Perché fare l’avvocato è bellissimo.

Mai lamentarsi; ma soprattutto mai, mai, mai lagnarsi. *

Vivo in mezzo a colleghi che si lamentano, e spesso si lagnano, a volte addirittura anche i colleghi maschi, di come sia difficile, brutto, insoddisfacente, demotivante, mortificante e così via esercitare oggigiorno la professione forense, per questo o quell’altro motivo.

Purtroppo, nella nostra società l’infelicità generalizzata è sostenuta da un marketing terribile e onnipresente, sembra quasi che sia di moda mettere sempre e comunque l’attenzione sulle cose che non vanno, piuttosto che su quelle che invece funzionano, che vengono date, per lo più, per scontate, senza alcun senso di gratitudine per quello che, a differenza di milioni di altre persone che vivono sulla terra, comunque abbiamo.

Forse uomini e donne credono, mantenendosi sempre lagnosi, polemici e imbronciati, di poter avere più chances di accoppiarsi con persone appartenenti all’altro sesso…

In realtà, i lagnosi sono persone che fanno stare male gli altri per stare sempre peggio loro stessi, moltiplicando all’infinito la loro tristezza e quella del loro prossimo.

Una persona – e specialmente se è di sesso maschile, per come la vedo io – potrebbe lamentarsi molto raramente, e solo con ottime ragioni, ma lagnarsi, quello non dovrebbe farlo mai.

Eppure di lagnosi quanti ce ne sono anche tra gli avvocati e sembra che il fenomeno aumenti sempre più.

Perché gli avvocati si lamentano così tanto? *

Perché fanno così? Che problemi hanno gli avvocati, una categoria percepita dagli estranei alla stessa come piena di benessere, non solo economico?

Voglio richiamare al riguardo una constatazione di Martin Seligman, coniatore del «concetto» geniale della psicologia positiva, psicologia che non si occupa solo di patologie, come avveniva per tradizione, ma di incrementare il benessere delle persone senza particolari problemi, citando parte di un articolo di Silvia de Santis apparso sull’Huffington post:

«Come mai gli avvocati hanno il 3,6% di probabilità in più di cadere in  depressione o divorziare rispetto alla norma? Martin Seligman, professore di psicologia alla UPenn e autore di “Authentic Happiness” 1 spiega che ciò dipende dal fatto che, per lavoro, hanno abituato la propria mente a pensare in negativo. Gli avvocati migliori, infatti, sono i più pessimisti. “Il pessimismo è visto come un “plus” tra i legali, perché vedere problemi ovunque è un tipico atteggiamento della prudenza, fondamentale per chi svolge questa professione. Essere previdente permette a un avvocato di considerare tutte le trappole e le situazioni negative in cui può incorrere il proprio assistito. La capacità di calcolare in anticipo una serie di conseguenze, difficili da immaginare per chi è digiuno di legge, consente all’avvocato di costruire al meglio la difesa. Se non si possiede tale attitudine per natura, ci pensa l’università a fare da maestra. Peccato, però, che un requisito così prezioso nel lavoro non renda altrettanto felici nella vita privata”»

Dunque, il pessimismo per l’avvocato è una specie di deformazione professionale.

Ma non mi sembra mica una cosa da poco o che possa essere trascurata come invece fanno tutti…

Queste parole di Seligman andrebbero probabilmente distribuite a tutti quelli che si iscrivono all’albo, insieme alla conseguente raccomandazione di essere prudenti sul lavoro, usando il pessimismo solo come uno strumento, senza farlo diventare un punto di vista, e rimanendo rigorosamente ottimisti nella vita privata, pena l’eventualità di finire per rovinare l’uno e l’altra, dal momento che il pessimismo è devastante per le nostre vite e tutti gli ambiti in cui si esplicano.

Questo tra l’altro è tanto vero che secondo gli studi di un altro psicologo, Kevin Dutton, dell’Università di Oxford, la professione di avvocato si colloca al secondo posto come quella che comporta il maggior rischio per chi la svolge di sviluppare disturbi psicotici.

Ma se questa situazione fosse colpa non della professione in sé, ma degli avvocati stessi e del modo in cui loro la vivono?

Non lo so, in fondo, non sono né uno psicologo né un sociologo, so solo che, come avvocato, non intendo lasciarmi coinvolgere, né diventare pessimista – l’ottimismo lo devo, ad esempio, ai miei figli, ma anche a me stesso e a tanti altri – né tantomeno psicopatico.

Forse la prima rivoluzione che dovremmo fare è proprio quella della felicità, dell’ottimismo, di trovare da essere contenti con quello che si ha, vedendo sempre il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, come vorrebbero i più.

Questo tra l’altro ci consentirebbe di svolgere il nostro mestiere con più produttività, facendo lavorare all’unisono tutte le nostre intelligenze, e non usando solo quella razionale, che è la più recente, e più debole in fondo, ma usando anche quella emotiva (vi dice qualcosa il mio payoff di «avvocati dal volto umano»?), che ci fa essere molto più creativi, e ogni avvocato sa che di creatività c’è tantissimo bisogno in questa professione.

Quel che piace a me. *

Sono discorsi che meriterebbero ben altri approfondimenti e sui quali magari avremo occasione di ritornare, nel frattempo faccio un elenco dei principali motivi per cui è bello fare l’avvocato, essere un avvocato, oggigiorno.

Questi sono i miei motivi, ognuno avrà i suoi, coincidenti solo in parte coi miei.

Parlo comunque delle cose che ti danno soddisfazione, ti fanno sentire felice nel momento stesso in cui le fai, come, in altri ambiti, un vestito nuovo, una doccia al mattino o a fine giornata, una gita, fare un dono, insomma le cose che ti piacciono, ti danno un godimento, sia pur piccolo, per il momento stesso di farle, o pensarle.

Mia moglie – ed associata nello studio – Franca è ad esempio sempre stata una campionessa dell’ottimismo e dell’affrontare le cose con fiducia, ed io l’ho sempre adorata per questo.

Interpellata sul tema su facebook, ha scritto, a mio giudizio molto giustamente, che «il lato positivo della professione sono le pause caffè e i pranzi con i colleghi tra un’udienza e l’altra». Perché no? Se questo è quello che ti fa andare volentieri in udienza… Non snobbiamo mai le cose semplici, non diamo niente per scontato, anzi focalizziamoci su quelle…

Ecco le cose che piacciono a me, in ordine rigorosamente sparso.

  • Perché, quando inizi una nuova vertenza, a volte la controparte nomina un legale di grande buon senso col quale riesci a trovare soluzioni in 5 minuti. Ricordo ad esempio una separazione fatta al telefono in 5 minuti con un collega di Vignola con cui lavorare è un piacere perché ci si capisce ed organizza subito al volo, senza bisogno di sprecare alcuna parola in più.
  • In questa professione, non devi fare turni di notte, che sono una delle cose che fa peggio per la salute, rompendo i ritmi circadiani dell’organismo, quelli endocrini e danneggiando, spesso irrimediabilmente, il sonno e il benessere, percepito e reale. Ricordo che oggigiorno molti lavoratori sono costretti ai turni di produzione. Oltre a questo, lavori, solitamente, al caldo d’inverno e al fresco d’estate, a differenza di tanti altri lavoratori che, ad esempio, con ogni condizione atmosferica devono andare per strada.
  • Hai a che fare con la burocrazia, sei in parte anche tu un burocrate, che però può dare un volto umano e parole di conforto in seno a pratiche difficili, essendo di vero aiuto, se non alto psicologico, alle persone. Puoi dare loro luce, conforto, sicurezza, chiarezza. Non è così poco.
  • Puoi trasformare i problemi in opportunità come ad esempio abbiamo fatto con le pratiche di equa riparazione. Con i ricorsi per equa, facciamo avere un risarcimento alle persone vittime delle lungaggini del sistema giudiziario italiano. È giusto che loro abbiano questi risarcimenti, è bello aver trasformato un problema in una opportunità di business, ma anche di servizio, per noi.
  • Puoi frequentare un ambiente, quello forense, composto da persone interessanti e con una certa cultura, sviluppando relazioni professionali, amicizie e altro di qualità. È quello che diceva Franca sopra: le relazioni sociali che puoi sviluppare e mantenere nell’ambiente del tribunale, in quello forense.
  • Sai che comunque il tuo «business forense», diciamo così, non avrà mai fine perché è basato sugli idioti, che sono una risorsa inesauribile, a differenza di quelle dei combustibili fossili. Gli antichi, con maggiore eleganza, esprimevano questo concetto con il brocardo «ubi societas ibi jus», che tra l’altro non è nemmeno vero, perché in molte aggregazioni sociali il diritto non esiste affatto e i conflitti vengono composti tramite il ricorso ad una figura di riferimento che decide in base a quello che gli sembra giusto in quel momento, quindi con equità e senza nemmeno sapere che esiste una cosa come il diritto. Non che tutte le vertenze legali richiedano necessariamente la presenza di un idiota, ma in una buona parte, almeno da un lato, se ne riscontra la ricorrenza.
  • Difficilmente, svolgendo questo mestiere, ti puoi annoiare. Non esiste, se non in minima parte, routine, perché ogni caso è diverso dall’altro quindi il rischio di annoiarsi come in altri mestieri è, generalmente, abbastanza basso. Conosci un sacco di persone, ognuna con una propria storia, quasi sempre interessante o quantomeno curiosa, che ti mettono davanti le loro vite con fiducia e completezza. Raccogli le confidenze di molte persone, quasi come un frate i peccati… Questo mestiere ci permette di conoscere persone ed entrare in contatto con situazioni e casi che altrimenti non avremmo mai conosciuto, toccare da vicino le miserie umane e vedere le cose sotto diversi aspetti e punti di vista.
  • Questo mestiere non possono, per legge, farlo tutti, ma è necessario superare un esame di abilitazione abbastanza impegnativo, superare il quale conferisce una certa soddisfazione e aumenta la tua autostima, inoltre devi essere titolare di una laurea magistrale in giurisprudenza, che spesso diamo per scontata ma che costa anni di studio e di sacrifici a noi e alle nostre famiglie.
  • Puoi tenere allenata la tua mente. Ti occupi di cose che stimolano la tua curiosità. Questo significa che è più difficile che tu possa rimanere vittima di una truffa, sei più preparato di fronte a spam, truffe, inganni, cose poco chiare. Significa inoltre che puoi sviluppare una tua cultura generale, non solo giuridica, in relazione ai casi che affronti, ma anche sfruttando il tempo libero che hai a disposizione. Rischi molto meno la demenza senile, l’Alzheimer e altre malattie degenerative e scusate se questo è poco… Credo che il desiderio fondamentale di ognuno di noi sia propri quello di rimanere lucido sino alla fine, oppure morire prima di rimbambirsi del tutto, diventando un peso per se stesso e per gli altri (live longer, drop dead).
  • Guadagni del denaro, che ti è utile per mantenere la famiglia e molte altre cose. Non è vero che i clienti non pagano e che il fisco e la cassa forense ti prendono tutto. Personalmente, lavoro da molti anni oramai solo sulla base di preventivi scritti e ho visto che dando la massima chiarezza al cliente sui costi prima di iniziare il lavoro, non ci sono quasi mai sorprese. Basta organizzarsi e fare anche noi la nostra parte. Il denaro non è così importante per me, rimane solo uno strumento per fare le cose che mi piacciono o accontentare le persone cui voglio bene, ma è innegabile che, proprio per questo, il denaro serva e che sia soddisfacente guadagnare, perché è uno dei tanti modi in cui viene riconosciuto il valore del tuo lavoro.
  • La tua professionalità cresce man mano che affronti casi nuovi, portandoti a diventare un avvocato sempre più bravo e sempre più «sul pezzo» man mano che lavori e affronti situazioni diverse.
  • Puoi aiutare davvero la gente, essere al suo servizio, non solo gli utenti finali, ma anche il personale di cancelleria, i magistrati, gli studiosi, gli studenti e così via
  • Hai un sistema previdenziale separato che è sempre meglio dell’INPS
  • Puoi studiare un sistema meraviglioso, ricco di tradizione, riferimenti, approfondimenti, aspetti interessanti come il diritto civile italiano. Paolo Borsellino è entrato in magistratura proprio per la passione del diritto civile, finendo poi a fare tutt’altro. Da questo punto di vista, l’Italia è stata davvero la culla del diritto, il sistema giudiziario fallimentare è un altro paio di maniche, ma chi conosce il codice civile e le leggi italiane, anche solo in parte, sa quanta ricchezza, anche culturale, ci sia al suo interno.
  • Puoi usare una penna stilografica, un taccuino di pelle e una scrivania antica, puoi arredarti lo studio e lo spazio di lavoro come ti pare… Puoi anche usare uno standing desk, come faccio io. Non ci sono molti altri lavori che ti danno la possibilità di organizzarti in questo modo lo spazio… Puoi usare una macchina bellissima, il Mac, per fare tutto quello che ti serve nel tuo lavoro. Poi l’iPhone, l’iPad, godendo di ottime scuse per comprare giocattoli come questi…
  • Da quanto sopra, discende anche che puoi lavorare da qualsiasi posto con le tecnologie oggi disponibili, rendendo il lavoro più liquido e di conseguenza diluito: puoi fare una telefonata, scrivere o rispondere ad una mail anche alla sera, alla domenica, al sabato quando sei più rilassato, meno incalzato; puoi rispondere ad un cliente con apple watch mentre sei in auto oppure sdraiato a prendere il sole, non sei vincolato ad una scrivania o ad un posto specifico per fare il tuo lavoro, sei, in fin dei conti, in qualche modo più libero.
  • Puoi usare i social network per farti conoscere, approfondire, studiare, essere aggiornato. Puoi tenere un blog, come questo, con cui comunicare con la generalità del pubblico e fare conoscere le tue idee.
  • Puoi, specialmente se ti associ con altri colleghi, avere un’assistente che ti aiuta con la gestione degli appuntamenti, le telefonate, il deposito degli atti al processo civile telematico e un sacco di altre cose…
  • Puoi essere creativo anche nel marketing…
  • Hai a che fare e devi lavorare per lo più con la strategia, che con il diritto.
  • Puoi gestire con più elasticità i tuoi figli senza bisogno di lasciarli con baby sitter puoi prenderti del tempo per stare con loro, qualche volta puoi anche farli venire sul posto di lavoro per fargli vedere concretamente quello che fai, una cosa che per molti figli di lavoratori dipendenti specialmente di grandi aziende resta impossibile ed è un peccato perché per i figlio vedere scomparire tutti giorni per tutto il giorno il padre senza sapere dove va o cosa fa non è bello.
  • Frequenti il tribunale, uno dei pochi contesti rimasti in cui la gentilezza rende moltissimo e questo a me piace molto.
  • Puoi applicarti e risolvere, spesso elegantemente, problemi, impostando strategie, tracciando strade e raggiungendo soluzioni. Riesci a volte a risolvere un problema all’ultimo istante grazie ad una intuizione vincente e tutte queste sono sfide stimolanti.

Conclusioni. *

Come si può vedere, le cose positive non sono poi così poche, una volta che si rinuncia a dare per scontate tutte le altre cose.

Queste, cose dicevo, sono solo le mie cose, quelle che mi fanno andare avanti, che mi danno piacere nello svolgere questo mestiere.

Se vuoi, puoi scrivere anche tu le tue, o i tuoi commenti sulle mie, lasciando qualche riga qui sotto…

Cerchiamo tutti insieme di trovare gli aspetti positivi del nostro mestiere 😉

Buona vita, e buona professione, a tutti.


