Basta la convivenza a interrompere la separazione?

Vorrei porvi una questione che secondo me è rara.Ho una storia con un uomo separato legalmente da un anno e mezzo, dopo dieci mesi dalla separazione legale è andato a vivere fuori dalla casa coniugale, quindi per dieci mesi ha continuato a convivere con la moglie anche se erano separati.Sono sposati in separazione dei beni e la casa è di proprietà del mio compagno, ma quando si sono separati consensualmente lui ha deciso di scrivere nell’omologazione: casa assegnata ad entrambi. C’è da dire che hanno una figlia di 13 anni. Ora lui vorrebbe tornare a casa sua per una questione economica, deve anche mantenere la figlia e la moglie non lavora. Ha chiesto a lei di prendere la residenza dalla madre che vive in una casa comunale e, un domani lei potrà stare sempre in questa casa e il mio compagno pagargli un affitto minore visto che non lavora e da quello che ho capito la deve mantenere a vita, purtroppo. Ora lui è ancora residente a casa con lei anche se vive in affitto, questo può creare problemi al divorzio? Lo stato di separazione oltre che nell’omologazione in quale altro certificato compare? Nello stato di famiglia il mio compagno trova ancora moglie e sul sunto di matrimonio non figura lo stato di separazione. La ringrazio se vorrà rispondermi. La saluto cordialmente. Caterina.

La ripresa della coabitazione non è, di per sè sola, sufficiente a interrompere il decorso della separazione ai fini dell’ottenimento, dopo tre anni, del divorzio. Ricordiamo che il divorzio si può chiedere quando i coniugi siano separati legalmente da almeno 3 anni, a decorrere dal giorno in cui sono sono comparsi per la prima volta davanti al Presidente del Tribunale, e sia intervenuta la separazione consensuale omologata e la sentenza di separazione giudiziale.

Il fatto che due persone separate vivano sotto lo stesso tetto non significa che si siano ricongiunte, laddove, al contrario, perchè si possa parlare di effettiva riconciliazione occorre che si ricrei quella comunione materiale e spirituale creatasi con il matrimonio (nella normalità dei casi anche i rapporti sessuali).

Non è vero che il Suo compagno dovrà mantenere la sua ex a vita. Non sono riuscito a capire molto, ma mi sembra che, essendo la ex compagna disoccupata e essendoci una figlia da mantenere, a prescindere da chi ne ha ottenuto l’affidamento (oppure è condiviso?) in ogni caso questa avrà diritto ad un assegno il cui importo è fissato nel decreto dal giudice. Tuttavia la ex moglie, se in grado, dovrà pure cercarsi un lavoro e, una volta ottenuto, sarà in grado di camminare da sola, fermo restando il mantenimento con riguardo al figlio.

Ho alcune perplessità circa l’assegnazione a entrambi della casa coniugale. La legge prescrive l’assegnazione a uno dei coniugi, con preferenza per chi dei due ne è il proprietario. Se le cose stanno come dice Lei, si può trovare una soluzione di questo tipo: il marito mantiene la moglie e le permette di restare nella casa fino a che non trova lavoro, poi o trova casa, oppure gli paga un canone di locazione.

Infine, se il Suo compagno è interessato a modificare lo stato di famiglia ne può fare richiesta all’ufficio anagrafe del comune di residenza. Le ricordo, però, che il matrimonio, finchè non interviene una sentenza di divorzio è ancora “vivo”. Sta solo risposando; è sospeso con i suoi effetti, ma può intervenire sempre una riconciliazione.

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