responsabilità tutore legale di malato psichiatrico

I miei genitori sono ormai anziani, quasi ottantenni, e sono i tutori legali di mio fratello malato psichiatrico oramai da 20 anni (schizofrenia). Hanno chiesto a me di diventare il tutore legale di mio fratello al momento della loro morte: è possibile? Non ci sono conflitti di interesse con l’eredità ? Se è possibile, che rischi comporterebbe per me? Ho intenzione di ricoverarlo in una clinica specializzata nella cura dei malati psichiatrici, mio fratello a volte a reazioni incontrollabili e violente. Se dovesse scappare dalla clinica, e dovesse far del male a qualcuno, sarei io il responsabile quale tutore legale o è responsabile la clinica che lo aveva in affidamento? (da it.diritto)

In luogo della vera e propria tutela, se ce ne sono le condizioni, sarebbe preferibile che tu fossi nominato, cosa che può avvenire anche ora che i genitori sono ancora in vita, amministratore di sostegno di tuo fratello, con un provvedimento modulato esattamente nei contenuti su quello che è necessario mettere in capo all’amministratore e quello che può essere lasciato all’amministrato. C’è sicuramente conflitto di interessi e quando vi saranno da compiere operazioni di questo genere dovrà essere richiesta la nomina di un curatore speciale, cioè solitamente un professionista che nel caso specifico curerà che il conflitto di interessi da potenziale non si concretizzi, credo tuttavia che la cosa si verifichi solo in caso di particolari questioni relative all’eredità, per il resto ti sarà sufficiente l’autorizzazione volta per volta del giudice tutelare. Per quanto riguarda la clinica, nel momento in cui tuo fratello verrà ricoverato all’interno della stessa, la clinica ne prenderà la custodia e la conseguente responsabilità. Cerca una clinica seria ed affidabile e munita di buone garanzie assicurative, naturalmente. In ogni caso, tu sei solo amministratore di tuo fratello ma per il resto sei un soggetto di diritto distinto.
About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. giovanna says:

    mi volete per cortesia aiutare. Ho un figlio schizofrenico con interdizione ed un tutore al di fuori della famiglia, sull'ordinanza del Giudice Tutelare dovrebbe entrare in una struttura protetta. E' stato ricoverato in una struttura a BS due mesi ed e' scappato ben quattro volte. Esistono strutture protette nella Regione Lombardia?

  2. salve.mia madre soffre di depressione-ansia associata ad alcolismo. oltre ai suoi problemi di salute se ne stanno sommando altri di natura (ovviamente) economica, nel senso che la pensione le viene regolarmente "rubata" ogni mese (oltre al conto in banca già ampiamente prosciugato) da persone che purtroppo lei fa avvicinare e asseconda…la situazione è alla disperazione più totale. è stata inabilitata ma non è stato nominato un tutore. dovrei farlo io ma ho molta paura di limitare gli spazi della mia vita personale. lo sò è mia madre e la amo, ma non voglio A) finire come lei B) rovinare ulteriormente la mia vita in più di quanto in questi 10 anni è accaduto! io sono figlia unica, mio padre ha divorziato da lei anni fà e non ne vuol sapere…lei è tedesca ma di andare in germania non se ne parla…vorrei sapere in dettaglio, se possibile, che vorrebbe dire per me diventare il suo tutore e cosa cambierebbe nella mia vita…se per esempio la mia libertà e fisica e mentale verrà limitata e cosa accadrebbe se, come potrebbe, per lavoro dovessi allontanarmi da lei…grazie grazie grazie! ! !

    • È impossibile che una persona sia stata inabilitata senza che le sia stata nominata contemporaneamente una figura di sostegno, che nel caso dell'inabilitazione sarebbe il curatore, mentre nel caso dell'interdizione sarebbe il tutore, io però non posso essere sicuro della tua terminologia perchè spesso le persone profane delle cose giuridiche, giustamente, non usano i termini giusti, quindi magari potrebbe essere stata interdetta o, più probabilmente (visto che ultimamente interdizione o inabilitazione non si usano più) sottoposta ad amministrazione di sostegno. In tutti i casi, comunque, se c'è un provvedimento di privazione della capacità deve esserci una figura di sostegno, anche solo temporanea, può darsi che nel tuo caso siano stati nominati i servizi sociali competenti per territorio.