  1. Tradotto e reso disponibile in Italiano col titolo «Costruire la felicità». Il libro è attualmente fuori catalogo e a quanto pare superato dal più recente e disponibile «Fai fiorire la tua vita» . 
About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Margherita says:

    Che bello,una buona dose di ottimismo alla mattina presto!!!Condivido in pieno quello che hai scritto.E’ chiaro:ogni professione ha qualche lato brutto ma sta in noi a elaborare queste situazioni.Lavoro nel settore (hm,hm,)marketing e strategie di mercato.Mi piace,mi piace moltissimo.Motivi:
    -lavorando per le grosse aziende di numerosi settori posso sempre imparare qualcosa di nuovo:un farmaco nuovo che esce,testare un prodotto appena fatto,
    -spesso ho la possibilità di incontrare dei personaggi noti ,parlare con loro,scambiare le proprie opinioni;
    -il lavoro mi porta al costante contatto con la gente di tutte le classi sociali,di tutti livelli di scolarità(da ricordare che anche dalla persona più semplice puoi imparare le grandi cose) e questo arricchisce la mia esperienza vitale,
    -la grossa fetta del mio lavoro può essere svolta in casa(elaborazione dati) perciò ho il tempo per fare …il pane,tortellini,le torte.Considerando che spesso volentieri adsl è lento come la lumaca sfrutto il tempo di “carica,carica,carica” per fare qualche lavoretto domestico:stendo il bucato,lavo i piatti,chiacchiero con i miei cari;
    -la minore fetta del mio lavoro mi porta in giro per Italia-vari briefing,riunioni,rilevazioni-e tutte le volte mi faccio accompagnare da Alessandro,mio marito pensionato-di conseguenza noioso viaggio di lavoro diventa un piccolo viaggio di piacere;
    -i miei “datori di lavoro” sono persone squisite e riconoscono i miei meriti premiandomi con le mail gratificanti,piccoli pensierini(da non scambiare con le bustarelle-si tratta di un buon panettone natalizio,un bel uovo di Pasqua-delle piccole cose che ,comunque,mi rendono felice).Ci sono anche i lati brutti:pagamenti ritardati,scadenze brevissime,colleghi invidiosi ma mettendo tutto sulla bilancia i “pro” vincono parecchio.
    Il lavoro mi piace e penso che è una grande fortuna essere pagati per aver fatto una cosa che ami.
    Proprio come hai scritto Tu Tiziano:auguri di buona vita e buona professione a tutti! Con affetto Margherita

    • Grazie Margherita, credo che tu abbia capito perfettamente lo spirito e il contenuto del mio post. E che questo avvenga da una persona che ha avuto le tue esperienze, a volte estremamente difficili, mi riempie davvero il cuore e mi fa capire che sto andando veramente nella direzione giusta, quella della felicità e dell’ottimismo che dobbiamo a noi stessi e agli altri… Sono proprio le piccole grandi cose che elenchi tu quelle a cui dobbiamo guardare, quelle su cui dobbiamo focalizzarci: ogni lavoro, ogni situazione ne ha qualcuna. Come recita un mio aforisma, «anche nella notte più scura e infinita, ci sarà sempre una stella da guardare»… Non fosse altro che il nostro stesso respiro, che ci fa vivere e tenere in connessione col resto dell’universo… Grazie ancora, credo che tu abbia capito tutto. Buon lavoro e buona vita!

      • Rispondo a Margherita per dirle che conosco bene in che cosa consiste il suo lavoro essendo stato dirigente aziendale in vari settori merceologici. Il marketing e’ una gran bella professione lo attesto anche io. Molto diverso dal lavoro dell’avvocato che in Italia è svolto con mentalità arcaica per non dire obsoleta al punto che il CNF è’ stato multato perché impedisce la libera concorrenza tra gli operatori del diritto. È questo lo dico a ragion veduta perché dopo che sono andato in pensione da dirigente aziendale sono diventato avvocato per capire dal di dentro che cosa rende l’Italia così arretrata in fatto di efficienza della giustizia, al livello del terzo mondo. Il motivo sta proprio nella mentalità ottusa e anti modernista delle due componenti, gli avvocati e i giudici. Questa è la verità, non quella di Solignano…

  2. Pierluigi Parrini says:

    Carissimo Tiziano
    Il Tuo “saggio” su questo importante problema mi è stato di grande utilità perché, avendo compiuto da poco tempo il settantacinquesimo anno di età, ho provato a fare un bilancio sulla mia vita trascorsa ;e ora cosa faccio? smetto o continuo?
    Poi ho letto il Tuo scritto e mi sono reso conto dei motivi (prima inconsci ) per i quali avrei deciso , se la salute me lo permetterà, di restare ancora in trincea.

    Grazie e buon lavoro,

    Pierluigi Parrini – Firenze

    • Ahahahahahah Luigi, questo mi costerà gli strali di tutti i giovani che ce l’hanno con gli avvocati più anziani che non si «scansano» e non gli fanno posto… Vabbeh. Scherzi a parte, mi fa piacere esserti stato utile, grazie per il esserti fermato a lasciare il tuo commento e buona prosecuzione…

  3. Stefano Zaglio says:

    Bello, bellissimo. Sarebbe tutto giusto se di positivo esistesse solo il pensiero autopromuovente che usano i venditori di corsi di self improvement e chi deve difendere la propria identità fatta più d’immagine che di sostanza.
    Di positivo invece ne esistono due. Uno di valore e l’altro di direzione. Probabilmente sono anche 3, poiché tre sono le dimensioni del mondo reale.

    Io sono informatico e mi sento parte di un movimento in continua evoluzione e non di un Ordine Superiore, definito e protetto dalla legge, influenzata dallo stesso Ordine, per garantire una fantomatica qualità che si traduce invece in un’immagine di una categoria di persone le cui cellule sono più pregiate e meritevoli di considerazione di qualsiasi altro professionista (parole queste, dedotte da uno dei 24 avvocati consultati per una “tecnicamente semplice” causa di lavoro).

    Un sistema quindi che si autoalimenta … a spese dei clienti. Come può qualcosa auto-alimentarsi con cibo fornito da altri?. Infatti è un sistema, dal un punto di vista scientifico, anti-costituzionale.

    Eppure continua a sopravvivere..continua…mmhh…forse ha o sta cominciando a fagocitare se stesso, perché il sistema che lo ospita non ha più risorse da dare.

    Certo, fino a quando ogni lite, ogni decisione tra le parti verrà resa d’obbligo l’intermediazione di un legale, per legge, con legge e nella legge, Amen, tanto che ebbi bisogno di un legale per parlare ad un legale onde non incorrere nel rischio di offenderlo con il mio parlar pratico.

    Un apprendista avvocato, in un forum, si lamenta dello sfruttamento dello studio per cui lavora.
    A me un avvocato disse che al giudice non importa niente del mio danno professionale perché per legge non sono obbligato a fare questo mestiere.
    Interessante. Quindi “scuole specilistiche”, “crescita professionale” sono tutti termini che esistono nel dizionario e nella pratica comune e per senso comune ma non hanno valore per la Legge, che dovrebbe essere uguale per tutti ossia consentire pari opportunità e dignità, i quali sono i mattoni dell’evoluzione della civiltà. Per carità, possiamo sempre tornare ai tempi dei faraoni e delle leggi scritte su tabole di pietra ne? Sai l’iPhone 7 in pietra poi come starebbe bene sul completo in liuta?

    Quindi, gli avvocati che spuntano nel piatto in cui mangiano sono dei vili. Oh…ora ho offeso l’Ordine che dovrà sicuramente punirmi, perché uno per tutti e tutti per uno e nessuno si deve permettere di equiparare un avvocato ad una comune persona che fa un mestiere.

    Eppure la mia categoria, di periti informatici, definita “altamente intellettuale” dall’ispettore del lavoro, che in svizzera è equiparata infatti ad ingenieri, in .talia, già limitata e inclusa genericamente tra gli impiegati, è stata declassata dal terziario all’artigianato.
    Sia mai che sti informatici dimostrino che in mezz’ora potrebbero scrivere un software che non avrebbe commesso l’errore banale che ha commesso l’avvocato dei sindacati, membro del Associazione Italiana Giuslavoristi , specializzato da più di 20 anni unicamente in cause di lavoro, che ha ridotto una causa da reintegro a 4 mensilità di risarcimento che da due anni aspetta di chiudersi per portare 10.000 nelle tasche di un illecito disoccupato (si disoccupato – art.4 della Costituzione – non licenziato). Due avvocati si son rifiutati di far causa al collega. Il terzo (anonimo pagato in nero) mi ha consigliato di andare direttamente all’assicurazione. Vedremo come finirà. Se non fossi disoccupato non avrei trovato il tempo di fare tutto questo.

    Non mi si fraintenda, non ce l’ho con tutti gli avvocati e neanche con quello che sembra evidente che si sia accordato con la contro parte. Non ho ancora trovato a chi esporre questa tesi. Non certo all’Ordine. Ce l’ho con il fatto che gli avvocati che si lamentano, come quelli di altre categorie, lo fanno perché pensano che il titolo conti più delle competenze e non si rendono conto che questo sistema ha garantito loro di avere un posto di lavoro a discapito di chi oggi guadagna, regolarmente, meno di 5€ l’ora o chi perde illecitamente il lavoro e deve pure pagare per far valere i propri diritti.

    Ce l’ho con il fatto che potrei prendere un buon avvocato all’altro capo del Paese e comunicare via skype ed emails ed invece devo fare 100Km per andare 10 minuti in tribunale davanti al giudice che ha già deciso e ha cause più importanti da seguire.
    Ce l’ho con il fatto che la comunicazione tra avvocati è segreta e io devo pagare una prestazione intellettuale che non posso sapere se è stata veramente fatta e come. Ma perché allora li chiamiamo diplomi e la scuola funziona così. Chiamiamoli semplicemente attestati di partecipazione e gli esami sono facoltativi e solo a scopo morale personale.
    Ce l’ho con il fatto che l’Ordine vieta l’esposizione di curriculum e quindi di siti come questo perché gli avvocati devono essere considerati tutti egualmente abili (parole di avvocato … il 4° dei 24 consultati)

    “Ordine” indica staticità per definizione e ciò è in contraddizione con l’art. 3 della Costituzione “[…] rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico […]”.

    Il mio caso poteva tranquillamente essere gestito in una settimana dal Centro Per l’Impiego e dall’ispettorato del lavoro. Mi si corrispondevano subito le 4 mensilità di risarcimento e poi eventualmente portavo il caso anche in tribunale.

    E’ un caso che si è fatta una riforma del lavoro per risparmiare soldi e l’ordine dei passaggi sia completamente a favore di una parte del sistema, la più costosa, quella per cui si è fatta la riforma, anziché quella che addirittura ha carenza di personale? Il decano del’AIG si è pure indignato per tale riforma. Però l’AIG non risponde alle mie email relative al comportamento del loro associato.

    Lei parla di chi sparla del piatto in cui mangia che altri non è che l’Ordine. Questi però esprimono un sentimento potenzialmente vero che non trova definizione intellettuale, poiché un avvocato non è ne un linguista ne uno psicologo ne un esperto di logica ne di sistemi. L’avvocato è semplicemente un interprete che mette più o meno impegno personale. Perché allora pagarlo più di un analista programmatore che analizza migliaia di variabili e scrive complesse parti di intelligenza artificiale per risolvere in maniera certa una attività?

    Ma Lei avrebbe il coraggio di andare contro l’Ordine? Divenire fuorilegge per correggere e migliorare la legge? Rischiando di trovarsi dalla parte di chi spesso non viene pagato, quando normalmente viene pagato già male e deve rinunciare ai propri progetti quando non può neanche pagare un’assicurazione (non 7, una sola)?

    Concludo comunque che ho appreso molto dal suo post e ho capito che, avendoli contattati, gli avvocati di frontiera sono più uno slogan che una rete di avvocati diversi dagli altri.

    Cordialmente
    S.Z.

    • Non ho capito granché, lo confesso, ma mi fa piacere che il mio post ti sia stato utile. Grazie per il tuo contributo.

    • Giuseppe says:

      Se fosse esistito un vero ordine come lei immagina, probabilmente oggi la maggioranza degli avvocati non sarebbe nelle condizioni in cui si trova, che non è proprio il massimo della vita. Per quanto riguarda il fatto che gli avvocati avversari parlano tra loro, complottano e “addirittura” si mettono d’accordo, anzichè essere nemici, direi che è un luogo comune troppo vecchio che pensavo ormai sfatato, ma a quanto pare ancora non lo è. molti clienti (e mi pare di capire pure lei) vorrebbero l’avvocato agguerrito, “incazzato” con tutti e che non rivolga la parola alla controparte se non dicendo solo “ti spiezzo in due”. Per fortuna dei clienti questo tipo di avvocati sta lasciando il passo a quelli che preferiscono la negoziazione e la risoluzione del problema del proprio cliente, anziché tirare alla lunga una causa con posizioni drastiche ed inconciliabili che genererebbero profitto solo per l’avvocato stesso. Poi nello specifico non conosco il suo caso e non mi permetto di escludere l’errore del professionista , che è sempre in agguato per tutti (l’unico avvocato che non sbaglia è quello che non lavora!), in tal caso è giusto che lei venga risarcito del danno che ha subìto a causa del suo avvocato, se di errore si tratta (il che non è detto).
      Da ultimo: io sono avvocato e non conosco il suo mestiere , ma immagino che sia complesso e delicato come ogni professione che richieda delle competenze specifiche che si apprendono con lo studio prima e con la pratica poi. Di fatti non mi sogno minimamente di dire o pensare io sono avvocato, mica un semplice analista programmatore, un inutile ingegnere civile o un cinico chirurgo plastico? Dal basso della mia breve esperienza di vita le posso dire che quello che ha sempre pagato è una buona dose di umiltà (e mi sembra che in questo lei sia un po’ carente…) tanto nella professione quanto nelle cose di tutti i giorni: permette di imparare tantissimo, glielo assicuro! Provi pure lei!

  4. Giancarlo says:

    Vi siete dimenticati di dire che appartenete all’ordine più retrogrado che esiste, il quale ordine le studia tutte per limitare l’accesso alla professione e impedisce anche a quelli che avvocati lo sono diventati di progredire mettendo paletti di ogni genere tipo un’infinità di ostacoli nuovi a chi vuole diventare cassazionista e complessi e costosi piani di formazione per chi vuole specializzarsi. Oltre che obblighi assurdi per cacciare dall’ordine più gente possibile con i minimi contributivi e i minimi di continuità professionale. Senza contare le costose tariffe per la vostra assistenza in cause che durano anche dieci anni senza che voi mai protestiate perché tanto voi i soldi li prendete lo stesso, i clienti anche se vincenti mai. La vostra cassa forense si mantiene anche con il contributo del 4 per cento che vi fate pagare dai clienti (e’ permesso solo a voi..), oltre che spese forfettarie del 15 per cento ( solo a voi è permesso anche questo) in aggiunta a tariffe tali per cui una persona normale difficilmente li può sostenere, anche senza essere povera. È questo perché impedite l’accesso alla giustizia ai cittadini che vorrebbero farlo personalmente al di là delle ridicole soglie ora consentite, distorcendo la costituzione che in tutto il suo testo mai accenna alla obbligatorietà del patrocinio legale. È tutto questo in pieno sfacelo della giustizia alla quale voi nulla apportate se non la difesa dei vostri interessi e preclusioni corporativi…

    • Quante cazzate, Giancarlo! C’è anche, in mezzo, qualcosina di vero, ma questo commento è soprattutto davvero una lagna…

      Ecco una cosa bella della professione, almeno per come la vedo io: poter rispondere con franchezza a interventi del genere, divertirsi a vedere con quanta convinzione molte persone sostengono luoghi comuni che sono in realtà completamente infondati.

