sempre più mogli mantengono gli ex mariti

Il divorzio all’ italiana è più rosa adesso è lei a mantenere l’ ex

Repubblica — 17 maggio 2009 pagina 19 sezione: CRONACA

ROMA – C’ è un giorno in cui si dividono vite e patrimoni, figli e ricordi, elettrodomestici e sentimenti. Sono le donne a dire addio se le cose non vanno, se l’ amore è svanito, se qualcuno ha tradito, ma poi è l’ uomo a chiedere il divorzio, e a riallacciare nuove nozze. Mentre i figli, nel mezzo, sperimentano oggi l’ affido congiunto a mamma e papà. Fotografia dell’ instabilità coniugale nell’ Italia che cambia, a 35 anni dal referendum che con 19 milioni di voti rese definitiva la legge sul divorzio, mentre il numero delle famiglie che si romponoè in vertiginosa ascesa. In 10 anni i divorzi sono aumentati del 74% e le separazioni del 57,3%, dal 2000 in poi la salita non s’ è mai arrestata, nel 2006 ogni mille matrimoni ben 3 si sono chiusi in modo definitivo. All’ ombra delle star, mentre la questione Lario-Berlusconiè soltanto all’ inizio, l’ istituto del divorzio in Italia cambia pelle. Gli esperti dicono che per fortuna il tabù sociale è (quasi) morto e sepolto, l’ 85% delle coppie si lascia in modo consensuale per dimezzare tempi e spese, con la novità che in misura crescente anche le donne, se si trovano ad essere il coniuge “più forte”, i n i z i a n o a versare l’ assegno di mantenimento all’ ex marito. Attenzione, però: la società si evolve ma il crac emotivoè sempre lo stesso. Più lungo è stato il matrimonio più dura è riprendersi, e per i figli, avverte Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo, «la separazione resta un terremoto, e spetta ai genitori aiutarli a superare un cambiamento così radicale». «Non siamo ancora ai livelli francesi, dove 4 matrimoni su 10 vanno in frantumi – spiega il demografo Massimo Livi Bacci – di certo però in Italia l’ instabilità coniugale cresce di anno in anno, cambiando profondamente la struttura stessa della famiglia. Da un matrimonio che si rompe nasce infatti una “galassia” di nuove unioni. Dal nucleo monoparentale alla famiglia allargata fino al bambino-staffetta, affidato ad entrambi i genitori, con il suo tempo diviso tra due case, due situazioni, due realtà». Cambiano le relazioni, i sentimenti, piuttosto che sposarsi si preferisce convivere, dire “per sempre” fa paura a molti, le nozze sono diminuite del 32,4% negli ultimi trent’ anni, in particolare il rito religioso. «Eppure – ragiona Livi Bacci – nonostante uno scenario così cambiato la Chiesa mantiene ferma la sua posizione di condanna nei confronti del divorzio», vietando ad esempio l’ eucarestia ai divorziati che non abbiano scelto di “vivere in castità”, e facendo affondare nel 2003 la legge sul “divorzio breve”, che puntava ad abbassare da tre a un anno il periodo della separazione legale, al termine del quale è possibile chiedere il divorzio. «L’ impennata di separazioni e divorzi, – precisa Marina Marino, avvocato matrimonialista e presidente dell’ Aiaf, l’ Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori – non vuole dire che si arrivi alla fine di un matrimonio con meno sofferenza. E tra le coppie che si siedono nel mio studio vedo che la fascia d’ età in cui è più doloroso lasciarsi è quella tra i 55 e i 65 anni, in particolare per le donne, che spesso restano isolate nella vita sociale, e per le quali è più difficile ricominciare». Con l’ affido congiunto, precisano gli avvocati, le conflittualità sulla custodia dei figli si sono attenuate. Non così i contenziosi sulla divisione dei patrimoni. «Mi è capitato decine di volte di incontrare uomini notoriamente facoltosi che poi presentavano dichiarazioni dei redditi da nullatenenti quando si doveva decidere l’ assegno per la moglie e i figli. Ma il problema dei grandi patrimoni riguarda una ristrettissima élite. La realtà è la famiglia media dove in caso di divorzio si devono spartire 2.300 euro di reddito. Allora sì che si diventa poveri». Racconta Gianna Schelotto, psicoanalista e psicoterapeuta, che è sulla separazione che ci si deve soffermare «perché il divorzio arriva dopo, quando i momenti più strazianti sono passati». «Ci si lascia per molti motivi, ma il più duro da sopportare è il tradimento. È una ferita quasi insopportabile, un sentimento comune sia ai maschi che alle femmine, ma diversa è la reazione. Trent’ anni fa le donne arrivavano da me chiedendomi: “Come faccio a riportarlo a casa”, oggi vogliono riuscire a non soffrire, sono quasi sempre loro a pretendere la separazione, e si aggrappano al lavoro, ai figli. Trent’ anni fa erano indifese, sole di fronte al dolore e colpevolizzate dalla società, oggi sono sostenute, salvaguardate dalle leggi». Del resto seppure coni numeri di un’ avanguardia, le donne hanno oggi un ruolo “paritario” nel divorzio. A volte, addirittura, predominante. «Si tratta di un’ élite benestante, spesso di libere professioniste – ha spiegato di recente Gian Ettore Gassani, presidente dell’ Associazione matrimonialisti italiani – che alla fine di un matrimonio si ritrovano ad essere il coniuge più fortee più ricco.E sono loro, se l’ ex partner ne ha diritto, a dover versare l’ assegno…». Nel 2007 e nel 2008, secondo i dati del centro studi Ami, il 3,5% delle sentenze ha dichiarato che spettava alle mogli il mantenimento dell’ ex marito. «Nella mia carriera finora ne ho viste poche – dice però Marina Marino – ma di certo è una tendenza». Aggiunge Anna Oliverio Ferraris: «Oggi è difficile far durare una coppia. Per le attese implicite, perché si cerca il partner perfetto, perché si fugge dall’ idea che la famiglia sia anche una costruzione. Con l’ affido congiunto i genitori sono responsabili in egual modo della crescita dei figli e questa è stata una vera rivoluzione. Finora infatti il genitore non affidatario restava sullo sfondo, i padri si trasformavano nei papà della domenica. I figli si sentono abbandonati da chi se ne va, la chiave invece è non farli sentire soli, fargli capire che seppure non più coppia, i genitori restano genitori». – MARIA NOVELLA DE LUCA

