il tramonto del famoso «rapporto umano» e perché non dobbiamo rimpiangerlo affatto

Lavorando su internet, man mano sempre di più, ho capito che alla gente non interessa oramai più tanto quello che, con un’espressione non del tutto azzeccata, era definito come il famoso «rapporto umano».

Agli utenti interessa avere le informazioni di cui hanno bisogno, o che tu gli risolva il loro problema.

In questo quadro, il cosiddetto rapporto umano non solo non aiuta ma è anche, a volte, un intralcio e una perdita di tempo.

Questo non lo dico io, ma è una osservazione che ho tratto dal comportamento di molti clienti che non erano minimamente interessati a quegli aspetti che di solito, nel rapporto «dal vivo», hanno spesso un loro spazio importante.

Molte persone mi contattano, e poi incaricano, tramite il blog, e seguo questioni delicate come separazioni, adozioni e simili senza aver mai incontrato di persona il mio assistito, spesso senza nemmeno averlo mai sentito al telefono, ma solo tramite email o chat.

Peraltro, io stesso, per carattere, ho poca propensione ai salamelecchi, per cui chi mi ha contattato «telematicamente» si è sempre trovato molto bene, essendo io il primo a tagliare tutto il «grasso inutile» dalle comunicazioni.

Dobbiamo dire, con questo, che abbiamo perso qualcosa, o che ci siamo inariditi?

Io non credo.

Innanzitutto, io sono rimasto esattamente quello che ero. Quando mi vedo con un amico, sono capace di passare più di un’ora a conversare con piacere del più e del meno, con lo stesso gusto di prima. Non mi sento cinico o disinteressato, quando ho fatto il mio dovere e posso lasciarmi andare alle chiacchiere, mi ci diverto. E la stessa cosa vale per i rapporti con tutte le altre persone della mia vita: familiari, conoscenti, persone con cui interagisco sui social network, lettori dei miei libri.

In secondo luogo, siamo sicuri che si trattasse di un vero «rapporto umano»? O non erano piuttosto salamelecchi un po’ ipocriti e comunque fini a sè stessi?

Che gusto c’è a parlare, peraltro in modo necessariamente superficiale, di come sto io o come stanno i miei clienti sul posto di lavoro, durante l’orario di lavoro, quando hai mille cose da fare e che richiederebbero la tua attenzione? In effetti, parlare di bagatelle quando si è indaffarati è innanzitutto una cosa stressante, ti fa perdere la concentrazione e anche un po’ la simpatia per il tuo interlocutore; poi fa oggettivamente perdere tempo che puoi dedicare alla tua attività e quindi a risolvere concretamente i problemi di chi te li ha affidati sperando in un risultato positivo.

Come è stato detto, anche nella bibbia, c’è un tempo per tutto: c’è, dunque, quello per lavorare e quello per… cazzeggiare.

E chi mescola il lavoro col cazzeggio, ma anche il cazzeggio col lavoro, non ha davvero capito come si deve stare al mondo.

Il punto, dunque, è mettere tutte le cose al punto giusto. In fondo, se devi mettere in strada una macchina, a te serve la stretta di mano del tuo agente o il certificato di assicurazione? Io faccio da anni tutto on line, e ottengo i documenti che mi servono in pochi minuti, senza dover telefonare e spiegare niente a nessuno. Poi, se voglio andare a chiacchierare con un mio amico, lo chiamo e sento se ha 5 minuti per parlare di cose di nessuna importanza al bar.

Ovviamente la morale di tutto questo non è che è il rapporto umano ad essere sbagliato, ma che c’è un tempo e un contesto per ogni cosa.

Il lavoro non lo dobbiamo rendere una cosa personale, perché non lo è.

Se un cliente mi chiama al telefono e mi chiede «Come stai?» mi cadono quasi sempre le balle: perché a) so benissimo che non mi chiama per quello b) comunque se avessi un problema personale non gliene potrei, e nemmeno vorrei, parlare c) so che ora dovrò perdere 5 minuti di tempo e, soprattutto, tutta la mia preziosa concentrazione in una conversazione inutile e spesso anche demenziale per poi solo al termine arrivare ad affrontare quello che gli serve davvero sapere.

Sinceramente, tante volte preferirei di gran lunga ricevere una mail che dicesse «Stronzo, sono arrivati i miei soldi?». Assolutamente sincera, e dritta al punto.

Ecco un eccellente proposito per il 2013: diamo valore al nostro lavoro, diamo valore al nostro tempo libero.

Buon Anno a tutti.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. è la vita della grande città, quello che racconti. tanti auguri per l’anno nuovo!

  2. A Roma dice qualcuno:”Si tte cercheno dì pure che vonno quarche cosa”.Ebbene questi filosofi sostengono che la gente cerca qualcuno solo se ha bisogno di qualcosa e in realtà la storia insegna che è esattamente così .Perchè scandalizzarsi allora?I clientes erano nell’antica Roma coloro che andavano a chiedere e gli avvocati invece,oggi, chiamano clienti i loro assistiti.Cambiano i tempi cambiano le mode ma gli umani non cambiano…..a toute l’heure.

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