Posso chiedere indietro quello che ho pagato al mio convivente prima della rottura?

convivo da 13 anni ma oramai non esiste + una situazione sentimentale ma anzi una situazione di “degrado” cioè di maltrattamenti psicologici nei miei confronti e quant’altro (non mi dilungo avrei bisogno di 100.000 caratteri); lui dorme in un’altra camera da mesi in casa di mia totale proprietà dove lui accampa dei diritti dicendo che porterà via ciò’ che è suo, ma le fatture (abitazione di tre anni) sono tutte intestate a mee gli esborsi risultano dal mio conto corrente bancario a me intestato, le bollette assicurazioni tasse rifiuti insomma tutto di tutto pagato da me.
Negli anni lui mi ha bonificato cifra mensile equivalente ad un quarto di ciò’ che mettevo io; in più ha effettuato bonifici sempre a me specificando la causale di: restituzione prestito. Ha qualche diritto facendomi azione legale. Preciso anche che sono mesi che dico sarebbe il caso di separaci ma lui non se ne va.

Credo che dovresti valutare gli aspetti personali separatamente da quelli patrimoniali.

Per quanto riguarda i primi, la vostra è una situazione di convivenza, la casa è tua, quindi puoi mandarlo fuori in qualsiasi momento tu lo decida. Prima di fare una vera e propria causa di «sfratto», ovviamente io manderei la diffida tramite un avvocato per cercare di avere un approccio morbido alla questione che oltre che più consono ad una persona con cui hai comunque condiviso una parte di vita è anche per te più conveniente.

Circa gli aspetti patrimoniali, la situazione andrebbe analizzata più in dettaglio, in generale però tieni presente che le obbligazioni tra conviventi sono considerate dai giudici obbligazioni naturali, cioè obblighi cui non sei tenuto ad adempiere ma che, se adempi, non puoi più ripetere cioè chiedere indietro.

La ragione di ciò è abbastanza ovvia: se si ammettesse che, ogni volta che finisce una convivenza, ognuna delle due parti potesse chiedere indietro quello che ha dato all’altra, i tribunali sarebbero intasati da centinaia di migliaia di cause; soprattutto, si tratterebbe di cause prive del minimo senso, perché finché si fa famiglia le elargizioni patrimoniali, le cose che una persona fa per l’altra, devono essere considerate fatte in considerazione del vincolo familiare, senza che poi un domani uno possa cambiare idea e chiedere indietro.

Il mio consiglio finale sarebbe quello di rivolgerti ad un avvocato per mandargli una diffida a lasciare la casa, in cui desideri rimanere, con tutto il diritto, tu. Parallelamente a questo, si possono fare alcune sedute di mediazione familiare, che non fanno mai male.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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