come funziona il sistema tariffario a tariffa?

Vorrei affidarvi una posizione da seguire, ho visto le opzioni tariffare dei compensi in base alla quota lite e quella “flat” del forfettone, ma vorrei capire come funziona il sistema, da voi indicato come tradizionale, “a tariffa”?

Questo modo di calcolare i compensi dovuti all’avvocato è quello tradizionale, che si è utilizzato da sempre in esclusiva fino alle riforme Bersani che hanno abrogato i minimi tariffari, introdotto la possibilità di stipulare compensi parametrati al risultato (patto di quota lite) e quella di accordarsi per compensi di tipo “flat” cioè per un intero procedimento o per anno o frazione di anno di durata dello stesso.

In base al sistema tariffario tradizionale, l’avvocato matura il diritto ad un compenso in base ad ogni cosa che fa in relazione alla posizione che sta seguendo. Facciamo un esempio. L’avvocato Tizio viene incaricato di seguire una causa di usucapione. Apre la relativa pratica, prendendo una carpetta e mettendoci dentro tutti i documenti, e già solo per questo matura una voce di compenso (che, tecnicamente, si chiama “posizione e archivio”); esamina la pratica e matura un diritto (voce “disamina”), riceve il cliente in appuntamento e anche qui, per ogni appuntamento, matura un compenso. Riceve una telefonata, analogamente, anche qui, per ogni telefonata matura un compenso. Prepara l’atto di citazione, lo notifica, esamina la relazione di notifica, partecipa alle udienze e così via: ognuno di questi momenti, conferisce il diritto ad una voce di compenso.

L’avvocato annota tutto quello che fa in relazione ad una pratica, poi, alle attività svolte, applice quanto previsto dalle tariffe forensi previste dalla legge, e presenta il conto (cosiddetta “parcella”) al cliente, che, se il conto è corretto, è tenuto a pagarlo indipendentemente da come sia andata la causa e dalla somma che eventualmente il giudice ha condannato controparte a rifondergli.

Il vantaggio di questo sistema tariffario è quello di essere estremamente analitico e di tenere in considerazione ogni aspetto del lavoro svolto dall’avvocato; lo svantaggio, per il cliente, è quello di non potere mai sapere con precisione, specialmente quando inizia una causa che può essere destinata a durare anche molti anni, quello che va a spendere, cosa che è invece possibile con le opzioni tariffarie di tipo flat o a quota lite.

Per questo motivo, è un sistema tariffario che si tende progressivamente ad abbandonare a favore di forme di tariffazione più gestibili da parte dei clienti. Tuttavia, se un nostro assistito vuole affidarci una pratica optando per il “vecchio” sistema di tariffazione a tariffa, per noi non c’è nessun problema ad accettarlo, anche considerando che probabilmente alla fine il nostro lavoro sarà pagato di più.

Le tariffe, naturalmente, variano a seconda del tipo di procedimento, dell’autorità giudiziaria e del valore della causa. Per chi volesse approfondire, le tariffe si trovano pubblicate su numerosi siti web, come ad esempio qui (purtroppo non è una materia facile da comprendere per gli utenti – visto che spesso anche diversi avvocati non le padroneggiano del tutto). Una volta ricevuta la parcella, la si può sempre far controllare da un altro legale o dall’Ordine cui appartiene chi l’ha emessa.

Naturalmente, il consiglio finale non può che essere quello di munirsi, sempre e comunque, di una adeguata forma di tutela giudiziaria.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. mario minnelli says:

    Riprendo l'argomento per una domanda.
    Una mia amica ha aperto un procedimento di sequestro cautelativo contro il marito, che le sottraeva alcuni oggetti di valore, quantificati in 110.000 euro circa. Il procedimento è andato a buon fine.
    L'avvocato ha quindi emesso una parcella a tariffa piena basandosi sui parametri massimi di tale cifra. Mi è però sorto il dubbio che, dato che la mia amica voleva solo proteggere cautelativamente la sua spettanza dall'azione sottrattiva del marito, e cioè la sua metà, la tariffa da applicare andrebbe riparametrata sui 55.000 euro corrispondenti, e non sul totale del valore degli oggetti. Le cifre cambierebbero alquanto direi.
    E' corretto questo ragionamento?
    Grazie millle.
    Paolo

    • Potrebbe essere, ma per dare una risposta precisa bisognerebbe vedere con precisione il caso concreto e che cosa è stato sequestrato cioè se la quota di 1/2 o l'intero e tutte le altre circostanze del caso… I sequestri comunque sono procedimenti piuttosto impegnativi e per il legale comportano un lavoro non da poco, non è facile ottenere un sequestro da un giudice.

