Farid e le sue tre mogli

Farid, marocchino da vent’anni in Italia, sposato nel suo paese di origine con tre donne, vorrebbe ottenere il ricongiungimento familiare con ognuna di esse. Questo caso pone così il classico tema destinato a sollevare lo «scontro tra culture» che tanto piace a molti politici che, in mancanza, avrebbero veramente poco da dire ai potenziali elettori.

Al riguardo, c’è da dire innanzitutto che non è la prima volta che il nostro Paese viene interessato da problematiche del genere. Il più famoso precedente è quello deciso dal Tribunale di Bologna con la sentenza 12-3-2003. In quell’occasione, un islamico aveva chiesto all’INPS di pagargli tanti assegni familiari quante mogli aveva; il funzionario INPS, dopo aver rigettato per alcune volte le sue richieste, si era irritato e aveva mandato tutto alla Procura della Repubblica, perchè procedesse per poligamia. Il giudice ha però assolto l’imputato, sostenendo che «il reato di bigamia (art. 556 c.p.) può essere commesso solo dal cittadino italiano sul territorio nazionale essendo irrilevante il comportamento tenuto all’estero dallo straniero la cui legge nazionale riconosce la possibilità di contrarre più matrimoni», aggiungendo anche che «nessun principio di ordine pubblico appare leso laddove i matrimoni contratti all’estero dal padre siano privi di effetti civili per l’ordinamento italiano».

Questo provvedimento ci fa capire che ne sarà probabilmente di Farid, delle sue mogli e dei suoi figli. Solo il primo matrimonio sarà considerato valido, con la conseguenza che la domanda di ricongiungimento familiare con la terza moglie sarà probabilmente rigettata, e i figli nati dalle moglie successive alla prima saranno considerati figli naturali, cioè nati fuori dal matrimonio. Alla morte di Farid, l’unica ad ereditare, insieme ai figli, sarà la prima moglie, le altre non otterranno niente, pur avendo magari contribuito per decenni alla conduzione del menage familiare e all’incremento del patrimonio comune. I figli delle mogli diverse dalla prima saranno, anche se solo in minima parte, discriminati rispetto ai figli della moglie, gli unici considerabili come legittimi, anche in sede di successione.

Ecco quindi che il tema della poligamia islamica nel nostro Paese si rivela per quello che è veramente: non una questione, come viene vista di solito, di eventuale privilegio del marito, che è comunque tutelato, visto che non viene nemmeno ritenuto responsabile penalmente, ma un problema di adeguata tutela delle mogli successive alla prima e dei figli nati dalle stesse, da valutare serenamente e rinunciando alle pruderie tipicamente europee. La nostra legge da un lato apre al diritto islamico, ma poi limita tale apertura alla sola indifferenza penale, privando i protagonisti di famiglie di questo genere di adeguata tutela. Nel momento in cui, invece, si ammette che la bigamia è penalmente lecita, occorrerebbe disciplinare anche il relativo fenomeno, altrimenti si rischia di avere dei «figli di una legge minore» come le mogli ulteriori alla prima e i loro figli.

articolo originariamente pubblicato su | cadoinpiedi.it

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. semplicemente non si deve ammettere che la bigamia sia lecita. E chi emigra in Paesi in cui la legislazione è differente, deve accettarne le conseguenze.

  2. Giancarlo says:

    il mio parere e' perentorio e tassativo tutti coloro che vengono nel nostro paese per vari motivi debbono rispettare il nostro ordinamento cavilli o non cavilli legali vari se vogliono vivere nel nostro paese debbono rispettare le nostre leggi in caso contrario se ne stiano a casa loro.

  3. rinunciare ad avere tutto ma proprio tutto quello che avevano nel Paese di origine: alla base dell'emigrare stesso c'è un atto di cambiamento radicale delle proprie abitudini, degli stili di vita e…anche delle idee. Si mettono in gioco molte cose: pretendere di rimanere inchiodati alla dimensione di origine (vale anche per noi italiani quando espatriamo) porta a quei problemi di mancata o sofferta convivenza che possiamo osservare in ogni luogo dell'occidente.
    Conosco arabi che venendo in Italia si son fatti una ragione della nostra diversa (ma non per ciò migliore) mentalità e altri che la respingono in toto vivendo in Italia sempre e per sempre come "ospiti paganti". Capisco il tuo voler fare i conti con l'oste (che ne facciamo di più mogli e più figli?) ma ridursi alla situazione inglese o canadese significa aprire le porte alla compresenza di più iuris nella stessa nazione.
    Sì, credimi, una cosa tira l'altra Tiziano… ti ricordo che la legge islamica non è favorevolissima alle donne e che già in Canada si assiste alla convivenza di cittadine di serie A – le canadesi, giudicate secondo il Diritto loro solito – e le altre, quelle soggette alla legge islamica e ai tribunali islamici, cioè è de facto una discriminazione all'interno della stessa collettività nazionale. Si dice che dette cittadine canadesi di religione musulmana siano libere di scegliere a quale Diritto assogettarsi: sarà…

    • Mi sembra molto opinabile quello che dici. Chi emigra, proprio perchè si trova all'estero, paradossalmente si attacca ancora di più alle proprie tradizioni e ai valori di origine. Lo vediamo nei movimenti interni ai paesi, tra cui l'Italia, lo abbiamo fatto noi italiani quasi sempre quando siamo andati all'estero, dove abbiamo formato comunità con precisi caratteri distintivi. Ad ogni modo, credo che sia una scelta da lasciare ad ognuno, quella tra abbracciare valori nuovi o rimanere attaccato a quelli vecchi, preciso anche che personalmente persone che vendono la loro identità per un pezzo di pane non le vorrei nel mio paese, per come sono fatto di carattere e se devo essere sincero sino in fondo. A me piacciono le diversità e le trovo un fattore di sviluppo e di riflessione, anche solo culturale.

