posso cambiare il cognome a mia figlia se il padre non si fa mai vedere?

Sono legalmente divorziata ed ho una bimba di 8 anni i rapporti con il padre sono totalmente assenti mai una telefonata neppure per le ricorrenze. Manda però fino dai tempi della separazione l’assegno di mantenimento, in questo ultimo anno è venuto a trovare sua figlia, da gennaio con cadenza ogni due mesi, senza mai però neanche una telefonata in questo lasso di tempo. Ovviamente gli incontri non sono stati appaganti per mia figlia che alla fine di tali incontri ha espresso la volontà di cambiare cognome in quanto non si sente di appartenere a tale persona poichè è un estraneo. Quante possibilità crede che abbia perchè le venga cambiato cognome e posso fare io la domanda senza il suo consenso visto che è affidata esclusivamente a me?

Rispondo come al solito per (s)punti.

  1. Il diritto di visita e frequentazione del genitore non affidatario non è solo appunto un diritto ma è anche un dovere, nei confronti sia dei figli che dell’altro coniuge, tanto che, in mancanza di esercizio, l’altro coniuge può chiedere il risarcimento del danno consistito nell’essersi dovuto occupare esclusivamente del figlio, anche oltre i tempi previsti dal titolo della separazione. C’è giurisprudenza sul punto, di cui parlo più approfonditamente nel mio libro cui rimando appunto per chi volesse vedersi meglio la questione.
  2. Credo che il tuo approccio al problema, francamente, sia sbagliato. È vero, il padre si sta comportando molto male – anche se purtroppo nella realtà c’è anche di molto peggio, cioè persone che nè pagano il mantenimento nè si fanno mai vedere – ma comunque questo non è il motivo per assecondare una bambina di soli otto anni in un proposito come quello di cambiare cognome, alla ricerca di una soddisfazione o di un riscatto morale che comunque non le può, probabilmente, venire da questo.
  3. In ogni caso, si tratterebbe di una soluzione sbagliata: se crediamo che il padre sia un estraneo, e che quindi non abbia a cuore le sorti della figlia, l’iniziativa da prendere è semmai quella della decadenza, totale o parziale, dalla potestà genitoriale; se, infatti, cambiamo il cognome alla bimba, il padre resterà sempre suo padre e potrà sempre intervenire in occasione delle più importanti decisioni riguardanti la sua vita, come le ferie, le scuole da frequentare, gli eventuali trattamenti sanitari e così via. Per questo, si tratterebbe di una iniziativa – quella di cambiarne il cognome – di nessun valore pratico.
  4. Pur comportandosi male il padre, a mio giudizio varrebbe la pena, anziché inasprire il rapporto, tentare di ricostruirlo, opportunamente con l’aiuto di un mediatore familiare. Solo se, dopo aver fatto o tentato di fare un percorso serio di mediazione, con diverse sedute, il padre comunque non si metterà di buzzo buono a svolgere il suo ruolo, allora si potranno valutare diversi provvedimenti, cominciando dalla decadenza, probabilmente solo parziale, della potestà, mentre il cognome io comunque lo lascerei decidere a tua figlia una volta divenuta maggiorenne, anche se comunque si può valutare, ma solo dopo aver regolato opportunamente la potestà.
Chiederò al mediatore familiare che collabora con il nostro studio di dare anch’egli il suo parere sul caso, lasciando un commento, magari può darti qualche consiglio in più.
About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Quando alcuni mesi fa, volendo perdere qualche kg, la dietista mi consigliò mezz'ora di camminata tutti i giorni le confidai che, pur consapevole della correttezza del consiglio, non ero nelle condizioni di seguirlo al pieno. Le dissi cmq che avrei, coerentemente con i miei impegni, fatto tutto il possibile per muovermi almeno un paio di volte a settimana (e così feci, traendone in ogni caso un beneficio). Apprezzai il fatto che la dott.sa non mi impose il suo punto di vista, apprezzando cmq i miei sforzi (forse vedendo in essi una risorsa). Oggi le "uscite settimanali" sono 3 – 4, le camminate sono corsettine e i minuti quasi raddoppiati. Perdonate, non ho un attacco narcisistico (è raro che parli di me) ma spesso nella vita ciò che è giusto fare e ciò che in un determinato momento ci "sentiamo" di fare non coincidono. Non emetto giudizi (non ho dati sufficienti e non lo farei cmq) ma esprimo forti perplessità sulla VOLONTA' di una bambina di 8 anni di pensare al proprio cognome (forse della Barbie) senza ingerenze. Se questo papà è così assente, perchè affrettarsi tanto per "taglarlo" fuori? Un ultimo appunto: i figli non appartengono al papà, ma non appartengono neppure alla mamma; appartengono a se stessi, se i genitori hanno fatto bene il loro DURO MESTIERE.
    Cordialmente.

  2. Cristina says:

    Buon giono, il mio nome è Cristina e sono citadina peruvianna, tre anni fa ho avuto un belissimo bambino e non è stato riconosciuto dal vero padre. adesso lui ha il mio nome e i miei cognomi… nel trascorso del tempo ho trovato una persona con la quale attualmente abito insieme da quasi un anno e mezzo che è disposto a dargli il suo cognome e la sua cittadinanza (italiana).. Esiste qualche modo in qui lui possa riconoscere il mio bambino come bambino anche suo?? ho bisogno di questa risposta. grazie

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