Separazione, divorzio, affido: che fare se l’altro non firma?

il mio compagno nell’ottobre 2013 si è separato consensualmente dalla moglie. Ora vorrebbe procedere con la pratica di divorzio. La moglie però sembra aver cambiato idea e non vuole divorziare. Come possiamo muoverci in tal caso? Dobbiamo passare ad una giudiziale? Dobbiamo essere noi ad avviare le pratiche con i conseguenti costi nonostante fino ad oggi la attuale moglie non abbia avuto nulla da ridire su quanto deciso in sede di separazione?

Rispondo facendo alcune considerazioni che valgono per tutte le situazioni di questo genere, non solo relative al divorzio, ma anche alla separazione e al cambio delle condizioni. E addirittura anche nel caso della regolamentazione dell’affido di figli di genitori non coniugati. Che cosa si può fare quando l’altro coniuge non concorda con una pratica che si vuol portare avanti, per cercare di farlo in modo consensuale?

Di solito, in queste situazioni si inizia a trattare il problema in modo più morbido, per vedere se ci sono possibilità, dopo adeguata negoziazione, di presentare un divorzio congiunto, che oggi può essere fatto addirittura «in house» nello studio dell’avvocato, con risparmio di costi, stress, tempo e c..

Il problema è che la fase di negoziazione, che a mio giudizio, se le si vuole dare qualche chances effettiva di riuscita deve tassativamente essere fatta svolgere ad un avvocato, ha un suo costo, che l’utente deve adeguatamente mettere in preventivo.

Il costo è sempre parametrato su base oraria, perché dipende dal lavoro che c’è da fare.

Il primo passo è l’invio di una lettera all’altro coniuge, quella che noi chiamiamo diffida, in cui si presenta la proposta per il divorzio e si chiede se c’è la disponibilità a farlo in modo consensuale.

Dopo l’invio della diffida, può succedere di tutto, quindi il costo di assistenza legale varia in base a quello che accade.

Può succedere, ad esempio, che l’altro coniuge, di fronte alla lettera di un legale e dopo aver visto che la vertenza è stata portata ad un livello ulteriore rispetto alle «solite chiacchiere», con rischio di ritrovarsi un ricorso per divorzio giudiziale, si decida a collaborare, venendo dallo stesso legale che ha inviato la diffida, cosa che comporta un risparmio di tempi e costi, oppure prendendone uno suo.

Oppure può succedere che l’altro coniuge, personalmente o incaricando un proprio legale, decida di discutere i contenuti della proposta. In questo secondo caso, ulteriormente, può darsi che con un incontro o qualche scambio di lettere tra i legali, si riesca a raggiungere un accordo, come può, al contrario, anche darsi che ci siano lunghe trattative che però non portano a niente.

Il punto da capire bene è che fare le trattative rappresenta un investimento per il cliente, senza ritorno assicurato, nel senso che le ore che l’avvocato dedica a svolgere queste trattative il cliente le dovrà pagare; questo investimento però non si sa se avrà un ritorno, perché purtroppo a volte si impiegano 10, 20, 30 o anche di più ore in una negoziazione alla fine della quale si deve registrare la mancanza di un accordo.

L’avvocato, però, non può saper predire al cliente se convenga o meno fare questa fase di trattative, lo deve decidere il cliente in base al suo carattere, alla conoscenza dell’altro coniuge, alla situazione.

Se le trattative falliscono, la cosa da fare è il ricorso per divorzio giudiziale.

Questo per dire che a volte ci sono casi in cui uno spende soldi per fare una fase di trattative che poi si rivela inutile, pertanto si può dire che avrebbe di conseguenza fatto meglio a usare quegli stessi soldi per iniziare il ricorso giudiziale.

Io generalmente sono dell’idea che si debba sempre trovare un compromesso: iniziare sempre comunque la trattativa con la diffida, anche per non presentarsi direttamente al magistrato senza dimostrare di aver fatto nemmeno un tentativo, ma poi abbandonarla se ci sono segnali che sta diventando sterile.

