Separazione e vendita della ex casa coniugale cointestata ad entrambi i coniugi

Buongiorno,
sono separata con consensuale da 8 anni, il giudice ha deciso l’affidamento della casa e degli arredi e dei due figli di 8 e 9 anni al mio ex marito, stabilendo anche che al mio ex marito spettasse di pagare per intero le rate del mutuo (quindi anche la mia quota) dell’appartamento che stavamo acquistando insieme ( all’epoca avevo gia versato 20.000,00€).
Il giorno 15-11-2007 ricevo una raccomandata dalla banca, che ha errogato il mutuo , con la quale mi informano della risoluzione del contratto e mi intimavano a provvedere al pagamento di rate scadute a partite dal 31-12-2006,pena la messa all’asta dell’ immobile.
Mi sono percio’ rivolta ad un avvocato spiegando l’accaduto e per chiedergli un consiglio su come uscire da questa situazione, perche’, anche volendo, non disponevo assolutamente della somma richiesta e oltretutto mi sembrava oltremodo ingiusto vista la sentenza del giudice.
In un primo momento l’avvocato mi ha proposto di procedere ad un sequestro cautelativo data l’indisponibilita’ del mio ex marito.

Il giudice non approva la richiesta e consiglia di mettere in vendita la casa. Dopo due anni si fa vivo un acquirente.
Mi viene comunicato che il mio ex marito ha dato il suo nullaosta, ma che fara’ saltare l’accordo qualora io mi rifiutassi di dividere a meta’ il debito da lui contratto nei confronti della banca.

Da notare che il termine ultimo per dare il mio consenso e’ per il giorno 1-10-2009, data in cui ,in mancanza di accordo, la casa verra’ messa all’asta.
Io non sono in condizione di parteciapre ad una eventuale asta, il mio ex marito a quanto pare si.
Mi sono rivolta immediatamente al mio avvocato perche’ inoltrasse una diffida per comportamento estortivo nei confronti del mio ex marito e per fare in modo che la transazione venga condotta correttamente facendo valere la sentenza del giudice.

Il mio avvocato ritiene di non dovere agire in alcun modo e non solleva alcuna eccezione nei confronti della cosa, che io paghi 15-20000€ di debiti non miei o che perda la casa se non accetto, secondo lui e’ una condizione normale e comunque inevitabile.
Vorrei sentire il Vosto parere a riguardo.
Ringraziandovi per l’attenzione, resto in atteso di un Vs.gentile riscontro.
Distinti saluti

Dunque, in primo luogo devo dirTi che non mi pare corretto da parte mia dare un giudizio sull’operato di un collega senza avere avuto la possibilità di esaminare compiutamente la Tua situazione ed in particolare tutti gli atti di causa.

Fatta questa premessa posso dirTi che  se, come Tu scrivi,  la separazione è stata di tipo consensuale e non giudiziale in realtà non dovrebbe essere stata emessa nessuna sentenza a conclusione del procedimento. Le separazioni consensuali,  infatti, si distinguono dalle giudiziali proprio perché non è il giudice a dovere decidere con sentenza a quali condizioni i coniugi debbano separarsi, bensì sono i coniugi stessi che trovano fra loro un accordo che poi viene semplicemente “omologato” dal Tribunale, il quale controlla che gli accordi medesimi non siano contrari alla legge (ed in particolare non siano contrari all’interesse dei figli).

In ogni caso, se nel verbale omologato era previsto che le rate del mutuo della casa sarebbero rimaste per intero a carico del Tuo ex marito, è evidente che nei Vostri rapporti interni egli non ha titolo per richiederTi di pagare metà del debito contratto con la banca dopo l’omologazione della separazione. Attenzione, però, al fatto che se la banca Ti ha spedito una raccomandata probabilmente essa non è mai stata messa a conoscenza dei Vostri accordi, oppure non ha rinunciato alla garanzia che a suo tempo Tu avevi prestato per l’acquisto della casa.

Comments

  1. Scusi avvocato questa sua risposta mi lascia perplessa. Da quanto si intuisce in pratica in giudice in una sentenza di separazione può anche entrare nel merito di debiti contratti liberamente prima della separazione quali un mutuo? Mi sembra strano visto che sapevo che nessuno ti può obbligare ad onorare un tuo debito visto che se non lo fai ci sono gli strumenti per farti ottemperare (vedi la vendita all'asta nel caso dei mutui).
    Inoltre a quanto si legge il mutuo in questione è cointestato dunque esiste un contratto che attesta che anche la signora si è presa in carico la metà di questo mutuo. Un giudice della separazione può intervenire dunque in questo tipo di accordi? Ed in questo caso dunque il coniuge che ha pagato la somma intera non può più chiedere gli arretrati pagati al posto dell'altro debitore (la signora cointestataria del mutuo).
    Inoltre en passant, chiaro che non sono scritti tutti i particolari ma quello che emerge anche da questa ennesima lettera è l'ennesima ingiustizia perpetrata contro i padri. La signora non è affidataria dei figli e non ci vive insieme, fosse stata uomo non solo avrebbe dovuto pagare 3/4 di mutuo, oltre la casa per se, ( quello che si richiede agli uomini sbattuti fuori di casa come contributo epr l'alloggio dei figli) ma anche un congruo mantenimento per i tali figli di cui scommetto non so cosa, è stata completamente esonerata e certamente i figli se li mantiene interamente questo padre. La signora pensa solo a come avere la proprietà di metà casa (dice infatti perdere la casa, nonpagata da lei) di cui avrà pagato neanche un ventesimo. Complimenti alla giustizia italiana. Poi, se ho tratto delle conclusioni affrettata me ne scuso in anticipo, e sarei veramente lieta di vedere smentite queste idee basate su tragiche realtà quotidiane.

