non perchè fossi un genio, ma con la sola forza disperata di uscirne-.
    Scusate lo sfogo , è che sono rare le persone che capiscono questo tipo di vissuto…
    UN saluto, spero di leggere ancora i vostri commenti!!

  11. Viene in mente il famoso scampolo di intervista a John Grisham:

    Book Report: In your years as a lawyer, what was most satisfying about the law?
    John Grisham: Getting out of it.

    Peccato, poi, leggere di tante testimonianze di persone che sono state costrette dalla famiglia a fare legge, perchè veramente si tratta di una materia e di una professione pesanti e certamente inadatte a chi non vi è assolutamente portato.

  12. Sapere che siamo in tanti mi consola, nel frattempo finisco la scuola di specializzazione in diritto amministrativo e poi spicco il volo. è arrivato il momento, basta piangersi addosso.

  13. ciao sono una ragazze di 16 anni … voglio laureai in legge , ma leggendo i commenti vostri mi togliete la voglia …. vorrei fare il commissario di polizia di stati , ma sinceramente e difficile legge?

    • Cara Lucia,

      la Tua è una domanda impossibile: legge è difficile?

      Impossibile se non Ti piace, difficile ma affrontabile se Ti piace.

      Quanto al dopo… beh, è un terno al lotto ma cosa non lo è oggi come oggi?

      Io sono contenta del percorso fatto, ma 'io sono io' e altre persone al mio posto non sarebbero soddisfatte.

      Prima di iscriverTi a qualunque facoltà pensaci bene perchè sarà la Tua vita!

      In bocca al lupo!

    • Fai qualcosa che ti permetta di esprimere la tua creatività. Giurisprudenza non è in sè difficile ma se non ti piace può diventare terribilmente noiosa.

  14. A 24 anni, un po' tardi ma meglio tardi che mai sto pensando alla laurea in giurisprudenza. L'idea mi appassiona, ho sempre avuto un debole per le "cose che vanno come devono", eppure con una passione difficilmente si vive. Ho sempre lavorato per periodi brevi e spesso in esperienze decisamente non edificanti come consulente informatico e programmatore, pur vivendo in Sardegna dove difficilmente grandi società possono vantare di essere informatizzate a dovere. Un bell'ambiente, ma che ancora deve crescere: l'ignoranza di chi assume spesso fa diventare il proprio posto di lavoro una sedia con qualche chiodo che spunta e il clientelismo è un male che ha inquinato il mondo dell'informatica ben prima della sua migliore espressione. Ho provato con l'imprenditoria assieme a due soci, ma sfortunatamente sono capitato a cercare un finanziamento paradossalmente costoso con la famosissima SviluppoItalia (NB: garantisco che internet è il mezzo adatto per documentarsi sulla vergogna che menziono) e, salvo questa, le altre soluzioni richiedono una base economica di partenza e impongono tassi di interesse che difficilmente, senza pesantissimi (troppi, davvero troppi) rischi, si possono sostenere in un'attività in fase di avvio. L'idea è trovare qualcosa di solido, ma dai commenti che ho potuto leggere qui, pare che la vita del laureato in giurisprudenza non sia scevra da molti dei mali che affliggono tante altre. Qualche consiglio che sarebbe ben gradito?
    O serve a voi qualche consiglio sul mondo dell'informatica? 😛

  15. Ragazzi, io dico solo questo, qualsiasi cosa fate, credeteci e andrete avanti, non conta il titolo di studio anche se aiuta molto a volte, per trovare lavoro bisogna insistere cercare e mandare curriculum continuamente scovando tutte le società anche meno conosciute, un po di fortuna e il gioco è fatto…..
    è un mondo difficile per il lavoro, e pieno di contratti fasulli..ma voi nn vi arrendete…..