      Quando al fatto che le donne siano discriminate secondo la legge islamica è sicuramente vero in molti contesti, come ad esempio nella previsione dell'istituto del ripudio (al quale comunque viene negato ingresso nel nostro Paese), ma una amante occidentale di un uomo sposato, ad esempio, è sicuramente tutelata meno di una seconda moglie di un uomo in un paese islamico.

      –?cordialmente,

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  4. Il discorso circa la mancata tutela di un'amante rispetto alla stupenda tutela di una seconda o terza moglie in un Paese in cui è consentita la variante poligamica, è un discorso capzioso: è il solito e trito argomento che viene tirato in ballo dagli uomini occidentali (italiani in primis) per relativizzare una questione di giurisprudenza. Buttarla a tarallucci e vino non serve a nulla. I fattori discriminanti della giurisprudenza islamica nelle questioni di diritto di famiglia sono numerosi e imponenti. Fanno proprio a pugni con la riforma del '71 e con la mentalità acquisita. E con la normativa euroepa, va da sé. Ma se vuoi creare il consenso attorno ad una questione morale…prova a pensare che di morale 'sta questione "amanti versus mogli multiple" non ha proprio nulla. Tanto per non mandartela a dire a mia volta. Tirare in ballo un argomento simile da parte di chi non è cresciuto in quell'universo culturale e religioso, e proporre un ardito paragone nel merito di una supposta "superiorità" o "compassione" di un Diritto rispeto ad un altro, beh… manca un pò di autoanalisi, vero? Capisci che cosa c'è di culturalmente stortignaccolo in cotando ragionamento? Tipo un attimo di fregola…Tanto per non mandartela a dire a mia volta….:-))))))

    Naturalmente, non avevo scritto affatto che invitavo gli stranieri a stracciarsi le vesti per integrarsi. Ti invito a rileggermi con occhi meno ideologici. Ripeto: tutto ma proprio tutto nun se pò né fà né avé. Qualche pezzo si perderà per strada perché non si incastra con una nuova realtà. O ce ne facciamo una ragione o creiamo degli assurdi legali in una stessa nazione – tipo: perché Farid sì e io no?

    A tal proposito, sospetto che tu voglia sostenere una parte ben precisa che trova nelle socialdemocrazie scandinave il suo corrispettivo. Peccato che tu non sia bene informato di come si sia evoluta lassù la situazione integrazione. Davvero un peccato, inizieresti a fare degli importanti distinguo. E magari ti sarebbe più chiaro quel che sto tentando di dirti. (Poi mi arrendo, eh! Basta dibattito, per carità!)

    Infatti, non di valori da giocarsi a briscola parlavo ma di lasciarsi tentare da nuove idee (nessuna migliore di altre a fortiori, come avevo scritto, ma diverse e aventi le une maggior rilevanza in un dato Paese e meno in un altro); non di ripudio delle proprie origini ma di inclusione di nuove prospettive (te tocca, sai, quando emigri…sperimentato di persona); non di rinuncia in toto alla propria cultura ma di evitare le fossilizzazioni; non di divieto di costituzione di gruppi e movimenti ma…occhio ai separatismi!

    Insomma, se è pur vero che nessuno riesce a ricrearsi la fotocopia del proprio mondo di origine in altri luoghi (a parte la nota Colonia Tovar in Venezuela: 'n robbbba incredibbile!), è pur vero che la sfida del rimescolamento spetta in primo luogo a chi molla gli ormeggi e parte. Altrimenti me la vedo dura: per loro e per tutti. E' allora che esplodono i razzismi. Eviterei.

    Non è necessario condividere gli stessi valori, nemmeno all'interno di un'omogenea comunità linguistico-culturale, per vivere decentemente insieme ma un concetto di cittadinanza (con il suo relativo Diritto) direi che sarebbe il caso, non ti pare?
    E le tre mogli di Farid, beh, facciamo una e le altre vengono in Italia con uno statuto diverso (ancora: proprio tutto tutto tutto non si può avere da questa vitaccia cane): sto ancora ridendo perché aveva chiesto gli assegni familiari per tutte e tre. Ullallà!

    La Cancelliera tedesca disse, all'inizio del suo mandato, che se gli stranieri non si fossero decisi per una vera integrazione, smammare dovevano. Niente di meno. Frase grave. Perché lo disse? Il concetto è che non puoi vivere in un altro Paese come un corpo estraneo, per esempio andare in giro in niqab. E' come passare le unghie su una lavagna: stridono. Così come stridono le questioni inerenti la giusriprudenza islamica tollerata e "lasciata fare" laddove vige un'altro Diritto – bello, brutto ma un altro.

    Tiziano, non è cosa…

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