Posso proporre queste condizioni di separazione a mia moglie?

Sono sposato da 5 anni. Inizialmente siamo andati ad abitare in una casa di mia proprietà su cui io pagavo interamente il mutuo e che era interamente di mia proprieta’ acquistata prima del matrimonio che è con regime di separazione dei beni. La casa era ubicata a metà  strada tra il luogo di lavoro mio e quello di mia moglie. Al momento in cui è nata nostra figlia mia moglie si è trasferita a casa di sua madre esigendo l’acquisto di un appartamento nella città dove era presente sua madre in quanto essendo che mia moglie soffre di sclerosi multipla (al momento è totalmente autosufficiente) necessitava di aiuto. Ho pensato che tutto sommato fosse una cosa giusta ed insieme abbiamo cercato un appartamento che, essendo intestato da entrambi ed avendo avuto rassicurazioni verbali da mia moglie che mi avrebbe aiutato, avrebbe avuto un mutuo pari al doppio di quello pagato prima. Mia moglie non ha mai collaborato con le spese del mutuo, ha collaborato in parte decisamente minima alle altre spese e questo posso dimostralo con gli estratti del conto corrente da cui si desumono le uscite. Io ho cercato di andarle incontro in ogni modo facendo dei sacrifici : sono 5 anni che non vado dal dentista, sono 5 anni che non mi curo la vista anche se, portando gli occhiali, dovrei farlo, mentre lei le sue cure, sia per la malattie che le altre, le fa tutte. Per sostenere le spese ho ottenuto dai miei genitori un impegno scritto (sì, lo so sono i miei genitori ma ho altri 2 fratelli e quindi meglio scrivere tutto) a versarmi fino alla cifra di Euro 100 000. Il problema è che ora mancano “solo” 20 000 Euro alla chiusura di quanto i miei genitori mi possono concedere poichè la restante cifra l’ho spesa per far fronte agli impegni che, a mio avviso, dovevano essere sostenuti 50% da me e 50% da mia moglie cosa che non è avvenuta.
Il mutuo è di circa 1200 Euro al mese quindi mancano circa 18 mesi se continuo a pagare tutto io e poi non mi posso permettere di pagare altro. Faccio presente che entrambi guadagnamo 1200 Euro al mese, che mia moglie ha un lavoro fisso in Comune mentre io sono assunto contratto a termine che, forse, sarà  rinnovato a dicembre ma non ne sono certo. Mia moglie puo’ beneficiare della liquidazione mentre io sono stato licenziato piu’ volte e riassunto con contratti a termine e quindi non ho nemmeno quella forma di aiuto. Ora che mia moglie vede che manca poco al momento in cui io non potro’ piu’ pagare nulla mi dice che vuole il divorzio nel senso che vuole che io vada via da casa pagandole 50% del mutuo e dandole un assegno per la bambina. Dice inoltre che la sua malattia si sta aggravando e per colpa mia deve cambiare spesso cura. Io lascerei perdere questo discorso in quanto secondo me è palesemente falso: la sua malattia purtroppo è degenerativa, non esistono cure definitive e sta continuando a cambiare medicine perchè il progresso medico porta a nuove scoperte. Il mio problema è che guadagnando, se mi rinnovano il contratto, Eur 1200 se deduco 600 per il mutuo mi restano solo altri 600 Euro che non mi bastano per mantenere le spese di un’altra casa dove dovrei abitare e su cui non posso fare grande affidamento per sostenere le spese per mia figlia. A quel punto mia moglie mi dice che dovrei tornare a casa dai miei cosi’ non ho spese per la casa….. Io, ovviamente, non sono daccordo. Potrei iniziare una causa contro di lei chiedendo che mi rimborsi il 50% di quello che ho pagato fino ad ora ma mi pare una soluzione costosa (voi avvocati fate delle parcelle piuttosto salate), mi pare che si perda del tempo e, soprattutto non è la soluzione migliore per mia figlia (non mi interessano i soldi altrimenti avrei chiesto il divorzio molto tempo fa). Io proporrei una di queste soluzioni: vendere l’attuale abitazione e comprare due case piu’ piccole, una per me ed una per mia moglie, sempre nella città  dove vive anche mia suocera e poi procedere ad un affido condiviso per la bambina con questi termini: quando siamo a lavorare o impossibilitati a stare con lei la bambina viene tenuta da mia suocera, quando mia moglie torna dal lavoro (al pomeriggio non lavora praticamente mai) resta con la bambina ed alla sera quando torno dal lavoro la bimba viene con me. Ovviamente io e mia moglie dovremo corrispondere una cifra a mia suocera per le spese che sosterrà Oppure, in alternativa, mia moglie va a stare da mia suocera, luogo dove stava prima del matrimonio, luogo dove è andata a stare appena nata la bambina nel mese di dicembre e quindi non mi può raccontare che non va bene perchè non c’è riscaldamento centralizzato ma è riscaldato con delle stufe, io resto dove sono e mi paga, finalmente, il 50% del mutuo impegnandosi per scritto a pagare il 50% delle spese dell’abitazione dove vive perchè anche lei ha 2 fratelli che non sono contenti che lei viva nella casa di loro madre. Così mia moglie paga il 50% del mutuo della casa di cui è proprietaria per il 50% ed è come se avessimo comprato un appartamento più piccolo a testa. Facendo così ognuno sostiene le sue spese per la casa in maniera equa, ognuno sostiene le sue spese per il mantenimento della figlia nel momento in cui l’ha in carico ad esclusione delle cose necessarie che vengono acquistate per la bimba per cui è sufficiente dividere al 50% tra me e mia moglie, io resto vicino a mia figlia qualora avesse bisogno (la malattia di mia moglie puo’ tranquillamente peggiorare e se peggiora io non voglio essere a km di distanza a casa dei miei e dovermi portare via la bambina se lei non è piu’ autosufficiente e quindi non puo’ tenerla con se). Credo che la mia proposta possa essere quella che fa sì che mia figlia non subisca un grosso trauma perchè continua come sempre ad avere la nonna, la mamma ed il papà e si possa riuscire ad avere delle uscite economiche equamente suddivise in modo da avere maggiori possibilità  per sostenere altre spese per la bambina. L’unica differenza sarà per la piccola che non avrà  più papà  e mamma insieme ma penso che sia meglio avere papà e mamma separati ma vicini piuttosto che insieme ma litigiosi oppure perdere uno dei due. So che sono stato lungo e che il discorso è complesso. Se potete aiutatemi. Grazie. Distinti saluti

