si possono fare dei patti col convivente prima di farci un figlio per l’ipotesi che poi ci si lasci?

Sono divorziato da 4 anni con una figlia minorenne in regime di affidamento condiviso alla quale verso un assegno di mantenimento. Sono andato a convivere con la mia nuova compagna in un appartamento di proprietà mia e di mio padre. La mia compagna non possiede immobili e non siamo sposati. Io e la mia compagna siamo intenzionati ad avere un figlio. 1-E’ possibile stilare un accordo valido per evitare che il Tribunale dei Minori assegni l’appartamento alla mia compagna in caso di fine della convivenza, anche in presenza di figli minorenni? In caso affermativo occorre definire nell’accordo un assegno di mantenimento per i figli commisurato al mancato godimento della casa famigliare? In caso affermativo che valore potrebbe avere l’accordo davanti al Tribunale dei Minori se è vero che non si possono regolare mediante private scritture il diritto di visita e il mantenimento dei figli? 2-Alla luce della Sua esperienza, il matrimonio civile, garantirebbe migliori garanzie dei miei diritti e del minore rispetto alla semplice convivenza more uxorio?

Non si può assolutamente fare, dal momento che tutta la materia è indisponibile per contratto. Infatti, in caso voi faceste un figlio e poi la vostra famiglia andasse in crisi, come si potrebbe essere sicuri che i patti stipulati anteriormente siano i più conformi all’interesse del minore al momento in cui la famiglia si disgrega? Tu con questi patti vorresti tutelare te stesso, mentre la legge italiana pone al primo posto il minore e quindi prescrive che, quando una famiglia si rompe, il giudice sia libero di prendere i provvedimenti migliori nell’interesse della parte più debole, che ad esempio può avere interesse a rimanere nella casa dove ha sempre abitato anche e soprattutto nel momento in cui i genitori si separano.

Nel matrimonio, la situazione non cambia. Come dico nella mia Guida alla separazione e al divorzio, il matrimonio è un istituto che tutela maggiormente i coniugi, e segnatamente il coniuge più debole, dandogli ad es. il diritto a percepire un mantenimento in caso di assenza di adeguata capacità economica, ma per quanto riguarda i figli non cambia molto, sia quelli naturali che quelli legittimi sono tutelati pressochè in maniera identica nei confronti dei genitori.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Ancora una precisazione avvocato.

    In fase di separazione dei conviventi con prole, è ammesso un ricorso congiunto nel quale non vi sia assegnazione della casa di proprietà ad uno solo dei conviventi, supponendo, ad esempio, che il convivente più forte economicamente eroghi un assegno di mantenimento del figlio commisurato a tale mancanza?

    Grazie

    • Non è escludibile a priori, nel ricorso però immagino che le parti dovrebbero dimostrare concretamente dove andrebbe a stare il figlio e l'idoneità di questa sistemazione. Il discorso è sempre quello di fornire un adeguato progetto di vita dopo la disgregazione della famiglia per il minore, intorno a questa ruotano tutte le soluzioni.

      –?cordialmente,

      tiziano solignani, da ? Mac http://blog.solignani.it

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