se mio marito è disoccupato in caso di separazione dovrò mantenerlo?

Sono sposata con rito religioso da tre anni e ho un bambino di due anni. Siamo in regime di separazione dei beni. Mio marito è disoccupato mentre io ho un impiego statale. Abitiamo in casa di mio suocero (mia suocera è deceduta). Abbiamo deciso per incompatibilità di carattere di fare la separazione consensuale. Mi chiedo dovrò dare un assegno di mantenimento a mio marito (disoccupato per sua scelta)? Inoltre considerato che la casa dove abitiamo è per un terzo di mio marito, dovrò lasciare l’abitazione?

L’obbligo di contribuire al mantenimento del coniuge economicamente più debole dopo la separazione è previsto dalla legge, ma non nel caso in cui la condizione di inferiorità di risorse dipenda da scelta del coniuge stesso e vi sia invece una sua precisa capacità lavorativa. È abbastanza raro che una moglie venga condannata a mantenere il marito, anche se in alcuni casi da me seguiti devo dire che mi è capitato di assistervi, anche se sempre per importi molto contenuti. In ogni caso, nella tua situazione per affrontare una eventuale richiesta di mantenimento da parte di tuo marito dovrebbe essere sufficiente dimostrare la sua capacità lavorativa e la presenza di occasioni di lavoro, anche se queste ultime dipendono molto dal contesto sociale in cui si vive e dalla situazione economica attuale che come è noto non è particolarmente favorevole.

Ad ogni modo, se, come dici, siete orientati verso una soluzione di tipo consensuale, anche questo aspetto lo dovrete concordare, non è che lo potrete andare a discutere davanti al giudice, se presentata un ricorso insieme ogni condizione dovrà essere già definita. Quindi ti conviene innanzitutto «negoziare» con tuo marito, poi vedi che piega prende la cosa e puoi agire in base a quello.

Per quanto riguarda la casa, quello è attualmente un problema. Essendoci un minore di mezzo ed ottenendone tu probabilmente la collocazione in via principale, la casa dovrebbe essere assegnata a te. Però ultimamente, parlo di una sentenza della Cassazione di luglio 2010, la giurisprudenza ha cambiato orientamento rispetto alla casa concessa in comodato dai suoceri al figlio per adibirla a casa familiare e ha detto che i suoceri conservano il diritto di richiederla indietro; di questa sentenza parlo più diffusamente nel mio libro; è ancora presto per dire se questa sentenza farà stato, anche se mi pare che una pronuncia conforme successiva ci sia già stata, ragione per cui attualmente c’è una situazione di incertezza, potresti trovare un giudice che ti consente di continuare ad abitare nella casa o viceversa.

Naturalmente, in caso di perdita della casa probabilmente verrebbe meno anche il tuo eventuale onere al mantenimento di tuo marito, per necessità economiche tue dal momento che pagare un affitto con lo stipendio di un impiego statale incide piuttosto pesantemente sulle risorse che si hanno a disposizione. In conclusione, comunque, anche sulla casa il consiglio è quello di negoziare, coinvolgendo, se del caso, anche il proprietario, in modo da trovare un assetto il più soddisfacente possibile per tutti per la famiglia dopo la separazione.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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