l’oscuramento del sito da parte del fornitore di spazio

Un noto sito venditore di hosting web Italiano, ha oscurato improvvisamente il sito senza avviso e/o comunicazione all’Amministratore del portale, nonchè cliente che ha regolarmente pagato, motivando l’oscuramento con una clausola presente nel contratto e/o per codice deontologico. Questo il 19, siamo al 4 di Marzo, quattordici giorni sono trascorsi e non si ricevuto alcun tipo di comunicazione da alcuna Autorità e neanche da privati. A di la dei motivi che giustificherebbero tale azione, premetto che l’informazione della improvvisa chiusura da parte del proprietario del server non è stata resa personalmente al cliente ed amministratore ed in tempi ragionevoli, attraverso i soliti canali di comunicazione, come una e-mail o lettera cartacea, ma attraverso un sito che ospita blog con un articolo reso pubblico e dopo qualche giorno. Sulla reale motivazione dell’oscuramento, specificata sull’articolo sopracitato, viene fornita una giustificazione dal contorno del tutto insolita (a mio modesto avviso) da parte del proprietario del server ospitante, il quale afferma di aver ricevuto una comunicazione da parte della PolPosta, nella quale veniva ordinata la chiusura del sito, presumendo che nel sito si prefigurasse il reato di diffamazione e in seguito alla segnalazione di un privato. L’Amministratore del portale, nonchè titolare del sito oscurato, ha contattato il Coordinamento della Polizia Postale di xxx per conoscerne i motivi, ma dalle verifiche risulta che non esiste nessun ordine di chiusura ne da parte della PolPosta, ne dalla Magistratura. Davvero un mistero avvolge la faccenda, dal momento che se di ordine di chiusura della PolPosta o della Magistratura si fosse trattato, il sito sarebbe posto sotto sequestro, il NIC non avrebbe potuto consentirne il trasferimento del dominio da un ISP all’altro, cosa che è avvenuta perchè sarebbe stato non nella disponibilità del Web Server ma in quella della Polizia postale. Oltretutto sarebbe apparso sul sito “Sito Sottoposto a Sequestro preventivo” e Decreto Emesso il..ecc ecc. e non “Sito in Manutenzione” come invece è apparso e che lo stesso Web Hosting ha postato invece del sito. Insieme all’Amministratore del sito in questione, Vi poniamo questo quesito, chiedendovi gentilmente di suggerirci come muoverci, come cautelarci e se vi sono leggi che, alla luce dei fatti sopra descritti, possa quantomeno contestare un comportamento alquanto discutibile da parte del proprietario del Server Hosting, il quale si è nel frattempo adoperato per risolvere la questione in maniera “bonaria” contattando personalmente l’amministratore, ma non proponendo una soluzione adeguata all’importanza del danno recato al sito e al suo Ammnistratore e non fornendo ancora le relative motivazioni, preciso che nessuna richiesta di risarcimento è stata avanzata da parte dell’amministratore vittima. (Fabio, via mail)
Conosco il sito in questione e l’ho visitato e consigliato diverse volte, ne ometto qui il nome per ovvie ragioni di riservatezza. La tua domanda comunque riguarda il profilo di responsabilità del fornitore di spazio e la liceità del suo comportamento. A mio giudizio, in assenza di un provvedimento scritto della Magistratura o, quantomeno – ma riguardo a questo bisognerebbe leggere per bene le condizioni contrattuali – di una richiesta di danni e/o di sospensione dell’attività del sito proveniente dal legale di chi si ritiene diffamato, o anche dal diffamato stesso, ma naturalmente sempre per iscritto, non può uno space provider chiudere di punto in bianco un sito, cagionando un danno serio e grave allo stesso.
Ancor prima di esaminare il possibile fondamento dei motivi che hanno condotto alla chiusura del sito, va detto, come giustamente sottolinei, che, anche quando ci sono motivi validi e perfettamente legittimanti per procedere alla chiusura del sito, il fornitore di spazio, in base al principio di buona fede valevole in tutti i rapporti contrattuali, deve darne comunicazione al proprio cliente, cosa che nel tuo caso non è avvenuta. IN altri termini, un sito può certamente essere sottoposto a sequestro dalla Magistratura. Oppure può essere oggetto di una richiesta danni da parte di un utente della rete che si è sentito, ad esempio, diffamato. Ovvero può essere stato indicato come eticamente non corretto o pornografico. In tutti questi casi le condizioni contrattuali di quasi tutti i fornitori di spazio riservano a loro stessi il diritto di sospendere o chiudere i siti, ma non possono certo sollevarli dall’obbligo di comunicare al cliente la motivazione per cui il servizio è sospeso, anche perchè ragionando in caso contrario come potrebbe fare il cliente a difendersi dall’utente che ha trovato da ridire sui contenuti del sito? Passi per le ipotesi di veri e propri sequestri, ordinati dalla Magistratura, dove il blocco del sito non solo è consentito, ma addirittura obbligatorio, ma in tutte le altre ipotesi di blocco meramente facoltizzato dalle condizioni contrattuali a mio giudizio c’è senza ombra di dubbio un generale obbligo di correttezza che impone di avvisare il cliente.
Il fatto, poi, di aver parlato della questione addirittura in un blog ospitato su di un sito terzo rende la cosa ancora meno corretta.
Il consiglio, allo stato attuale, non può essere altro che prendere carta e penna e chiedere per iscritto ragione  di quanto accaduto al fornitore, riservandosi di valutare la sua risposta e, se del caso, promuovere un’azione giudiziaria per il risarcimento dei danni.
About Tiziano Solignani

