le multe: un business marcio e ipocrita

Nei primi anni di professione non mi ero quasi mai occupato di opposizioni a sanzioni amministrative, dette volgarmente “multe”, anche perchè spesso le spese per assistenza sarebbero state maggiori dell’importo della multa. Poi è entrato in vigore il sistema della decurtazione dei punti della patente e questo tipo di procedimenti ha assunto una importanza molto maggiore. Di conseguenza abbiamo iniziato ad interessarcene di più, sulla scorta, come sempre succede, della “pratica”.

Oggi, ulteriormente, credo che quello delle sanzioni per violazioni del codice della strada sia diventato un vero e proprio problema politico, da affrontare con riflessioni adeguate che si spingano fino alle radici del fenomeno. Repubblica ci informa che per alcuni comuni italiani gli introiti derivanti dalle multe supera addirittura quello delle imposte ordinarie e anche che c’è qualcuno che ha già trovato il sistema di sfruttare la situazione per realizzare delle vere e proprie truffe.

Ora, è evidente che quando il “reddito” derivante per i Comuni dalle multe supera quello delle imposte, da qualche parte c’è qualcosa di sbagliato. O siamo un popolo di deficienti, cosa che in parte sarà forse anche vera, ma non comunque su proporzioni così vaste, oppure forse vanno riviste le regole della circolazione, in senso di una maggiore snellezza e leggerezza. Ricordo, ad esempio, che in Francia non c’è quasi mai il limite dei 50, ma anche in molti centri abitati c’è, come limite, quello dei 70, se la strada è ampia e sostanzialmente sgombra.

Quando, poi, il Comune che installa un apparato che in teoria dovrebbe servire per l’educazione stradale ne divide i ricavi con la società produttrice, è evidente che siamo fuori da ogni logica. Da una parte la nostra Repubblica consente di vendere tranquillamente auto che superano i 250 km/h, perchè questo fa comodo agli industriali dell’auto, che sono anche finanziati con i soldi di tutti per continuare a produrre nonostante la crisi del mercato, con la scusa dell’occupazione del settore, che però non regge perchè i lavoratori possono sempre essere riconvertiti, mentre dall’altro se usi quelle auto che ti hanno venduto in modo non conforme ad un coacervo di norme non sempre chiare e intuibili, ti fanno la sanzione, che va a finire nelle tasche dei Comuni e di qualche altro industriale che da un lato ti vende l’auto e dall’altro produce i velomatic.

La ciliegina sulla torta è che questo Stato non ha nemmeno l’obbligo di mandarti la comunicazione della multa in cui sei incorso entro un termine congruo, quale sarebbe ad esempio una settimana o al massimo due, così se per caso passi da una strada che improvvisamente è diventata senso unico tutti i giorni e ti arriva ad ottobre una multa per una infrazione presa in maggio puoi solo prepararti a riceverne una cascata.

Oramai è palese che il sistema delle infrazioni al codice della strada non serve più per garantire la circolazione e la sicurezza dei cittadini e per educare all’uso del bene pubblico “strada”, ma come fonte di finanziamento per gli enti locali e per i soliti industriali ben introdotti che, grazie magari ad amicizie o collegamenti politici, visto che gli enti locali come tutti gli enti pubblici sono in mano ai politici, si fanno il loro bel business, in una intollerabile commistione di interessi pubblici e privati.

Chi esce con l’auto oggigiorno non sa quante “frontiere” e quanti posti di pedaggio si troverà a dover passare, magari solo per andare da sua madre o dalla fidanzata che abita a due isolati di distanza e, soprattutto, non sa se e quando gli verrà recapitato il conto del passaggio doganale, almeno a Troisi e Benigni i soldi glieli chiedevano subito e alla fine si poteva anche mandare a quel paese il doganiere, qui invece si può fare lo stesso breve tragitto per mesi e poi scoprire di essere in attesa di dozzine di sanzioni. E, quando andrà a pagare, non potrà neanche lamentarsi, come si può fare almeno per sfogarsi un po’ quando si pagano le tasse, perchè altrimenti diventa – attenzione, attenzione – un “pirata della strada” e allora tutta la società, guidata dai telegiornali di regime, sarà contro di lui.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. concordo al 100% su tutto quello che hai scritto.

    soprattutto sul fatto che si vendano macchine che vanno a 250km/h e poi si impongano divieti sulle velocita', che mi sembra una presa in giro.

  2. Egregio Collega,
    condivido molto di quanto scrivi.
    Tuttavia, ometti un particolare importante. L'italico sentimento di vedere chi è più furbo. In Germania e Franca, per citare alcuni esempi, i controlli con autovelox e telelaser (soprattutto questo) sono di molto maggiori che da noi, ma nessuno si sogna di lamentarsi o fare ricorso.
    Qui la risposta che in media si dà agli accertatori (Che non sono sempre simpatici, ok, e che magari si sono appostati dietro un cassonetto) che magari hanno rilevato la velocità di 120Km/h con limite a 50 (giuro che succede) è… "tanto faccio ricorso".

    quindi per farla breve, va benissimo tutto quello che hai scritto, ma abbinato ad una costante e pressante opera di educazione al senso civico e al rispetto

  3. Sono d'accordo con te Luca, aggiungo solo che all'estero nessuno si sogna nemmeno di fare il furbo perchè i controlli e le sanzioni "stradali" sono una cosa seria, mentre in Italia c'è sempre il sospetto, quando non la convinzione, che dietro alle multe non ci sia l'esigenza di prevenire gli infortuni ma solo quella di far cassa… convinzione che alla luce di tutto quanto sopra gli stessi poteri pubblici e privati contribuiscono a creare. Penso che se ci fosse davvero serietà allora molte meno persone farebbero ricorso, purtroppo la sensazione generale è invece quella per cui si deve sempre fare a chi è più furbo, proprio perchè siamo in Italia e ognuno pensa a sè e Dio per tutti. Il discorso sarebbe molto lungo e andrebbe al di là delle multe, mi limito a dire che la colpa di questo sentire comune non è solo "della gente" ma anche delle istituzioni che si comportano in maniera da far addirittura incancrenire certe convinzioni, praticamente nel nostro Paese le persone corrompono le istituzioni e, di rimando, le istituzioni corrompono le persone in un fenomeno di simbiosi che non so proprio quando potrà terminare.

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