quando le madri scelgono di rimanere segrete

Nell’ultimo anno si è verificato un aumento esponenziale del fenomeno delle “madri segrete”, ossia di donne che, al momento della nascita in ospedale del figlio, non lo riconoscono abbandonandolo alle cure di medici ed infermieri. Tali neonati, in generale, sono destinati ad una veloce adozione nazionale, questo allorquando non abbiano problemi di salute o handicap.

Prescindendo dalle valutazioni sociologiche, circa il disagio che sta alla base di tale fenomeno, è fondamentale, ai fini dell’analisi giuridica, individuare un punto di equilibrio tra le esigenze e i diritti della madre, che desidera rimanere anonima, e quelli dei minori.

Infatti, i minori adottati, molto probabilmente, in un futuro, nutriranno, il desiderio di conoscere le proprie origini biologiche e, in alcuni casi, l’ordinamento prevede la possibilità per gli stessi, divenuti adulti, o per i genitori adottivi, di entrare in possesso di tali informazioni. Tale possibilità, però, trova un limite invalicabile nella richiesta della madre, al momento del parto, di rimanere anonima, limite rimarcato anche dalla recente disciplina in materia di trattamento dei dati personali (D.Lgs. 396/2001). Va ricordato che, per legge, l’adottato comunque perde ogni contatto con la famiglia di origine, senza possibilità alcuna di «tornare indietro».

La normativa richiamata trova la propria ragione d’essere nella tutela primaria della vita e della salute del minore, il chè ha come conseguenza la ferrea tutela del diritto alla riservatezza della madre. Infatti, solo assicurando alla madre la possibilità di rimanere anonima per tutta la vita, si può incentivare l’utilizzo, da parte della stessa, delle strutture sanitarie e dei servizi dalle stesse offerte, in modo da evitare aborti, parti ed abbandoni traumatici, che causerebbero danni ben maggiori al minore.

Cosa si ha invece per tutti quei minori che non vengono adottati e che quindi non hanno, giuridicamente, un rapporto parentale stabilito? Queste persone, una volta maggiorenni o anche prima con l’assistenza di un curatore speciale e sotto il controllo del Tribunale, possono chiedere il riconoscimento della maternità, nonostante che la madre abbia il diritto di non essere nominata, se riescono a individuare colei che è la loro madre biologica. La ragione di questa scelta legislativa, come spiegato meglio nel libro di Tiziano Solignani, sta nel fatto che può essere un interesse del figlio quello di non essere associato alla propria madre biologica, che può essere una nota prostituta o comunque una persona socialmente non giudicata positivamente; sta al figlio scegliere se vuole instaurare, anche legalmente, un rapporto con la propria madre biologica o no.

Sicuramente tale fenomeno preoccupa gli operatori del settore, proprio per questo motivo è necessario trovare soluzioni alla base del problema, mediante campagne informative, non solo del diritto all’anonimato, bensì anche dei servizi che le istituzioni mettono a disposizione delle donne. Tra questi troviamo, principalmente, i consultori, presso i quali non solo le madri vengono indirizzate a strutture specializzate nelle cure mediche, bensì possono usufruire anche di assistenza psicologica, relativamente agli aspetti che precedono e succedono al trauma dell’abbandono.

articolo originariamente pubblicato su | Cadoinpiedi

About Eleonora Cuocci

praticante patrocinatore presso lo studio Solignani.
Appassionata di diritto, ma ancor più di umanità.

Comments

  1. Scusa ma non mi e' chiaro.
    Se la madre chiede di non essere nominata (anche nel matrimonio) ed il padre riconoscesse il bambino, a me risulta essere sempre possibile una maternita' giudiziale. O no? Se non fosse cosi' troverei ANCHE disparita' tra uomo e donna.
    In realta' questa disparita' c'e' di fatto perche' la madre per maggior sicurezza terra' nascosta la nascita al padre biologico cosi' non avra' mai maternita giudiziale (una volta si andava a partorire lontano dalla regione di residenza).
    Cordiali saluti

  2. Scusi, e' il padre che mettiamo riconosce il figlio, non potrebbe farlo nell'interesse del minore?
    Cordiali saluti

  3. Segnalo questa bella inchiesta sul tema di Repubblica: http://goo.gl/fwTWt

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