quando il papà guarda la posta elettronica della figlia

Il mio compagno ha una figlia di 13 anni adesso arrabbiatissima perchè lui ha guardato nella sua posta elettronica: lei l’ha lasciata aperta e lui quando ha visto mail da siti per adulti non ha potuto che guardare cosa fossero. Le mail erano indirizzate alla madre che usa il suo account …Volevo sapere se è legale guardare la posta elettronica della propria figlia minorenne e soprattutto se si può fare qualcosa alla madre che fa questo..e anche altro purtroppo. La figlia non vuol sentire ragione pensa solo alla violazione che ha subito e non ascolta il padre che lo ha fatto solo per paura.

In teoria, guardare la posta elettronica altrui è un reato, quello di violazione della corrispondenza, previsto dall’art. 616 cod. pen.. Di questo reato, parlo anche diffusamente nel mio libro, anche se a proposito di violazioni che avvengono tra i coniugi, che sono il caso classico, e non anche tra genitori e figli. Nel caso descritto dalla nostra lettrice, però, il reato sembra essere escluso dal fatto che la posta elettronica era stata lasciata incustodita ed aperta, quindi senza che la persona a favore della quale è previsto il segreto si sia essa stessa adeguatamente tutelata, lasciando esposti i propri messaggi. Soprattutto, un genitore ha nei confronti del proprio figlio anche un particolare ufficio, quello di provvedere alla sua istruzione ed educazione, che è un diritto – dovere il cui esercizio può «scriminare» (in gergo avvocatesco si dice così, vuole dire far diventare legittimo un comportamento che normalmente sarebbe reato) il fatto compiuto, dal momento che è normale che un padre, se vede certi messaggi, si preoccupi e desideri conoscere a fondo la situazione, nell’interesse della figlia.

Piuttosto, mi pare senza giustificazioni il comportamento della madre che non solo condivide un account di posta elettronica con la figlia, cosa che non sarebbe in sè necessariamente deprecabile (anche se personalmente preferisco assolutamente evitare questo tipo di abitudini, di cui pure parlo nel mio libro, alla «we mail»), ma non si preoccupa di evitare che in quell’indirizzo finiscano comunicazioni dal contenuto in grado di turbare un’adolescente e che dovrebbero essere destinate ad un pubblico di adulti. Naturalmente, in questo caso la prima cosa che si può fare è scrivere alla madre, meglio se tramite un legale, per invitarla a crearsi un proprio account di posta elettronica, concordando a questo punto la ulteriore creazione di un nuovo account per la figlia, visto che quello attuale è oramai compromesso, chiedendole per il futuro di astenersi dal mescolare la propria corrispondenza con quella della figlia. In caso la madre non dia corso, si può naturalmente ricorrere al Tribunale, utilizzando la disposizione dell’art. 709ter cod. proc. civ., di cui – scusate la ripetizione – parlo a lungo sempre nel mio libro e che può essere utile in molti casi di problemi familiari.

Per quanto riguarda lo stato emotivo della figlia, non è una cosa che si possa gestire probabilmente con argomenti giuridici. Una tredicenne, al giorno d’oggi, è in piena adolescenza ed è quindi difficilissimo capire come si può trattare al meglio. Questi però non sono argomenti da avvocati: dovreste sentire un mediatore familiare (qui ne abbiamo diversi che collaborano con noi) o uno psichiatra per una terapia in grado di migliorare le dinamiche relazionali. Non dovete pensare per forza a sedute cui sottoporre la minore (anche perchè sarebbe necessario anche il consenso della madre), può essere sufficiente anche un solo incontro con il padre, all’interno del quale il padre potrà ricevere buoni consigli su come meglio approcciarsi alla figlia. Dal canto mio, e questo lo dico più come papà che come avvocato, la figlia ha più torto che ragione, perchè il padre non ha fatto altro che esercitare il suo ruolo e lei, in fondo, questo deve capirlo, anche se è in quell’età in cui si inizia ad essere insofferenti verso le figure genitoriali; ciò anche se capisco i suoi motivi di risentimento: sicuramente avrà pensato di non aver fatto nulla di male e che ciononostante il suo papà non abbia fiducia in lei. Il problema, come sempre, è di comunicazione: come diceva un personaggio interpretato dal grande Troisi in un meraviglioso film, «Che ora è», di Ettore Scola: “E’ facile parlare con gli altri, il difficile è parlare con il proprio padre“. Paradossale, ma verissimo.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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