Posso fare un accordo di convivenza per dimostrare che non posso pagare un mantenimento alla mia ex moglie?

Devo affrontare una causa di divorzio giudiziale.
Attualmente convivo con un’altra donna da cui ho avuto un figlio.
La casa in cui viviamo è di proprietà della mia compagna, però ovviamente io contribuisco alle spese.
Posso fare un accordo di convivenza con la mia compagna per stabilire l’importo da darle come giusto contributo per le spese di manutenzione della casa, il pagamento delle bollette, la tassa sulla spazzatura etc.? Posso stabile nell’accordo una certa cifra da dare alla mia compagna per nostra figlia?
Di questo accordo il giudice terrà conto nel fissare il mantenimento?
Inoltre, nel fissare l’assegno di mantenimento il giudice terrà conto anche del reddito, piuttosto cospicuo, della mia compagna?

Ovviamente, cose come queste non servono a niente e non è in questo modo che puoi allontanare l’amaro calice della richiesta di un mantenimento da parte della tua ex moglie.

Anzi, se facessi una cosa del genere ti tireresti, e anche pesantemente, la zappa sui piedi.

Il fatto è che tutti spendono per vivere, consumando acqua, energia elettrica, gas, servizi, tra cui anche la manutenzione della casa.

Questo i giudici lo sanno già perfettamente e lo tengono o non tengono in considerazione a seconda di cosa ritengono più giusto in relazione al caso concreto.

Analogamente, è fatto notorio che una figlia, per il solo fatto di esistere, richieda un mantenimento, la misura del quale non è però lasciata alla discrezionalità dei genitori, ma deriva dalle circostanze concrete come ad esempio l’età, il contesto sociale e così via.

Mi dovresti poi dire che plausibilità avrebbe un «accordo di convivenza», che non è nemmeno previsto dalla legislazione italiana, in una coppia che è ancora unita e dove le decisioni, sempre per fatto notorio, si prendono volta per volta in base agli accordi del momento o al principio di condivisione delle risorse.

Portando una carta del genere nel tuo divorzio faresti solo la figura di uno che ha in mano il nulla e pensa che scrivendolo su un documento questo nulla diventi qualcosa, con la conseguenza che faresti solo venir voglia al giudice di stangarti ancora di più.

Questo chiaramente è solo il mio punto di vista.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Anna Razzino says:

    Buongiorno, un amico mi ha chiesto di rendere falsa testimonianza in un sinistro (privo di feriti )che l’ha visto coinvolto.
    Questo perchè la controparte avrebbe a sua volta “trovato” un testimone.
    Cosa rischio se lo assecondo?
    Grazie.

    • Non ti posso ovviamente dare nessun tipo di aiuto per una cosa del genere, mi dispiace.

    • Giuseppe Pariai says:

      Innanzitutto commetteresti il reato di falso in atto pubblico, poi ti verrebbe contestata la truffa, in concorso con il tuo amico, ai danni dell’assicurazione, poi se oltre te lui ha chiesto anche a qualcun altro di testimoniare, vi contestano anche l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Sono reati molto gravi che comportano molti anni di carcere e soldi di avvocati

  2. Anna Razzino says:

    ringrazio per la risposta e mi scuso se mi sono accodata a questo topic. Pensavo di averne aperto uno nuovo.

Di la tua!