      Purtroppo non è possibile sapere in dettaglio cosa comporta assumere (come tutore, curatore o amministratore di sostegno) la cura di un incapace, perchè dipende dalla situazione dell'incapace. Noi qui a studio abbiamo una dozzina di amministrazioni di sostegno e ti posso assicurare che una è diversa dall'altra.

      Dalla tua lettera, comunque, traspare una certa tua debolezza e una forte perplessità di fondo rispetto all'eventuale assunzione di questo incarico, ragione per cui io ti consiglierei di lasciare che siano i servizi sociali ad occuparsene, tu, pur non avendone la cura ufficiale, potrai continuare ad essere presente nella vita di tua madre con il tuo affetto di figlia, cosa che, assumendo invece ruoli diversi, si potrebbe affievolire o anche disperdere.

      In bocca al lupo.


      cordialmente,

      tiziano solignani, da iMac /tiziano-solignani/

      ~ il mio libro: /libri/guida-alla-separazione-e-al-divorzio/

  3. Salve, vi descrivo il mio caso: Mia moglie, cittadina extracomunitaria, nel 2009 fu ricoverata presso un ospedale psichiatrico a causa di una forte sindrome depressiva. Da quando fu dimessa dall'ospedale, è in cura presso un centro di Igiene Mentale, dove cura questi problemi con una terapia a base di psicofarmaci.
    Ultimamente, le erano state ridotte le dosi dei farmaci, per iniziare una graduale uscita dalla terapia, ma credo proprio a causa di questa riduzione, una settimana fà ha commesso un gesto che non aveva mai fatto prima: rimasta sola in casa, è uscita e non ha più fatto ritorno.

    Ha preso con se solo la sua borsetta con C.Identità e passaporto e poche altre cose, dopodichè è scomparsa.
    E' in uno stato di confusione, anche perchè dal giorno della scomparsa non sta assumendo i medicinali prescritti dal medico psichiatra che la segue e che dovrebbe assumere quotidianamente.

    La sua idea fissa è quella di tornare nel suo paese, però sono seriamente preoccupato perchè questo comporterebbe la definitiva interruzione delle cure e della terapia che attualmente segue presso il suo centro per l'Igiene Mentale, con conseguenze pericolose per la sua salute psichica, anche perchè nel suo paese non esiste una struttura medica in grado di poterle offrire questo tipo di cura.
    Vorrei evitarle questo rischio e vorrei garantirle un trattamento adeguato presso le strutture mediche italiane che attualmente la stanno seguendo.

    Infatti un'adeguata assistenza medico-psichiatrica potrà essere fornita a mia moglie solo qui in Italia (e non certo nel suo paese d'origine, in Thailandia), dato che i farmaci che deve assumere le vengono prescritti esclusivamente da un medico psichiatra, dopo ogni visita, e che questi farmaci non può reperirli nel suo paese.
    Quindi lasciare l'Italia per andare nel suo paese equivale ad interrompere definitivamente la terapia medica, con conseguenze negative sulla sua psiche.

    Ho denunciato la scomparsa di mia moglie alle autorità competenti, ma volevo sapere se, date le sue condizioni di salute, non pienamente in grado di intendere, nel caso avesse l'idea di lasciare l'Italia per tornare nel suo paese, per evitare che faccia questo, cosa posso fare?

    Devo esibire anche la documentazione del suo stato di salute? Che altro?

    Grazie

    • Tua moglie è una persona maggiorenne e capace di agire legalmente, quindi sino a che non si dimostra uno stato gravissimo che l'ha resa totalmente incapace di provvedere a sè stessa sono da escludere interventi, che comunque sarebbero delle Autorità pubbliche e non tuoi come marito. Pertanto, dipende dalla sua patologia, se è una depressione che comunque non intacca più di tanto la sfera cognitiva e intellettiva, tua moglie conserva il diritto di prendere le decisioni che ritiene più opportune anche se a te sembrano sbagliate (può anche darsi, in fondo, che il suo stato dipenda dalla lontananza dal paese di origine e dagli affetti che vi ha lasciato); nel caso invece in cui tale decisione sia l'effetto diretto del suo grave stato patologico, sempre che tuttavia ciò sia accertato da uno psichiatra, con grave rischio per la sua stessa persona, potrebbe essere disposto un trattamento sanitario obbligatorio. Io non sono un medico, tantomeno uno psichiatra, quindi non sono in grado di giudicare. Tu stesso devi far riferimento agli specialisti, non è una valutazione che puoi fare da solo anche se la conosci molto bene.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac http://bit.ly/gdi2ZX, http://bit.ly/gwjT6c, http://bit.ly/ie8rvv

