non si può mai essere sicuri sull’esito di una causa

Vorrei fare causa ad un mio vicino, ma prima di partire vorrei essere sicuro di vincerla. Possibile che non sia, scusate la ripetizione, possibile avere una risposta sicura sul punto? La legge è scritta e io mi sono letto tutte quelle che riguardano il mio caso, ma il mio avvocato si rifiuta di darmi una sicurezza, sostenendo che una causa è sempre un po’ una incognita, io invece vorrei essere sicuro dell’esito anche perchè non vorrei poi in caso di sconfitta essere costretto a pagare le spese di controparte (Alessandro, via mail)

L’atteggiamento del tuo avvocato è molto corretto. Una causa – civile, penale o di diverso tipo – non è mai prevedibile al 100% per quanto riguarda i suoi esiti, perchè la decisione non viene fatta da un computer che decide secondo procedimenti logico-matematici, ma da una persona fisica con la sua sensibilità e il suo modo particolare di vedere le cose.

Il diritto non è una scienza esatta e in molti casi questo è un bene, pensiamo solo a tutti quei casi che vengono  opportunamente disciplinati per analogia o per estensione, grazie al lavoro di bravi interpreti che non si limitano al dato letterale della legge.

Un grandissimo giurista del passato, nato proprio a Vignola dove è stato aperto il nostro studio, ovvero Ludovico Antonio Muratori, scrisse un’opera che, a suo tempo, ebbe molto successo e che contiene riflessioni valide ancora oggi. In questo lavoro, Dei difetti della giurisprudenza, risalente agli anni 1742 – 1743, Muratori cerca di distinguere tra i difetti che possono essere eliminati, nel funzionamento della giustizia, e difetti che non possono esserlo, intuendo appunto una cosa fondamentale e cioè che la macchina giudiziaria non potrà mai essere perfetta, perchè retta da uomini.

Tra i difetti ineliminabili, infatti, Muratori mette proprio questo, dicendo “secondariamente, non avrà mai fine la varietà delle teste umane“, proprio per significare, con una espressione particolarmente felice, come ognuno di noi possa vedere le cose in modo anche molto diverso dall’altro. Questo appunto è vero anche oggi e quindi un giudice può interpretare il diritto in un modo e un altro giudice in modo diverso. Gli illuministi avrebbero voluto che il giudice fosse sola la bouche de la loi, una specie di macchinetta jukebox dalla quale sarebbero usciti responsi automaticamente in base alla legge, ma si trattava solo di una pia illusione. George Orwell, l’autore del celebre romanzo politico 1984, ebbe occasione di dire che “le idee camminano con le gambe degli uomini” e questo è vero anche per le leggi e il diritto in generale, che prendono direzioni a volte diverse a seconda dell’uomo che se ne fa portatore.

Naturalmente, si può avere un grado maggiore o minore di probabilità di vincere una causa, a seconda della questione, dal momento che ci sono vertenze molto chiare dove, pur tenendo in conto la opinabilità interpretativa e applicativa del diritto, è ben difficile che la quasi totalità dei giudici non decida in una certa direzione, mentre ci sono altre questioni che sono molto più opinabili. La flessibilità del diritto, del resto, è ben rappresentata dal fatto che spesso una sentenza di primo grado viene riformata in secondo e poi magari ulteriormente in Cassazione. La stessa Cassazione, poi, a volte decide questioni simili – diciamo “simili” perchè le questioni, nonostante la nostra tendenza, di occidentali continentali, a massimare sempre ogni caso, non sono quasi mai uguali – in modo diverso, tanto che si rende necessaria una pronuncia a Sezioni Unite.

Di fronte a questa situazione, che è una realtà, insita nelle cose, con ogni probabilità ineliminabile, che cosa deve fare l’utente e che cosa può fare, quale può essere il ruolo, dell’avvocato?

L’avvocato è un artigiano della mente che ha il compito di inquadrare i fatti, ricostruire lo stato del diritto sugli stessi, individuare le possibili strategie per la tutela del proprio assistito e formulare consigli che, quasi sempre, sono espressi in forma condizionale e dubitativa, più che perentoria, tanto che la decisione finale spetta sempre al cliente. L’avvocato, insomma, è solo un consulente, ma non è quello che può direttamente dare il risultato finale che si aspetta il cliente, cioè un provvedimento favorevole. Questa è una importante differenza rispetto, ad esempio, ad altri artigiani, anche se vogliamo di tipo manuale, come l’idraulico o il meccanico. Questi ultimi lavorano direttamente sull’oggetto del loro intervento e dalla loro opera dipende direttamente il risultato che si aspetta il cliente. L’avvocato, invece, lavora confezionando atti giuridici, intrattenendo comportamenti e ponendo in essere azioni o strategie il cui risultato, tuttavia, dipende sempre da come vengono recepiti e giudicati da altri, non solo il giudice ma anche, a volte, le controparti. Il compito dell’avvocato, in questo contesto, è quello di spiegare con estrema chiarezza e con parole semplici, cercando – ecco uno dei tanti significati del nostro “motto” – di avere un volto umano, cioè senza snocciolare paroloni, ma spiegando e illustrando le cose come se parlasse con un amico, un famigliare, un figlio, in modo che il cliente capisca bene i termini della questione, esprimendo magari in termini approssimativi ma percentuali il grado di probabilità di un esito piuttosto che di un altro.

Dopodichè spetta al cliente scegliere. Questi non potrà, purtroppo, mai pretendere di poter godere di risposte certe ed assolute, ma dovrà sempre assumersi, decidendo di partire o di rinunciare, una dose di rischio. Ecco perchè noi diciamo sempre che è fondamentale, per chiunque vive in una società complessa come quella odierna, essere munito di adeguate forme di tutela giudiziaria. Dato il fatto che non si può mai avere la certezza dell’esito positivo di una lite, ma dato anche il fatto che spesso una lite è necessario comunque farla, se non si vuole rinunciare a tutelare i propri diritti è indispensabile godere di una copertura di tutela giudiziaria che, almeno, in caso di esito negativo della lite, copra le spese legali cui si viene condannati. Questa a nostro giudizio è la soluzione alla intrinseca imprevedibilità delle decisioni giudiziarie ed è quello che, per il futuro, ci sentiamo di consigliarti.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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  1. […] per il mondo. Inoltre deve rendersi conto che la infinita varietà delle teste umane, come diceva Muratori, non avrà mai fine e non dare nulla per scontato: può darsi che un obiettivo che parrebbe […]

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