      • Giancarlo says:

        Ah ah infondati, incredibile. La giustizia italiana fa sfochino ed e’ anche colpa vostra. Ma a voi non ve ne importa niente perché paga solo il cliente.

        • La colpa dei mali della giustizia invece per me è molto di più dei cittadini come te che non solo non ci capiscono quasi niente ma si tengono la testa piena di luoghi comuni la cui assurdità è comprovata da decenni. Ma è ovviamente più comodo dare la colpa sempre agli avvocati. Il giorno che tu dovessi avere, come non ti auguro, un problema legale, mi piacerebbe venire a vedere con che maestria lo gestiresti, portandomi i popcorn. Chiaramente, in caso di esito negativo avresti già a chi dare la colpa, questo non può mai mancare.

          • Giancarlo says:

            Ah ah ah, non ci capisco niente? Ho tre lauree una in ingegneria due in economia e adesso che sono andato in pensione ho preso la laurea magistrale in giurisprudenza. Sono praticante legale abilitato. Non vado oltre perché avanti negli anni. Ho voluto vedere da vicino dove sta la crisi e l’inefficienza scandalosa della giustizia. Ho visto e ho valutato, essendo stato direttore dell’organizzazione in aziende multinazionali. I giudici sono una casta irresponsabile e voi altrettanto. Tanto quello che ci rimette è solo il cliente e anche quando fate cazzate il cliente paga lo stesso. Anche quando perde per causa vostra. Il sistema a livello ministeriale e’ governato da incompetenti: non si può mettere a capo della Dgsia un laureato in giurisprudenza, anziché un ingegnere. E infatti il PCT che ne è’ uscito fa ridere: un qualunque neo laureato in ingegneria lo avrebbe fatto meglio. Di fronte a tale disastri e a cause che durano anche dieci anni nei due gradi voi sapete dire : Ah come e’ bello fare l’avvocato! E per forza, tanto il cliente vi deve pagare anche perde…INCREDIBILE

            • Sei un gigante, se mi capita un problema legale che rientra tra quelli che possono essere patrocinati dai praticanti abilitati ti chiedo di sicuro un preventivo, così mi dimostrerai coi fatti che esiste un modo diverso e migliore di fare l’avvocato. Quasi quasi ci spero.

              • Dato che siamo in libero mercato e tu hai la soluzione alle inefficienze della giustizia e dell’avvocatura, perché non eserciti? Dovresti avere file interminabili di clienti benpaganti e vincere tutte le cause (pare che da questo si giudichi l’avvocato). Resta inteso che io sarei ben lieto di essere tuo umile dipendente (contratto regolare, però)

  5. Quale è il tuo segreto o il tuo approccio per avere una visione sempre positiva e costruttiva sulle cose che ti capitano.
    Ti faccio i miei complimenti

    • Grazie Michele. In realtà, non sono un robot o un pazzo, l’ottimismo è una cosa che si impara e richiede applicazione. Il primo passo è smettere di lamentarsi e poi cercare di focalizzarsi sugli aspetti positivi piuttosto che su quelli negativi. Da un mio aforisma: «Anche nella notte più scura e infinita, ci sarà sempre una stella da guardare.»
      — Tiziano Solignani

  6. Io non capisco come un avvocato possa avere il tempo per scrivere tutto questo

    • Beh, sono quasi venti anni che scrivo… Il blog ad oggi ha oltre 3.000 articoli. Visto quello che mi rende, non solo in denaro, ci sarebbe da chiedersi al contrario cosa farei se non riuscissi a trovare il tempo per farlo. Ecco un’altra cosa bella della professione oggigiorno: poter comunicare col pubblico usando strumenti come questo, vedere tanti casi, discutere insieme di diritto. È una bella esperienza.

  7. Alessandro -Torino says:

    ……..come non aggiungere “il turismo eno-gastronomico” dopo un’udienza in trasferta?
    I momenti piu’ belli da praticante li passai grazie ad un avvocato civilista di paese.
    Non conosceva la figura del domiciliatario.
    Ogni udienza (naturalmente civile…..anche una banale udienza ammissione prove) “fuori sede” era un pretesto per partire con i suoi praticanti e collaboratori…..(ne portava due per volta,spesso ho avuto la fortuna di essere il prescelto).
    Partivamo dalla provincia di Asti.
    Mi ricordo trasferte a Reggio Emilia,Novara,brescia,Roma.
    Una volta si reco’addirittura a Taranto (!!).
    Da quei viaggi,in cui si parlava di diritto, di casi concreti,di stranezze dei clienti etc, imparai moltissimo della professione forense (nonche’ di dove ,angiar bene nel Nord Italia…)
    Molto piu’ che dallo studio di aridi manuali di diritto.
    Tanto che mi convinsi (e sono tutt’ora convinto)che la vera “formazione professionale”non e’ quella che si fa ai comvegni, ma quella prima di un’udienza,in coda alle notifiche,dagli ufficiali giudiziari.prima di un’udienza.
    Quando ridi e scherzi coi colleghi….,ma soprattutto quando con loro ti confronti,ti informi,ti fai spiegare…..sazi le tue ansie e chiarisci i tuoi dubbi.
    Convinzione nata amche grazie a quei viaggi.
    Hai perfettamente ragione:facciamo il mestiere piu’ bello del mondo!(forse in uno dei momenti piu’ difficili dela storia dell’avvocatura…..).
    Un caro saluto da Torino

    • Bravissimi, tu e il tuo dominus! Ecco un altro eccellente modo per trasformare il lavoro in una occasione di svago, approfondimento, confronto, esperienze… Purtroppo io l’ho capito tardi, ero troppo concentrato sulla produttività ad ogni costo, ma adesso ad esempio l’ho capito, proprio alcuni giorni fa io e Franca abbiamo trasformato in una gitarella il deposito di un divorzio alla procura di Reggio Emilia, dove tra l’altro ora dovremo pure tornare… Ho fatto due separazioni e due divorzi ad Asti, non sono mai venuto ma ora me ne dispiace, se mi ricapita vengo e ti passo pure a salutare velocemente. Credo che tu abbia capito perfettamente il senso del mio post e che tu l’abbia potuto fare perché hai avuto un dominus che ti ha insegnato sin da subito a creare lati positivi nelle cose, ringrazialo sempre. Grazie del tuo commento, buon lavoro e buona vita!

      • Vincenzo Maiolino says:

        Collega, pienamente daccordo con te! certamente l’ottimismo aiuta ma le ragioni per lamentarci sono concrete e si toccano con mano tutti i giorni…da una legislazione per molti versi inutile e defatigante (per non dire ridicola in certi casi) specie negli ultimi tempi, a clienti che se solo gli accenni un preventivo stanno gia correndo al grido di “si salvi chi può”. Condivido il tuo ottimismo e molti degli aspetti positivi da te descritti ma non possiamo proprio dire che oggigiorno fare l’avvocato in Italia sia una passeggiata di salute! Cordialità

  8. Marco Moretti says:

    Caro Tiziano , ho 52 anni e svolgo la professione di Avvocato a Roma da quando ne avevo 23 e le motivazioni che mi hanno indotto a sceglierla e a considerarla ancora la più bella di tutte (non sono figlio d’arte ) sono esattamente quelle che Tu hai delineato in modo chiaro ed efficace : complimenti !

  9. Vincenzo says:

    Immagine sdolcinatamente idilliaca della professione forense: dipende dalle singole esperienze. Probabilmente questo ottimismo deriva dal fatto che in quel caso le soddisfazioni a tutti i livelli ci sono, a fronte della maggioranza di avvocati italiani che sbarcano il lunario e spesso cambiano mestiere. Personalmente le abiezioni umane peggiori le ho conosciute e le conosco con l’attivita’ forense.

    • Alla fine della giornata, a nessuno importa della maggioranza. Ed il primo passo per aiutare gli altri è amare se stessi.

      • Vincenzo says:

        Tipica non risposta avvocatesca, che comunque denota un marcato individualismo (per usare un eufemismo). E tipica anche di coloro che, come si dice dalle mie parti, “avi i vacchi a’asciuttu”, tradotto: ha le spalle ben coperte sotto tutti i profili.

        • Se ho le spalle coperte, non lo devo ad altri che a me stesso. Quanto all’egoismo, se si tratta di essere felici, ebbene è un egoismo etico. Tu continua pure ad essere triste per conformarti all’atteggiamento della maggioranza, ed a lagnarti, io cerco di essere felice per migliorare il mio mondo e di riflesso quello degli altri: scommettiamo che con il mio egoismo sarò più utile alla società delle tue lagne?

  10. Mi sembrano le osservazioni di una persona che non vive del proprio lavoro di avvocato ma ha qualche rendita o proventi da altre attività.
    Sono d’accordo, fare l’avvocato è bellissimo. Ma non si vive di felicità, gloria o aria…
    Ci sono avvocati che ogni anno si cancellano dall’albo perchè non riescono a sostenere i costi assurdi ed eccessivi di questa professione; si fa fatica a pagare la Cassa Forense, che nulla dà in cambio e ci costringe a lavorare anche quando siamo malati; poi c’è l’Iva 4 volte all’anno, il modello 5 e ancora costi di studio, aggiornamenti, spese di trasferta ..e spesso e volentieri dobbiamo far causa ai nostri stessi clienti che non ci pagano! è una lotta continua: con l’ordine, con i colleghi poco corretti, con i clienti, con i magistrati che fanno i loro comodi!
    Scusi, ma Lei l’avvocato lo fa su Marte????

  11. Effettivamente si tratta di una categoria professionale che comprende (incluso sicuramente il sottoscritto) il maggior numero di spostati e infelici che io abbia conosciuto. Il problema secondo me risiede nella nota massima di Flaiano “l’insuccesso può dare alla testa”. SI possono tollerare frustrazioni per 10-20-30-40 anni, ma se il successo (o almeno un limitato successo che consenta di vivere onestamente e in relativa tranquillità) non arriva abbastanza presto, diciamo entro i 20 anni di professione, l’accumulo di rancore non si scioglie più. E siccome non conosco molti avvocati cui la fortuna arrida a una età ancora ragionevole di 35-40 anni poichè la maggior perte di questi ultimi è costretta a vivere da mammà per mancanza di mezzi…. et voilà ecco la ragione di ciò che tu chiami lagna. Farei un bagnetto nella realtà, my dear, se fossi in te nell’esaminare l’altrui condizione umana.
    E a proposito di guardare le stelle ti regalo questo aforisma di WIlliam Shakespeare:
    Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi.
    Un’ottima giornata a tutti gli avvocati e anche non!

    • Vero, resta però il fatto che se a 35 anni non sei soddisfatto di quello che fai per vivere cioè del tuo lavoro è tua la responsabilità di cambiarlo. È inutile e insensato continuare a farlo per lagnarsi quotidianamente con gli altri o anche solo rimuginando in autonomia contro il legislatore, la cassa, il fisco, i giudici e tutto il resto. Siamo noi i responsabili della nostra stessa felicità, per questo dobbiamo prendere decisioni coraggiose ed estreme. Io continuo a fare la professione perché tutto sommato riesco a vederci ancora tanti lati positivi e a farmela piacere, nonostante quelli negativi, ma in caso contrario dovrei 1) smettere di lagnarmi 2) cambiare mestiere. That simple.

  12. Giuseppe says:

    In ogni caso devo dire che ti invidio (nel senso positivo ovviamente) e non poco! Pur essendo un ottimista realista non riesco a vedere tantissimi lati positivi nella nostra professione, se non quelli che attengono all’autonomia, alla libertà (teorica) , alle trasferte trasformate in gite, la possibilità di lavorare a qualunque orario si vuole etc. Talvolta può essere bellissimo sentirsi dire “avvocà, grazie per tutto quello che state facendo..” ma tolti questi aspetti non riesco a ritenermi proprio soddisfatto. Tolgo tantissimo tempo alla mia famiglia e a me stesso , ricevendo in cambio ben poco, cioè ansie, preoccupazioni e mal di testa quotidiani. Sarà il fatto che sono un giovane avv. con poca esperienza, ma non ho un briciolo di tempo per far nulla, spesso lavoro anche sabato e domenica, e quante nottate ho passato a lavoro! Mi rendo conto che quasi certamente è il mio approccio alla professione ad essere sbagliato, però non so come modificarlo. . . Per questo dico che ti ammiro, perché non so davvero come fai!!! Ti auguro sempre il meglio , ed a me auguro di prendere un quarto del tuo modo di fare per essere un pò più felice.

  13. Condivido tutto. Quest’ottimismo è ciò che mi ha fatto scegliere la professione, al punto da lasciare l’impiego pubblico che avevo conquistato appena laureato (pensa un po’…).
    Il problema molto pratico e per niente psicologico è che: il lavoro (almeno per me) non c’è! E cosa e quanto non ho fatto e continuo a fare per inserirmi, trovare spazi e clientela… niente… solo pratiche sgangherate che evidentemente altri colleghi rifiutano… Inutile dire a quanto ammontino i ricavi… l’anno scorso addirittura il commercialista mi ha elegantemente consigliato di chiudere la partita iva. Ho trovato clienti “continuativi” che pagano un terzo di quello che dovrebbero facendomi capire che possono sempre rivolgersi allo stuolo di concorrenti che li corteggiano; altri, disgraziati, che io stesso mi presto ad aiutare senza compenso o quasi (e visto che hai un volto umano capirai di cosa parlo). Senza guadagno, ovviamente, niente collaboratori, niente scrivania antica, niente gioiellini tecnologici… Tutto questo lo chiamerai lagna. Per me è semplicemente tragedia e ogni maledetta mattina, quando mi sbarbo e stringo il nodo alla cravatta ripassando l’ultima arringa per un cliente sconosciuto ed un Giudice distratto, mi sento un eroe…
    Il dolore più grande, poi, sta nel dover dissimulare la situazione per il terrore di essere emarginato perché un professionista deve sempre dare un’idea di successo.
    Per questo ovviamente scrivo in forma anonima e ti prego di mantenere il massimo anonimato.

    • Lamentarti non serve a niente. Vedi se riesci a fare un po’ di marketing – sì, proprio quello serve a te – per trovare un po’ di clientela, ad organizzarti, magari associarti con qualcun altro e se, anche dopo aver fatto queste cose per un po’ di tempo, almeno un anno, non si batte chiodo, cambia mestiere. L’ottimismo ci è necessario, se proprio la situazione che viviamo non ce lo consente, se possiamo, la dobbiamo cambiare. In bocca al lupo.

  14. Grazie per aver scritto un articolo così interessante. Ho 52 anni e sono un dipendente pubblico che, insoddisfatto della mia situazione, mi sono iscritto all’università a 40 anni e mi sono laureato a 45, ho cambiato lavoro per svolgere la pratica forense nel tempo libero sottratto alla famiglia, finalmente a novembre dello scorso anno ho acquisito l’ambito titolo. Ora mi trovo attorniato da persone orientate al pessimismo che mi sconsigliano di intraprendere la professione.
    Comprendo che non sia semplice ma sono anche convinto che con l’impegno si possa riuscire ad intraprendere la professione anche oggi, in un momento di difficoltà di mercato.
    Non so se troverò il coraggio di licenziarmi e buttarmi nella mischia ma l’articolo mi fa riflettere molto e considerare la professione anche sotto altri aspetti.
    Grazie.

