Aggravare la responsabilità dei giudici può essere utile?

Perchè fuori luogo? Mi pare che sia un grande tema del funzionamento del sistema giudiziario, cui dovremmo essere interessati tutti. In linea di principio è vero quel che dice Mario, ma dobbiamo a mio giudizio anche riflettere che al giorno d’oggi la responsabilità professionale si traduce, nella pratica, nella titolarità di una assicurazione di responsabilità civile. Non è che nessuno possa costituirsi immune da errori nel mondo giuridico d’oggi. È giusto essere orgogliosi della propria responsabilità ed io per primo sono dell’idea che quando, come avvocati, sbagliamo dobbiamo prontamente mettere a disposizione dell’utente le risorse per poter riparare il danno. Ma questo si traduce principalmente nel destinare una parte, una piccola parte, dei nostri ricavi annuali al pagamento del premio assicurativo, dal momento che comunque ognuno di noi cerca sempre di lavorare al meglio ed evitando errori che pur risarcibili ci fanno fare una pessima figura sulla piazza. Se vogliamo far entrare anche i magistrati in questo sistema, avanti pure ma non credo che cambierà il loro modo di lavorare, se è questo quello cui si vorrebbe tendere. Ci sarà – e sempre che sia praticabile, come dirò subito dopo – da spendere soldi in più per una assicurazione, che probabilmente poi come costi verranno sversati su tutti i contribuenti perchè difficilmente credo che i giudici accetteranno una diminuzione del loro stipendio che è fisso e non incrementabile a seconda dell’impegno come per noi liberi professionisti per pagare una assicurazione di rc auto. Tutto questo, come dicevo, a condizione che ci siano poi delle compagnie disposte ad assicurare i giudici. Per gli addetto UNEP a quanto pare non ce ne sono. Per i giudici che vi siano compagnie disponibili, considerando la possibilità di errori generatori di danni per miliardi di euro, credo sia ancora tutto da verificare. In sostanza, mi sembra che il tema della responsabilità sia da verificare nella sua praticabilità e soprattutto nei suoi obiettivi finali, che, se sono quelli di far cambiare ai giudici modo di lavorare, sono molto scettico possano essere raggiunti. Siamo nella società dove conta molto di più la carota che il bastone, purtroppo o per fortuna, non credo che una categoria come questa possa trovare motivazioni nuove in un diverso e più severo regime di responsabilità. cordialmente, tiziano solignani

2011/4/4 Mario Reiner <mario.reiner>
Il motivo per cui i magistrati debbano esser immuni da responsabilità (almeno per gli errori più clamorosi), mentre ogni altro soggetto dell’ordinamento lo è, mi sfugge. Ma il tema qui è fuor di luogo, per cui mi rimetto solerte al lavoro, io che responsabile sono (e ne son fiero)

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Secondo me c'è anche un altro rischio, e cioè che i magistrati non avrebbero più il coraggio di sentenziare, appunto, con coraggio.

    Va detto però che fa molta rabbia all'opinione pubblica il fatto che un giudice possa rovinarti la vita e non pagare mai per il suo errore.

  2. Pubblichiamo di seguito sul tema una breve «intervista» ad un magistrato che non ama la pubblicità, con alcune osservazioni molto interessanti.

    [quote]Il magistrato ha attualmente (de iure condito) delle responsabilità per la sua attività lavorativa?

