Cosa posso fare se la mia ex moglie si trasferisce all’estero con mia figlia?

Sono stato sposato per 7 anni, e ora, separato da poco piu’ di 3 anni. Abbiamo una figlia di 5 anni e mezzo. La madre, con cui abbiamo l’affidamento condiviso della piccola, per imminente perdita del lavoro, ha deciso di transferirsi all’estero con la piccola e me l’ha “comunicato” a voce ieri, argomentando che ha gia praticamente un lavoro in quel posto e che soprattutto nostra figlia avrebbe un futuro più interessante dove andranno ad abitare. Io ho un lavoro stabile con prospettive interessanti qui a Roma. Alla piccola la vedo una volta a settimana, a volte anche due e il nostro rapporto è molto bello e commincia a diventare sempre più stretto. Lei mi dice che in caso rimanesse senza lavoro ( una possibilità molto probabile) non ne troverebbe un’altro. Il fatto è che io vorrei passare del tempo con mia figlia, pero spostarsi con gli “aerei” fa diventare questo proposito praticamente impraticabile anche se la destinazione si trova a 2 ore di volo. Come mi devo comportare?

Questo è un tema di cui abbiamo parlato già tante volte nel blog, per cui ti invito innanzitutto a fare una ricerca tra i contenuti già pubblicati.

Il punto di riferimento comunque è sempre l’interesse di tua figlia, non tanto la tua comodità, anche se questa naturalmente è destinata ad influire, perché nell’interesse di tua figlia c’è sicuramente anche quello di mantenere un rapporto continuativo con te.

Se le circostanze sono vere, cioè se effettivamente tua moglie è sostanzialmente costretta a trasferirsi per ragioni lavorative e il nuovo paese offre opportunità migliori per tua figlia, vedo comunque poche ragioni per potersi opporre.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Lo spostamento di residenza del minore non va forse concordato con l’altro genitore? Non può chiedere che la bambina sia domiciliata presso di lui?

  2. Valeria Cianciolo says:

    Per evitare problemi sarebbe sempre opportuno che si prevedesse nell’ambito dell’accordo consensuale una clausola con la quale i coniugi si concedono vicendevolmente l’assenso per il rilascio dei rispettivi passaporti, così come sarebbe sempre opportuno che il trasferimento sia concordato e che si preveda un accordo posto che la posizione del genitore non affidatario si affievolisce.
    Comunque, il coniuge affidatario ha il diritto di trasferirsi, ma deve però garantire i contatti dell’altro genitore con il minore. Per esempio, consentirgli di potelo vedee e sentire via skype, poterlo tenere con sé durante le vacanze. Insomma, bisogna perseguire il benessere del minore garantendo la frequentazione con il figlio, al di là delle egoistiche considerazioni di rivalsa che possono esserci.
    Se non si trova un accordo basato sul buon senso, rimane la strada delle modifica delle condizioni di separazione fondata sulla sopravvenienza di un giustificato motivo, ossia, il trasfimento all’estero.
    Però, dal momento che la madre nel caso in esame, sostiene di andare via per motivi di lavoro e per garantire alla figlia delle prospettive future più sicure (come non darle torto!! ), io consiglio la strada della trattativa amichevole, perché il giudice potrebbe considerare la tua richiesta come egoistica e condannarti magari alle spese per lite temeraria.
    Cercate un accordo fra di voi senza inasprire gli animi…

    • Grazie Valeria per il tuo utilissimo contributo. La questione del passaporto credo non sia rilevante relativamente a questo problema, trattandosi di spostamenti temporanei per motivi di turismo, studio e così via, mentre tutto il resto secondo me centra esattamente il cuore del problema e conferma che il punto di riferimento è sempre l’interesse dei figli.

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