  16. Buonasera.. io sono ancora una studentessa, ma già incomincio a pensare al dopo e devo dire che è una cosa devastante. Ero partita con l'idea che fare l'avvocato era il top ma ora non ne sono affatto sicura. Mi interesserebbe anzi il lavoro in una banca, per esempio, ma vorrei avere maggiori informazioni a riguardo…se si fa o no un concorso, che tipo di ruolo può ricoprire un laureato in legge, se serve aver conseguito l'abilitazione… Spero che possa dare qualche risposa anche a me…

    • Fare l'avvocato non è sicuramente il top, questo te lo posso assicurare. A meno che non ti capiti una eccezionale occasione di sistemarti in qualche studio molto importante, dove ancora la crisi della professione non è entrata completamente, ma è molto raro, sempre di più, anche perchè in periodi di crisi è per i giovani che ci sono le conseguenze peggiori, non certo per quelli che hanno posizioni già affermate. Per la banca, non ti so dire molto, lascio agli altri utenti del blog che magari hanno più esperienza di intervenire, comunque non credo ci siano concorsi visto che sono enti solitamente di diritto privato, in ogni caso ti puoi informare presso le stesse banche che hanno sede vicino a te. Per il ruolo non ti aspettare almeno all'inizio niente di speciale, credo che facciano iniziare tutti allo sportello, poi man mano si vede… In bocca al lupo, di cuore, scrivimi pure quando vuoi.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
      splash http://ts.solignani.it
      ebook http://goo.gl/pUJx6

  17. Ciao a tutti, sono giunta su questo blog cercando in internet alternative alle classiche professioni cui si può accedere con una laurea in Giurisprudenza.
    Ho 24 anni e mi sono laureata due mesi fa con 108/110 e fino a poco tempo fa avevo, o almeno credevo di avere, un grande entusiasmo e una passione sufficientemente forte per la materia da spingermi a concludere gli studi in brevissimo tempo e intraprendere il lungo e tortuoso percorso di questa professione. Tuttavia l'uscita dal mondo universitario non si è rivelata per me delle migliori, avendo avuto già diverse difficoltà nel trovare uno studio legale presso il quale svogere pratica. Da poco frequento lo studio di un amministrativista, in cui sono l'unica praticante, gli altri sono tutti avvocati stipendiati: in questi primi giorni di pratica ho notato di non essere poi così entusiasta, forse perchè mi sono ritrovata ancora una volta con "la testa sui libri". non fraintendetemi, non è che io non voglia più studiare, anzi so benissimo che questo lavoro richiede un'accuratissima preprazione e un costante aggiornamento, ma ritrovarmi da sola, in uno stanziono a dover studiare un ccnl del comparto regioni (una noia mortale), mi è sembrato un approccio un pò troppo algido con questa professione. Ovviamente non pretendo di scrivere ricorsi, atti o quant'altro , anche perchè non ne sarei assolutamente in grado, ma credevo che compito delgli avvocati sarebbe stato quello di rendermi un pò più partecipe del loro lavoro, spiegandomi come si imposta, si preparare un ricorso o cose del genere, approfondendo, di conseguenza, lo studio relativo a tutto ciò cui attiene la controversia. sono stata in tribunale. Ho assistito a diverse udienze, ma non ancora fatto nulla da sola, neppure una notifica: in pratica, vado allo studio solo quando c'è qualche udienza cui assitere(quindi non tutti i giorni e per riempire il libretto), leggiucchiando di cosa si tratta e per studiare un pò.
    Dal momento che questa è la mia prima esperienza, iniziata da neppure 10gg (ci tengo a precisarlo, perchè è davvero poco) è normale svolgere pratica in questo modo, con un dominus che tornato dal tribunale vuole conversare con me sulla materia oggetto di studio? forse sono strafortunata e non me ne rendo conto, essendo ben consapevole di studio legali in cui i praticanti sono considerarti alla stregua di una segretaria, ma proprio non mi va di essere trattata come una scolaretta sotto interrogazione…Non sono mai stata una ragazza arrendevole ma, sarà per la mia insicurezza, per il mio scarso entusiasmo di quest'ultimo periodo dovuto alla consapevolezza della "giungla" in cui mi sono immessa e in cui dovrò cercare di emergere, ho sempre meno voglia di continuare a sacrificarmi,a anhe economicamente (provenendo tra l'altro da una famoglia in cui li denrao è centellinato per ovvie esigenze di vita), per un settore che non so se mi potrà offrivero davvero uno sbocco, una possibilità di gudagno.
    Ho anche fatto domanda per un concorso al ministrero, in cui spero di riuscire e fare bene, ma il tempo per lo studio è scarso e soprattutto (con mio grandissimo stupore) non ho più voglia e MOTIVAZIONE!!!!

    scusate lo sfogo!!

