la mediazione civile come cacciavite e altre amenità

Oggi è iniziata la protesta degli avvocati contro la mediazione civile, introdotta con il Decreto Legislativo 28/2010 e destinata ad entrare in vigore, quasi totalmente, salvo sorprese, il prossimo 20 marzo.

Si tratta sicuramente di una legge per molti versi sbagliata, soprattutto dal punto di vista del metodo con cui è stato introdotto questo nuovo istituto nel nostro Paese. In questo intervento, tuttavia, non vogliamo parlare di questa riforma in generale, ma ragionare su un piano, come al solito, più concreto, considerando che assai probabilmente tra pochi giorni dovremo averci tutti a che fare operativamente e che l’utente finale, il famoso cittadino, non sa che farsene di considerazioni generali, osservazioni, critiche, auspici, financo proteste e simili, ma vuole, come sempre, sapere «come meglio muoversi» in relazione ai suoi problemi.

Qui in studio, dunque, ci siamo riuniti per prepararci ai prossimi cambiamenti e per capire, soprattutto, che cosa dobbiamo dire agli utenti, alla gente che viene da noi per farsi tutelare e seguire in un suo problema.

La prima cosa che gli utenti è giusto sappiano è che per fare la mediazione non è necessario, in linea di principio, essere assistiti da un legale. Una persona può presentarsi anche personalmente, senza avvocato. Questa è stata la scelta del nostro Parlamento. Quindi, chi ha un problema in una materia per cui è previsto l’obbligo di passare dalla mediazione, deve per prima cosa decidere se vuole farsi seguire, anche in questa fase, da un legale, sopportandone le relative spese, o meno.

Non è facile, per noi, dare consigli al riguardo, perchè ogni cosa che possiamo dire a favore dell’opportunità di munirsi di un legale anche in sede di mediazione può essere vista come un consiglio «interessato», corporativo, di categoria. Ma vogliamo ugualmente dire la nostra, a costo di venire male interpretati; riteniamo giusto dare le informazioni che riteniamo corrette a tutti, poi ognuno ne farà l’uso che riterrà migliore.

A nostro giudizio, non ha senso, probabilmente, andare in mediazione senza avvocato, almeno nella maggioranza dei casi, se non nella quasi totalità. Naturalmente, dipende dal problema che si deve risolvere e dalle caratteristiche della persona che ne è portatrice, dato che sicuramente una persona di cultura medio – alta, anche priva di preparazione giuridica, può avere certo qualche chances in più rispetto ad un’altra persona che ha avuto poche occasioni formative. Rimangono però alcuni fatti oggettivi, sui quali l’utente è bene, a nostro giudizio, che rifletta.

A) L’utente non sa quali sono i suoi diritti, ciò che gli spetterebbe per legge. La mediazione civile è obbligatoria in materie quali le divisioni, le successioni, la responsabilità civile. Si tratta di discipline particolarmente tecniche dove non si può assolutamente andare a buon senso, anche perchè la legge raramente è ispirata al buon senso nel campo civile, ma semplicemente ad una ripartizione di interessi che a volte non risponde nemmeno ad eque esigenze di contemperamento delle posizioni delle parti, ma magari a esigenze di carattere più generali, ascrivibili ad un determinato ceto di persone (come ad esempio il famoso principio possesso vale titolo, che frusta il valore della proprietà per tutelare la classe dei commercianti).

Recarsi senza legale a discettare circa l’entità di un risarcimento dovuto, ad esempio, per responsabilità medica è più o meno simile a mettersi alla guida di un aero confidando sulle nozioni apprese ai corsi per conseguire la patente B.

A queste considerazioni, si potrà obiettare che l’obiettivo della mediazione non è necessariamente quello di applicare la legge, ma di raggiungere un accordo che sia soddisfacente per entrambe le parti, ma noi ci andremmo piano con un discorso del genere. È verissimo che ognuno può fare quel che crede dei propri diritti, ma perchè abbia questa libertà crediamo che sia sempre comunque necessario che prima conosca bene quelli che sono i suoi diritti e quello a cui eventualmente rinuncia. Secondo noi, insomma, ci vuole sempre una persona che avverte l’utente di quello che gli spetterebbe, quello a cui potrebbe, pro bono pacis, rinunciare e quello che invece è meglio mantenere.