    • Grazie Paolo. Tu che devi ancora entrare fai una valutazione oggettiva dei pro e dei contro. Queste «motivazioni» sono quelle che possiamo trovare noi che siamo già dentro per continuare a fare quello che facciamo già con un certo piacere, con una certa soddisfazione, ma tu, che sei fuori e già con un posto di lavoro, devi fare una valutazione più generale, non dico oggettiva, devi comunque guardare quel che ti può piacere soggettivamente, ma ampia e globale, si tratta sempre di un «investimento di vita». Comunque credo che magari il post possa esserti utile, anche solo in alcuni aspetti a contrario, per capire in che cosa si … «riducono» gli avvocati che praticano per trovare qualche briciolo di vita 😉 In bocca al lupo.

    • Paolo, non si tratta di scoraggiati, ma pensa e ripensa a quello che fai, perché lasciare un posto pubblico insoddisfacente per un lavoro autonomo altrettanto insoddisfacente non sarebbe il massimo della vita. Almeno il lavoro nel pubblico ti garantisce stipendio certo, ferie, malattia, tredicesima, tfr, e soprattutto TEMPO LIBERO, senza dimenticare che quando esci dall’ufficio puoi staccare la spina sul serio e dormire di notte sogni tranquilli. Sicuramente dirai che sono tutti aspetti che hai già valutato, ma normalmente dall’autonomia della libera professione ci si aspetta anche una ricompensa economica rapportata al dispendio di energie, che, nella maggioranza dei casi, non esiste. Se hai la possibilità di frequentare lo studio di un qualche tuo amico, fallo assiduamente, anche sfruttando le ferie a disposizione, così da poter capire se davvero può essere la tua professione in alternativa al posto che già hai. Personalmente ti direi che è una follia se non hai già qualche canale che può portarti clientela, ma io appartengo alla schiera dei quasi lagnoni , quindi in questo articolo faccio poco testo, ma non vorrei che lo diventassi pure tu!

      • Qui non c’è nessuna lagna, ma considerazioni oggettive che a mio giudizio sono preziose e vanno valutate. L’ottimismo può essere praticato anche in campo di concentramento, come ci hanno dimostrato svariate persone, o in condizioni di malattie anche peggiori, per cui forse è bene valutare di essere ottimisti appunto con un lavoro che garantisce ferie, malattia, tredicesima ecc. e appunto tempo libero davvero, senza pensieri, piuttosto che in un’altra professione.

        • Avete ragione ma il lavoro degli altri è sempre più remunerativo e ricco di soddisfazioni. In positivo ho del tempo libero che utilizzo per andare a casa a sedermi sul divano… Svolgo un lavoro molto interessante, ovvero, non faccio praticamente nulla! O meglio non sono impegnato come vorrei essere, sembra bello ma alla lunga non sai più come arrivare a sera. Ho lo stipendio certo fino a che l’Ente lo paga, ogni tanto ha i suoi problemi e non è puntuale ma devo dire che fino ad ora non ho mai perso lo stipendio e questo è molto positivo, però ho alcuni colleghi che dormono in tenda fuori dal palazzo che sono stati licenziati (o meglio non si sono visti rinnovare il contratto dopo magari 20 anni!) e anche da noi si parla di esuberi, alias, licenziamenti…
          Ho circa 130 ore di straordinario che non mi verranno pagate e 51 giorni di ferie arretrate che non ho fatto ma non perché non le abbia volute fare, semplicemente perché quello che da fuori sembra fantastico (lo stipendio) non mi permette di farle.
          Un paio di volte la settimana faccio il tragitto casa-lavoro in bicicletta per cercare di fare un solo pieno al mese alla macchina perché la benzina costa…
          In sostanza faccio finta di lavorare tutto il mese per prendere i soldi di una separazione o della difesa di una guida in stato di ebbrezza!
          Sono molto comodo e rilassato, diciamo pure che non lavoro, faccio presenza ma lo stipendio che prendo è fermo da due lustri e non garantisce una vita non dico dignitosa ma semplicemente una vita e a 52 anni non ho più voglia di andare dalla mamma per farmi dare i soldi delle tasse universitarie di mio figlio!
          Non voglio lamentarmi, voglio solo far capire che il lavoro degli altri è sempre più bello, più leggero e con più vantaggi del proprio.

          • Guarda che il senso del mio post era proprio, tutto al contrario, quello di apprezzare il proprio stesso lavoro e non pensare affatto a quello degli altri. E nel tuo caso, la responsabilità dell’utilizzo del tuo tempo libero per sederti sul divano, che vedi come uno «spreco», è tua: perché non usi quel tempo per fare delle cose che ti piacciono? Sei tu responsabile della tua stessa felicità, non puoi mica aspettare che siano lo Stato, la famiglia, i genitori, la moglie, gli amici… Quanto ai «soldi di una separazione», calcola che un avvocato solo per pagare la sua assistente e le utenze, ogni mese deve fare almeno 4 o 5 separazioni. Insomma, pensavi bene 😉

            • Scusa non mi sono spiegato bene. La mia risposta era indirizzata a Giuseppe che sembrava lasciava trasparire come io sia un privilegiato nei confronti dei liberi professionisti, lungi da me cercare polemiche.
              La mia precisazione stava a significare che oggi tra i tanti vantaggi che abbiamo noi dipendenti pubblici scontiamo un grande problema che è quello della terza settimana, siamo arrivati al limite della sopravvivenza economica.
              Volevo solo dire che se fossi sicuro di poter ricavare i soldi per sopravvivere, e dico sopravvivere, con la famiglia, non ci penserei neppure un giorno a intraprendere la libera professione.
              Io non so più di chi fidarmi, ci sono decine di professionisti che si lamentano della crisi e poi sono stati in vacanza con la famiglia nelle più rinomate località… Bene, non sono assolutamente invidioso, se però mi dici che sei in crisi o hai i soldi “di tuo” oppure mi racconti frottole…
              Il fatto che io sia costretto a sprecare tempo libero (che poi non lo spreco sul divano, era solo un modo di dire) è diretta conseguenza del fatto che non si ha possibilità di fare nulla per assoluta mancanza di risorse.
              Certo faccio delle belle passeggiate o giri in bicicletta, cerco di rimanere al passo con i tempi continuando a leggere o studiare, cerco di svolgere da solo le riparazioni in casa anche perché non potrei fare diversamente, nei mesi scorsi ho imbiancato casa perché non posso affidare il lavoro ad un decoratore…
              Nel tempo impiegato avrei certamente preferito preparare la difesa di qualche cliente…
              Comunque sono convinto che un avvocato abbia una funzione sociale e sia di aiuto al prossimo in misura molto maggiore di un pubblico dipendente e questo vale molto di più di tutti i soldi del mondo!

              • Scusa non mi sono spiegato bene. La mia risposta era indirizzata a Giuseppe che sembrava lasciasse trasparire come io sia un privilegiato nei confronti dei liberi professionisti, lungi da me cercare polemiche.

              • Non è la professione in sè che ti garantisce il sostentamento, ovviamente, ma la clientela. Che possibilità di avere clientela adeguata hai? Il punto è solo quello. Io senza la mia clientela, gente che crede in me, potrei essere il più bravo avvocato del mondo ma non arriverei nemmeno io a fine mese. E comunque imbiancare casa è molto più bello che scrivere tante difese. Soprattutto non è affatto vero che un avvocato abbia più utilità di un altro lavoratore: ha utilità quel lavoratore che fa bene il suo mestiere e viceversa, a prescindere da quale sia. Se non ci fossimo noi avvocati non ci sarebbero i dipendenti pubblici e viceversa.

            • Stefano Zaglio says:

              “Sei tu responsabile della tua stessa felicità, non puoi mica aspettare che siano lo Stato, la famiglia, i genitori, la moglie, gli amici… ”
              Questo conferma, nostro malgrado, che un avvocato vive al di sopra della comunità.
              Perché negli USA il diritto alla felicità è nella costituzione?
              Perché la gli avvocati sono pagati per risultati anziché per mezzi?
              Perché la si possono compiere le class action e qui no?
              Come dovrei fare ad essere felice di essere stato licenziato illegalmente, dopo essere stato dequalificato e sottopagato e beffato di 145.000€ per un errore da 1a elementare di uno che ha studiato anni e passato un esame di Stato e meriterebbe di rifarlo come quando si toglie la patente? Perché i membri di un Ordine, che non ha scelto, come non si sceglie di venir battezzati, godono di immunità che gli altri cittadini non hanno e che in altri stati non esistono?
              Perché per il codice deuntologico un avvocato non può sottrarre il cliente ad un altro mentre un imprenditore può sottrarre illegalmente il lavoro ad un lavoratore, per darlo ad un altro, creandogli anche un danno curriculare, riducendo le sue possibilità di trovare un altro cliente? Si perché per un lavoratore i clienti sono i datori di lavoro e quale datore assumerebbe uno che è già stato licenziato senza motivo e non è neanche obbligato a rilasciare referenze in compensazione?
              Perché in USA è vietato specificare sui curriculum l’età e in Germania è obbligo di legge rifondare le spese a chi viene intervistato per lavoro?
              Ma tanto chi fa le leggi e chi le amministra non farà mai una legge che possa ledere a se stesso.
              Oggi facciamo una legge che depenna il 50% degli avvocati dal sistema.
              Beh ma tanto possono essere felici lo stesso anche con il 50% del tenore di vita. Troveranno un altro lavoro suvvia. Scommetto che a quel punto gli avvocati troverebbero modo di organizzarsi in una class action e appellarsi al diritto cui si appellò Califano. Medieranno raddoppiando i giudici che a quel punto dovranno necessariamente discutere le cause anziché lasciare che se la sbrighino gli avvocati tra di loro per trovarsi la pappa pronta.
              Invece, per cambiare le cose senza dar torto a nessuno, lasciamo che le cose decadano da sè, con naturalezza.
              La scuola di informatica in cui mi sono diplomato ha chiuso i battenti dopo 20 anni. Normale evoluzione.
              Un paese in cui contano più i titoli delle competenze. Un paese di conquistati. Un paese di gente senza palle che ha promosso gente con meno palle che ha fatto leggi per poter promuovere più facilmente gente senza palle.
              E se anziché fare di un giudice unico per tutti i lavori, se ne fa uno di pace per ogni paese specializzato in un tipo di lavoro? Magari oggi da disoccupato, esperto di cause di lavoro e di avvocati, potrei propormi come giudice di pace part-time per gli impiegati tecnici del mio distretto no?
              No, ho dovuto cambiare 2 avvocati, dopo averne consultati 20 (pagandone qualcuno, anche in nero, poiché non ho più ricevuto fattura e le gelaterie non accettano bancomat per importi sotto i 15€),
              poi un ennesimo avvocato mi dice di andare da un altro avvocato per far causa al primo avvocato.
              Beh, facile essere felici quando parte l’infelicità altrui diventa parte della tua felicità.
              http://youtu.be/4kkLajKwh-g

              • Quante cazzate, l’ultima riga ne è una degna chiosa.

                • Giancarlo says:

                  Quando qualcuno ti mette in crisi tu rispondi che sono cazzate. Esattamente come fai con me. Ma io che appartengo alla tua categoria dico che ha ragione lui e confermo: troppo facile essere felici quando è fondata sull’infelicita altrui….dovresti vergognarti…

                  • Grazie, ma sono in grado di capire da solo quando devo vergognarmi o meno. E quanto a te, tu non fai, e non farai mai, affatto parte della mia categoria, per farlo dovresti prima crepare e poi resuscitare.

              • “Magari oggi da disoccupato, esperto di cause di lavoro e di avvocati, potrei propormi come giudice di pace part-time per gli impiegati tecnici del mio distretto no?”
                inizio a comprendere perchè hai girato oltre 20 avvocati….
                gira ancora, qualcuno al tuo livello lo troverai…

  15. Di lunedì sono sempre “poco ottimista”, oggi sarà un lunedì diverso e più produttivo! Grazie Tiziano!
    Buona giornata,
    Andrea

  16. Valerio says:

    Le difficoltà sono tante, e’ vero ,ma nessuno ci ha puntato il fucile alla tempia obbligandoci a fare questa professione.
    Guardando le cose con ottimismo e in positivo la nostra vita cambia e la qualità della nostra professione migliora.
    Sono perfettamente in sintonia con te ,Tiziano: il pessimismo non paga!

  17. Parabolico says:

    ”L’esperienza giuridica raccoglie come in un fascio, come in una sintesi tutte le forme della vita, mostra e realizza la loro comunione nel comune slancio, nel comune destino e rivela con tutta sé stessa una intrinseca veramente essenziale esigenza, una esigenza che è comune a tutte le altre forme dell’esperienza, a tutte le altre posizioni dell’esperienza pratica che tutte quante presentano e reclamano ma che solo l’esperienza giuridica raccoglie ed esprime con la realtà delle sue istituzioni e che culmina nella responsabilità e nella pena” (G.Capograssi Studi sull’esperienza giuridica in La vita etica Milano 2008 Bompiani cfr Mt 13,52 )…

    • Chissà che tipo di sostanze sono state usate per concepire questa prosa 😉 Comunque scherzi a parte è vero a volte ci sono documenti e studi giuridici che sono davvero appassionanti. Raramente, ma ci sono…

  18. Stefano Zaglio says:

    Immagina male. A programmare bene si apprende come ogni altra maestranza. Prima si fa e poi si teorizza. Chi studia prima di fare impara solo a non uscire dalle regole prestabilite dalla cultura di chi ha in-segnato, a credere che tutto quello che gli è stato detto che deve sapere è il massimo cui si può aspirare. Diverso è quando si parla di fisica quantistica. Maneggiare i quanti è alquanto impossibile.

    “Umiltà” è un termine che sottintende un processo, non il punto di vista assoluto di chi sicuramente non è dotato di omniscienza.

    Invece chi come me ha potuto vivere sulla propria pelle gli effetti della riforma fornero e/o compagnia, ha visto che potevano agire semplicemente sulla sintassi dei processi, ordinando che non fosse possibile l’assunzione dopo un licenziamento per motivo oggettivo, poiché tale è la condizione che manifesta l’insussistenza. In quel caso l’azienda, anziché licenziare illecitamente, avrebbe cercato preventivamente una conciliazione. Nulla avrebbe impedito poi di finire opzionalmente in giudizio.

    Invece sono state aggiunge altre opzioni, ridotti i tempi…e ingolfato il sistema…questo hanno constato tutti gli avvocati consultati…ma..che possono fare…devono farsi pagare anche se il legislatore ha usato poca umiltà nel definire e varare una riforma in meno di due mesi (fonte wikipedia).

    Ma che ne può sapere un esperto di processi come un informatico con trent’anni di esperienza come me, passati ad ottimizzare processi aziendali ed industriali per fornire risposte in termpo reale agli imprevisti, gestendo migliaia di variabili invischiate in processi complessi fino al 9° grado? Che ne so io che vado a far la coda al centro per l’impiego ove non c’è neanche il biglietto e spesso finisce a botte quando un tablet android quadcore costa 50€ su amazon e lo donerei io se non rischiasse di finire nelle mani del figlio della direttrice.

    La legge non dice che devono esistere gli informatici come gli avvocati e i giudici e quindi non conto come professionista, tant’è che l’avvocato decise di considerare la consulenza che mi chiese come un consiglio da bar e di non pagarla. Quello dopo non sapeva neanche cosa fosse un pec, ma tanto nei 100€ a telefonata c’è inclusa la quota di stipendio per l’impiegata che trascrive gli appunti a matita.

