Ecco perché spesso invio mail ad altri avvocati tramite pec.

Privacy.

Alcuni colleghi avvocati storcono il naso di fronte alla ricezione di una mail inviata tramite posta elettronica certificata, perché la paragonano ad una raccomandata, che sarebbe poco deontologico scambiarsi tra colleghi.

Personalmente, ho deciso, dopo ampie esperienze negative di consegna delle mail ordinarie, di utilizzare per lo più la posta certificata, ma solo perché più sicura circa l’effettiva consegna dei miei messaggi e più rispettosa delle esigenze di riservatezza dei clienti e del segreto professionale.

Molti avvocati, a tutt’oggi, purtroppo continuano ad usare caselle di posta elettronica di qualità scadente, fornite da provider gratuiti di massa, i cui filtri antispam non funzionano a dovere e magari registrano i miei messaggi come falsi positivi, nonostante io abbia settato le firme DKIM e i record SPF come previsto dalle buone regole del settore e come consigliato dal mio provider.

Alcuni colleghi, poi, purtroppo sono imbranati e si perdono letteralmente le mail in mezzo a tutte quelle della posta elettronica «ordinaria», proprio perché al contrario magari ci sono tanti falsi negativi, newsletter, pubblicità, ecc..

Sinceramente mi sono scocciato di ricevere richieste di riscontro, magari via fax e magari dopo mesi, rispetto a mail che ho invece riscontrato subito; mi sono scocciato, inoltre, di colleghi che non mi rispondono e che poi, interpellati telefonicamente, dichiarano di non aver mai ricevuto il mio messaggio.

Non è un modo efficiente di lavorare e l’efficienza la dobbiamo a tutti: al sistema giudiziario, ai nostri clienti, a noi stessi e ai nostri familiari, che sono i primi a risentire delle inutili perdite di tempo nello svolgimento del nostro lavoro.

Io credo che questo valore, l’efficienza del sistema, e la tutela degli utenti, vengano prima di peraltro solo supposte questioni di «rispetto» tra colleghi, visto che il rispetto consiste in ben altro che nella scelta del modo di comunicazione, peraltro sempre all’interno della categoria della posta elettronica.

Per questi motivi, invio sempre le mie mail di lavoro ai colleghi preferibilmente tramite posta elettronica certificata.

Naturalmente i destinatari sono liberi di considerarmi inelegante, ma io devo seguire le priorità che mi sembrano più importanti, non per il mio interesse ma per quello di tutti gli assistiti e delle persone che hanno a che fare con me.

Ad alcuni colleghi vorrei poi anche dire che, anziché stare a puntualizzare sull’uso della posta certificata piuttosto che ordinaria, dovrebbero farsi un indirizzo di posta elettronica serio, cosa che come ho cennato sopra è peraltro anche parte del problema.

Mi riferisco ad esempio a quelli che si presentano con caselle di «libero», «virgilio», «gmail» e compagnia bella, servizi che andavano bene 10 anni fa per usi personali e non certo professionali, dove invece, anche per la tutela e il trattamento dei dati personali di tutte le parti che vengono in contatto con un avvocato, sono completamente inadatti.

Agli avvocati, infatti, bisognerebbe vietare completamente di utilizzare gmail, visto che google legge e indicizza i messaggi di posta elettronica di tutte le proprie caselle, e non la posta certificata, che è invece un metodo molto più riservato e sicuro.

Per la cronaca, e gli eventuali interessati, io uso fastmail.fm, ma ce ne sono tanti altri, basta cercare, e pagare il canone periodico previsto.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Lucia Legati says:

    Caro Tiziano, condivido il Tuo punto di vista e Ti confesso che anch’io sto praticando l’utilizzo di notifiche a mezzo pec indirizzate ai colleghi. Nell’ambito di procedimenti di separazione particolarmente conflittuali in cui auspico la collaborazione fattiva del collega sto procedendo alla esortazione mediativa del suo intervento attraverso la pec. E’ un pò come accade per la notifica dell’atto di precetto che, secondo un indirizzo della cassazione a sezioni unite, dovrebbe essere preceduto da una richiesta bonaria del creditore indirizzata all’avvocato del debitore. Prima di procedere alla coltivazione di atti esecutivi che aggravano la conflittualità è anche necessario poter consegnare ad un magistrato i comportamenti tenuti da quegli avvocati che, inerti di fronte al conflitto, consentono gli effetti demolitivi dello stesso. Purtroppo non abbiamo un codice deontologico degli avvocati di diritto di famiglia ma abbiamo il dovere e il diritto di consegnare al Magistrato il senso “etico” e deontologico di quei colleghi che non percepiscono il peso specifico della distruttività del conflitto familiare. Un caro abbraccio!

Di la tua!