quando l’impianto fotovoltaico installato non è conforme a quanto previsto dal contratto

Ho fatto installare un impianto fotovoltaico sui tetti della mia casa. Il contratto firmato da me e dalla ditta installatrice prevedeva un impianto: – integrato  – 15 moduli Sanyo HIT 240HDE4 con 20,8 metri quadri di superficie occupata – produzione annua pari a KWh 4074.64 – costo € 16.500 iva compresa scaglionato in 3 pagamenti. Il risultato a impianto finito come da relazione tecnica e collaudo finale del tecnico della ditta dichiara che l’impianto è invece: – parzialmente integrato – 12 moduli Sanyo HIT 240HDE4 con 16,63 metri quadri di superficie occupata – produzione annua pari a KW 3275.86 – costo € 13.199,99 iva compresa scaglionato in 3 pagamenti. Tutto questo (da conti fatti da me) mi comporta una minore entrata economica (nei 20 anni di erogazione della tariffa incentivante): – di circa 3000 € derivante dalla minore tariffa incentivante prevista per gli impianti parzialmente integrati – di circa 6000 € derivante dalla minore produzione perchè l’impianto produce meno essendo sottodimensionato. Sino ad ora ho pagato solo la prima fattura di € 4950. Non ho ancora pagato la seconda fattura di € 7590. E mi rimarrà da pagare un’ultima fattura di € 660. Come posso muovermi?

Per prima cosa, bisognerebbe vedere il contratto in tutte le sue clausole e patti, in particolare per vedere se è prevista, per l’esecutore dell’impianto, la facoltà di rivederne le dimensioni e le caratteristiche in corso d’opera in dipendenza di situazioni di fatto o luoghi diversi da quelli che si erano preventivati prima di iniziare i lavori. Di fatto può darsi che dopo il sopralluogo preliminare e una volta iniziato a collocare l’impianto si incontrino difficoltà che non consentono di realizzare l’impianto così come si era inizialmente pensato, anche se c’è da dire che le aziende più serie prima di iniziare i lavori svolgono accertamenti e sopralluoghi minuziosi in modo da studiare approfonditamente il tetto e le falde in cui devono essere collocati i pannelli, predisponendo un progetto che difficilmente avrà necessità di essere poi modificato in seguito. È strano, in particolare, come da un impianto integrato si sia passati ad uno parzialmente integrato e che questo sia emerso solo alla fine dei lavori, dal momento che per integrare l’impianto è necessario svolgere, prima della posa e non certo dopo, alcune opere tra cui la rimozione delle tegole esistenti, l’eventuale stesura di una guaina, la lavorazione delle tegole da riposizionare e così via, quindi il committente di solito vede subito se i pannelli saranno posizionati integrati o no.

Ad ogni modo, è sicuramente vero che dal «cambio» operato tra quanto previsto nel contratto e quanto realizzato l’utente ha ricevuto un duplice danno, sia per il fatto che l’impianto è ora parzialmente integrato cosa che conferisce diritto ad un contributo minore da parte del GSE, sia per il fatto che l’impianto produrrà meno energia, ciò che abbassa ulteriormente il contributo dovuto dal GSE, oltre che rendere magari necessario per l’utente, qualora l’energia non fosse sufficiente per le proprie esigenze, acquistare corrente elettrica dalla rete per la parte in eccesso. Se questo è vero, però è anche vero che l’appaltatora ha ridotto il corrispettivo inizialmente previsto, chiedendo di essere pagato 13.000 euro circa contro i 16.000 circa pattuiti inizialmente. Occorre quindi valutare se questa diminuzione può essere considerata totalmente o parzialmente compensativa del «danno» subito, considerando anche, ancora a monte, le motivazioni del cambio di impianto che potrebbero essere a) dovute ad una situazione dei luoghi che non consentiva di fare altrimenti b) comunque previste dal contratto, così come detto nel paragrafo precedente.

Nel caso in cui tale mutamente dell’impianto non fosse legittimo, cosa da accertare compiendo tutte le necessarie verifiche di cui sopra, il consumatore potrebbe avvalersi, per le rate ancora da pagare, della eccezione di inadempimento prevista dall’art. 1460 cod. civ., cioè rifiutarsi di pagare le rate ancora dovute a fronte del parziale inadempimento del venditore dell’impianto. Per fare questo, è bene naturalmente formalizzare il rifiuto del pagamento tramite una racc. a/r (o posta tipo pec), preferibilmente con l’assistenza di un legale. Al di là della situazione dei pagamenti, poi, si potrà valutare il rispettivo dare avere delle parti e cercare di trovare una soluzione negoziale, in mancanza della quale il consumatore, se ritiene di avere ancora danni maggiori potrà rivolgersi al giudice e, così, parallelamente, il venditore, se ritiene che l’eccezione di inadempiemento sia ingiustificata.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. caro Tiziano anche a me e capitata una disavventura simile .
    Ho sottoscritto un contratto per un impianto fotovoltaico integrato di 4,5 kwp il 18-6-2010 , mi è stato consegnato il 5-10-2010 . Dopo diverse mie sollecitazioni i lavori di installazine sono iniziati ad inizio dicembre .Ho notato che da parte dell istallatore non vi era una particolare fretta di finire i lavori, visto
    che non veniva mai a terminare,tanto che al 31-12-2010 non ha dato la fine lavori.
    causando la perdita dell' incentivo di 0,44 centesimi relativi all'anno 2010.
    Io ho gia contattato un avvocato il quale ha inviato una racc. per cercare un accordo (amichevole) .
    La cosa che ritengo piu ingiusta e che il danno da me subito è avvenuto consapevolmente .
    Spero di essere stato chiaro.
    se hai consigli da darmi li accetto volentieri . grazie

    • Nessun consiglio, il tuo avvocato ha già fatto quel che si doveva fare nel tuo caso, per vedere come muoversi in futuro dipende da come il fornitore risponderà alla raccomandata. Inoltre, bisognerebbe vedere il contratto cosa prevede circa il termine di consegna. Ti consiglio di chiedere direttamente al legale che ha in carico la questione, che conosce il tuo caso meglio di tutti.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac http://bit.ly/gdi2ZX, http://bit.ly/gwjT6c, http://bit.ly/ie8rvv

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