    Ai fini del conteggio dei dipendenti, gli apprendisti contano zero, mentre i dipendenti part-time contano 0.5. Eppure è logica oltreché millenaria che l’esistenza è condizione sufficiente per l’enumerazione.

    Si, ma dai, ce li hanno tutti 100.000€ per andare in corte cotituzionale. A me l’avvocato ha causato 150.000€ di ammanco e le 4 mensilità di risarcimento le sto ancora aspettando. Lui però voleva essere pagato all’istante, appena tolto il mandato, per manifesta incompetenza data dall’essere avvocato dei sindacati, membro dell’AIG, esperto da più di 20’anni in cause di lavoro, avendo frammentato la causa di lavoro dovo invece è possibile una unica domanda omnicomprensiva. Un erroruccio, capita a tutti di sbagliare sulle cose ovvie ed assodate.

    ================================================
    Nessuno mi ha ancora detto a chi devo fare l’esposto di ciò. Non l’Ordine degli avvocati, perché mi mandano da un altro avvocato.
    ================================================

    Qualora poi il ligislatore dirà:”Oh cavoli, ha ragione, ho sbagliato, da adesso in poi sarà diverso”…. ahh caro, ma certo, il danno pregresso è automaticamente azzerato, ma si, prego: se fai bene, pago io, se fai male, pago io, se fai peggio pago ancora io…. questa è, per la psicologia, la condizione base per lo sviluppo della schizofrenia.

    Certo se favoriamo leggi che violano facilmente gli articoli fondamentali della costituzione, costituenti proprio l’identità civile del Paese.

    Beh ma cosa possono fare gli avvocati? Costretti in un percorso di crescita professionale pre-programmato per legge, soffocati da Padre Ordine, che rischiano di perdere il minimo salariale…pardon tabellare.

    Qualche hanno fa si è diffusa la fotografia digitale. Nel giro di 2 anni chi stampava pellicola si è adeguato e non c’è stato nessun suicidio di massa.

    Ora mi scusi ma devo impiegare il mio tempo libero di disoccupato per fare il mio dovere di cittadino e scrivere l’esposto da mandare alla direzione generale del lavoro poiché i due ispettori consultati hanno detto di non essere competenti di attività altamente intellettuali come la mia e poi mi hanno fatto un discorso etico per indurmi a pensare a quei poveretti dei miei ex colleghi che, si, sono sottopagati, ma sempre meglio che perdere il lavoro.

    Avevo appena detto si essere stato licenziato con un figlio di 3 anni, uno di 1, una casa acquistata vicino all’ufficio in ristrutturazione non ultimabile ne vendibile, in 2 anni non ho ricevuto alcuna offerta di lavoro perché ho 43 anni e si percepisce chiaramente che sono stato licenziato ma non l’illecito e che l’avvocato non ha chiesto la nullità per discriminazione e ho un danno di 200.000€ e una beffa da 140.000€ e sto ancora aspettando di prendere 10.000 per poi pagarci le tasse e il secondo avvocato, che controparte non è neanche costretta a compensare l’illecito con una lettera di referenze che nel contesto europeo in cui siamo è d’obbligo per una candidatura estera.
    Fortuna è che posso sopravvivere con i miei risparmi e mia moglie ha subito mobbing in passato e allora capisce la situazione anche se avrebbe tutto il diritto di lasciarmi, causandomi una nuova causa. Ma noi non siamo una catena e sai, se capita a uno, è un caso isolato, colpa sua, non un bug del sistema.

    Fanno riforme che favoriscono gli illeciti che possono essere gestiti solo con il supporto di un avvocato che si lamenta perché le cose vanno male e poi devo essere io a fare un bagno di umiltà. E beh, ragazzi, la nostra formazione cattolica è mica paglia:”Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa”. E gli altri? eh, gli altri è ancora colpa mia.

    Umiltà… so di parlar volgare perché non sono un linguista, ma so anche che essere più istruito e parlar raffinato non implica sapere veramente cosa si sta dicendo ma al massimo dove si vuole andar a parare che, quasi sempre, è difendere la propria identità, fatta più di sovrastrutture culturali che di umile fisicità.

    • premesso che non riesco a seguire tutto il filo del tuo discorso, permettimi (diamoci del tu) di replicare a: 1)”Immagini male, come ogni altra maestranza prima si fa poi si teorizza”.
      Quello che intendevo dire è che colui che si ritiene in grado di conoscere l’altrui mestiere o professione senza averlo mai fatto, per me pecca di arroganza, senza entrare nel merito del come si apprende, se prima con l teoria o prima con la pratica.
      2) “Chi studia prima di fare impara solo a non uscire dalle regole prestabilite”
      Non dirmi che credi davvero a queste cazzate da adolescenti che discutono su quale sia la migliore istruzione. Non esiste un’istruzione, un metodo, se non quello che di volta in volta adotta il soggetto interessato. Siamo persone, caro Paolo, non algoritmi, ed ognuno di noi è diverso dall’altro. Quello di cui tu parli è indottrinamento, ma ti assicuro che chi prende per oro colato qualunque cosa gli venga detta può essere tanto un avvocato quanto un programmatore.
      3) “Umiltà è un termine che sottintende un processo, non il punto di vista assoluto di chi sicuramente non è dotato di omniscienza” e poi “Umiltà… so di parlar volgare perché non sono un linguista… etc.”. Non sono certo di aver capito il tuo punto di vista, ma posso dirti il mio: credere di sapere qualcosa in più degli altri, credersi sempre un pizzico meglio degli altri, credere che gli orizzonti degli altri siano sempre più ristretti dei propri, credere che gli uomini siano divisi a compartimenti stagni (italiani-stranieri-avvocati-medici-meridionali-carrozzieri-rumeni-profughi-programmatori analisti che a 43 anni hanno 30 anni d’esperienza etc), ecco, questa io la chiamo arroganza (che poi questa caratteristica la riconosco anche in gran parte degli avvocati, è un’altra storia).
      4) Tutto quello che sta nel mezzo del tuo discorso, è lo sfogo accorato di chi è incazzato col “sistema”, e lo posso comprendere (attenzione, non ho detto capire, perchè solo chi passa quegli eventi può capirli), ma pensare che tutto il male che ci sia è generato dagli avvocati è un tantino esagerato. Se dobbiamo addossare delle colpe agli avvocati del “sistema”, quelli non siamo di certo io, Tiziano o gli altri intervenuti sul blog, ma sono coloro che intervengono in aule che non sono quelle dei tribunali. resta il fatto che se il tuo avvocato/i ha commesso degli errori dovuti a negligenza, è giusto che risarcisca i danni che tu hai subito. Però posso pure dirti che molto spesso quello che per un cliente è un errore, (poichè l’ha detto il giudice che andava fatto in un altro modo), in realtà è solo uno dei tanti modi di affrontare una questione.
      Da ultimo vuoi che ti sveli un segreto? Tutti gli avvocati sbagliano qualcosa, non esiste l’avvocato che non sbaglia, perchè non siamo programmati per eseguire dei comandi rapportati a delle variabili. Esiste un sistema normativo che credo non abbia paragoni nel resto del mondo, e non dà mai nessuna certezza. Tra le massime del mio dominus ce n’è una che fa al caso nostro: “L’avvocato più bravo?Quello che sbaglia meno”. Non parlo però degli errori dettati da negligenza e/o incompetenza. Questi sono commessi da chi crede di sapere e non si premura di aggiornarsi e prendere il codice o consultare l banca dati ogni volta che gli si presenta un caso. Questi sono gli errori imperdonabili e, come tali, sicuramente generano responsabilità – a diversi livelli – nei confronti dell’utente e della collettività.
      Se sei incappato in uno di questi errori ti consiglio vivamente di affidarti ad un “bravo avvocato” e chiedere il ristoro dei danni subiti a causa della sua negligenza (per un approfondimento su quale sia il bravo avvocato ti invito a consultare l’articolo http://blog.solignani.it/2014/01/08/15-falsi-miti-sugli-avvocati-il-diritto-la-legge/)

      • Stefano Zaglio says:

        “Non dirmi che credi davvero a queste cazzate da adolescenti che discutono su quale sia la migliore istruzione”. No, mi riferivo alla differenza tra istruzione(o indottrinamento) ed educazione.
        “credere che gli uomini siano divisi a compartimenti stagni”, le persone sono divise in classi ed in Inghilterra, dove contano più le competenze dei titoli, ciò non è un problema.
        “(attenzione, non ho detto capire, perchè solo chi passa quegli eventi può capirli)” è evidente che fai confusione tra “capire”, che riguarda solo la razionalità e “comprendere” che coinvolge anche le emozioni.
        “Se dobbiamo addossare delle colpe agli avvocati […] non […] certo […] altri intervenuti sul blog”. Solignani si avvale dell’evoluzione e semplificazione dei sistemi informatici per portare vantaggio alla propria attività. Lo fa facendo informazione. Questo non è discutibile. Può farlo perché da un’altra parte c’è mancanza d’informazione. A cosa server allora l’Ordine se crea disordine?
        ” ti consiglio vivamente di affidarti ad un bravo avvocato e chiedere il ristoro dei danni subiti a causa della sua negligenza”. Questa è semplicemente illogico. Se la soluzione è stato il problema, non ha senso usare la medesima soluzione. Infatti, un buon avvocato l’ho trovato e si è fatto pagare in nero perché ben ci tiene a rimanere nell’ombra poiché non mi ha dato una soluzione “da avvocato” ma “da persona lesa”, consigliando di rivolgermi direttamente all’assicurazione dell’avvocato. Questo anche perché Lui, come quello prima e quello prima ancora non avrebbe mai fatto causa ad un “collega”. Mi disse che dovevo trovare un giovane inconsapevole o uno prossimo alla pensione. Che faccio, metto un annuncio sul giornale:”AAA per causa ad altro avvocato cercasi giovane pazzo o pensionando”? Mi ha fatto capire che non era una buona idea.
        Voi “positivi” dovreste essere i primi a non temere i cambiamenti e farvi carico delle lamentele dei “colleghi”, guardare negli occhi l’Ordine e dirgli:”Tu non ci rappresenti più! Tu rappresenti solo i poteri forti” (http://www.altalex.com/documents/news/2015/01/15/le-elezioni-del-consiglio-dell-ordine-degli-avvocati-dopo-la-riforma-forense#_Toc407096438).
        Tra tanti avvocati qui dentro, l’unico ad offrire un alternativa, forse innovativa sono io che non sono avvocato ma che per torto subito, dai “mezzi che il sistema mette a disposizione per auto-regolarsi”, capisce e comprende anche lo stato di sofferenza degli avvocati di minoranza, anche se fosse solo per apparenza. Ciò è possibile perché io sono “fuori dal sistema” (Matrix docet).
        Umiltà…me lo sono sentito dire sempre da persone molto istruite, come se gli anni di istruzione rendessero superiori….poi dall’altra parte ti dicono che, il fatto che sia un docente in materia, non fa di questi un buon avvocato.
        Loop, loop linguistici infiniti, sistemi di equazioni mentali autoreferenziali, questo fa l’istruzione indotta dall’Ordine (nonché l’istruzione italiana in generale, altro sistema in crisi che continua a riformarsi per essere uguale a se stessa). Quale “Ordine” sano darebbe istruzione ai propri affigliati di andare contro l’Ordine stesso? Quello americano? Perché nella costituzione c’è il diritto alla felicità? Perché nella dichiarazione d’indipendenza c’è scritto che chi può agire ha il dovere di agire? Perché come giovane repubblica resasi indipendente non è soffocata dai vecchi bacucchi europei che fanno le ragnatele sulle loro poltrone e nominano solo chi accetta supinamente il loro Ordine, e che da bravi danno anche contro a quelli che evidenziano un lecito disagio?
        Ecco cosa amo e odio dell’informatica, che è una puttana che la da senza distinzione sia a buoni che cattivi, però i buoni la lasciano anche agli altri e gli altri sono i cattivi che la usano per avidità senza ridistribuire i proventi.
        Se dici che esistono “avvocati bravi” allora ammetti l’esistenza di una classe di avvocati che potrebbero essere stipendiati come un impiegato pubblico e offrire il proprio supporto alla consultazione della banca dati e al regolamento, non spinto ad usare la clessidra ma a dare tutto il tempo necessario ad un’analisi completa e compiuta.
        “arroganza”:”[…] da non tenere in nessun conto suggerimenti, proposte o richieste delle minoranze o delle opposizioni, anche se giuste.”
        Se le cose fossero come 100 anni fa, tu faresti oggi l’avvocato? E tra 100 anni vorresti ancora farlo tu l’avvocato o magari tuo figlio? Come se il padre di Einstein avrebbe dovuto essere un fisico e i figli di Einstein fossero diventati degli einstein e così dovrebbero fare tutti i figli di Dio? Pardon … dell’Ordine?
        Ecco, non se gli ingranaggi rimasti a secco di olio nella quota di cervello accantonata per ordine dell’Ordine, cominciano a muoversi.
        Ponendo per la terza volta la domanda:”A chi mi devo rivolgere per esporre il mio sospetto che ci sia stata collusione tra l’avvocato dei sindacati e quello della contro parte, fondato o meno che sia tale sospetto?”

        • Molto brevemente: Sul fatto che l’Ordine ci rappresenti o non ci rappresenti, cosa bisognerebbe fare? non iscriversi e non esercitare il proprio mestiere perchè non ci si sente rappresentati dal proprio ordine? Non riesco ad immaginare altre soluzioni che non siano quelle che passano attraverso la legalità.
          Sul fatto che non si fa causa al collega, non è affatto vero. Ci sono casi in cui alcuni avvocati, anzi, fanno pure troppo spesso causa al collega, magari affidandosi alla parziale ricostruzione del cliente che, però, è un bravo “pagatore”. Ci sono altri casi in cui l’avvocato è costretto a fare causa al proprio collega perchè quest’ultimo si è comportato in modo a dir poco scorretto ed ha causato veri danni al proprio assistito. Ti posso dire che nella mia giovane esperienza ho seguito due cause a colleghi (che non ho patrocinato perchè il cliente si era già rivolto altrove) ed una causa ad un “collega” (chi si comporta in un certo modo preferirei non chiamarlo collega) che sto patrocinando personalmente.
          Allo stesso modo posso dirti che ho avuto altri clienti che intendevano fare causa al proprio ex avvocato in quanto si ritenevano lesi dal suo agire, ma nessuna responsabilità poteva essere imputata, in quei casi, al collega. Dopo le varie delucidazioni sul perchè non intraprendere la causa e l’insistenza agguerrita del cliente, educatamente li ho invitati a recarsi in un altro posto (con la certezza, purtroppo, che avrebbero comunque trovato qualcuno disposto a patrocinare una causa infondata).
          Se il suo dubbio è che nessun avvocato voglia mettersi contro il collega, la invito a rivolgersi ad un avvocato del limitrofo Foro, così da avere la certezza che le sue risposte siano il più oggettive possibili, questo soprattutto se l’Ordine cui appartiene l’avvocato che le ha causato i danni è piccolo e di tipo “familiare”.

          • Stefano Zaglio says:

            Non confondo l’Ordine degli Avvocati con quello dei Notai con quello religioso.
            Sono la stessa cosa, ossia un mezzo che rallentano (bloccandolo, se non fosse per il tempo che scorre autonomo) l’abbattimento di quelle barriere che impediscono la realizzazione della Repubblica (art. 3 o 4 della Costituzione).
            Esempio. Tal sig. Galilei dice che è il sole e bla bla. Il Sacro Ordine gli ordina di smentire altrimenti lo sgozza, andando contro al comandamento “non uccidere”.

