La necessità di poter avere fiducia in qualcuno.

Un post nato da una riflessione su facebook.

Sono diventato bravissimo a capire i problemi delle persone, mi basta a volte anche solo leggere 8 righe scritte da loro senza averli nemmeno mai incontrati e non sbaglio, anzi il mio interlocutore rimane regolarmente stupito da come abbia potuto focalizzare così bene la sua situazione anche interiore.

Il problema rimane come far penetrare in loro quello che secondo me è il modo, sempre diverso, in cui si può provare a trattare il problema, un modo della cui utilità sono parimenti certo, il fatto è che anche a spiegarglielo con estrema chiarezza spesso non possono o non vogliono capirlo, il ché ci dimostra che quasi tutti i problemi nascono per una ragione e che questa ragione affonda spesso nel nostro carattere e nei nostri limiti…

I problemi di famiglia sono quasi sempre i più difficili, anche perché uno si rivolge ad un consulente quando si sono incancreniti da anni.

È assolutamente necessario per la nostra specie recuperare fiducia nel prossimo, negli altri, che non sono una generica ed indistinta società nazionale o internazionale, come hanno sempre voluto farci credere per motivi politici, ma un gruppo ben preciso di persone, congiunti, amici, conoscenti, consiglieri, ben selezionati e di provata affidabilità, da costruire giorno per giorno e conservare con cura, come una delle risorse più preziose.

Altrimenti, saremo sempre soli, pur in mezzo ad un formicaio sconfinato di gente come è la terra oggi, gente che però non ha nessun significato per noi, che è precisamente, quello di essere soli, il modo in cui si sente oggigiorno la maggior parte delle persone, specialmente i giovani, che vedono i genitori come inutili e fastidiosi conservatori e gli amici come concorrenti, con cui si è sempre in gara.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno sono le parole giuste al momento giusto e, per avere questo, ci serve l’affetto delle persone giuste, e questo ce lo dobbiamo procurare dapprima trovandole, o non facendocele scappare quando il destino le mette sulla nostra strada, e poi curandole, dando anche noi tutto quello che possiamo dare, spontaneamente.

La fiducia in qualcuno ci è necessaria come l’aria. Invece, per non venire ingannati da qualcuno, finiamo per non vivere mai.

Enjoy!

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Bellissima riflessione

  2. Giuseppe says:

    Caro Tiziano, si: è necessario come l’aria poter avere fiducia in qualcuno che poi nel tuo campo sarebbe il “principio di affidamento”! Il guaio è che proprio nel ruolo che tu ricopri ho cercato disperatamente di trovare non dico l’onestà e il rispetto ma solo un briciolo di “etica professionale”. Fino ad ora non ho trovato un solo avvocato (a parte la disonestà di farmi firmare in bianco il contratto di incarico) che non ascoltasse le sirene di controparte e non si assoggettasse a “timori reverenziali” quando (come nel mio caso) si frappongono “grossi calibri anche politici”; non ho trovato un avvocato che non sia poi addivenuto, a mia insaputa e a mio danno, a compromessi con controparte. Quindi la necessità di fidarsi ma con una buona serie di eccezioni con in testa avvocati e taluni magistrati che, con leggerezza, considerano il proprio ufficio “orticello personale”. Immagina l’ultima scena: si arriva alla udienza istruttoria in causa di divorzio da me richiesto dopo sentenza di separazione giudiziale ad oltranza ottenuta da controparte. L’avvocato di controparte non si presenta e manda un sostituto. Chiedo, sconsigliato(!) dal mio avvocato, di assistere all’udienza. Mi premunisco per documentarmi. Mi sorprendo a dover sentire il mio avvocato farsi bello dinanzi al magistrato e “vuoi telefonare al tuo avvocato per avere lumi?”. Il magistrato (che di buon grado sospende l’udienza per il consulto telefonico) con parole alate aveva sottolineato che “se controparte non rinunciava ai termini… avrebbe potuto trovarsi una decisione del collegio che ignorando le richieste, decideva il divorzio con addebito delle spese di giudizio. Viceversa, concludeva il giudice, dopodomani venite e vi do la sentenza”. Era lo zuccherino lanciato a me e non ho fiatato. Ma poi fuori ho chiesto al mio avvocato se il magistrato era stato “terzo”: la risposta a caldo è stata: il giudice ha voluto essere “buono” con controparte e poi: “certo il giudice avrebbe dovuto tacere”. Ma a tutt’oggi, e sono passati 60 gg., di sentenza non c’è odore perché “là dove si puote” è comandato: questa sentenza non s’ha da fare”. Ancora ci governano piccoli… don Rodrighi.

    • Non mi pronuncio sull’episodio che non conosco ma l’ultima riga è verissima. In ogni caso nel proprio avvocato è assolutamente indispensabile avere fiducia in caso contrario è davvero meglio cambiarlo ovviamente il giudizio deve essere sempre molto attenti perché non è affatto facile giudicare la correttezza di un professionista.

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