      • mario minnelli says:

        Il sequestro, essendo i beni indivisibili, è stato fatto su tutti gli oggetti, dei mobili antichi, che ora sono in custodia presso un fiduciario, un commerciante amico comune.
        Ma nella causa era indicato chiaramente che si intendeva proteggere la quota parte della coniuge, ossia il 50%.
        Il lavoro è stato impegnativo, questo è certo, ma la parcella di 15.000 e rotti euro mi pare un po' esagerata. Anche perché ora partirà la causa di merito, il tutto nell'ambito di una separazione con addebito…3 cause: a questi prezzi l'avvocato si fa una villa in montagna…

        • L'unica cosa in questi casi è concordare un compenso a forfait, di tipo flat, come facciamo noi, reso possibile dall'avvenuta abrogazione delle tariffe minime. Altrimenti il conto lievita e poi uno si trova nell'impossibilità di gestirlo. Per questo io consiglio sempre il "forfettone"

  2. Giovanni says:

    Buonasera se possibile volevo un consiglio. Ho fatto nell’ottobre 2011 un compromesso per un appartamento di circa 400.000 euro con relativo atto entrò il 31 marzo 2012. Dopo aver versato un anticipo di 120.000 euro e dato un altro acconto di 130.000 euro ho scoperto che il costruttore aveva dei problemi nel liberare il mio immobile da un precedente mutuo molto più’ grande dei miei 150.000 euro rimanenti. Dopo qualche mese di trattativa decido di iniziare una causa per inadempienza, e contestualmente una causa di sequestro cautelativo per i soldi che gli avevo già’ dato. Mi ritrovo con la prima causa in corso e per la seconda al secondo giudizio ho avuto pienamente accoglimento alla mia richiesta con le spese da definire con la causa principale. La mia domanda e’: senza che ne avessimo mai parlato il mio legale solo per il sequestro mi ha fatto una parcella tenendo conto dei minimi di legge di 13750 + va + CAP. Mi è’ sembrata eccessiva sia la cifra che il modo. Non mi è’ mai stato detto di dover cacciare tutti questi soldi. Cosa posso fare? Posso contestarla? Posso posticipar la comunque alla fine della causa sperando che il giudice dia il rimborso alla controparte? Se per un decreto che doveva solo tutelar i durato per tempistica dei giudici 7 mesi…per la mia causa quanto mi potrà’ chiedere….sperando sempre che il costruttore non fallisca. Nella speranza di avere un consiglio ringrazio in anticipo.

    • Mi sembra un po’ alta come richiesta anche se dipende sempre dal lavoro che é stato fatto e dai valori in ballo, che sono importanti. Ti conviene negoziare, per questa nota, e per il futuro, cioè per le cause ancora pendenti, chiedere un preventivo.

  3. Giovanni says:

    Buonasera la ringrazio per la risposta celere…seguirò il suo consiglio. Grazie e auguri.
    Giovanni

  4. Giusy Sarelli says:

    Buongiorno Avv.to.
    Complimenti per il bellissimo sito e il suo lavoro che aiuta davvero molti.
    Io avrei una domanda un pochino lunga a proposito dei compensi e mi scuso se questo non dovesse essere il post giusto per la mia domanda. Nel 2008 abbiamo conferito l’incarico ad un avv.to affinché recuperasse una somma che avevamo dato a titolo di caparra in un contratto nel quale l’altra parte si è poi resa inadempiente. Abbiamo concordato e firmato che una volta recuperati i soldi, l’avvocato avrebbe percepito una percentuale della somma come compenso, anticipandogli una considerevole somma per il lavoro che avrebbe svolto. L’avv. ha presentato un decreto ingiuntivo, contro il quale ci è stata opposizione, ma abbiamo vinto e nella sentenza il giudice ha liquidato le spese legali a carico della controparte. Nel frattempo l’avv. ha iniziato pignoramento presso la banca del debitore e ci è stata una causa per accertamento del debito del terzo sempre da noi vinta, sempre con liquidazione delle spese legali a favore nostro. Tutto ciò nel 2011. L’avv. dice che la banca ha appellato. Adesso noi ci troviamo senza aver recuperato ancora nulla e l’avvocato che vuole vederci per parlarci dei suoi onorari, volendo altri soldi per il fatto che ha vinto le cause.
    La mia domanda è – visto il nostro contratto (a somma recuperata, e noi ancora non ce l’abbiamo) ed il fatto che abbiamo anticipato una grossa somma e abbiamo sempre pagato tutte le somme che ha successivamente richiesto a titolo di spese non imponibili, il suo comportamento è corretto? Non è che adesso con l’appello della banca staremo altri 5 anni a dover aspettare e pagare spese?
    Grazie di cuore in anticipo
    Giusy

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