            Oggi le cose sono più raffinate di allora. Non mi riferisco al fatto che in una coppia di ebrei il marito “ordini” alla moglie di fare di tutto per rimanere viva, per rispettare il superiore comandamento “non uccidere”, sapendo e consentendo alla moglie di disobbedire al comandamento “non tradire”.

            No, non mi riferisco a tanta consapevolezza dei sistemi di valori anche senza essere laureati in tale materia (si chiama diritto naturale? E devo spendere 100.000€ per andare in corte costituzionale a far valere i diritti fondamentali? boh.).

            Mi riferisco a:
            “Non riesco ad immaginare altre soluzioni che non siano quelle che passano attraverso la legalità.”

            Ebbene, se qualcuno non avesse trovato obiezione alle regole di riferimento, oggi non avremmo jeans Diesel, che hanno battuto i Levis nelle vendite, non avremmo la plastica, gli elicotteri, viaggi nello spazio, l’iPhone e non staremmo neanche discutendo della cosa. Forse saremmo ancora in guerra.

            Eppure, anche potendo discutere della cosa, compartecipando i punti di vista, rimane sempre e solo una costante:”L’Ordine non si tocca!”

            Del resto, per restare in temi quasi da santone quali espressi in alcuni post, come può un pesce sapere di vivere in acqua se non ne esce?
            Come facciamo noi a sapere che esiste l’aria?

            Se non vedi niente oltre a ciò che puoi guardare con gli occhi… beh…

            Ma mi chiedo.

            Immagino che di lingistica, pragmatica, logica e informatica non si farà nessun esame a giurisprudenza. Ma almeno un esame sull’analisi? C’è?

            O è solo imparare a memoria il codice e dei casi e ripeterli a pappagallo per prendere un voto in memoria? No, perché i computer in mamoria “spaccano!”, però devono essere “ben istruiti” (che è diverso da “instruiti bene”).

            Consiglio la visione di “The imitation game. La storia di Alan Turing”.

        • Dimenticavo…. Da quello che dici spero che tu non confonda l’ordine degli avvocati con i Notai!
          “Se le cose fossero come 100 anni fa, tu faresti oggi l’avvocato?”
          Hai voglia!
          “E tra 100 anni vorresti ancora farlo tu l’avvocato o magari tuo figlio?”
          certo che no, soprattutto oggi e men che meno mio figlio…
          (Tiziano, ecco la lagna…)
          “La quota di cervello accantonata per ordine dell’Ordine”
          le mia quote di cervello sono accantonate non per ordine dell’ordine, semmai per altro ordine di motivi 😉

          • “O è solo imparare a memoria il codice e dei casi e ripeterli a pappagallo per prendere un voto in memoria?”
            Certamente. Non sapevi che noi siamo sappiamo a memoria i codici e qualcuno anche le leggi collegate (ma solo quelli bravi)? Fare l’avvocato è solo questione di memoria, non ci serve la logica, la comprensione, l’interpretazione, il ragionamento, la creatività. Queste cose le lascio a te e ad altri professionisti.

            “Non riesco ad immaginare altre soluzioni che non siano quelle che passano attraverso la legalità.”
            Confermo, ribadisco, sottoscrivo (anche col sangue). Spero che quanto detto mi accompagni fino alla morte.
            Ovviamente ho capito che hai inteso quanto detto in maniera distorta. Ma poco conta perchè io guardo solo nel mio orticello (che è talmente piccolo che devo stare in piedi, non posso neanche distendermi!)

            • Stefano Zaglio says:

              1° non avrai altro ordine all’infuori del tuo ordine
              Poiché la rivoluzione francese e l’indipendenza americana si sono svolte illegalmente, e sono considerate democrazie più avanzate della nostra, che vuoi che ti dica, se non puoi sentire altri pensieri all’infuori di quelli che circolano sullo schermo della tua mente (nome non casuale), aspetteremo che la storia si ripeta.

  19. @Giuseppe. Domanda: noi comuni mortali come facciamo a sapere qual è l’avvocato che sbaglia meno? Non penso che glielo si legga in faccia, tanto meno penso che i suoi errori vengano pubblicati dalla stampa locale. Passaparola? lasciamo perdere, gli standard che possono andare bene per la mia vicina possono non coincidere con i miei.
    Da quel poco che ho potuto vedere, esistono molti avvocati che non sanno assolutamente quello che fanno o quello che dicono. Molti hanno davvero poco di cui lamentarsi.

    • più che molti avvocati, direi diversi avvocati. Di avvocati ce ne sono tanti, davvero tanti, e dentro costoro sicuramente ce ne saranno di poco onesti, ma per fortuna sono la minoranza. Stiamo attenti a non generalizzare i luoghi comuni rendendo l’eccezione la regola!
      Sul discorso dell’avvocato che sbaglia meno si trattava di una considerazione più che altro per addetti del settore, cercavo di rendere noto ai più che l’errore è cosa comune e quotidiana. Poi, certamente, esiste errore ed errore….

  20. Stefano Zaglio says:

    Per testare la tua capacità di rimanere felice verrei li a darti una sberla come quella che ho dato a mio figlio per porre termine ai capricci che ha fatto per volere una cosa che non posso dargli, perché uno stronzo che mi ha licenziato per dare a se stesso e ai suoi figli una villa di 800.000€, ottenuti dai risultati del lavoro anche del sottoscritto + la differenza retributiva, più i rimborsi gonfiati, per un ammanco totale di 150.000€, che ha impedito la realizzazione della mia famiglia, a cui si è unita la beffa di un errore infantile di un avvocato con 20 anni di esperienza specifica. Ora è di la che dorme singhiozzando ed ogni singhiozzo è un pugno in pancia.
    Vorrei vedere quanto sarebbe felice tuo figlio se fossi stato una delle vittime di quello che ha sparato ha giudice ed avvocati ritenendo evidentemente che la giustizia non lo stava rappresentando correttamente.

    Simula di essere un tuo cliente e fatti un giro su internet alla ricerca di soluzione. Vedrai quanta gente è rimasta fregata e tutti dicono le stesse cose.

    Voi vi date un Ordine poi i danni li paga un’assicurazione esterna e i panni sporchi? Nessuno mi ha ancora detto a chi devo esporre la mia analisi sul comportamento dell’avvocato, qualcuno che sia al di sopra dell’Ordine.

    Parli bene ma non hai la minima sensibilità. Altrimenti useresti il tempo libero per far gratuito patrocinio a coloro che sono stati lesi dai colleghi truffaldini o incompetenti oppure ti batteresti per modificare quelle parti della procedure che trasforma un errore di un collega in un danno inestinguibile.

    Continua pure a vivere nel tuo mondo dorato protetto da mamma Ordine e papà onorario e lacia alle persone comuni la dignità di vivere la loro vita, senza metterti virtualmente nei loro panni. Oppure fai qualcosa di concreto, foss’anche lasciar l’Ordine per farsi prete o santone e andare a predicare la felicità dell’avvocato buddistha.

    Un forum è fatto per discutere, non per trattare le persone a pesci in faccia sfruttando la propria posizione di proprietario.
    L’informazione è libera. Le emozioni si provano. I pensieri si pensano e, a tal proposito, per dire che sono cazzate, le devi prima pensare come tali nella tua testa, capito?

    • Guarda, io ti dico solo che a vedere le gigantesche boiate che continui a scrivere e riferire di aver fatto quello stronzo che ti ha licenziato non sembra poi così stronzo. Poi vedi tu. Solo la mia opinione, ovviamente.

  21. Stefano Zaglio says:

    Ho girato 20 avvocati perché tutti, parlando anche per i giudici, dicevano di non essere competenti del mio settore.
    Per questo ho ipotizzato che per giudicare la situzione di un licenziato occorresse un lavoratore esperto di settore per la fase conciliativa.

    Il giudice ha evidenziato la manifesta insussitenza del motivo oggettivo dai dati estrapolati dal sistema informatico del centro per l’impiego.
    Se il sistema informatico fosse stato programmato per essere più intelligente, se il legislatore avesse scritto la legge pensata per la società del 2000, se la procedura avesse previsto prima una conciliazione dall’ispettore del lavoro con penalizzazione delle assunzioni per l’azienda, la soluzione sarebbe rimasta nel dominio del problema, anziché astrarsi al livello di competenza dei tecnici delle leggi che però non hanno cognizione specifica.

    http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/comunitario/primiPiani/2012/09/consiglio-deuropa-italia-il-boom-di-avvocati-fa-crescere-il-contenzioso.php

    In alto gli onorari ragazzi, che le pensioni dei decani son care.

  22. Stefano Zaglio says:

    L’opinione del giudice è stata di manifesta insussitenza del motivo oggettivo.
    L’opinione più diffusa, anche tra gli avvocati, è che la Fornero ha fatto una gran boiata.
    L’opinione mia è che le cose potevano andarmi peggio con conseguente causa di divorzio (e chi ci avrebbe guadagnato?).
    Poi posso anche agire eideticamente per manipolare uno stato di felicità interiore, ma ciò non cambia la realtà esterna, soprattutto se questa è totalmente in balia dell’operatività di un avvocato che quanto meno dovrebbe perdere tutta la facile clientela fornita dai sindacati.
    L’opinione di acluni tuoi colleghi, mi fa pensare che tu mi fai buona compagnia.
    Del resto, sai come si dice:”Moglie e buoi dei paesi tuoi.”.
    http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/comunitario/primiPiani/2012/09/consiglio-deuropa-italia-il-boom-di-avvocati-fa-crescere-il-contenzioso.php

    • In bocca al lupo per tutto.

    • Giancarlo says:

      Stefano Zaglio e’ veramente difficile riuscire a seguirti. Sono un ex dirigente aziendale adesso diventato avvocato del lavoro per passione e non per lucro. Mi vuoi spiegare che cosa ti è successo attenendoti ai soli fatti nudi e crudi? Grazie

      • Seppure giunge tardi la risposta, ci provo.

        Ho lavorato 7 anni in un’azienda (diciamo una startup) come impiegato tecnico senior nel ruolo di responsabile della gestione di progetto, della qualità e dell’integrazione di sistemi.

        Con il mio contributo, che ha visto nascere e crescere dei personali prodotti d’ingegno, l’azienda è passata da 5 dipendenti a 20 e da 100.000€ a 1.000.000€ di fatturato.

        Mi chiamavano l’aziendalista per tanto che ero ligio al dovere.

        Come resp. qualità. ho registrato le riunioni per verbalizzarle e analizzarle e ho prove audio ed emails di più parti che confermano quanto sopra.

        Poi, d’improvviso, il licenziamento, mentre ero padre di due infanti e neo acquirente di una casa in ristrutturazione a 5 minuti dall’ufficio. Nessuna alternativa. Solo il licenziamento in tronco.

        Per pacificità dei fatti, il giudice ha sentenziato l’illecito e il risarcimento massimo previsto.per 6 mensilità + spese.

        Ebbene quanto sopra riassume 3 anni di consultazione di 30 avvocati e studi personali per arrivare a prendere 14.000€, omnicomprensivi, senza reintegra.

        Considerando che il mio reddito è solo da lavoro e che la qualifica è un merito, fortemente condizionato dall’immagine che si fa chi mi deve assumere, è tutto fantastico.

        Basti pensare che nei paesi anglosassoni, il licenziamento per motivo oggettivo non si esprime con una giustifica, ma con le referenze.

        Le leggi cambiano così velocemente che gli avvocati non ci stanno dietro. La frammentazione delle leggi e del lavoro va comunque a vantaggio della categoria, poiché non sono obbligati a raggiungere un obiettivo ma solo a provarci.

        Loro “devono” esistere per legge.

        Diverso invece quanto previsto (o omesso) dalla stessa per i lavoratori privati (sebbene tutti rientriamo nel diritto di realizzazione personale previsto dall’art.3 della costituzione).

        Gli apprendisti esistono ma non contano. Quindi l’azienda, pure contando 20 lavoratori, risulta averne meno di 15, facendomi cadere nella tutale che non prevede la reintegra (con perdita delle mensilità + altre 17 in caso di rinuncia = circa -100.000€ alla mia famiglia).

        Ora, se qualcuno mi sa spiegare perché sono una persona così diversa a seconda se sto in un’azienda con 15 o 16 dipendenti… e come si calcola questo valore…

        Poi è il licenziato che deve dimostrare la malafede del datore, non quest’ultimo a dimostrare di aver seguito le regole.

        Questi se la cava con una sorta di:”Non sapevo di non poter licenziare”.

        Sebbene il maggior cliente mi abbia dato ragione, non posso usufruire neanche del diritto di vedermi citato nei crediti come autore della parti di software ideate e realizzate da solo. Come se non avessi fatto altro che raccogliere frutta o comporre bancali.

        Mentre all’avvocato si paga la prestazione intellettuale, l’ispettore del lavoro si giustifica dicendo di non avere competenze per mestieri altamente intellettuali come il mio. Ovviamente non hanno neanche fondi per consulenze. Io la farei a gratis, tanto

        C’era pure materiale per la Gdf, ma stendiamo velo pietoso, manco la ricevuta del materiale depositato mi han dato.

        Il legislatore beneficia di una rendita per leggi malfatte come questa.

        Il licenziato invece cade pure in un paradosso per cui il riconoscimento di superiore qualifica finisce con un:”Doveva rifiutarsi di fare cose senza avere il relativo livello”.

        Cioè il modello mentale statale applicato al lavoratore privato, con la differenza che il lav. privato deve dare dimostrazione di saper fare per poter essere promosso e il dipendente statale non viene licenziato come il privato.

        Infatti la discriminazione, secondo alcune sentenze, sta nell’aver licenziato in seguito a richiesta di natura retributiva. Ma ciò è parte di una giurisprudenza minoritaria e ormai quel che è rimasto ingiudicato è perso per sempre.

        E’ curioso questo “perso per sempre”, poiché invece il licenziamento sta avendo ancora effetto su di me e la mia famiglia.

        La gente comune si fa 1000 idee false per giustificare la realtà che non conosce ma che vede. La maliziosità italiana poi è devastante.

        Io non posso neanche difendermi/riqualificarmi/rivalorizzarmi pubblicando materiale per cui sarei poi denunciato per violazione della privacy.

        Dare dimostrazione pubblica delle mie abilità, serve solo a indurre l’eventuale nuovo datore a pensare che sia uno che sbandiera i segreti industriali.

        Tutto questo si spiega col fatto che in italia si è valorizzato e dato perso sempre più al “titolo” che alle competenze, come invece avviene nel mondo anglosassone.

        Tant’è che pur avendo 30’anni di esperienza non posso accedere ad un bando per direttore informatico del comune,per mancanza di laurea. L’ex direttore non era laureato però.

        Fanno leggi per agevolare il licenziamento e altre per l’assunzione di under 30, mammoni cui farebbe bene emigrare e cercarsi lavoro all’estero, tornando poi in italia a portare innovazione di cultura.

        Se rimango in italia campo e rischio il suicidio a 60’anni.
        Se emigro perdo la famiglia e tutto quello per cui ho lavorato e investito in questo paese.

        L’italiano è una lingua in cui basta spostare una virgola per far cambiare di significiato ad una frase e quindi risulta naturale dire delle cose e poi farne delle altre.
        L’ultima parola spetta poi a pochi sconosciuti dell’accademia della crusca.