    Sì:
    – penali: anche per abuso d'ufficio, ad esempio, qualora nuoccia intenzionalmente ad una parte violando la legge … ma ci sono anche parecchie altre fattispecie
    – disciplinari: solo l'ignoranza della giurisprudenza disciplinare del CSM e delle Sezioni Unite della Cassazione (oppure ottenebramento politico o mediatico) può portare ad affermare che la giurisprudenza disciplinare è inesistente: le statistiche dimostrano, al contrario, che i magistrati sono sanzionati in percentuali superiori a quelle riscontrabili per le altre categorie professionali. Le sanzioni (così come gli illeciti disciplinari) sono tipizzati dalla legge e sono comminate con fin troppa severità in alcuni casi (per rinfrescare la memoria di casi gravi di destituzione dalla magistratura: il "collega" Edi Pinatto che dopo 8 anni non aveva ancora depositato una sentenza al Trib. Gela; la "collega" Careri – che in realtà si dimise poco prima della sentenza – impegnata a fare regate quando risultava assente per malattia; il "collega" Tosti che rifiutò di tenere udienza se non fossero stati rimossi tutti i crocifissi del palazzo di giustizia). Moltissime condanne disciplinari (con sanzioni che vanno dalla censura alla perdita di anzianità di servizio, al trasferimento d'ufficio, alla sospensione) dipendono da gravi (nel senso indicato dalla legge) ritardi nel deposito delle sentenze
    – di carriere: ogni 4 anni ogni magistraro è sottoposto a valutazione di professionalità: il consiglio giudiziario prima e il CSM poi esaminano statistiche comparate (per verificare la laboriosità rispetto ai colleghi del medesimo ufficio), pareri del capo dell'ufficio, provvedimenti individuati a campione, ecc. per decidere se il magistrato può conseguire la valutazione successiva (alla quale non corrisponde un aumento di stipendio, salvo che per la 3° e la 5° valutazione). In caso di decisione negativa, la valutazione si protrae per un ulteriore biennio; se ancora negativa, il magistrato viene destituito.
    – contabile: per danno erariale, diretto (ad esempio, liquidazioni di gratuito patrocinio eccessive, custodie giudiziarie "dimenticate", ecc.) o indiretto (leggi Pinto, ecc.)
    – civile: i magistrati hanno responsabilità civile per dolo e colpa grave (come gli insegnanti, i medici, gli avvocati, ecc.); la responsabilità è esclusa per l'attività di interpretazione di norme giuridiche (Interpretazione … concetto diverso dall'applicazione!). L'azione può essere esercitata nei confronti del Min. Giustizia anche per colpa lieve; l'Avvocatura dello Stato (anzi, il Ministero) si rivale sul magistrato in caso di dolo o colpa grave; la responsabilità del magistrato è limitata a un terzo dello stipendio annuo.

    Ha senso la limitazione della responsabilità civile alla somma corrispondente a un terzo dello stipendio?

    Secondo me, no: se cagiono un danno da 1.000.000 di Euro per dolo/colpa grave devo subirne le conseguenze per intero.
    A scanso di equivoci e per amor di verità (quella che non si legge sui giornali), vi informo che un magistrato con 8 anni di anzianità di servizio (io) ha un CUD2010 di circa 73.000 Euro (al lordo di imposte e ritenute ovviamente … e vi assicuro che non riesco a evadere neanche un centesimo!)

    Ha senso estendere la responsabilità per dolo o colpa grave ai casi di "manifesta violazione del diritto"?

    Lascio individuare a dei giuristi la definizione di "diritto": tanto per fare un esempio, in quale termine si iscrive a ruolo l'opposizione a decreto ingiuntivo? chi si discosta da un autorevolissimo e recentissimo precedente delle Sezioni Unite non commette una manifesta violazione del diritto?
    In realtà, credo che – non essendo individuabile un "diritto" identificabile e immutabile (l'interpretazione è l'essenza della giurisdizione) credo che la modifica approvata in commissione si risolverà in un boomerang perché finirà col ridurre la responsabilità anzichè ampliarla!

    Ha senso consentire l'azione diretta contro il magistrato?

    In proposito, osservo che se l'insegnante di mia figlia le arreca un danno, non ho azione civile diretta contro di lei, ma solo contro il Min.Istruzione (che poi si rivale in caso di dolo o colpa grave).
    Evidentemente, si ritiene che l'attività degli insegnanti sia più delicata e preziosa di quella dei magistrati.
    Le conseguenze dirette saranno ovvie per tutti: chi se la vede male in una causa (o, peggio ancora, in un'esecuzione … dove spesso l'esecutato ha poco da perdere e ha solo necessità di guadagnare tempo) può citare in giudizio il giudice … da quel momento il giudice ha rapporti di debito/credito con la parte e SI DEVE astenere!
    Le conseguenze indirette si vedranno col tempo: avete presente la c.d. "medicina conservativa" (quando il medico non sceglie la soluzione più confacente a risolvere il problema del paziente ma quella che, in caso di esito negativo, gli – al medico – procura il minor danno patrimoniale)? potete trovare parecchi articoli a riguardo su internet. Si arriverà alla giurisprudenza conservativa? Che rischio corro se assolvo l'imputato in una causa senza parte civile? forse mi farà causa per danni il P.M.? Se mi accingo a decidere un'opposizione all'esecuzione, è più probabile che subisca un'azione risarcitoria dall'esecutato squattrinato o dalla banca procedente? quando devo decidere se reintegrare un lavoratore ingiustamente licenziato, chi può procurarmi il maggior danno patrimoniale in caso di decisione "in manifesta violazione del diritto"?[/quote]

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