Gli accordi che si raggiungono in mediazione sono destinati a durare, sono concepiti appositamente per durare, decine di anni, potenzialmente per sempre. L’utente comune non ha l’esperienza del professionista del diritto per sapere cosa succederà tra cinque o dieci anni accettando un certo accordo piuttosto che un altro, ad esempio i riflessi sul trattamento pensionistico futuro dell’accettazione della proprietà di un immobile. Come avvocati, pensiamo dunque che una parte, se lo fa scientemente, possa anche spogliarsi di tutti i suoi beni ed anche uscire dalla mediazione nudo come San Francesco, però deve essere una scelta consapevole, adottata a seguito dei consigli e delle illustrazioni sullo «stato dell’arte» ricevuti da un professionista adeguatamente preparato.

C’è anche un’altra cosa da dire al proposito della mancanza conoscenza dei propri diritti da parte dell’utente che va in mediazione da solo e cioè che, vedendo la cosa da un punto di vista opposto, chi si reca in mediazione da solo non è nemmeno in grado di apprezzare l’eventuale bontà di una proposta ricevuta da controparte, se qualcuno non gli spiega, conoscendo la legge, che la proposta contiene buona parte, se non tutto, quello che potrebbe comunque ottenere con lo strumento giudiziario. In questi casi, il «cittadino» (mettiamo le virgolette a questa parola purtroppo oramai rovinata dagli abusi dei politici) rischia di rimanere chiuso nella sua diffidenza anche con un mediatore ed una controparte del tutto favorevoli alle sue istanze, determinando il trascinarsi inutile della vertenza per ulteriore tempo, magari anni, rendendo anche necessario il ricorso al Tribunale quando invece la cosa si sarebbe potuta evitare. Il nostro «carattere nazionale», se mai esiste una cosa del genere, ha spesso due componenti, quelle dell’egoismo, inteso non come cattiveria ma come incapacità di guardare le cose da un punto di vista sociale, e della diffidenza, aspetti che, entrambi, non faranno che aggravare quello che abbiamo appena detto.

B) L’avvocato, se è bravo, è un mediatore naturale. Noi avvocati, da sempre, siamo come l’olio tra gli ingranaggi di un motore: non facciamo niente in particolare, ma se non ci siamo il motore si ferma e poi si rompe anche. Il motore che contribuiamo a far andare avanti è, naturalmente, la società, i suoi meccanismi, le sue dinamiche. Un legale con un minimo di esperienza e sensibilità è giocoforza un discreto negoziatore, anche perchè sa perfettamente che il nostro sistema giudiziario è il contesto meno indicato per coltivarvi questioni di principio. Naturalmente, dipende sempre dall’avvocato che si sceglie, perchè non esiste un avvocato uguale all’altro. Ma questo vale per qualsiasi cosa si debba fare: la scelta del professionista, le sue capacità e inclinazioni, sono sempre fondamentali, sia che si debba mediare, sia che si debba fare una causa, avere una consulenza e così via. Per la mediazione, sicuramente l’utente deve rivolgersi a quei legali che non hanno temperamento da «guerrafondaio», che non si vergognano di raggiungere compromessi, che non sentono di dover dimostrare nulla nè al cliente, nè alla controparte, nè al mediatore, ma si accontentano di portare a casa una giusta fetta della torta. Con un avvocato così, se lo trova, l’utente può fare molto e la mediazione per lui può anche funzionare, anche se naturalmente dipende anche dal tipo di problema, dalle controparti e dai loro legali.

C) Fare la mediazione comunque costa. Non è che andando da solo, l’utente non spende niente. Spende ugualmente e magari lo fa per niente, per i motivi che abbiamo detto sopra. Una volta che si deve affrontare questa fase, e pagare per farlo, forse è meglio essere costruttivi e incaricare un avvocato, per dare più speranze a questa occasione di soluzione della vertenza.

Questi, dunque, sono i tre motivi principali per cui secondo me vale la pena, per l’utente, incaricare ugualmente un legale, nonostante non sia obbligatorio. Ognuno, comunque, valuterà.

Detto questo, il problema, se vogliamo dare un’informazione completa a tutte quelle persone che si chiedono che cosa devono fare con questa «mediazione», diventa quello del compenso del legale, da vedere sotto il profilo generale dei sistemi di tariffazione applicabili e dell’intensità del lavoro richiesto.

Al riguardo, la prima cosa da dire è che se la mediazione si vuol tentare seriamente, occorre davvero molto lavoro da parte del legale. Vediamo di capire bene questo punto che è fondamentale. Perchè, dunque, occorre molto lavoro se si tratta semplicemente di andare a far delle «chiacchiere»?

