La simulazione di una compravendita può risultare dall’atto stesso?

volevo sapere se un atto pubblico notarile anni ’70 con la presenza di 2 testimoni, inizialmente di donazione, può trasformarsi in atto di vendita tramite opportune postille inserite a fine atto dal notaio che sostituiscono parole chiave come “dona” con “cede” o “accetta” con “acquista” o “donazione” con “vendita”. Queste sostituzioni avvengono in tutti i punti elenco presenti nell’atto fino al 4) compreso, dal 5) in poi il testo dattiloscritto diventa coerente con un atto di vendita. La cosa che mi fa sorridere (sembra palese la donazione trasformata al volo in vendita simulata) è che il punto 6) riporta:”Il prezzo della vendita è già stato versato alla cedente …”, ovvero in data xxx si voleva fare una donazione (presenti 2 testimoni) ma poi viene fuori che ti ho pagato tot. qualche giorno fa e facciamo una compravendita. Con un atto del genere è possibile provare una donazione dietro vendita simulata?

Come ho già scritto centinaia di volte, non ha proprio senso fare domande per lo più a cazzo di cane come questa, quasi completamente isolate dal contesto di riferimento.

Il diritto non vive di regole generali e astratte, applicabili sempre e comunque, ma dell’analisi il più approfondita possibile del caso cui queste regole devono essere applicate.

Questo, se è vero in generale, è ancor più vero in una situazione particolarmente delicata come questa, in cui si tratta di valutare addirittura l’eventuale simulazione di un contratto di compravendita.

È evidente che la prima cosa che si deve fare per poter interpretare un contratto è leggerlo nella sua interezza, dopodiché andrà «contestualizzato» nella situazione personale e familiare in cui è maturato, tutti elementi che in questo caso non è possibile conoscere.

In conclusione, si può dire solo, in generale, che sicuramente la dimostrazione dell’avvenuta simulazione si può rivenire anche dal contesto del negozio stesso, ma occorre che gli elementi siano univoci e concordanti: le postille sono ammesse e di per sé non sono indice di nulla, perché le parti possono cambiare idea, il notaio aver capito male e così via.

Occorre pertanto una valutazione molto più approfondita.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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