è possibile ottenere la divisione in due unità della casa familiare in caso di separazione?

mia moglie ha chiesto la separazione con due bambini piccoli e casa di mia proprietà, nonostante io le abbia perdonato dei tradimenti (provabili) e essermi comportato bene, lei nullatenente al matrimonio (giugno 2004, regime di separazione dei beni). Attualmente medico guadagna più di me (1830,00 contro 1500,00). Adesso vuole l’affidamento esclusivo per cacciarmi fuori di casa, io con il mio stipendio, pagando ancora un mutuo di oltre 600,00 più gli alimenti per i bambini non vedo dove andare ad abitare, oltretutto la casa è a 8 minuti di macchina dal mio lavoro. Ho anche proposto a mie spese di dividere l’appartamento in due unità indipendenti(43mq per me e 54mq per lei e i bambini, calpestabili, 4 posti letto per ognuno), sia per la mia sostenibilità economica che per essere più vicino ai minori in tutti i sensi (affettivamente e logisticamente). Lei però ha detto di non essere interessata, nè ha proposto altro. Ciò detto quale la migliore strategia per mantenere la casa: andare direttamente in giudiziale proponendo in seconda battuta l’opzione di divisione oppure proporla subito? L’alternativa tecnica della “staffetta”, ovvero casa affidata ai minori e i genitori che si alternano tre gg per uno, è più o meno probabile ? Il mio legale non riesce a rassicurami nè ha un cosiddetto “progetto di gestione della crisi familiare” in mente.

La formula dell’affidamento, cioè se esclusivo o condiviso, non ha niente a che fare con l’assegnazione della casa familiare. Ulteriormente, la collocazione dei bambini va valutata con riferimento al loro interesse, almeno in via principale, dopodichè tutte le altre questioni vanno regolate adeguandosi. Capisco, comunque, le tue considerazioni, che sono in parte condivisibili, anche perchè, come dici tu stesso, un adeguato progetto di gestione della crisi familiare, adeguato cioè per tutti, va a vantaggio anche dei più piccoli, dal momento che se un genitore esce dalla separazione seriamente «malmenato» difficilmente potrà conservare un rapporto collaborativo con l’altro coniuge.

Per quanto riguarda la soluzione che hai proposto di suddivisione dell’unità attualmente adibita a casa coniugale in due unità indipendenti, se realizzabile concretamente (cosa da verificare sia sotto il profilo materiale – costruttivo che sotto quello urbanistico) potrebbe essere una buona soluzione, ma non c’è modo di costringere tua moglie a farlo, se non lo vuole fare, nè è un provvedimento che si possa, almeno a mio giudizio, chiedere al giudice di adottare, dal momento che va a incidere direttamente sulla situazione materiale del bene.

Una ipotesi più concreta, se il progetto, che non conosco nei dettagli, è buono sia per te che per i tuoi figli, può essere quella di attivare un percorso di mediazione familiare, che aiuta molto le trattative tra le parti in questi casi.

About Tiziano Solignani

L’uomo che sussurrava ai cavilli… Cassazionista, iscritto all’ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l’altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un’ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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