gli accertamenti sulla paternità si possono fare anche prima della nascita?

Con questo post inauguriamo la nostra collaborazione con la dott.ssa Marina Baldi, biologa genetista del laboratorio Genoma. Abbiamo fortemente cercato questa sinergia per poter rispondere a tutte le domande che ci arrivano relativamente al tema degli accertamenti genetici e dell’impiego di queste tecniche in ambito forense (ts).

Convivo da tempo con una donna, ma negli ultimi anni il rapporto tra noi è andato in crisi per mancanza di comunicazione. Purtroppo, ho allacciato una relazione extraconiugale con una amica di famiglia, anch’essa convivente. Adesso questa amica con la quale ho avuto una relazione è rimasta in cinta e non si sa chi sia il padre del bambino. La nascita è prevista tra due mesi oramai, vorrei sapere se è possibile accertare la paternità del bambino anche prima della nascita, un genetista che abbiamo interpellato ci ha detto che non è possibile, ma mi sembra strano, considerato che già ad un certo periodo si può fare l’amniocentesi. Credo che sia importante saperlo perchè io nel caso vorrei assumermi le mie responsabilità, inoltre se fosse figlio mio non sarebbe giusto continuare ad illudere il compagno della mia amica che da oramai sette mesi crede di essere in procinto di diventare papà.

La paternità può essere accertata o disconosciuta senza alcun problema di natura tecnica anche in fase prenatale.

Si può effettuare l’accertamento già dalla 11° settimana (con la biopsia dei villi coriali) o anche all’amniocentesi (16° settimana). Quindi è necessario valutare la settimana a cui è la paziente per decidere la procedura da utilizzare.

Il prelievo deve essere fatto dal ginecologo che invierà in laboratorio il materiale fetale prelevato insieme ad un tampone buccale dei genitori. Il tutto accompagnato da moduli di autorizzazione compilati che comportano l’autorizzazione all’esecuzione di test genetici, su cui saranno indicate le generalità dei soggetti che vengono analizzati ed una password che sarà l’unico mezzo per poter avere accesso ai risultati. Per la risposta ci vuole una settimana. Il prelievo può essere effettuato a Roma o in alternativa anche a Milano.

Contrariamente a quel che si pensa, l’esame si può fare anche a gravidanza avanzata. Infatti, la amniocentesi, ad esempio, non si fa cosi’ avanti per diagnosi di malattie genetiche per due ordine di ragioni: la prima e’ che avere una diagnosi di patologia fetale oltre la 23 settimana di fatto non serve perche’ non si puo’ interrompere la gravidanza oltre quel termine secondo la legge italiana, la seconda e’ di ordine tecnico perche’ le cellule che si trovano sospese nel liquido amniotico sono molte ma ormai troppo differenziate per poer essere utilizzate per colture cellulari. Si fa invece di routine a termine di gravidanza per eseguire alcune analisi che riguardano il distress respiratorio e la maturita’ polmonare fetale. Quindi il prelievo e’ fattibilissimo. Il test di paternita’ e’ fattibile sul liquido prelevato a termine perche’ non necessita di coltura cellulare e non e’ piu’ invasivo di quello eseguito a 16 settimane ma assolutamente identico, se non per la necessaria pazienza del prelevatore che avra’ minore falda liquida da cui prelevare a causa delle dimensioni del feto. Dovra’ quindi valutare con più calma il punto in cui inserire l’ago per il prelievo.

Ovviamente il rischio di minacce d’aborto da procedura(0,5%) rimane sempre valido sia a 16 che a 30 settimane, con la differenza che se a 16 ci sono complicazioni il feto non ha praticamente possibilita’ di sopravvivenza autonoma, mentre a 30 settimane se dovesse esserci una rottura del sacco o contrazioni e’ sufficiente far nascere il bambino.

About Marina Baldi

Biologa, specialista in genetica medica, master di II livello in criminologia e scienze forensi, psico-oncologia, genetica forense. Da oltre 25 anni si occupa di diagnosi prenatale di malattie genetiche e di consulenza genetica. Responsabile della sezione di consulenza genetica e della sezione di genetica forense del laboratorio Genoma a Roma.

Comments

  1. Avv. Antonello Maria says:

    Buongiorno Dottoressa. In effetti leggevo in questi giorni che all'estero con una spesa di circa 1300,00 euro è possibile verificare la paternità anche dal sangue della madre. La notizia era riportata dal Corriere della Sera e da Italia Oggi. Cordiali saluti

  2. In effetti e' cosi', i dati sono ancora molto pochi e il rischio e' che si possa fare confusione con il profilo dl DNA materno, quindi sembra sia una analisi piu' efficace in caso di feti con sesso maschile. Credo pero' che sia una buona idea di aspettare un periodo, che non sara' certamente lungo, in attesa che sia pubblicato qualche lavoro scientifico di validazione. Si tratta di tests dai quali derivano problematiche familiari rilevanti, quindi e' bene muoversi con i piedi di piombo.

    Cordialmente

    Marina Baldi

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