    • Mi sembra che il problema non sia la pratica, sei l'hai iniziata da pochi giorni non puoi ancora trarre conclusioni. Ogni studio legale, poi, è un po' un universo a sè, perchè diversa è la personalità di chi ne è titolare. La gente pensa che gli avvocati siano tutti uguali, invece se c'è una categoria eterogenea al massimo grado è proprio quella dei giuristi. La differente personalità e concezione della vita si riflette sul modo di organizzare lo studio e i rapporti con i colleghi, tra cui i praticanti. Per quanto riguarda riguarda la materia del diritto amministrativo, hai fatto benissimo a sceglierla perchè è un filone ancora abbastanza proficuo nel vasto genere di cose di cui si può occupare un legale, a differenza di altri come il civile che sono molto più affollati e comunque in crisi. Naturalmente è più noioso di materie come ad esempio il diritto di famiglia, ogni medaglia ha il suo rovescio, questo è noto.

      Il mio consiglio potrebbe essere quello di arrivare almeno a sei mesi di pratica e poi valutare, può anche darsi che lo studio in cui sei entrata non si adatti al tuo carattere e al tuo modo di fare, quindi prima di abbandonare l'idea della professione, se proprio la vuoi fare, magari valuta qualche altra organizzazione. Se invece capisci che comunque fare l'avvocato non ti piace, sappi che non ti perdi granchè: buttati senza timore sulle varie alternative esistenti. In bocca al lupo.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
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    • Io credo che tu debba ancora capire cos'è la pratica.

      Tu vuoi un avvocato che ti insegni come impostare un atto ma nella realtà (non in tutte ma in molte) non è così: gli atti si imparano a farli facendoli e facendoli da soli.

      Io non mi sono mai messa di fianco a Tiziano per fare un atto, gli ho chiesto di assegnarmene uno e l'ho fatto guardandone altri. Il primo era un disastro, il secondo un po' meno, e ora mi arrangio.

      Ricorda sempre che la professione la farai sola, scambiando consigli e pareri con altri colleghi, ma sarai tu a doverci mettere la faccia e prima inizi ad 'arrangiarti' e più facile sarà per te in futuro: se i primi passi li farai sempre e solo dietro a qualcun altro sarà sempre più difficile per te camminare con le tue gambe.

      In bocca al lupo!

  18. cristina says:

    anche ai miei tempi sconsigliavano medicina perchè in troppi, perchè permetteva di fare solo quel lavoro (nell'ambito della medicina i lavori in realtà sono tantissimi e molto diversificati), perchè il rischio di rimanere a spasso per i figli o parenti di nessuno era altissimo…. mi iscrissi lo stesso perchè era ciò che volevo e ho usato la creatività di cui parla il dott. solignani, l'autore del blog, mi è andata molto bene
    mio figlio non vuole seguire le mie orme, non gli piace, vuole fare il politico, studiare legge per acquisire competenze culturali ma in funzione di interessi nella politica
    chiedo al dott. solignani cosa pensa di una visione formativa di questo tipo per un giovane diciottenne, già attivo localmente e a scuola in ambito politico?
    grazie, saluti
    cristina

    • Ciao Cristina, per piacere dammi del tu.

      Per quanto riguarda tuo figlio… Sicuramente la laurea in legge, e magari anche qualche anno di professione forense «vera» e sul campo sarebbe la formazione migliore per fare il politico, ma mi chiedo se tuo figlio sappia veramente cosa significhi occuparsi di questo oggi, e probabilmente anche in futuro, nel nostro Paese, nonostante qualche spiffero di aria nuova che ogni tanto si sente soffiare e che ancora non sappiamo se si consoliderà o meno (le speranze, siamo realisti, sono poche).

