ancora sulla rottura della convivenza con intestazione casa e mutuo «incrociati»

Ho un’amica che ha una figlia minorenne la cui casa è stata intestata a lei, ed il mutuo al convivente. Si sono divisi. La casa a chi rimane? Ed il mutuo deve pagarlo nella sua totalità il convivente dato che lei non percepisce alcun reddito?

La risposta, in questi casi, non è assolutamente semplice, anzi casi come questi, parallelamente alla sempre maggiore diffusione delle convivenze come scelta di coppia, sono molto discussi, anche tra i giuristi, recentemente.

In linea di principio, la casa, sotto il profilo della proprietà (cd «dominicale») rimane a lei, che comunque anche sotto il profilo familiare se la vedrebbe assegnata come probabile collocataria della figlia minore. Il mutuo, invece, sempre sotto il profilo del diritto civile ordinario, dovrebbe continuare ad essere pagato dall’ex convivente, che, a quanto ho capito, è colui che, da solo, figura nel contratto di mutuo stesso.

In realtà, l’elemento «familiare», cioè il fatto che la situazione attuale risponde ad un momento della vita di coppia in cui c’era un progetto di vita in comune per cui i vari incombenti venivano distribuiti non in base a quanto di stretta competenza ma sulla scorta di un rapporto di fiducia reciproca, può cambiare questo quadro e un giudice, eventualmente incaricato della questione, potrebbe condannare la proprietaria di casa a restituire le rate di mutuo pagate dall’ex compagno, almeno quelle corrisposte dopo la cessazione della convivenza, rispetto alle quali non è più ipotizzabile il concetto di obbligazione «naturale».

Insomma, è una situazione piuttosto complicata e per poter anche solo tratteggiare un inquadramento decente bisognerebbe esaminare con cura il caso concreto e la documentazione esistente, per capire come è stata gestita materialmente la famiglia e le ragioni effettive delle scelte effettuate. La cosa migliore, naturalmente, è sempre una soluzione consensuale, cioè che gli ex conviventi cerchino di regolamentare di comune accordo la rottura della loro convivenza e i rapporti patrimoniali tra loro.

Per maggiori approfondimento, rimando come al solito al mio libro.


About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Nella domanda ho tralasciato che il convivente passa come alimenti per la figlia minorenne soltanto gli assegni familiari che ammontano a soli 100 euro, ed egli percepisce un reddito in media superiore ai 1.200 euro. E' possibile una realtà del genere dato che sua madre contribusce per quasi la metà nelle rate del mutuo con dei puntuali bonofici?

    Grazie per la precedente risposta e se possibile per quest'ultimo chiarimento.

    • Guarda, non è possibile fare valutazioni su un caso presentato così a «pezzi e bocconi». Per dire qualcosa di sensato in queste materie occorre esaminare il caso concreto approfonditamente in tutti i suoi dettagli e le sfaccettature. Non per non rispondere, ma proprio non ha senso esprimere considerazioni volta per volta su elementi diversi che, presi singolarmente, non hanno senso, ma che possono averlo solo se considerati insieme agli altri. Nella regolamentazione della famiglia si intrecciano aspetti patrimoniali e aspetti personali e non è facile inquadrare le situazioni in modo veramente soddisfacente, spesso. Ad esempio, le rate del mutuo non c'entrano nulla con il mantenimento pagato dal padre per la figlia e non hanno alcuna rilevanza al riguardo, perchè le prime sono profili patrimoniali mentre il mantenimento è un profilo personale. Generalmente, si può dire solo che 100 euro sembrano un po' pochi, ma è una considerazione che può non valer nulla senza rapportarla al caso concreto. Conviene che la persona interessata si faccia al più presto consigliare adeguatamente da una persona competente, acquistando una consulenza dal costo di circa 100 euro (almeno questo è quello che chiediamo noi, il consiglio naturalmente è quello di chiedere sempre un preventivo per stare tranquilli) può ricevere indicazioni che le saranno utili per molti anni a venire.


      cordialmente,

      tiziano solignani, da iMac /tiziano-solignani/

      ~ il mio libro: /libri/guida-alla-separazione-e-al-divorzio/

  2. marisa priolo says:

    Desidererei sapere quanto segue: sono separata e vivo nell'appartamento nel quale vivevo con mio marito.Appartamento x il quale abbiamo acceso un mutuo prima di sposarci a nome di entrambi(quindi ogni mese ciscuno paga la propria parte di mutuo 50%) Il mio ex ha lasciato che io continuassi a vivere nell'appartamento pretendendo che io gli paghi l'affitto sino a che nn si riesca a vendere la casa stessa.Quindi io dovrei pagare la mia parte di mutuo piu' l'affitto a lui che tra l'altro vive in un appartamento della ex suocera (quindi della precedente moglie e nn mia madre) dove la ex suocerina nn gli fa pagare alcunche' di affitto.Aggiungo inoltre che il mio reddito e' di gran lunga inferiore al suo e che ho una figlia minore a carico.(naturalmente figlia nn sua ma aime' del mio primo marito).Ringraziando anticipatamente chi volesse illuminarmi in proposito,porgo distinti saluti.Marisa.

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