  2. Michele Peri says:

    No, in relatà io ho scritto proprio l'opposto di quello che hai capito Tu.
    Infatti, se come ha scritto la signora, si tratta di separazione consensulale e non giudiziale, non è stato affatto il giudice a stabilire chi dovesse pagare il mutuo della casa, bensì sono stati i coniugi ad accordarsi liberamente in un certo modo.
    Per quanto riguarda il diverso trattamento subito da mariti e mogli nel corso del giudizio di separazione ciò normalmente è dovuto alla differenza di redditi tra le due parti od al fatto che è più comune che i figli vengano affidati (o collocati) alla moglie piuttosto che al marito(cosa che, peraltro, non si è verificata nel caso sopra riportato)

  3. In effetti è vero la signora ha scritto consensuale, ma allora non si spiega perchè il marito abbia smesso di pagare il mutuo senza neanche avvisarla se era tanto d'accordo ad accollarselo interamente. Per questo ho supposto una cosa diversa, ripeto se ho sbagliato me ne scuso. Comunque la mia domanda è: in una separazione giudiziale in cui il mutuo è intestato ad entrambi e la casa pure cointestata però mutuo pagato ad oggi interamente dall'uomo (provato attraverso bonifici) il giudice può imporre all'uomo di continuare a pagare anche la parte di rata della moglie nonostante debba andare via di casa (inutile illudersi il giudice non darebbe mai la collocazione prevalente a lui visto che lavora tantissime ore mentre la signora non ne ha voglia) e pagarsi anche un affitto? Ci sono due minori maschi (15 e 10), la gentile signora (45 anni) si è licenziata dal part time di sua volontà perchè a quanto pare ha capito che potrebbe arrivare a gravare totalmente sulle spalle del marito (ma il giudice non dovrebbe valutare la circostanza delle dimissioni volontarie a scopo…estorsivo???), il marito (45 anni) è libero professionista e ad oggi guadagna bene ma si profilano tempi duri per lui a causa della crisi. Il giudice tiene conto che un uomo non può passare il 100% del suo reddito alla moglie perchè ha bisogno anche del suo per vivere? E tiene conto della capacità lavorativa della donna sin dalla prima udienza presidenziale in cui si stabiliscono i proveddimenti provvisori nel senso deve essere la donna a dimostrare di essersi attivata per cercare un altro lavoro oppure deve essere lui a portarle pacchi di offerte di lavoro in udienza? Il giudice potrebbe decidere di non assegnare a lei nessun mantenimento anche se all'udienza lei si rpesenterà disoccupata (per sua colpa)? A parte la casa cointestata su cui grava il mutuo non hanno conti in comune nè altri beni nè in comune nè singolarmente e sono in separazione dei beni.
    Quando nella legge si parla di valutazione dell'età per una donna per svolgere attività lavorativa cosa si intende 40, 50 60 anni, qual è l'età in cui un giudice considera che oramai una donna non può più essere autonoma economicamente?
    Grazie mille

  4. Michele Peri says:

    Guarda, Tu mi fai una lunga serie di domande alla maggior parte delle quali, purtroppo, la risposta corretta è "dipende".
    Non esiste, purtroppo, una risposta generale e sempre valida ai Tuoi quesiti. Nelle aule giudiziarie molto dipende anche dalla sensibilità e dall'interpretazione del singolo giudice e dalle circostanze del caso concreto (che tra l'altro non devono essere solo descritte, ma anche dimostrate e provate).
    Ti segnalo comunque che questo spazio ha solo finalità divulgative ed editoriali, mentre se vuoi un vero e proprio parere personalizzato su di una questione precisa (con studio da parte nostra dei documenti disponibili ed assunzione di responsabilità per le risposte fornite) Te lo possiamo fornire dietro pagamento dei relativi onorari (si tratta infatti di una attività professionale che impegna tempo e che noi facciamo per lavoro).
    Cordiali saluti.

  5. Grazie per la risposta

    prendo nota della sua disponibilità

    arrivederci e buon lavoro!

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