Innanzitutto, la mediazione non può durare più di 4 mesi. Quattro mesi possono sembrare a qualcuno, inesperto di vertenze, un tempo molto lungo, in realtà è uno spazio temporale molto, ma molto breve. Naturalmente, è sempre in qualche modo relativo: un conto è lavorare in mediazione sul risarcimento del danno di un tizio che ha rotto lo specchietto dell’auto di un altro, un conto è gestire una successione di una persona che aveva svariate società, immobili, assicurazioni, titoli, conti correnti e così via. Entrambe le materie sono soggette a mediazione (quella dello specchietto, per la verità, tra un anno visto il rinvio che è stato deliberato), ma si tratta di situazioni molto diverse: per la prima quattro mesi sono anche troppi, per la seconda sicuramente troppo pochi – sia sufficiente pensare alla necessità di acquisire documenti, perizia, informative e così via, tutte cose che, nonostante che la persona comune non sempre se ne renda conto, richiedono molto tempo.

Quindi, la prima cosa è che quasi sempre, quando si va in mediazione, bisogna lavorare in fretta. Occorre, sempre che si voglia fare il lavoro come si deve, presentarsi a molti incontri con il mediatore e/o con il collega di controparte, interagire quasi quotidianamente con il proprio assistito, dedicare molta parte del proprio tempo di avvocato a pensare a qualche idea di composizione della vertenza, a discuterne con il legale «avversario», anche telefonicamente, esaminare documenti. Insomma, ci vogliono davvero molte ore e un coinvolgimento anche emotivo e mentale che non si ha nei procedimenti più dilatati nel tempo. Sempre, beninteso, che si voglia fare il lavoro seriamente. Per farlo tanto per fare, in spento ossequio all’obbligo di legge, basta presentarsi all’incontro con il mediatore e poi non fare più niente. Ma in questo caso difficilmente si raggiungerà un accordo. Parliamo anche del mediatore. Questi è una figura che aiuta le parti a comunicare, ha ricevuto una preparazione specifica all’interno di un corso della durata di qualche mese, per lo più, non certo su base poliennale (salvo l’esperienza che ciascun singolo mediatore può aver maturato per conto suo), non ha insomma la bacchetta magica per far vedere ad entrambe le parti tutto in rosa e giocondamente far loro raggiungere un accordo. Probabilmente ciascuna parte non aderirà a nessun accordo sino a che il proprio legale non la consiglierà in quel senso e ogni legale, se è serio, lo farà solo quando si tratterà, tutto sommato, di un accordo discreto a che tutela abbastanza il suo assistito. Torniamo al discorso di prima: il cliente, abbastanza spesso, non si fida neanche del suo avvocato, del professionista che ha incaricato e che retribuisce; figuriamoci se può fidarsi di un mediatore, che vede come una figura che deve «subire» in base ad una legge dello Stato – ciò naturalmente salvo le dovute, e sperate, eccezioni.

In questo quadro, dunque, la nostra scelta è stata quella, come sempre, di giudicare caso per caso. La mediazione, in generale, è solo uno strumento, proprio come il telefono, il computer, internet, il Tribunale o se vogliamo anche un cacciavite, che, come sappiamo, è esattamente utile o inutile a seconda del tipo di vite su cui deve agire. Come tutti gli strumenti, ci sono casi in cui può essere utile e casi in cui non può esserlo, o è addirittura dannoso. Quindi, la nostra politica sarà proprio quella di:

  • esaminare insieme al cliente il suo caso, studiandolo approfonditamente come sempre cerchiamo di fare (NB se lo studio potrà avvenire con poco lavoro, sarà gratuito, altrimenti proporremo l’acquisto di una consulenza preliminare);
  • dirgli, dopo averlo studiato, se nel suo caso a nostro giudizio ci sono buone possibilità di risolvere la vertenza coltivando seriamente la fase della mediazione o se invece le probabilità di successo sono minori di quelle di insuccesso; questa comunicazione avverrà per iscritto, coerentemente con la nostra politica di massima chiarezza;
  • il cliente, a questo punto, sceglierà, tenendo presenti i nostri consigli ma anche quelli di un eventuale altro legale consultato all’uopo o qualsiasi altra informazione o dato ritenga interessante od utile, come farci condurre la fase di mediazione: scegliendo tra una mediazione coltivata al massimo grado, e quindi con massimo impegno da parte nostra, cercando effettivamente di definire la vertenza in quella fase, e una mediazione, invece, sostenuta solo nel minimo indispensabile previsto dalla legge, per poi andare subito dopo in giudizio;
  • a quel punto, in base alla scelta del cliente, e quindi del lavoro presumibilmente necessario, gli faremo un preventivo per la fase della mediazione, che sarà sempre con la nostra tariffa di tipo «flat», che consente all’utente di sapere finalmente che cosa va a spendere, eventualmente integrata con alcuni elementi di parametrazione al risultato, in modo da aversi una specie di premio nei casi in cui la vertenza viene effettivamente risolta in mediazione
  • naturalmente le ultime due fasi potranno anche sovrapporsi ed intersecarsi, nel senso che potremo benissimo fare subito un preventivo per le due ipotesi, dopodichè il cliente rimarrà libero di accettarlo o meno, di fatto scegliendo di:
    • fare la mediazione credendoci al massimo grado e impegnandoci risorse concrete;
    • fare la mediazione al minimo sindacale ma pur sempre con un avvocato;
    • fare la mediazione da solo (ipotesi in cui non accetta nessuno dei due preventivi).