  4. Rita Bazzani says:

    Salve vi descrivo il mio caso, dalla morte di mia mamma vive in casa mia mia sorella che soffre di schizofrenia dissociativa, ereditiamo la casa della mamma, io sono stata nominata tutore e mio marito pro tutore, la casa in questione va ristrutturata sia internamente che esternamente.Mia sorella con le pensioni non e' in grado di far fronte alle spese, di ristrutturazione. Nell'appartamento in questione ci trasferiremmo tutti e tre ed io mi accollerei le spese per intero con la vendita della mia casa, nostra madre non ha lasciato ne debiti ne crediti solo l'immobile sito in un condominio, l'immobile ristrutturato sicuramente acuisterebbe valore……. premetto che lei non e' in grado di vivere da sola, facilmente manipolabile, avrebbe bisogno di una badante anche per la cura della sua persona, a questo penso io per farle vivere una vita dignitosa (ho dovuto lasciare il lavoro e mi sono dedicata alla mamma ed a lei ) percepisce 1200 euro mensili comprensive di indennita di accompagmamento e non si puo' certo permettere una badante. Ora io faccio questo per amore ma capisce che per la ristrutturazione vendo la mia casa, come si puo fare per fare i conti a fin che le cose siano giuste per tutti? ed infine mia sorella non puo testare posso farlo io per lei? Mio marito e' una brava persona ma capisce che viene a vivere in una casa non sua e se venissimo a mancare entrambe noi sorelle il 50 % di mia sorella a chi andrebbe? a cugini che neanche conosciamo? grazie mille

    • Non è certamente una situazione facile e in questa sede si possono fare solo osservazioni generali, tentando di formulare qualche spunto di riflessione, mentre per affrontare adeguatamente il problema occorrerebbe parlarne, di persona o telematicamente, ma comunque approfondendo la situazione in tutti i suoi dettagli anche familiari.

      La prima cosa che si può dire è che l'istituto dell'interdizione, con conseguente nomina di tutore e protutore, è generalmente considerato superato oggigiorno. Immagino che la vostra nomina sia abbastanza risalente nel tempo, in questi ultimi anni si preferisce l'amministratore di sostegno. Una prima idea potrebbe essere quella di convertire la tutela in una amministrazione di sostegno, che può essere fatta anche con due co-amministratori che potreste appunto essere tu e tuo marito.

      Questo perchè l'ads conferisce molta maggiore elasticità al sistema di tutela dell'incapace.

      Quanto, più in particolare, alla capacità dell'incapace (scusando il bisticcio di parole) di testare, posso riferire che in un caso da noi seguito abbiamo fatto fare testamento ad un amministrato di sostegno con l'autorizzazione del Giudice Tutelare. Attualmente, si tende a riconoscere che l'amministratore di sostegno possa insomma compiere anche atti personali per conto dell'amministrato, noi stessi ad esempio abbiamo promosso e concluso farevolmente una causa tendente ad ottenere la nullità del matrimonio (pubblicherò su questo a breve un post) e in un altro caso si è ammessa la possibilità per l'ads di chiedere la separazione personale (http://goo.gl/Ve2kK).

      Però il testamento non risolverebbe il vostro problema, che è quello di dare un assetto stabile ad una situazione che è mista personale e patrimoniale, perchè il testamento può sempre essere revocato dal testatore. Va beh che nel caso occorrerebbe sempre l'autorizzazione del Giudice Tutelare anche per la revoca, ma potrebbe succedere, considerando che un familiare potrebbe farsi avanti per chiedere la nomina di un altro ads e il giudice, in questi casi di conflitto, tende sempre a nominare una persona estranea alla famiglia.