      Solitamente a 18 anni si è almeno un pelino idealisti, nel senso migliore del termine, cioè non riferito a utopismi, ma a voglia di fare, migliorare, sperimentare cose nuove; se anche tuo figlio ha questi orizzonti, credo che il «mestiere» del politico sia quanto di più lontano ci possa essere. Guardiamo alla quotidianità di chi fa politica professionalmente, perchè quando si sceglie un lavoro bisogna guardare a questo, alla quotidianità, a quello che uno fa dal mattino alla sera prima di addormentarsi: riunioni, telefonate, convegni, partecipazione a trasmissioni televisive e questo spesso alla sera, perchè la gente comune, i potenziali elettori, ti possono trovare quando non lavorano… È una giornata desiderabile questa? A me non pare. A 18 anni è difficile figurarsi di avere un domani dei figli e di non vedere l'ora di chiudere con il proprio lavoro per andare a casa da loro. Io ne ho conosciuti molti di politici, quasi tutti giravano con il Maloox in tasca. E non erano nemmeno tutti pezzi da novanta, spesso erano sindaci, vicesindaci, consiglieri: a volte veri e propri «precari» della politica, gente che lavorava anche 10, 12 ore al giorno in politica senza avere al momento niente in cambio, o quasi, solo per la speranza di avere qualcosa «un domani» – e, come molti precari, quasi tutti sono ancora lì dove erano anni fa.

      A parte questa quotidianità opprimente e deprimente, un giovane è disposto a barattare il suo entusiasmo, il suo idealismo «buono» come lo abbiamo definito prima per conformarsi all'ipocrisia dominante? Praticare la real-politik, che poi è l'unica politica praticabile, credo debba dare il voltastomaco a una persona che voglia dare e fare veramente qualcosa. Se sei, come sicuramente sei, una creativa, so che mi capisci. Il contesto e l'ambiente politico sono il contrario della creatività, ciò che poi è il motivo per cui tutte le menti più brillanti se ne allontanano, o mai se ne avvicinano, e rimangono sempre le personalità più scadenti, quelle compensano la mancanza di cervello con la disponibilità di un culo di pietra e una faccia di bronzo per partecipare a riunioni, dibattiti, incontri, salotti e trasmissioni televisive e per sorridere a idioti a cui daresti volentieri una sbadilata.

      Insomma, a me pare che fare il politico oggi in Italia per incidere sulla società sia come fare il metereologo per incidere sul tempo.

      Non so se farai leggere queste righe a tuo figlio, ma se lo farai e lui rimarrà dello stesso parere allora forse andrà incoraggiato perchè vuol dire che la sua motivazione è molto forte e la motivazione, dopo la creatività, è la cosa che più importa. L'essenziale, però, è che la rappresentazione della situazione attuale sia ben chiara per lui. In bocca al lupo!

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
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  19. cristina says:

    gtazie tiziano, farò sicuramente leggere ciò che hai scritto a mio figlio, sperando che intanto studi una cosa che gli interessa poi possa orientare future scelte con una maturazione di vita diversa rispetto i 18 anni… vedremo

    un caro saluro, cristina

    • Sono molto d'accordo con te, l'importante è che la materia di studi appassioni o comunque almeno interessi, dopodichè uno può scegliere la carriera che vuole, anche perchè come dico nel post l'istruzione universitaria non è funzionale alla preparazione professionale ma alla creazione di una propria cultura…