Adesso parliamo di soldi, facendo qualche esempio di cifra, per essere concreti al massimo.

Un nostro lavoro di assistenza in una mediazione vera e «creduta» non può costare meno – ad oggi, naturalmente: in futuro l’importo potrà cambiare, come sempre si deve far riferimento al nostro listino –  di 2.000 euro, cifra che può naturalmente abbassarsi o aumentare, anche sensibilmente, a seconda delle ipotesi. Oltre a questo, chiederemo anche al cliente un compenso parametrato al risultato, cioè una percentuale di quanto ricavato in denaro o altre utilità, come ad esempio il 2%, ma anche il 10% o altro, percentuale appunto variabile a seconda del caso. Il concetto è questo: è chiaro che se io, come avvocato, ti risolvo in quattro mesi, lavorando sostanzialmente come un matto sulla tua questione, un problema di divisione, servitù, acquisto immobiliare, o simili che, senza mediazione, avresti dovuto impiegare diversi anni di causa a risolvere mi devi compensare di più e non di meno: in fondo ti ho fatto avere una soluzione potenzialmente ancora migliore di quella che avresti avuto con una sentenza o un provvedimento del giudice e ti ho fatto risparmiare anni di incertezze e denari versati in spese legali.

In altri termini, l’errore che non deve mai fare l’utente è quello di sottovalutare il suo problema una volta che è stato risolto, altrimenti la mediazione non decollerà mai. Generalmente, i clienti tendono invece sempre a sottovalutare i loro problemi e a credere che basti molto poco per risolverli («è tanto chiaro!»), cosa che poi non avviene solo per un malevole scherzo del destino o per la malvagità di giudici e avvocati. In realtà, non è così. Le cose sono quasi sempre molto più complesse di quello che si immagina un utente, quando la complessità non è insita nel caso in sè può derivare dal carattere di controparte o del suo avvocato, ma, val la pena di crederlo, ci sono infiniti fattori che possono ostacolare il raggiungimento di un accordo.

In questo contesto, se i clienti, come categoria, sapranno generalmente apprezzare il lavoro di quegli avvocati che si saranno sperticati per risolvere i loro problemi in fretta e con una soluzione di buon contenuto, compensandoli adeguatamente, la mediazione avrà speranza di attecchire nel nostro Paese, con vantaggio di tutti. Se altrimenti tenderanno a sottovalutare i risultati conseguiti («se il problema si è risolto in due mesi, era sicuramente una cosa da poco»), gli avvocati vedranno sempre la mediazione come il fumo negli occhi e torneranno a lasciar pendere le cause per anni. D’altra parte chi è che vorrebbe fare un lavoro urgente e faticoso per essere compensato meno di un lavoro lento e leggero, spalmato su più anni in cui ha un introito sicuro? Non esiste un lavoratore al mondo (non tutti se ne rendono conto, ma gli avvocati sono lavoratori che si alzano tutte le mattine per andare a guadagnare il loro pane) che lo preferirebbe.

Naturalmente, quando tratteremo i singoli affari che saranno sottoposti alla nostra attenzione, ogni cosa sarà discussa con il cliente e ci sarà una nostra proposta finale che il cliente rimarrà libero di accettare o meno, in caso di accettazione si farà come sempre un chiaro contratto scritto da noi e dal cliente.

Queste, dunque, sono le prime basi operative che abbiamo abbozzato per il prossimo periodo, concretamente vedremo ogni cosa, come al solito, insieme a voi, man mano che capiteranno casi da seguire, ci sarà occasione di confrontarci, discutere, aggiustare il tiro, ragionare, lavorare insieme. Resta il fatto che la mediazione sarà una opportunità se ci crederanno non solo gli avvocati, o qualche avvocato, ma anche gli utenti.