      Vi consiglierei in definitiva di acquistare una consulenza, da noi http://consulenze.solignani.it o da un altro legale di fiducia, in cui poter approfondire adeguatamente la cosa e trovare una soluzione, prima di procedere con questa operazione che è anche un vero e proprio investimento.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac http://bit.ly/gdi2ZX, http://bit.ly/gwjT6c, http://bit.ly/ie8rvv

  5. Buongiorno, avrei anch'io una problematica da sottoporre: ho una cugina in Francia, la quale rimasta sola di recente (morte della madre), ha l'onere di accudire un fratello residente in Italia; che già in precedenza s'era presa in carico. Purtoppo questo mio cugino ha delle manifestazioni schizzofreniche (mai curate…), è in pensione di anzianita e vive mediante con un sussidio mensile derivante da un assicurazione privata di anzianità, più la pensione medesima dell'Inps. Di tutto ciò lei puntualmente centellina una quota (altrimenti spenderebbe tutto in un attimo), tramite una persona di fiducia in loco (io non conosco costui, quindi non so se è un anima buona o un profittatore, ma tant'è…). Ora c'è in eredità un abitazione sul suolo francese che lei vorrebbe vendere… Questo per, non dover pagare tasse e oneri infruttuosi, avendo così maggior disponibilità per accudire il fratello. Quindi è quì che sorge il problema: dato che mio cugino non ha firmato alcun documento di successione, nè vorrà firmare alcunchè in seguito (di questo ne è convinta lei, ma ne sono certo anch'io), lei vorrebbe essere nominata tutore legale… Mi è stato detto che sarebbe possibile coinvolgere il sindaco e l'assistente sociale del comune di residenza di mio cugino, per assolvere le procedure di attuazione relative all'affido. Essendomi parzialmente documentato su tali questioni, chiedo un parere sulla situazione e inoltre, un indicazione su quale misura cautelativa (Tutore; Curatore; Tutela provvisoria; Interdizione; Inabilitazione; Incapacità naturale); permetterebbe a mia cugina di disporre appieno del bene in precedenza citato. Ringrazio anticipatamente per l'interessamento.

  6. Buongiorno, Le chiedo gentilemente un consiglio vista la mia difficile situazione famigliare, in breve ho una nonna affetta da demenza senile che allo stato attuale praticamente è in stato vegetativo orma da parecchi anni, la stessa ha tre figlie (di cui una è mia madre), che hanno già ereditato tutti i beni di possesso della sig.Ines (nonna), a cui però è rimasto l'usofrutto. Ora la mia nonna è assistita da una badante, che percepisce uno stipendio mensile, tutte e due risiedono in uno degli appartamenti di proprietà della usufruttuaria. Il problema ora cominciano ad essere i soldi che mancano, a parte la pensione di circa mille ero, che non arriva a coprire nemmeno lo stipendio della badante, non ci sono ulteriori fondi per coprire tutte le altre spese. la situazione famigliare tra le tre sorelle non è sicuramente buona, le stesse non si parlano nemmeno. Per questo le chiedo se attraverso la procedura di nomina di un amm.re di sostegno, che non sarà sicuramente uno della famiglia, visto che non si troverebbe mai un accordo, si potrebbe nominare un esterno, che gestisca tutto il patrimonio (formato da:una casa,un appartamento dove la stessa vive, e un fabbricato rurale), questo per consentire una giusta gestione. Allo stato attuale le due sorelle usofruiscono dei fabbricati (dati in affitto) intascandosi i soldi, mentre mia madre che ha in eredità l'appartamento dove mia nonna vive, sostiene di tasca sua tutte le spese necessarie in aggiunta alla pensione della nonna.
    > Grazie

    • Sì certo assolutamente, in una situazione come questa la cosa più indicata è sicuramente la nomina di un amministratore di sostegno, che può essere benissimo un esterno, di solito è un avvocato (mia moglie, ad esempio, qui a Modena ha diverse amministrazioni). Se vuoi un preventivo per fare il ricorso, puoi compilare il modulo che trovi qui /assistenza-legale/richiesta-preventivo/, dove potrai specificare, in via assolutamente riservata, anche tutti i dati della situazione cioè dove vi trovate e così via. In ogni caso in bocca al lupo per tua nonna.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac http://ts.solignani.it (splash) http://goo.gl/p6Sb0 (libri)

