sono pazzi questi … trentini

Nel nostro Paese una assoluzione per strage non la si nega a nessuno, basta pensare alla sorte processuale dei responsabili dei fatti del Vajont, che non si sono fatti nemmeno un quarto d’ora di carcere dopo aver seppellito un intero paese con tutti i suoi abitanti. Però guai ad andare in piscina a fotografare o riprendere tuo figlio, potresti essere un pedofilo, uno di quelli contro cui adesso è di moda scagliarsi, poi l’anno prossimo, come dice Altan, tanto troveremo qualcun altro. Siamo nel guano fino al collo, abbiamo crimini importanti  e altamente dannosi per la nostra società che non vengono puniti, ma le uniche sanzioni che vengono applicate sono quelle per chi non scrive “toilette” sul bagno o “uscita” sulla porta d’ingresso. Difficile comunque capire per quale recondito motivo uno che filma un ragazzino dovrebbe essere un pedofilo, allora chi va a caccia fotografica, ad esempio,  dovremmo sospettarlo di violenza sugli animali? Se qualcuno, tra mille anni, vorrà capire la nostra società in base alle sue leggi, come facciamo noi adesso qualche volta con gli antichi romani, credo farà davvero molta fatica a trovare una chiave di lettura.

ROMA – Un papà, ai bordi di una piscina comunale, immortala con la cinepresa le prime bracciate del figlio. C’è qualcosa di male in questo quadretto familiare? Se l’incauto genitore si trova in un impianto natatorio di Trento sì. Nella provincia autonoma se inquadri con la videocamera o il telefonino una piscina piena di bambini che sguazzano diventi una persona molto sospetta e verrai fermato dal primo bagnino che si accorge di quello che stai facendo. Perché la piscina, come dice Roberto De Carolis direttore dell’Asis, la società che gestisce i 92 impianti sportivi cittadini, è un «territorio fertile per un certo tipo di reato».

Nei giorni scorsi a passare per pedofilo o qualcosa di simile è stato un padre, fermato dal personale proprio mentre filmava il proprio bambino. L’intervento garbato, ma fermo, del bagnino ha suscitato un vespaio di polemiche. È mai possibile che non si possa fare una foto neppure al proprio figlio? Ma allora non dovrebbe essere vietato anche sulle spiagge, si sono domandati in molti appellandosi al senso comune. E l’avvocato trentino Franco Busana parla di «forzatura usata come prevenzione anti-pedofilia». Il direttore dell’Asis, che difende a spada tratta il regolamento, è stupito da tanta ingenuità: «Ma come facciamo a sapere se chi filma è realmente un genitore? Se vedo uno che fotografa un bambino come faccio a sapere quali sono le sue reali intenzioni? Chi mi garantisce che non sia un pedofilo? Come posso prevedere se verrà fatto un uso privato delle immagini? E se finisce nel filmato anche un altro bambino, un soggetto indifeso che non è assolutamente in grado fare valere i propri diritti?».

Il regolamento adottato dalla società di gestione degli impianti sportivi del Comune di Trento, condiviso dall’amministrazione, è chiaro: vietato fare foto o riprese. Ma come tutti i regolamenti prevede delle deroghe. Se quel filmato o quella foto si devono proprio fare, basta chiedere alla direzione un permessino che verrà prontamente accordato. E mentre filmi un bagnino, appositamente allertato, ti terrà d’occhio, ti seguirà passo passo. «E’ un modo per garantire al nostro pubblico maggiori controlli e francamente non ci trovo nulla di male», dice Roberto De Carolis. I dirigenti della piscine di Trento sanno di essere duri e spietati: «Si capisce che un padre desideri filmare il proprio figlio. Ma il pericolo è sempre in agguato». In passato, spiegano, «non sono mancate segnalazioni allarmanti. Ai nostri bagnini sono state indicate persone che mostravano particolari attenzioni verso i bambini». «Non capisco tutto questo clamore per quel divieto – conclude il direttore delle piscine -. Ormai certe regole valgono dappertutto. Un mio amico mi ha raccontato di un padre fermato mentre filmava il figlio all’interno di un centro commerciale in Veneto». (Giulio Benedetti, 03 agosto 2008, Corriere della Sera)

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Alberto Gramaccini says:

    A proposito di chiavi di lettura della nostra epoca.
    Che cosa diranno i posteri è facile immaginare ma che cosa diciamo noi della notizia di oggi che i nostri mari sono sempre più blù mentre, altra notizia, i nostri fiumi sono sempre più inquinati? E sapete dove? Alla foce.
    Io ho il sospetto neanche troppo remoto che qualcuno, e penso di averlo anche individuato, mi prende per i fondelli credendo pure che non me sia accorto.
    Me ne sono accorto, me ne sono accorto. Io.

  2. Bravo Alberto, parole sante!

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