Buona serata a tutti.

 

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Grazie Tiziano per aver condiviso queste importanti ed interessanti riflessioni sulla mediazione.
    Ne farò tesoro.

    • Grazie Patrizia. Direi che se si vuole essere pratici, si debba iniziare a ragionare in questo modo, poi ognuno potrà «declinare» questi primi concetti come meglio crede, ma penso rimangano la base di partenza. Personalmente, sono abbastanza scettico sia nei confronti del ceto forense sia nei confronti della categoria degli utenti, ma staremo a vedere, caso per caso, cosa si riuscirà eventualmente a fare di buono.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
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  2. Tiziano preciso e puntuale come sempre in ogni intervento, la lettura del post mi ha rapito e stimolato a nuove riflessioni.. speriamo di confrontarci presto in maniera soprattutto operativa visto che siamo ormai prossimi..

  3. Spunto indubbiamente interessante.

    Mi pare manchi (o forse o letto in fretta, nel qual caso mi scuso) il riferimento all'ipotesi in cui la controparte non accetti di presentarsi in mediazione.

    In quel caso (e temo sarà frequente) ho un bel studiare la pratica, come avvocato dell' "attore"…

    • Grazie Renato, no, non hai letto male, la specificazione, assolutamente opportuna, manca. È ovvio che il preventivo e il pagamento successivo per la mediazione più completa dovranno essere condizionati al fatto che anche controparte accetti di andare in mediazione, cosa che di solito peraltro si può, con buona, anche se non totale, approssimazione, conoscere prima di depositare la domanda di mediazione, in tutti quei casi in cui prima si è svolta una fase di trattative con un collega avversario. Comunque è molto giusto specificarlo, assolutamente, grazie per la tua osservazione e buon fine settimana!

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
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  4. la riflessione che poni è molto interessante ,ma io sarei molto meno ottimista.Il cittadino piuttosto che recarsi da un avvocato si affiderà di certo ad una qualche organizzazione sindacale, che con una cifra irrisoria di associazione,alletterà l'utente con l'immediata risoluzione del caso e ciò impedirà di sicuro che questi si rechi da un avvocato del libero foro.Non so se anche a Modena funziona allo stesso modo , ma nel mio foro ad es.le cause previdenziali sono "dirottate" ai consulenti delle grandi associazioni sindacali.
    cordialità e complimenti per la meritoria attività di blogger-consulente!

    • Grazie Paola del tuo intervento. Quello che dici non è privo di qualche fondamento, anche se io non sarei proprio così pessimista. La materia previdenziale, e quella del lavoro, sono tradizionalmente appannaggio delle organizzazioni sindacali per motivi storici, sociali e così via e devo anche dire che in alcuni casi ho avuto a che fare con esponenti del sindacato che sarebbero stati in grado di dare la polvere a molti avvocati. Insomma, qualche volta il famoso sindacato ha anche più di qualche competenza da spendere. Viceversa, non vedo molto ben piazzate le associazioni dei consumatori, quando ad esempio si dovrà andare a discutere di una successione o una divisione, ad esempio, mentre altre materie, come quella della responsabilità medica, potrebbero in effetti in qualche modo gestirle meglio. Staremo a vedere, devo dire che il principio per cui si ottiene sempre il servizio corrispondente a quello che si spende è sempre valido, perchè è una legge quasi di natura e fisica, molte persone mi è capitato venissero da me deluse dall'esperienza presso una associazione, dove avevano speso poco ma avevano ottenuto ancora meno. Si vedrà, comunque le tue osservazioni rimangono giuste e interessanti, sono anche questi aspetti da vedere.

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  5. Francesca Sanson says:

    Gentile avvocato,
    condivido l'approccio delineato e ritengo che sia l'attegiamento corretto per contribuire a cambiare la cultura italiana vigente in materia di controversie , ove ci si pone con la visione giudiziale esclusiva del "torto" per una parte e della "ragione" dall'altra. Lo strumento della mediazione e della sua auspicata conciliazione metteno in luce un'ottica differente di risoluzione di controversie, ossia la valorizzazione degli interessi e dei benefici delle parti contraenti , che non sempre in sede di giudizio sono salvaguardati, e il mantenimento dei rapporti futuri tra le parti. Quindi si tratta senza dubbio di allargare la cultura attuale alla comprensione di strumenti risolutivi nelle controversie che hanno l'obiettivo rendere le controparti attori nella mediazione e che, aiutate dal mediatore, giungono a delineare una "torta negoziale" più ampia di quanto un procediimento giudiziale potrebbe permettere ,per una risoluzione soddisfacente in tempi brevi e a costi minori. In questo punto ritengo che la collaborazione legale per entrambe le parti in dissidio, sia indispensabile, poichè la figura del legale è colui che conosce le norme tecniche del caso, mentre il ruolo del mediatore deve restare imparziale e non è il ruolo di giudice o di arbitro, quindi non deve neppure entrare nel merito della questione, piuttosto aiutare l'istante e il convocato a rintracciare interessi e benefici da "pattegggiare",che possano condurre alla definzione della mediazione con una proposta a cui giungeranno le parti stesse nel corso della mediazione. Anche in semplici argomenti oggetto di controversie, solamente la stesura dell'accordo conclusivo necessita, a mio avviso, di un supporto legale, affinchè la" torta negoziale " individuata, sia fissata con i requisiti che portino alla soddisfazione dell'accordo nel tempo.
    Quindi vedo nel prossimo strumento ADR un allargamento dell'attivtà legale, rivista dagli stessi addetti ai lavori con un 'ottica e una cultura anglossassone.
    Da ultimo desidero sottolineare il ruolo determinante del legale proprio nell'illustrazione al cliente dello strumento :vantaggi economici previsti dal legislatore, tempi brevi, disagi pecuniari eventuali in caso di proseguo in sede di giudizio se esito del giudice in linea con l'esito della mediazione (parziale o totale) e forse non da ultimo la potenzalità dello studio legale di poter trattare e concludere e quindi fatturare molto più lavoro nel corso dell'anno , considerando la brevità del procedimento, auspicando che si chiuda con la conciliazione.

    Ringrazio per l'attenzione

    Dott.ssa Francesca Sanson

    • Sì, in effetti, anche per la stesura dell'accordo, sia pur con i contenuti emersi dalla mediazione, occorre l'intervento di uno o più tecnici che garantiscano che l'accordo stesso sia valido ed efficace, anche considerando che il Presidente del Tribunale potrebbe non dichiararlo esecutivo se contrario a norme imperative di legge o a principi di ordine pubblico.

      La mancata previsione dell'obbligatorietà della difesa tecnica è una scelta piuttosto sciagurata in quanto accoppiata alla possibilità che nemmeno il mediatore abbia un minimo di preparazione tecnico giuridica, per cui si potrebbero creare gruppi di persone a lavorare su una mediazione dove nessuna ha nozioni di diritto; se il mediatore, almeno, avesse avuto una buona preparazione di base, ma questi può essere un medico, un ingegnere, un informatico…

      Per quanto riguarda il ruolo del legale, devo dire che non è affatto facile spiegare ai clienti che cosa può significare la mediazione, sia per un difetto di informazione oggettiva sia per un problema di preparazione ed esperienza nostri come legali, anche se in realtà comunque nessuno sa bene come funzionerà o non funzionerà la mediazione, al momento. Io sono sempre propenso a tentare strade nuove, specialmente in casi particolarmente incancreniti dove so quasi per certo che mi attendono anni di causa, ma giustamente i clienti prima di investire tempo e denaro nella mediazione vogliono sapere e capire se ne vale la pena, al momento non siamo in grado di fornire una risposta adeguata.

      Buona serata e grazie anche a te per essere intervenuta, continua a seguirci.

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  6. nicoletta says:

    non trovo alcun riferimento ai procediementi cautelari e conservativi in particolare il rapporto tra mediazione e 696bis cpc

    • Beh, il mio non era un intervento con pretese di esaustività, anzi tutto al contrario un «focus» solo su aspetti precisi.

      In ogni caso, relativamente ai cautelari e simili credo ci sia poco da dire e che la parte li possa continuare a fare come prima, io ho da presentare un 696bis in materia di responsabilità medica e lo farò direttamente senza previa promozione della mediazione, cosa che mi serve anche per andare poi in mediazione con del serio materiale istruttorio che può costituire la base per la discussione e al tempo stesso impedisce che il mediatore faccia, come pur potrebbe, accertamenti che poi in seguito nemmeno sarebbero utilizzabili.