Però questa è una notazione solo generale: meglio nella pratica quotidiana giudicare caso per caso.

In queste cose, è importante che il cliente si fidi molto del suo avvocato. Un avvocato, per esperienza, sa quando una trattativa ha buone chances o meno di portare ad un accordo, però non può garantirlo, perché il risultato dipende sempre da altre persone che lui non controlla ma può solo cercare di gestire o influenzare. Il cliente, né all’inizio né alla fine, non deve pensare che l’avvocato voglia condurre una trattativa inutile solo per poter fatturare delle ore, anche perché l’avvocato fatturerebbe comunque per l’attività necessaria al ricorso giudiziale.

Quindi il mio consiglio finale è quello di trovarvi un avvocato bravo e degno di fiducia, con buone capacità di negoziazione e conoscitore della materia familiare, per fargli inviare intanto una diffida con la proposta di divorzio. Dopodiché valutare in base a quello che sarà successo in seguito. Valutate parallelamente anche un percorso di mediazione familiare.

About Tiziano Solignani

L’uomo che sussurrava ai cavilli… Cassazionista, iscritto all’ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l’altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un’ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Io ho già dato tanto (troppo?!) in sede di separazione consensuale, dovrò mantenere tutti gli impegni presi o potrò cercare di riequilibrare, anche perché, nel frattempo e grazie alle scelte del Governo, la mia pensione si è impoverita e devo continuare a lavorare nonostante abbia compiuto 68 anni? Grazie e, nel caso volessi continuare per il divorzio, potrei ricorrere a lei nonostante la distanza dal suo studio (abito ad Ancona!)

    • Non è un problema abbiamo diversi procedimenti ad Ancona, se vuoi un preventivo puoi richiederlo tramite l’apposito modulo. Quanto al merito, è sempre il solito discorso: puoi proporre di fare il divorzio riducendo il mantenimento, ma, se vuoi una soluzione consensuale, come secondo me faresti bene a volere, dipenderà molto da come la vedrà la tua ex moglie… Difficilmente accetterà subito, quindi bisognerà fare una trattativa, l’alternativa alla quale è sempre la soluzione giudiziale, una cosa da tenere davvero come ultimissima opzione…

  2. Buongiorno avvocato, le vorrei chiedere se la sospensione feriale dei tribunali si applica anche per le sentenze di divorzio, comprensive di regolamentazione degli alimenti. Grazie

  3. Salve avv,nel mio caso c’è stata la firma di entrambi x un divorzio consensuale davanti al giudice ma inizialmente nn voleva più firmare x cui ora ci sarà l’udienza davanti al Collegio ma se nn firma o nn si presenta,che succede?Da premettere che viene meno agli accordi e dopo che ha ottenuto la mia firma x gli assegni famigliari…quindi una cosa premeditata…una truffa direi…mi chiedo com’è possibile che una persona firmi e poi può anche tirarsi indietro ad un’udienza?che razza di legge è questa?Mi può dare delle lucidazioni in merito?Grazie!!!

    • È possibilissimo, se non si presenta decade tutto. Per questo non ha più senso fare separazione e divorzio consensuali in tribunale, ma è molto meglio una convenzione di negoziazione assistita (accordo in house).

  4. E con la soluzione giudiziale cosa succede? La si ottiene con la forza la firma? Come funziona?

    • Ovviamente non si ottiene la firma con la forza, c’è un provvedimento del giudice che prende luogo dell’accordo delle parti.

      • toptopica says:

        Domanda: nel caso si sia richiesto di concordare e la controparte non abbia neanche risposto? In seguito ad personam risponde che non ha soldi per fare divorzio,mi chiedo…E non spenderá di più con la giudiziale? Che interessi ha a non procedere col divorzio?
        Gli accordi in house li può fare un solo avvocato o devono esserci entrambi Delle parti?

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