  7. Buongiorno, ho davvero bisogno di un consiglio. Il mio compagno ha 2 fratelli malati psichiatrici che vivono da soli in un appartamento di proprietà. Qualche mese fa ci siamo rivolti ai servizi sociali perché, a seguito della morte del loro padre, non c’è più la possibilità di tenerli sotto controllo. L’appartamento è ormai una vera e propria discarica tanto che entrambi dormono a terra per far posto alla spazzatura che puntualmente viene prelevata dai cassonetti e trasferita in casa e non hanno più accettato le terapie. Un mese fa, attraverso un’operazione della Polizia Municipale, i 2 fratelli malati, S. di 59 anni e M. 58 anni, sono stati ricoverati in un reparto psichiatrico ma, come era già avvenuto altre volte, il più grande è scappato dopo pochi giorni. L’altro è ancora in ospedale ma presto sarà dimesso e non c’è nessuna possibilità che l’appartamento possa essere messo apposto visto che S. non ce lo lascia fare ma anche se si riuscisse, tornerebbe alle stesse condizioni nel giro di pochi giorni. Attraverso le nostre ripetute insistenze sulla necessità di essere aiutati, sono stati convocati dal Giudice il mio compagno e altri 2 fratelli nati da un successivo matrimonio del padre. Il Giudice, che tra l’altro non ha voluto credere che fino ad oggi il mio compagno (47 anni) ha fatto i salti mortali per stare vicino ai fratelli, ha disposto la nomina di un Tutore legale facendo espressamente capire che la sua aspettativa sia che il mio compagno se ne faccia carico (al punto di dichiarare che sarebbe nella posizione di poterlo imporre e questo proprio non lo comprendo visto che c’è un altro fratello ed una sorella che, se pure di madri diverse, sono sempre figli dello stesso padre!!!). Chiarisco che il mio compagno ha un lavoro che spesso lo porta a restare fuori per molte settimane. Io sarei disposta ad offrire il mio aiuto ma non ho la più pallida idea di cosa significhi gestire questa nomina su due adulti con seri problemi di schizofrenia. Con il più giovane sembra più semplice perché è socievole ma il più anziano un po’ mi spaventa. A volte ho temuto anche per la sicurezza del mio compagno perché ha delle reazioni violente e una particolare “furbizia”. Cosa posso fare per tranquillizzare il mio compagno? e a cosa andrebbe incontro, riguardo le responsabilità civili e penali, nel caso in cui si vedesse costretto ad accettare la nomina? ancora una domanda: c’è la possibilità di richiedere una sistemazione in strutture idonee per queste persone che percepiscono una piccola pensione? Vi prego, datemi un buon consiglio, ne ho davvero un gran bisogno 🙁

    • Se ho ben capito, è stato nominato un amministratore di sostegno. Sarà costui adesso a prendere le principali decisioni per i due fratelli, insieme con il Giudice Tutelare per le questioni più importanti. Potrebbe esserci, tuttavia, anche un problema di alimenti, anche se è abbastanza improbabile visto che di solito in questo caso intervento gli enti locali. Comunque, ti consiglierei di chiedere una consulenza ad un avvocato, investendo una piccola somma puoi avere qualche importante chiarimento in una situazione piuttosto delicata.

      • La prima convocazione è stata ieri ed il Giudice Tutelare ha chiesto che fosse nominato un amministratore di sostegno tra i 3 fratelli. La prossima convocazione è per mercoledì prossimo ma la cosa che mi ha spiazzata un po’ è stota l’atteggiamento aggressivo del giudice. Il mio compagno ha cercato di spiegare che non sono facilmente gestibili i due fratelli malati e che il suo lavoro non gli permette di essere sempre presente ma la Dott.sa xxx, Gudice Tutelare, lo ha attaccato dicendogli: “il problema è Vostro ed io potrei anche costringerti”. (anche la sorella ed il fratello del secondo matrimonio si sono tirati subito indietro ma considerando che non si sono mai fatti sentire né vedere, non mi sono affatto stupita). Il mio compagno, può rifiutarsi di prendersi quest’incarico? a cosa andrebbe incontro nel caso in cui rifiutasse se il Giudice dovesse formalizzare la richiesta di assumere la nomina? Puoi darmi un consiglio? Sicuramente dovrò chiedere un consulto ad un avvocato ma leggendo il blog ho trovato molte delucidazioni e per questo motivo ho sperato di poter attingere a qualche informazione in più. Nel frattempo ti ringrazio di cuore per avermi risposto.

        • Non facciamo nomi per favore, uno potrebbe legittimamente incazzarsi se si parla del suo lavoro senza dargli la possibilità di replicare. Guarda, secondo me l’ufficio dell’amministratore di sostegno (una cosa di cui come studio siamo abbastanza esperti, mia moglie è amministratrice di diverse persone) non è affatto obbligatorio, per cui uno può sempre rifiutarsi, nel qual caso al giudice non rimane che nominare un avvocato o un funzionario dei servizi sociali. Insisto nel dire che ti conviene consultare un legale e farti dare indicazioni concrete.

