l’Università può chiedere le impronte per l’accesso alla mensa?

L’ente che si occupa della ristorazione della mia Università ha introdotto un nuovo sistema di identificazione ad impronte digitali. Il tesserino ha già un chip e la foto dello studente quindi reputo questo sistema eccessivo e superfluo ai fini dell’identificazione. Inoltre non è specificato da nessuna parte il responsabile di questa banca dati e l’uso che ne può essere fatto. Vi chiedevo se è lecito questo sistema e come potrei fare ad evitare di essere catalogato. Ritengo le mie impronte digitali una parte importante della mia privacy e per il momento mi sono rifiutato di sottostare a questa novità per cui non mi hanno voluto rilasciare il tesserino mensa.

Purtroppo, nei casi di ristorazione collettiva ci sono spesso abusi (persone che si presentano senza titolo, come dipendenti in ferie, studenti che hanno già terminato il corso e così via), questa è la ragione del fatto che si intendono prendere precauzioni così stringenti. La rilevazione di dati biometrici, comunque, non è sempre illegittima, bisogna vedere che procedura hanno seguito e quindi esaminare la documentazione che hanno fornito al pubblico, ad esempio sul sito della società di ristorazione o mediante altri mezzi di conoscibilità come volantini o cartelli nei locali, nonchè le formalità che hanno posto in essere per poter procedere ad un trattamento dati di questo genere.

Non credo valga la pena per te acquistare addirittura una consulenza sul punto (che sarebbe necessaria per esaminare con il dovuto grado di approfondimento tutto il materiale), quello che ti consiglierei è, se intendi coltivare la questione, di fare un esposto al Garante della privacy, lasciando che sia lui ad approfondire la situazione; in alternativa, potresti mandare una raccomandata in cui dichiari di non intendere sottoporti al rilievo delle tue impronte ma che comunque al contempo chiedi, sotto pena in difetto di risarcimento del danno, di essere ammesso al servizio mensa, cui hai diritto di accedere, dopodichè vedi se e come giustificano il loro diritto alla raccolta dati, naturalmente se scrivi tu in proprio non hai spese (tranne quelle postali, che peraltro puoi evitare se riesci a scrivere via pec, cosa che dovresti fare perchè l’Università dovrebbe esserne dotata), mentre se ti rivolgi ad un legale devi corrispondergli un compenso – il consiglio è sempre quello di chiedere un preventivo, il costo praticato da noi al momento è corrispondente a quello della consulenza.

Se coltivi la questione, tienici aggiornati, ci interesserebbe. In bocca al lupo.


About Tiziano Solignani

L’uomo che sussurrava ai cavilli… Cassazionista, iscritto all’ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l’altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un’ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Posso permettermi, da ex Rappresentante degli Studenti, di consigliare allo studente di contattare il Consiglio degli Studenti del suo Ateneo (ogni Ateneo lo chiama come preferisce, il concetto però è quello), un rappresentante dell'ente regionale al diritto allo studio (solitamente le mense universitarie sono supervisionate da un organo simile. A Bologna mi pare che si chiamasse Arstud, a Trieste Erdisu, ecc.) e far presente la cosa?
    Al limite una lettera al Rettore, in ultima istanza.

    Capisco la reticenza dello studente, magari chi emette quella tessera dovrebbe rilasciare una carta dichiarante gli usi di quei dati personali. Sono curiosa anch'io ora!!

    Una riflessione per Lei, Avvocato: non ritiene che tutta questa cosa della privacy ci abbia rovinato la vita? Per ogni sciocchezza ci incavoliamo perché "ledono la nostra privacy". Ora, cos'abbiamo da nascondere? Perché ci dà sempre e comunque fastidio? (tralasciando i molestatori telefonici di servizi, poveracci costretti perché non hanno magari un lavoro migliore)

    • È quello che dico sempre: la legge sulla privacy viene solitamente invocato per negarci un documento o una informaziona cui abbiamo diritto, o per sostenere tesi demenziali, ma quasi mai riesce a proteggerci veramente dalle scocciature (telefonate pubblicitarie e mail di spam). Credo che dovremmo rivedere tante cose, anche se qui parlo in generale perchè nel caso concreto probabilmente raccogliere impronte per una mensa è un po' esagerato (anche se bisognerebbe sentire le ragioni dei gestori).


      cordialmente,

      tiziano solignani, da iMac /tiziano-solignani/

      ~ il mio libro: /libri/guida-alla-separazione-e-al-divorzio/

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