Lei ha sicuramente un animo conciliante e premuroso soprattutto nell’interesse della bambina che poi è quello che primariamente viene tenuto in considerazione dal giudice quando decide sulla separazione.

Il consiglio è quello (se non si puo’ più operare per una conciliazione) di trovare un accordo che accontenti per quanto possibile entrambi e sottoscriverlo davanti all’avvocato sotto forma di condizioni di separazione.

Se non si trovasse l’accordo si tratterebbe di trasformare la consensuale in una separazione giudiziale, sicuramente più lunga e costosa.

In quest’ultimo caso sarebbe il giudice a decidere i termini della separazione, magari scontentando entrambi.

Provate a trovare una soluzione comune soprattutto per il bene della bambina.

Comments

  1. Ci tengo a esprimere il mio ringraziamento per la risposta che mi è stata data.

    Un piccolo appunto: io ho posto un quesito che so essere molto complesso e so benissimo che se si trova un accordo tra le parti si risolve ogni problema perché è una cosa lapalissiana.

    Purtroppo, l'accordo non esiste altrimenti non avrei posto il quesito.

    Grazie ugualmente per l'interessamento che avete avuto nei miei confronti

    Cordiali saluti

  2. Grazie a Lei per essersi rivolto a noi. Purtroppo se non si raggiunge l'accordo l'unica soluzione è rivolgersi al giudice perchè decida per noi e occorre convincerlo che le nostre ragioni siano le migliori.

  3. Gentile Signor Gianni,

    è spesso difficile trovare un accordo, come lei stesso sostiene. Difficile, ma non impossibile. Ha pensato di rivolgersi a un Mediatore familiare? E' un professionista equivicino agli ex-coniugi con il compito di agevolare il dialogo e riportare l'attenzione su ciò che in voi è senz'altro presente: l'interesse per il bene di vostra figlia.

  4. La soluzione mediazione spesso è sottovalutata, ma ancora più spesso, nei casi in cui vi si da corso, conduce a risultati positivi inaspettati.

  5. Per prima cosa grazie delle utilissime risposte.
    Ho pensato ad un mediatore. Ne ho parlato con mia moglie ma lei non era daccordo nel contattarlo. Mi sono ugualmente rivolto ad un professionista nella città dove vivo ma mi è stato detto che se mia moglie non era presente agli incontri era inutile farli così ho dovuto lasciar perdere anche quella possibilità.
    Mi sono rivolto anche ad un neuropsichiatra ma anche lui mi ha detto che se mia moglie non partecipa agli incontri è tutto inutile.
    Ho parlato con molti neurologi e psicologi per capire se magari ero io che stavo affrontando male la situazione ma li ho trovati tutti concordi nel dirmi che occorreva la presenza di mia moglie.
    Presenza sempre negata.
    Temo che l'unica soluzione sia la via giudiziale ma, francamente, sono preoccupato in quanto, viste le condizioni psico-fisiche di mia moglie (ha una malattia degenerativa del sistema nervoso di cui non si è ancora trovata una cura definitiva), temo che la separazione possa essere un grosso danno per lei e, facilmente, anche per la bambina che ha solo 3 anni e mezzo.
    Forse sono io che sto sbagliando.
    Forse dovrei pensare a me stesso, andare in giudizio, separarmi ed abbandonarla al suo destino (dopo tutto è stata lei a chiedere la separazione) ma questa soluzione non mi aggrada per niente.
    Grazie dell'attenzione

  6. Mi dispiace di questa situazione e comprendo la sua sofferenza. Mi stupisce tuttavia la risposta che ha ricevuto da alcuni professionisti. Se è vero che per la mediazione è necessaria la presenza di entrambi i genitori, può essere utile una consulenza individuale per potere affrontare con maggiore energia questo frangente. Oltretutto un obiettivo potrebbe essere proprio quello di trovare le parole adatte per chiedere alla ex-moglie la partecipazione a un percorso comune (certo la malattia non gioca a favore).

    Cordiali saluti

  7. Sono d'accordissimo con Ernesto.

  8. Forse abitando a Savona che tutto sommato non è una grande città e quindi offre poche possibilità di scelta non sono riuscito a trovare dei professionisti in grado di aiutarmi correttamente nell'affrontare il problema.
    Considerato che mia moglie mi ha notificato tramite legale il 10 luglio che era intenzionata a chiedere la separazione e da allora, nonostante un fitto scambio di lettere tra il mio ed il suo legale, non siamo riusciti a raggiungere un punto di incontro non trovo altra soluzione che attendere che lei si rivolga al tribunale. Purtroppo so perfettamente che è la stessa cosa che giocare al Superenalotto poichè l'attuale legislazione consente al giudice di prendere qualsiasi decisione.
    Mi auguro di trovare una persona di buon senso (merce rara al giorno d'oggi).
    Grazie ancora dell'aiuto

Di la tua!