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  7. Angela Lorusso says:

    Credo che la mediazione così come è stata concepita sarà un grande "blef" per il cittadino che pensa di ottenere giustizia in così breve tempo e nella "illusione" di dover risparmiare i costi dell'avvocato, in realtà dovremo spiegare attentamente ai nostri assistiti quanto gli costerà!!! se la mediazione poi non dovesse avere esito positivo dovrà mettere fuori altri soldi per la causa ordinaria!!!
    Attenzione nel proceidmento di lavoro il collegato lavoro ha reso facoltativo il tentativo di conciliazione dinanzi alle commissioni, evidentemente dopo anni di esperienza ci si è resi conto che non funziona affatto!!! riflettiamo su questo! davvero crediamo che la giustizia possa essere privatizzata! già il nostro codice prevede il tentativo di conciliazione su cui il magistrato potrebbe soffermarsi con maggior rigore!
    esistono le camere arbitrali!
    non farebbe meglio il ministro ad incrementare l'organico della magistratura! anzichè creare queste altre figure a mio parere poco garantiste per il cittadino!
    Cordialità.

    • Sono d'accordo, la comunicazione con i clienti, e specialmente in questo periodo di prima vigenza della riforma, dovrà essere massima, dettagliata ed estremamente chiara, quando possibile, io credo, addirittura con brevi memo per iscritto, indicanti le varie alternative, i pro e i contro e così via. Il cliente ha qualche opportunità in più ma anche qualche rischio, io di sicuro come avvocato non sono disposto a lavorare come un pazzo per due euro, ma voglio essere compensato adeguatamente se verso il mio massimo impegno in una mediazione, dovrà valutare l'utente se vale la pena fare questo investimento, tenendo sempre presente che purtroppo nessuno, nemmeno noi legali, possiamo garantirgli un esito certamente positivo della fase di mediazione.

      Per quanto riguarda l'abrogazione del tentativo di conciliazione nella materia di lavoro, hai perfettamente ragione, anche se credo che le motivazioni fossero diverse dalla presa d'atto dell'inutilità del tentativo – che, invece, in diversi casi che ho seguito da dato luogo al raggiungimento di accordi – quanto alla volontà di introdurre pian piano le forme arbitrali, che sono più difficili da utilizzare per i lavoratori – immagino che anche tu ti sia accorta che viviamo da almeno 15 anni in un'epoca di distruzione dei diritti dei lavoratori, con i co.co.pro. da un lato e con la sottrazione alla magistratura ordinaria dei lavoratori subordinati.

      –?cordialmente,

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  8. Come dici giustamente, i litiganti vogliono avere ragione.. dimenticando che l'importante non è averla, ma.. farsela riconoscere. E questo procedimento di attribuzione è incerto per definizione..
    Quel che hai detto è tutto molto chiaro, etico e condivisibile.
    Provo solo ad aggiungere che la mediazione potrebbe trascendere dal tecnicismo legale. Mi spiego: la (ri)costruzione giuridica della vicenda che vede coinvolte due persone, si viene spesso a sovrapporre alla realtà direttamente vissuta dai protagonisti. Anzi considerando le differenti percezioni, sensazioni, sensibilità, valori e credenze è la stessa realtà ad essere percepita in maniera differente. Non vorrei uscire dal seminato, ma come insegnano i fisici, non esiste la realtà, ma la percezione della realtà: in che misura due che litigano hanno in testa la stessa realtà ? Non sarò più facile che abbiano in mente 2 realtà diverse..? Se ciò fosse vero, potrebbe la legge rendere oggettivo, ciò che nasce come soggettivo?
    Ecco, muovendo da questa ipotesi, il mediatore può verificare, prima di tutto, di cosa si sta litigando.. di quali emozioni hanno influito sul procedimento di formazione di quelle inferenze che, in ultima istanza, conducono alla ricostruzione della "realtà": non è un dato immediato,.. ma recenti studi di neuroscienze dimostrano che si prendono certe decisioni sugli altri in appena 200 millisecondi. Come può la legge influire su simili fenomeni?
    Non è che rischiamo di costruire la casa iniziando dal tetto…?
    Perdonami l'intrusione non_giuridica, ma credo che ci sia bisogno in questa complicata società moderna di recuperare il valore del Rispetto dell'altro in ogni caso ed a prescindere: affrontare i problemi che abbiamo con gli altri è difficile, intenso, doloroso. Delegare a meccanismi "esterni" (il processo) gestiti in base a regole emanate da terzi (il potere legislativo..) ed interpretate/applicate da altri (il giudice), difficilmente coincide con gli interessi personali diretti delle parti: la vita delle persone non può essere sussunta…
    Prima di far decidere agli altri i nostri problemi, potremmo tentare di risolverli da noi: con l'aiuto di un avvocato che ci faccia capire le alternative legali per decidere in piena coscienza e libertà.
    O almeno quel po' di libertà che ci rimane …dopo che i neuroni hanno svolto il loro lavoro 😉
    'notte, Andrea