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Nel 2007 e nel 2008, secondo i dati del centro studi Ami, il 3,5% delle sentenze ha dichiarato che spettava alle mogli il mantenimento dell’ ex marito. «Nella mia carriera finora ne ho viste poche – dice però Marina Marino – ma di certo è una tendenza»

    Se si capisce il senso di questa frase è evidente che è strumentale (volendo essere maligni) questo enfatizzare il presunto cambiamento sociale. Il 3,5% è una percentuale talmente irrisoria e ridicola che secondo me non va neanche tenuta in considerazione considerando che ancora oggi si garantiscono mantenimenti anche a donne miliardarie (e riconosciute come tali dal Tribunale) solo perchè con la paghetta mensile del marito possono permettersi i lussi che si concedevano durante il matrimonio (il famoso tenore di vita che non si capisce perchè deve rimanere immutabile nonostante il matrimonio che lo garantiva non esiste più).
    E, sulla stessa scia, non si capisce perchè un padre disoccupato viene redarguito pesantemente dal giudice e obbligato, pena condanne penali, a trovarsi un lavoro per mantenere i figli, quando la disoccupata è la madre separata allora si dice ah deve continuare a fare quello che faceva durante il matrimonio allora ha il diritto di non attivarsi per cercare un lavoro anzi le viene concesso anche il mantenimento per sè. L'altra settimana un conoscente ha ottenuto il divorzio i due figli sono affidati a lui in via esclusiva perchè la moglie non è in grado di occuparsene e sapete cosa è stato deciso dal giudice? Buona grazie ha eliminato l'assegno di separazione di 200 euro alla moglie (durante la separazione quindi non solo il giudice non ha detto alla donna trovi un lavoro e passi il mantenimento a suo marito che si sta crescendo i figli lavorando full time e spendendo una fortuna in baby sitter, ma le ha concesso il mantenimento di 200 euro perchè poverina faceva lavori saltuari).
    ma neanche in fase di accordi divorzili è stato previsto che lei passi il mantenimento per i figli minori che stanno con il padre. Sicuramente se fosse successo ad una madre ciò che è successo al mio conoscente un giudice si sarebbe comportato diversamente.

    Saluti

Di la tua!