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
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  20. Sono capitata per caso su questa pagina ma l’argomento è per me molto interessante. Mi sono laureata a ottobre in giurisprudenza e a gennaio ho iniziato a fare la pratica.. Non ho mai voluto fare l’avvocato, sono sempre stata più interessata alla criminologia, però ho deciso di provare lo stesso per non avere rimpianti su quello che é lo sbocco naturale del mio percorso di studio. Beh che dire? Sono stati 4 mesi in cui sono distrutta psicologicamente.. A parte le rare volte in cui assisto a udienze penali, mi trovo tutto il giorno a rispondere al telefono, al citofono, fare scanner e fotocopie .. Gli unici atti che mi hanno dato( e che hanno in prevalenza) sono decreti ingiuntivi.. Una noia mortale, tutti uguali, non puoi nemmeno cercare di avere un minimo di creatività nello scrivere.. Senza contare che il mondo in sè dell’avvocato mi ha deluso.. Spesso sono trattati malo da cancellieri e operatori giudiziari, le file in tribunale per cercare fascicoli che spesso non si trovano, udienze rinviate continuamente perchè il giudice spera che così facendo il reato si prescrive.. Senza contare il lato economico, soldi spesi tra benzina e parcheggio senza ricevere nulla ( un rimborso spese di 100 € quando si ricordano) .. I miei fanno un lavoro normalissimo e non ho più voglia di pesare su loro.. Durante gli anni universitari ho sempre lavorato al bar, adesso purtroppo devo fare solo il sabato e la domenica è quindi guadagno una miseria..
    Non ho la forza per fare una gavetta di 3 anni minimo per abilitarmi e poi? Non ho uno studio già avviato di qualche parente e conoscente, qui nella provincia dove abito ai giovani avvocati danno 800€ se va bene, non ho alle spalle una famiglia che può mantenermi fino ai 35 anni o aiutarmi ad aprire uno studio mio( che tra l’altro non vorrei perché non ho quel carattere giusto per racimolare clienti) .
    Mi sono iscritta a giurisprudenza perché adoravo il diritto , purtroppo senza pensare seriamente a quale porte mi si aprivano dopo.. E i miei me l’avevano detto che era una strada lunga e difficile…
    Vorrei abbandonare la pratica perché non ce la faccio davvero più ma ho paura di trovarmi senza lavoro o fare a vita la commessa o la cameriera ( senza nulla togliere a questi lavori che ho provato anche io) … Sono davvero afflitta!!

    • Mi dispiace per la tua esperienza, che comunque ti ringrazio per aver condiviso con tutti noi, e che comunque ancora non è molto diversa da quella di altre che si sentono un po’ dappertutto. Personalmente, posso confermare tutte le criticità che hai indicato, e altre, ad esempio tu ancora non hai avuto modo di aver a che fare direttamente con gli assistiti, almeno non più di tanto immagino, che non sempre sono ben gestibili purtroppo. Peraltro, ci sono anche aspetti molto positivi, per i quali ti invito a leggere questo altro post in cui spiego «perchè fare l’avvocato è bellissimo» (http://blog.solignani.it/2015/08/28/perche-fare-lavvocato-e-bellissimo/)… Come vedi è una questione anche di punti di vista, però devo dire che iniziare adesso è sicuramente peggio che averlo fatto 10 o 20 anni fa, come ho fatto io, quindi io non ti voglio affatto convincere, quello che devi fare è scegliere ciò che preferisci per esserne poi contenta. Con un gruppo di avvocati e praticanti che mi seguono sto mettendo a punto un corso di coaching appunto per giovani che vogliono affermarsi ed emergere, puntando sulla professione, non so però se ti possa interessare. In ogni caso in bocca al lupo, ancora benvenuta sul blog.

  21. Giovanni says:

    Buonasera a tutti. Io mi trovo in una situazione abbastanza singolare, avendo passato da poco i trent’anni e lavorando attivamente nel campo dell’informatica, a cui sono arrivato recentemente senza una laurea ma con una serie di certificazioni e con uno studio costante delle nuove tecnologie. Avendo viaggiato per una decina d’anni da ventenne, ora parlo con naturalezza cinque lingue, tra cui le più importanti sono certamente il cinese e il russo. Mi sono iscritto a Giurisprudenza da non frequentante perché credo sia sempre meglio avere un titolo quinquennale e perché mi piace tantissimo la materia. Non ho optato per un corso scientifico in quanto difficilmente conciliabile con il lavoro ed essenzialmente inutile, visto che l’esperienza e le conoscenze le acquisisco sul campo. Ora non sono però sicuro che un domani il titolo di dottore in Giurisprudenza stesso mi sarà effettivamente utile, a meno di non continuare più avanti con un MBA (part-time o executive) all’estero. Il problema è proprio l’assenza totale di attività pratiche: un conto è conoscere gli elementi essenziali di un contratto, un altro è saperlo scrivere. Diventare praticante avvocato a 37, 38 anni nella mia situazione è ovviamente fuori luogo e tecnicamente impossibile, anche se forse non mi dispiacerebbe neanche tanto. Credo ci siano alternative come i master per giuristi d’impresa, ma ancora non ho indagato a fondo sulle varie possibilità. Che dite, la mia laurea sarà un documento da aggiungere alla collezione o, alla luce della situazione odierna, potrei farla fruttare in qualche modo al di là del proseguimento degli studi con un MBA? Grazie mille.

Di la tua!