    • Provo solo ad aggiungere che la mediazione potrebbe trascendere dal tecnicismo legale. Mi spiego: la (ri)costruzione giuridica della vicenda che vede coinvolte due persone, si viene spesso a sovrapporre alla realtà direttamente vissuta dai protagonisti. Anzi considerando le differenti percezioni, sensazioni, sensibilità, valori e credenze è la stessa realtà ad essere percepita in maniera differente. Non vorrei uscire dal seminato, ma come insegnano i fisici, non esiste la realtà, ma la percezione della realtà: in che misura due che litigano hanno in testa la stessa realtà ? Non sarò più facile che abbiano in mente 2 realtà diverse..? Se ciò fosse vero, potrebbe la legge rendere oggettivo, ciò che nasce come soggettivo?
      Ecco, muovendo da questa ipotesi, il mediatore può verificare, prima di tutto, di cosa si sta litigando.. di quali emozioni hanno influito sul procedimento di formazione di quelle inferenze che, in ultima istanza, conducono alla ricostruzione della “realtà”: non è un dato immediato,.. ma recenti studi di neuroscienze dimostrano che si prendono certe decisioni sugli altri in appena 200 millisecondi. Come può la legge influire su simili fenomeni? Non è che rischiamo di costruire la casa iniziando dal tetto…?

      Guarda, io su questo sono d'accordissimo. È, anzi, un tema molto importante sul quale vorrei tornare con un prossimo intervento «dedicato». Diciamo che la «legge», come punto di riferimento anche culturale (non sottovalutiamo mai questo aspetto del diritto, cioè che si applica anche perchè ritenuto giusto e non solo perchè coercibile!) per la soluzione delle controversie, è andata un po' in crisi. Quindi l'uso di strumenti come la mediazione che aprono la porta a riferimenti extragiuridici per la composizione delle vertenze è sicuramente da sperimentare, anzi questo proprio può essere uno dei grandi punti di forza della mediazione. Purtroppo, per come è stata regolamentata nel nostro paese, abbiamo visto che non sempre la mediazione sarà appetibile per le parti, ma questo è un altro paio di maniche, resta verissimo quanto sopra.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac
      splash http://ts.solignani.it
      ebook http://goo.gl/pUJx6

  9. Buongiorno avv. Solignani,
    Forse mi è sfuggito, ma non sono riuscito a capire se l'onorario dell'avvocato, del mediatore e le spese generali sostenute dal cliente per la procedura obbligatoria di mediazione rientrano in quelle coperte dalle assicurazioni di tutela legale.
    Saluti
    Andrea

    • Il compenso dell'avvocato a mio giudizio è sicuramente rimborsato dalle compagnie di tutela giudiziaria, che già pagano tutte le spese di assistenza stragiudiziale. Probabilmente tra poco arriverà una conferma ufficiale.

      Per quanto riguarda le spese del procedimento di mediazione, che possono anche essere piuttosto alte come abbiamo visto, credo che sia meglio accertarsene concretamente, in fondo da questo punto di vista la mediazione civile è assimilabile ad un arbitrato, e le spese per l'arbitrato non sono sempre coperte da tutte le polizze.

      –?cordialmente,

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  10. Francesco says:

    Ritengo che la mediazione possa essere utile solo nei casi in cui l\’ oggetto della contesa ed il suo valore sia ben delineato per fatto e diritto, sicchè l\’ accordo stragiudiziale diventa utile a ridurre i costi del tempo perso per attese giudiziarie, e solo quello poichè i costi vivi della mediazione sono equivalenti a quelli giudiziali. In tutti gli altri casi è impensabile \”mediare intorno a qualcosa di indefinito\” al pari di uno che volesse regolare l\’ apertura di una porta senza sapere dove si trova il cardine della stessa o peggio assumendo che ve ne siano uno per lato ugualmente credibili…

    • Un po’ è vero quel che dici Francesco, ma ti posso anche dire che un «oggetto ben definito in fatto e in diritto» è una entità più unica che rara per chi si occupa come noi di conflitto. Il diritto è spesso controverso, se scorri le mie osservazioni sulla legge nella rubrica «10 cose su» vedi meglio cosa intendo, il fatto in non pochi casi è del tutto chiaro, anche perchè nei conflitti spesso oltre alle circostanze materiali hanno un peso i rancori e i sentimenti. Quindi non saprei, forse meglio tenere la mediazione come porta aperta che si può tentare in molti casi, anche partendo da una situazione non ben definita che, specialmente in fatto, si può definire strada facendo. Poi, chiaramente, dipende sempre da caso a caso.

Di la tua!