Richiesta di mantenimento dopo la separazione

Attualmente sono in corso di separazione giudiziale con la mia ex moglie, c’è già stata una sentenza del Tribunale di Parma dove il Giudice ci autorizza a vivere separati, per il figlio c’è un affido condiviso con residenza preferenziale presso di me e mantenimento esclusivo da parte mia.
Nessun mantenimento invece nei confronti della madre, che fra l’altro non l’aveva neppure richiesto in fase di ricorso.
Specifico inoltre che il matrimonio era stato contratto in regime di separazione dei beni.
Adesso, con la mia nuova compagna, stiamo cercando di comprare casa e la soluzione che avremmo scelto, proprio per evitare “pretese” da parte degli ex coniugi (anche la mia compagna era sposata in regime di separazione dei beni e fra pochi giorni ha l’udienza per la firma della separazione consensuale) è la seguente:
– proprietà dell’immobile ai  miei genitori
– usufrutto dell’immobile intestato a me
– mutuo intestato a me, per poter usufruire delle agevolazioni per la prima casa e per poter detrarre gli interessi del mutuo.

Il notaio ha però stoppato il tutto dicendomi che, anche se figurerò come solo usufruttuario, la mia ex coniuge potrà vantare diritti sull’immobile o comunque avanzare richieste di mantenimento in quanto il mio reddito sarebbe indubbiamente più alto.

Vi chiedo se questa situazione potrebbe realmente verificarsi, ed eventualmente un consiglio su come poter “ovviare” al problema.

Non entro nel merito degli aspetti fiscali dell’operazione che intendete mettere in atto in quanto si tratta di materia di competenza più di altri esperti del diritto, quali i commercialisti o (nel Tuo caso) i notai, trattandosi di atti da stipulare mediante rogito notarile.

Quel che posso confermare è che i provvedimenti che vengono presi dal giudice in sede di separazione sono sempre rebus sic stantibus , ovvero sono validi finché non ci sono dei mutamenti significativi che possano giustificare una nuova decisione.

In pratica in questo genere di procedimenti non si ha mai una decisione definitiva e immodificabile, ma l’altro coniuge può sempre richiedere dei cambiamenti, se ci sono delle circostanze nuove. Può quindi essere che il notaio Ti volesse avvertire che l’aver comprato casa potrebbe essere indice di un reddito di una certo tipo e quindi esporti a domande da parte della ex moglie.

Comments

  1. Io invece vorrei portare l'attenzione di tutti sul non piccolo particolare che quando i figli sono in carico all'uomo, difficilmente, se non proprio mai, i giudici affibbiano un mantenimento per la prole non convivente alla madre, mentre se quello senza redditi è l'uomo il giudice gli impone lo stesso di pagare per il mantenimento dei figli non conviventi (vero avvocato?). Altro che rebus sic stantibus, qui stiamo palesemente nel due pesi due misure. Non solo a questa donna non è richiesto di darsi da fare per contribuire alla crescita del figlio (andando a lavorare, cosa che ad alcune separate con tendenze parassite sembra preclusa per grazia divina) ma addirittura lui si deve preoccupare che oltre a mantenere interamente il figlio, deve elargire soldi anche a lei e quindi vedersi limitato nella sua libertà personale di scegliere come condurre la sua vita!
    Cose da pazzi, questa legge, e ancor di più la sua infame applicazione, è davvero abominevole.

  2. Michele Peri says:

    In realtà i contributi di mantenimento per i figli vengono determinati in base al reddito rispettivo dei coniugi ed in base al genitore presso il quale è "collocato" il minore.
    Poiché è più frequente che i figli vengano collocati presso la madre, la quale spesso (ma non sempre) ha anche un reddito inferiore, nella prassi è in effetti più frequente che sia il marito a pagare un mantenimento. Non si possono comunque fare generalizzazioni

  3. Quello che volevo dire, gentile avvocato, è che appunto nella prassi spesso e volentieri, non contano i redditi, altrimenti non si spiegherebbe come mai il mantenimento per i figli viene imposto anche ai padri disoccupati o senza reddito (lei conoscerà meglio di me le sentenze dove il giudice impone mantenimenti anche a padri senza o con scarsi redditi) , mentre quando quella con pochi o senza redditi è la madre (come suppongo sia il caso esposto in evidenza) questo trattamento le viene risparmiato. In poche parole, diciamoci la verità, per i padri vige sempre la presunzione di colpevolezza, se non hanno reddito lo fanno per non pagare il mantenimento, mentre per le donne questa mentalità non viene applicata. Anzi addirittura neanche si richiede loro (nella prassi, non parlo della legge che pur lo prevederebbe) quando prendono il mantenimento per loro stesse oltre che per i figli, di dimostrare che si impegnano a cercare lavoro. Nel loro caso altro che presunzione di colpevolezza, basta la parola.
    Cordialità

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