L’uomo che sussurrava ai cavilli… Cassazionista, iscritto all’ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l’altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un’ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Crediamo ci siano tutti gli estremi a questo punto per promuovere un'azione giudiziaria. Allo stato attuale, non abbiamo notizie di richiesta di danni da parte dell'utente della rete, che invece ha provveduto a fare diffamazione nei confronti dell'amministratore del sito postando su vari blog italiani. Non abbiamo avuto riscontri da parte delle autorità competenti circa il sequestro del sito e/o l'oscuramento. Al momento, l'unica motivazione "ufficiosa" che ha causato l'oscuramento del sito, dipende dall'utente della rete, che sentendosi diffamato per via dell'attività del sito, si è adoperato per far chiudere il sito, ma senza che sia pervenuta una denuncia promossa da lui stesso, presso l'autorità competente. Potremmo dilungarci sulle varie ipotesi su come questo sia potuto accadere e su quanto è stato affermato dall'utente in vari siti che ospitano blog, ma preferiamo occuparcene nella sede opportuna.

    Cordialmente

  2. Confermo che a mio giudizio la prima cosa da fare è inviare una raccomandata a/r al fornitore dello spazio richiedendogli di esplicitare la motivazione della sospensione del servizio e riservandosi in ogni caso di passare in seguito, qualora tale motivazione non sia fornita o sia fornita in modo insoddisfacente, alle vie legali.

    Se poi nel frattempo si è appurato che è stata la lamentela di un utente che peraltro, senza limitarsi ad aver scritto al fornitore di spazio, diffonde le sue doglianze in modo offensivo in altri contesti, sarà bene inviare una diffida anche a quest'ultimo che può sicuramente ritenere di avere delle ragioni di cui tutelarsi, ma che non può farlo oltre quanto consentito dalla legge.

  3. Abbiamo seguito il suo consiglio, per il momento almeno per quanto concerne l'utente che ha postato in maniera diffamatoria in almeno due o tre contesti diversi sul web. Il sito è stato riaperto, in maniera precauzionale, su un Hosting Estero, dove credo che una semplice rimostranza da parte di un utente non potrà oscurare il sito…

    Saluti.

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