  8. Salve,
    volevo chiedere un info,
    per evitare i problemi relativi alla gestione della proprieta di un fratello schizofrenico,non è meglio vendere la proprieta quando questi è ancora in grado di firmare?vivamente grazie

    • così in generale questo tipo di domande purtroppo non hanno senso, bisogna sempre vedere il caso concreto per poter dire cosa conviene di più, mi dispiace. Visti i valori in ballo, ti consiglierei di parlarne con un legale appena puoi.

  9. paolo clementini says:

    Ho provveduto a far assegnare un amministratore di sostegno (il sindaco) ad un cugino che da anni soffre di spicosi affettiva con ripetuti ricoveri. Nell’ultimo anno ha dilapidato 40 mila euro della madre ora messa in una comunità per anziani (anche per lei sto procedendo alla richiesta per AS). Il punto Luigi dipendente comunale ha contratto 5 prestiti per circa 70 mila euro tra cui una cessione del 5 dello stipendio ed altri due prestiti pagati con rid. Domando cosa accadrà? dovrà pagare tutti questi prestiti? il Sindaco è tenuto come AS a tutelarlo con un avvocato? Luigi non ha proprietà mentre la madre una casa di circa 350 mila euro.

    • Il sindaco come ads mi lascia piuttosto perplesso, sarebbe stato meglio un avvocato o un altro professionista privato. Quelle posizioni sono da gestire, la cosa migliore sarebbe raggiungere delle transazioni coi creditori, è una cosa che noi facciamo comunemente.

  10. Giuliana says:

    sono amministratore di sostegno di due cugini di mia madre due ultra sessantenni schizzofrenici . Vivono da soli dopo la morte di entrambi morti. Io sono stata nominata amministratore perchè i cugini viventi sono settantenni e la maggior parte malati e per spinta dell’assistente sociale. Ora a uno dei due l’asl ha riconosciuto la 104 ma io non posso usufruirne perchè sono parente di quinto grado e nessuno può usufruirne per i motivi riportati sopra .Ho chiesto al Giudice tutelare di autorizzarmi ma ha rifiutato la mia richiesta cosa posso fare?

  11. Annamaria says:

    Buongiorno,
    mia mamma, vedova, 82 anni, benestante, è sempre stata psichicamente disturbata e ora ha un inizio di demenza senile. Sono figlia unica e ho due figli ma non abbiamo parenti prossimi in quanto i mei genitori sono stati a loro volta figli unici. Per riserbo e vergogna i problemi psichici di mia mamma sono stati sempre taciuti quindi non documentati, cosicchè per la legge mia mamma è sana di mente. Ultimamente la demenza senile la ha resa tipicamente sospettosa verso di me e verso i miei figli. Ma soprattutto è disinibita verso gli estranei: li ferma per farsi fare i prelievi poiché lei non sa digitare il codice segreto, e se incontra una persona che le pare “idonea”, la invita a casa propria per mostrare quadri e sculture. Ultimamente ha conosciuto un uomo che a suo dire le “mette in ordine” il dossier titoli e gli estratti conto, tanto che ora mia mamma si fa portare in banca da lui rifiutando di farcisi condurre da me o da mia figlia. Ho saputo solo da una settimana il cognome di costui e lunedì andrò dai carabinieri a segnalarlo. Mia mamma inoltre rifiuta cure ed esami per la sua salute, si alimenta disordinatamente, esce senza avvisarci in bicicletta malgrado abbia una sublussazione alle anche, e non accetta di essere affiancata da una badante. Ha accettato di sottoporsi alla visita geriatrica, che però è prenotata per fine anno. La mia domanda è: che tipo di materiale devo portare a un avvocato per chiedere l’interdizione e/o inabilitazione di mia mamma? Mi è stato detto di produrre prove della sua malattia mentale ma come ho anticipato, non ne posseggo e la visita geriatrica che determinerà il suo stato patologico è troppo lontana. Non avendo diagnosi sanitarie e certificazioni del suo stato, mi è stato quindi suggerito di produrre suoi scritti autografi dove trapeli la sua psicolabilità, oppure registrazioni di sue conversazioni squilibrate, nonché la testimonianza mia e dei miei figli. E’ corretto questo consiglio? Sono disperata e sto scrivendo perchè qualche giorno fa mia mamma ha invitato due “antiquari” a vedere casa sua! Grazie, Annamaria.

Di la tua!