        Il potere legislativo da una parte, il potere esecutivo dall’altra e il collante da un’altra ancora. Un nativo di questo paese non è neanche proprietario dei pensieri che genera nel proprio cervello.

        Chi può campare di chiacchiere, campa bene.
        Chi deve darsi da fare per vivere…io oramai non vedo alcun modo di potermi realizzare lavorativamente.

        Eppure potrei modificare il software del centro per l’impiego per segnalare immediatamente i casi come i miei e accelerare i tempi di soluzione, riducendo anni in giorni, quando meno per un immediato risarcimento.

        Basta poco lavoro, ma serve tanta volontà da parte di chi ci governa e disponibilità da parte di qualche categoria a mollare le redini.

        Chi fa il mio mestiere negli Usa può diventare milionario. Qui siamo rimasti fermi agli anni 80.
        Mi fa ridere Monti che offre la possibilità di aprire una startup con 1€, nel garage di casa, come in USA, dove un americano dispone di 15KWh e 70Megabit per internet. Qui neanche una grande azienda dispone di quel potenziale.

        Un po’ d’appertutto, ma soprattutto qui si fan leggi per far preservare quei 4 soldi di capitale ereditato, consentendo di liberarsi facilmente di chi ci ha resi meno poveri, per poterci tenere il titolo di veri e unici autori della propria fortuna.

        C’è un clima discriminatorio inconsapevole, peggiore di quella dei tempi dei patrizi e plebei, con soluzioni di governo che rasentano gli scarti delle brioches dati ai poveri nella francia di 200 anni fa.

        Per fortuna i 3Kwh che abbiamo in casa ci rendono piccoli re con 40 sudditi, grazie ai signori Volta ed Edison e ai loro predecessori che riuscivano a vedere oltre alla materia e al materiale.

        Ci vorranno secoli e probabilmente la stessa fine toccata alla ex jugoslavia.

        • GIANCARLO FICHERA says:

          Evidentemente al momento in cui sono avvenuti i fatti la tua azienda era sotto il limite dei 15 dipendenti, altrimenti avresti avuto la reintegra e il risarcimento dei danni.Per il tuo futuro non sarei così pessimista. Se sei un buon informatico trovi sicuramente un altro lavoro. Quando era direttore organizzativo in azienda ne ho assunti tanti come te. Evita però di essere così logorroico nei colloqui….In bocca al lupo..

  23. Condivido tutto e tanto ancora potrei aggiungere.. unico neo, pur essendo abbastanza brava, tolte le spese poto a casa un netto di 700 euro mensili.. che per carità.. uniti allo stipendio di mio marito ci fanno stare bene.. ma consapevole che io non potrei da sola sopravvivere.. come si fa a bilanciare questo ‘ piccolo ‘ aspetto negativo? Lo chiedo con sincerità

    • Questo è un post che non offre soluzioni pratiche anche perché non si potrebbe ovviamente farlo ma semplicemente invita a focalizzare su tutti gli aspetti positivi senza negare che ce ne siano di negativi ma semplicemente incoraggiando a non rimuginarci sopra. Poi se vuoi c’è il nostro network ma è un progetto in costruzione…

    • giuseppe says:

      come bilanciare? facile, non si bilancia! tra i pesi e contrappesi di una situazione e di una professione l’aspetto economico fa la sua parte. Ergo, mi pare assurdo continuare a ragionare sui 700 euro mensili per questo tipo di professione. Quale alternativa? Tutte quelle possibili, compatibilmente con la salute…

      • Se non sei felice facendo questo mestiere meglio cambiare. Il lavoro insieme alla famiglia è la tua vita.

        • personalmente ritengo che la felicità generata dal proprio lavoro passi anche attraverso la gratificazione economica. Per cui io (mia personale visione) se non porto a casa più di 700 euro mensili facendo questo mestiere, non sono felice. Ergo – a queste condizioni – cambio mestiere…

          • È appunto un tuo giudizio personale magari un altro è ricco di famiglia e lo fa non per guadagno. Comunque concordo con quello che hai detto se la valutazione è quella è poi giusto comportarsi di conseguenza.

  24. Sono completamente d’accordo con te, a parte il fatto che anch’io scrivo su un blog (mi occupo della mia più grande passione, il diritto sportivo) ma soprattutto vorrei invitare tutti i miei colleghi a fare il mestiere che ho fatto io per 10 anni prima di decidere di iscrivermi all’università e laurearmi, il commerciante ambulante. Dovresti vedere con che avanzi di galera avevo a che fare ogni giorno con la pioggia o il bel tempo per ottenere due metri di posto per poter lavorare. Tanti dei miei colleghi vorrei tanto farli lavorare la, al mercato, alle fiere di paese e alle feste patronali per un anno così, per fargli vedere l’effetto che fa partire il giorno prima e stare 3 giorni in mezzo alla strada dormendo in un furgone per poter lavorare.

    • Grazie Ruggiero. Direi che tu abbia centrato perfettamente lo spirito del mio post… E con la tua esperienza non avrebbe potuto essere diversamente. Benvenuto nel blog, restiamo in contatto, buona giornata e buon lavoro…

  25. trovare le cose positive del nostro mestiere, dici …e che ci vuole?!? io volevo fare l’avvocato, solo l’avvocato, sempre l’avvocato…l’ho fatto, lo faccio e lo voglio fare ancora, e ancora e ancora, e lo voglio tutti i giorni allo stesso modo tutti i giorni come fosse il primo giorno…io sono innammoraaaaaaaata del mio mestiere ma del diritto, della strategia, della speculazione…non delle transazioni …la funzione sociale del diritto è fondamentale…non l’amministrazione della giustizia ma l’interpetazione delle norme, il c.d. diritto vivente…costituisce l’anima della società, dei rapporti, delle relazioni …consente di vivere anzichè sopravvivere…ogni nuova vertenza è una nuova avventura e una nuova esperienza…io amo il diritto, la sua applicazione, la sua valorizzazione, la sua speculazione…la sua osservazione…la sua tensione e anche la sua torsione…trattasi di un piacere quasi fisico…lo so, sono molto fortunata…io non ho scelto, io sono innammmmmorata…

    • Ahahahah sei a posto Rosa! Grazie del tuo commento e benvenuta nel blog, restiamo in contatto.

      • Giancarlo says:

        Io nella mia vita ( adesso ho 72 anni) ho fatto in tempi successivi (perché mi stufo a fare sempre le stesse cose..) l’ingegnere del controllo qualità in una acciaieria, il dirigente aziendale come controller in aziende multinazionali ( con seconda laurea in economia), il consulente di direzione in strategie aziendali in società di consulenza multinazionali e ora andato in pensione sto facendo( con laurea magistrale in giurisprudenza) l’avvocato o meglio per la precisione sono praticante abilitato in attesa di completamento dell’esame di stato ma sono comunque operativo con diverse cause vinte o in atto nel diritto del lavoro. Ebbene, so che vi farà arrabbiare, ma questo è il lavoro più facile che abbia mai fatto e sicuramente non ha paragoni con l’attività del consulente aziendale dove si dire al cliente come tirarsi fuori dai guai lui e la sua azienda e soprattutto se il tuo piano fallisce passi tu dei guai. Da voi avvocati il cliente paga sempre sia che vinca sia che perda ma soprattutto paga sempre anche se vince perché avere la sentenza di una causa dopo quattro anni in primo grado e altri quattro in secondo vuol dire comunque avere perso…Ma voi ve ne state zitti e vi beate del fare gli avvocati in un sistema legale italiano che fa semplicemente schifo…..e ve ne fregate dei vostri clienti che tanto devono pagare sempre (mi riferisco al civile per il penale il discorso è’ diverso). Ma non vi sentite un po’ ridicoli? Io sì a dovere essere tra breve anche vostro collega!

        • Ne abbiamo già parlato Giancarlo, per me sono gigantesche cazzate queste che sostieni, però hai il mio rispetto, oltre alla mia sincerità. Tra poco entrerai a far parte della categoria e vedremo cosa saprai fare di meglio o comunque per cambiare questa situazione, potrai dimostrare coi fatti le tue idee e nel caso sarei lieto di ricredermi.

          • GIANCARLO FICHERA says:

            Io ho possibilità di paragoni con altre professioni, tu no, hai fatto solo l’avvocato e non hai altri elementi di giudizio se non quelli di una professione, la tua, dove mi scontro con una mentalità arretrata e ottocentesca. Avete ridotto il sistema legale italiano a un sistema da terzo mondo e neanche lo volete ammettere. Anche quando il mondo forense e giudiziario tenta di usare le nuove tecnologie fa solo cazzate, vedi il pct. Se io nelle aziende dove sono stato come direttore organizzazione avessi messo su un accrocchio come il pct mi avrebbero licenziato in tronco. Ma tanto non mi puoi capire, siete troppo arretrati…

            • Mettiamola così. Tu sei superiore perché hai più lauree e più lavori e noi delle merdacce. Quando parti con le tue riforme avvertimi che prendo i popcorn, sarà divertente in ogni caso.

              • Caro Avvocato Solignani, sarebbe facile per me elencare tutti i motivi per cui amo questa professione. Utilizzo il condizionale perchè io,giovane avvocato che ha lasciato la sua terra (povera e senza prospettive) per cercare fortuna altrove, mi trovo a girare per studi legali che chiedono chiedono chiedono chiedono chiedono e non danno,non pagano,nè in termini morali,nè formativi,nè retributivi. Ora Le chiedo, quali motivi avrei io di continuare,a 30 anni e con tre anni di esperienza,ma senza una struttura (clienti sî ma pochi,e comunque non tali da potermi permettere di mettermi in proprio),senza uno studio,senza un introito economico,essere positiva e felice?! Nemmeno a dire che credo ancora nei colleghi e nella gente. Ne ho vedute tante da raccontar….

                • Il senso del post non è quello di fornire un modello di business a chi ne ha bisogno ma di far apprezzare le cose positive che già ci sono per la media dei legali. Nel tuo caso è chiaro che se vuoi continuare con la professione devi ripensare e riprogettare completamente la tua attività ma questo è tutto un altro paio di maniche, sto valutando proprio in questo periodo di allestire un servizio di consulenza al riguardo ma il progetto è ancora molto acerbo se ti interessa magari ti posso mandare una mail quando sarà partito.

                  • Avvocato, lei è molto gentile e La ringrazio per la fiducia. So che il senso del post non era quello di offrire modelli di business a chi, come me, ne è (purtroppo) sprovvisto; il senso del mio commento invece era esattamente il seguente: è vero, la professione ha tantissimi aspetti positivi e io in prima persona vorrei goderne, se non fossi costantemente impegnata a dovermi tutelare e difendere da chi dovrebbe essere un esempio per noi giovani leve. Sarei lieta di ricevere una Sua email, anche solo per un contatto con un “avvocato dal volto umano”, come Lei fa mostra di essere.. Grazie.

                • Dina, intanto se già non ce l’hai inizierei a farmi un sito web – sono pochissimi gli avvocati che ce l’hanno (non capisco ancora perchè – e se vuoi posso aiutarti ad impostarlo senza chiederti niente in cambio. Rendersi utili agli altri a volte fa bene all’anima. Se trovi un cliente, non potresti chiedere ad un uno studio legale di affittarti una stanza del loro studio ad ore, oppure semplicemente, laddove possibile, fare degli incontri via skype, ormai lo fanno anche i medici, non capisco perchè non possano farlo gli avvocati.

                  • Sono buoni consigli.

                  • lilli grazie mille, anche il mio compagno progetta siti web ma ho paura non sia sufficiente. Molti avvocati hanno strutture di questo tipo, purtroppo. Ho anche uno studio che mi presta la stanza…il problema sono i clienti, qui a Roma, poi non ne parliamo…siamo troppi!!! E prima di buttarmi in una esperienza da sola, vedendo i miei colleghi che quarantenni sono ancora “strutturati gerarchicamente” perchè non hanno i mezzi per lanciarsi in un’avventura individuale….ci penso bene anche io…..paura, certo, insicurezza, e sicuramente incertezza per l’avvenire, le motivazioni.

  26. Francesco says:

    Scusi se ho scritto il mio commento nello spazio riservato alla risposta di un altro utente… Volevo dire che un domani, dovendo fare il praticantato, non mi dispiacerebbe avere Lei come maestro… ovviamente se Lei sarà disponibile, s’intende!

  27. GIANCARLO FICHERA says:

    A tutti gli avvocati (civilisti) che hanno scritto su questo blog e che dicono “oh come è bello fare l’avvocato” vi siete mai chiesti quale schifo di servizio ricevono i vostri clienti, servizi giudiziari dello stato di cui voi siete gli intermediari….Per cui provate a chiedere loro se sono contenti degli avvocati, la casta piu’ arrogante e presuntuosa che abbia conosciuto nelle mie diverse attività svolte finora….e che è responsabile insieme all’altra casta dei giudici dello sfacelo della giustizia…..

  28. Avv.buongiorno ,come semplice cittadino stavo leggendo il suo blog , l’ultima frase mi ha colpito molto Lei dice :
    ” La contentezza altrui da fastidio ” lo pensavo anch’io fino a qualche giorno fa ‘ poi per mia sfortuna ,mi sono rivolto ad un legale , che ha preferito farmi ricredere ,mi spiego meglio ,sono entrato per richiedere un preventivo ( altri due legali hanno risolto il colloquio in 40 minuti ) per 4 ore di colloquio ,dove oltre alla pratica ,ha preferito parlare di molte altre cose , mi ha chiesto 2200,00 .
    Io non sono assolutamente invidioso se una persona puo’ permettersi un’auto lussuosa , o il cellulare da 1000 euro , pero’ mi lasci dire che preferisco fare l’operaio ,magari non mi potro’ permettere l’ultimo modello di cellulare , ma almeno posso camminare per la strada sereno .
    Distinti saluti . Fulvio Biasetti

  29. fulvio. says:

    Certo le spiego , pero’ prima una domanda ……..la lettura della mia E Mail , e’ gratis ?altrimenti la cestini pure , sa perche’ le dico questo ? no ? allora legga se ha tempo.
    Nei primi giorni di marzo c.a. ho ricevuto un avviso dal tribunale di …… per una richiesta di aumento dell’assegno di mantenimento di mia figlia …. di anni 23 da parte della mia EX CONVIVENTE ……. che da euro 350 ,00 attuali fosse portato a euro 700,00 +eventuali spese straordinarie , non potendomi difendere da solo ( chissa perche’ ) mi sono rivolto presso tre studi legali di …….. dove ho spiegato la situazione , in modo da capire se le pretese della controparte fossero in qualche modo fondate ,e allora avrei dato quello che spettava ,altresi’ se quello che sto gia versando tramite bonifici era gia’ sufficiente, e per tanto difendibile , avrei chiesto di intraprendere la controversia ,sempre e comunque previo preventivo di spese legali . I primi due Avv. che ho interpellato ci hanno tenuto ( ero accompagnato in tutte e tre le occasioni da una persona ) circa 40 minuti , dicendoci che che la questione in oggetto non avendo come soggetti CONIUGI e FIGLI MINORI non aveva a detta loro modo di durare per piu’di due comparizioni davanti al giudice , con una spesa 1500 e 2000 euro totali .
    Il terzo legale invece Avv. ……. anche qui non avevamo appuntamento , alquanto sorpresa per esserci presentati nel suo studio senza referenze , ha detto che non poteva ascoltarci perche’ ” IN RIUNIONE ” pertanto stavamo per uscire quando per ” CORTESIA ” ci ha invitato a rimanere facendoci accomodare in un salottino ,perche’ non poteva dedicarci piu’ di dieci minuti per i suoi molteplici impegni lavorativi , e di accennare il motivo della visita , cosa che invece il colloquio si e’ tradotto in 3 ore e 40 ” ,in questo lasso di tempo NON abbiamo discusso solo della causa per il quale ci siamo recati per un parere , ma abbiamo allargato i discorsi a molti altri argomenti di varia natura , come ad esempio faceva notare che il suo studio avesse ricevuto informazioni di carattere bancario dove consigliava di togliere eventuali risparmi da banche come Fideuram e altre , prossime ad un rischio default , sottolineando che fossero notizie al quanto riservate , altri argomenti di discussione sono stati , la mia vita lavorativa , la mia vita privata attuale e se negli anni passati avessi avuto altre esperienze con suoi colleghi ,e di quali generi di cause avessi trattato, e ogni qualvolta che iniziavo a raccontare era motivo per aprire da parte sua discorsi lunghissimi .
    Quasi alla fine ripreso l’argomento della causa ,ho chiesto all Avv. ……..cosa poteva costarmi la mia eventuale pratica , non potendoci dedicare altro tempo , ci ha invitato a ritirare il preventivo il giorno successivo ,puntualizzando che in tale occasione poteva dedicarci solo pochissimi minuti per eventuali spiegazioni .
    Quando siamo ritornati per il ritiro con mio stupore abbiamo visto che le spese legali ,potevano arrivare e persino superare i 15000 euro, l’ Avv. visto la mia perplessita’ voleva convincerci che ” CHI PIU ‘ SPENDE MENO SPENDE ” e per spiegarci meglio il concetto ci ha tenuto altre due ore ,arrivando alla conclusione e forse per tranquillizarci che se la causa non avesse avuto imprevisti e si fosse conclusa entro le tre udienze l’importo non avrebbe superato i 5000 euro e che tale modifica del preventivo lo avrebbe messo per iscritto ,e il giorno successivo ,spedito al mio indirizzo E MAIL .
    Dopo due giorni quando mi e’ pervenuto il nuovo preventivo con stupore ho notato che avevo solo due alternative : la prima e’ che l Avv ……avrebbe preso in carico la pratica con un costo che non poteva superare i 5000 euro ,pero ‘ nel caso non avessi accettato , mi avrebbe addebitato il tempo trascorso nel suo salottino pari ad euro 2200 cosi suddivisi 1250, + iva e spese accessorie per fase di studio , che tra l’altro non era necessaria , in quanto l’incarico non era stato richiesto ,e concordato ,ne a voce e neppure sottoscrivendolo . da entrambe le parti , anche perche’ non ho mai come ripeto FIRMATO nulla ,a tale proposito , anzi a mia insaputa sono state fatte copie dei miei documenti senza il il mio permesso , inoltre mi chiede 500 euro + iva anche qui spese acc. per la fase di parere orale , che anche qui mi trova contrario perche’ mi sono state calcolate ore che non facevano parte della discussione della pratica , infatti i primi due legali che ho contattato , oltre ad non avermi fatto pagare nulla per il parere orale , hanno risolto il colloquio in 40 minuti ciascuno .
    Pertanto se a differenza dei suoi colleghi si pretende il disturbo , chiedo che l’onorario venga stabilito sull’ora effettivamente trascorsa che poteva essere necessaria , come hanno fatto i due precedenti Avv. per la pratica in discussione.

    ora AVV. si capisce meglio ??

    • Se rileggi quel che avevi scritto prima ti rendi conto da solo che non c’era alcuna speranza per nessuno di poter capire cosa volessi effettivamente dire. Nel merito, non saprei cosa dirti. Io ti avrei chiesto 100 euro per un’ora di consulenza sul tuo caso, nel corso della quale avremmo esaminato i pro e i contro di resistere in giudizio, e poi ti avrei fatto un preventivo gratuito per l’ipotesi in cui tu avessi voluto coltivare la questione. Di come si comportano gli altri avvocati ho smesso di occuparmi e preoccuparmi, anche perché in regime di libero mercato ognuno può fare un po’ quel che vuole, la chiarezza è comunque importante e deve esserci fin dall’inizio.

  30. Buongiorno Avv. grazie per la risposta , peccato allora di non averla conosciuto prima , spero comunque che questa mia disavventura , venga letta da molti .
    Se vuole arricchire il suo blog con altre tre o quattro storie che mi sono capitate con suoi colleghi , conti pure su di me, hanno dell’inverosimile .
    Buon lavoro . fulvio.

    • Figurati. Scrivi pure quello che vuoi, lo spazio è aperto per tutti. Benvenuto di nuovo.

    • GIANCARLO FICHERA says:

      Sig. Fulvio invece ci racconti pure tutte le cazzate che le hanno fatto questi avvocati che sono tanto felici perchè intanto le cazzate loro le paghiamo noi clienti. Così poi raccontero’ quello che hanno fatto a me sti incompetenti. Al punto che pur di non avere piu a che fare con loro mi sono laureato in giurisprudenza e adesso sto facendo l’esame di stato pur di liberarmi di loro. Comunque sappia che se ha bisogno di una consulenza mi consulti pure, è tutto gratuito, non chiedo nulla, non cento euro all’ora come Solignani….Il diritto è come la sanità deve essere gratis perchè è un diritto fondamentale dell’uomo.

  31. Giancarlo says:

    Solignani ti avviso che mi devi il rispetto previsto dal codice deontologico perché sono un praticante legale abilitato iscritto nell’apposito registro. I miei sono dei pareri senza alcun fine di acquisire il cliente perché nonne ho bisogno. Finora autopatrocinsnfomi ho vinto da solo cause per oltre 130.000 euro che tu ci creda o no…

  32. Giancarlo says:

    Intendevo scrivere autopatrocinandomi….

  33. Giancarlo says:

    Solignani ma ti rendi conto di quello che dici? Leggiti il codice deontologico. Mi stai facendo venire la voglia di fare un esposto all’ordine di Modena….

  34. AVV. NON CREDEVO CENSURASSE LA MIA DISAVVENTURA , PECCATO AVREI VOLUTO FAR SAPERE COSA SUCCEDE NEGLI UFFICI DEI LEGALI , E ANCOR PEGGIO ,NEL MODO IN CUI AVVENGONO ,CHE A VOLTE E’ ANCORA PIU’ DEPLOREVOLE.
    COMUNQUE SONO SICURO DI AVERLE FATTO CAPIRE COSA CAPITA QUANDO CI RIVOLGIAMO HAI SUOI COLLEGHI ,EVIDENTEMENTE NEL LEGGERE LA MIA , E” RIMASTO SENZA PAROLE , ALTRIMENTI NON MI AVREBBE DETTO SEMPLICEMENTE ” MI DISPIACE ”
    BUON LAVORO FULVIO BIASETTI .

    • Non ho censurato niente Fulvio, solo si tratta di un testo un po’ troppo confuso per essere pubblicato come post. Se vuoi puoi metterlo qui di seguito come tuo commento senza problemi, basta fare copia e incolla. Come commento ci può stare benissimo come post mi dispiace no.

  35. AVV.BUONGIORNO MI CHIAMO SOPHIE , SONO DI NAZIONALITA’ FRANCESE , VIVO E LAVORO COME IMPIEGATA IN ITALIA DAL 1985 CON UN REDDITO DI 14000 POSSIEDO UNA CASA DI MIA PRORIETA’ , NEL 90 HO CONOSCIUTO UN ITALIANO SIAMO STATI INSIEME ( NON SIAMO SPOSATI ) NEL 93 ABBIAMO AVUTO UNA FIGLIA, ORA FRANCESCA HA 23 ANNI FREQUENTA IL QUARTO ANNO DI UNIVERSITA ‘ A META’ DEL 2013 IL MIO COMPAGNO HA LASCIATO IL TETTO FAMIGLIARE , IL PRIMO ANNO E MEZZO HA DATO A NOSTRA FIGLIA 250 EURO ,PORTANDOLO POI FINO AD OGGI A 350 MEDIANTE BONIFICI .A SUO NOME .
    LA MIA INTENZIONE SAREBBE QUELLA DI REGOLARIZZARE IL TUTTO , CHIEDENDO DI PORTARE L’ASSEGNO A 700 CHIEDENDO DI DIVIDERLI IN 400 A ME E 300 A NOSTRA FIGLIA
    ATTUALMENTE VIVE CON ME ,, SE FOSSERO RICHIESTI I SUOI ULTIMI TRE 7’40 FORNIREBBE RENDITE DI 24000 NETTI ANNUI , SO CHE HA UN MUTUO STIPULATO NEL 2004 E TERMINA NEL 2024 PER LA SUA ABITAZIONE DOVE RISIEDE DA SOLO E HA UNA RATA DI MILLE EURO AL MESE .,, INOLTRE VORREI SPESE ARRETRATE CHE LUI MI HA DATO A BREVI MANU MA NON PUO ‘DIMOSTRARE TIPO SPESE DENTITISTICHE ,ABBONAMENTI HAI MEZZI PUBBLICI . ECC.
    AVV. IN BASE ALLA SUA ESERIENZA, UN GIUDICE COME GIUDICHEREBBE TALE SITUAZIONE ? POTREBBE SODDISFARE LE MIE RICHIESTE ? AVREI BISOGNO DI ULTERIORI ELEMENTI ? QUALI PER ESEMIO ?
    GRAZIE , DISTINTI SALUTI SOPHIE.

    • Se siete stati solo conviventi non hai diritto ad un mantenimento anche per te, quanto alle spese che ti ha già pagato e che vorresti chiedergli di nuovo la cosa si commenta da sola e su quello proprio non ti posso né voglio aiutare, mi dispiace.

  36. scusi ancora , capisco che essendo stati solo conviventi non mi aspetta il mantenimento ,questo e’ chiaro , la mia richiesta , e’ sulla base che francesca vivendo con me , sostengo delle spese come ,, utenze,, spese alimentari ,vestiario ,, abbonamento mezzi ubblici , palestra , e spese universitarie , e’ per questo motivo che avrei voluto dividere l’essegno in modo da non chiedere nulla a mia figlia. , ho diritto per questi motivi ? , puo’ il giudice chiedere la divisione della assegno almeno in parti uguali ?
    grazie .

  37. Caterina says:

    Ti stimo e MI incoraggio ????

  38. Non faccio pause caffè e pranzi con i colleghi. A volte non pranzo proprio. Faccio i turni di notte senza riposo compensativo. Il compenso? Saltuario. Certamente la professione è interessante, stimolante e molto creativa. Proprio per questo, vedendo che ti diverti, ne approfittano, sembra tutto facile. È però un lavoro e come tale va retribuito e, soprattutto, non deve toglierti ogni respiro.

    • Che sia lavoro e debba essere retribuito, anche perché spesso è un lavoro difficile, impegnativo, ostico, è fuori discussione. Come tu possa fare i turni di notte vorrei capirlo, se forse un penalista specializzato in arresti, come i lawyers statunitensi? A parte questo, io le pause caffè le fare, il lavoro non può prendere il sopravvento sulla vita e per essere bravi avvocati dobbiamo essere sereni e in forma, se ci sovraccarichiamo poi finiamo per non fare bene il nostro lavoro, tutto al contrario.

      • Condivido in pieno. Non mi occupo di diritto di penale ma di appaltistica pubblica e diritto amministrativo, con rito accelerato e udienze in camera di consiglio fissate a breve, in cui il Giudice può anche decidere nel merito il giudizio.
        Spesso, poi, il cliente si riduce all’ultimo, a poche pre dall’udienza o dalla scadenza del termine decadenziale per il ricorso.

  39. Davide Morandi says:

    Complimenti per l’articolo. Lei è una delle poche persone capace di vedere la bellezza nelle cose che si fanno tutti i giorni.
    Io sono uno studente del primo anno di giurisprudenza e mi ha fatto proprio piacere leggere il suo articolo, perché al contrario di altri crede ancora in un ideale di giustizia positivo, sciolto dalla burocrazia e dalla corruzione. Non spenga mai questa sua speranza.

  40. AVV . BUONGIORNO , PUO’ DARMI GENTILMENTE UN CONSIGLIO ? NELL’ANNO 2003 AVEVO ACQUISTATO UN’AUTOVETTURA E L’AVEVO INTESTATA HA UN AMICO , QUASI AD UN FRATELLO PER IL BENE CHE CI VOLEVAMO , QUESTA AUTO IN TUTTI QUESTI ANNI E’ STATA USATA ESCLUSIVAMENTE DA ME E MAI DA NESSUN’ALTRO , TANTOMENO DAL MIO AMICO ANCHE PERCHE’ NON HA MAI AVUTO LA PATENTE DI GUIDA , DOPO TREDICI ANNI DECISI DI VENDERE IL MEZZO ,HO TROVATO UN ACQUIRENTE , E HO FATTO IN MODO CHE IL MIO AMICO SI RECASSE AL P.R.A CON LA PERSONA PER IL TRAPASSO DI PROPRIETA’ ,INFATTI IL NUOVO PROPRIETARIO HA DATO UN REGOLARE ASSEGNO AL MIO AMICO , CHE L’HA VERSATO SUL SUO CONTO C.C.
    DOPO QUALCHE GIORNO GLI CHIESI SE POTEVA RESTITUIRMI L’IMPORTO RELATIVO ALLA VENDITA , E LUI IN TUTTA RISPOSTA MI HA DETTO CHE NON MI VREBBE DATO NULLA PER IL PIACERE CHE MI AVEVA FATTO NEL MOMENTO DI INTESTARLA , COMBINAZIONE QUESTO DISCORSO E’ STATO FATTO IN UN MOMENTO CHE STAVO PRENDENDO APPUNTI PER IL MIO LAVORO E PERTANTO E’ STATO REGISTRATO ,E SI SENTE BENISSIMO QUESTA FRASE.
    PERTANTO ,COSA MI CONSIGLIEREBBE ? LE DICO GIA’ CHE HO PROVATO A FARLO RAGIONARE , IN PIU’ DI UNA OCCASIONE , MA SENZA OTTENERE NULLA , SECONDO LUI ANCHE SE MI RIVOLGESSI AD UN LEGALE , NON OTTERREI NULLA,, IN QUANTO LUI ERA UFFICIALMENTE PROPRIETARIO DEL MEZZO .
    SE MI RIVOLGESSI AD UN BUON AVVOCATO SECONDO LEI SI RIUSCIREBBE AD OTTENERE LA SOMMA DOVUTA SENZA MAGARI SCONFINARE PER LUI IN COSE PIU’ SERIE DEL TIPO ” APPROPRIAZIONE INDEBITA ?? O ART. SIMILI CHE SOLO VOI SAPETE ??
    GRAZIE PER IL CONSIGLIO , E BUON LAVORO

    MAX.

  41. Grazie Tiziano

  42. 222222222 says:

    Sarà.. Ma io non ci trovo niente di positivo in questo lavoro. Meglio altro

    • GIANCARLO FICHERA says:

      Infatti, anche secondo me. Oggi ci sono lavori molto più interessanti di questo che alla lunga è piuttosto ripetitivo…

  43. Maria Grazia says:

    Grazie, Collega

  44. Grazie, grazie Tiziano per aver condiviso questa tua esperienza personale. Sono studente di giurisprudenza da 7 anni oramai, e dopo due anni di crisi, dove ho pensato di lasciare gli studi, ora sono tornato, seppur timidamente, sui libri. Ancora dieci esami mi separano dalla laurea, ma vivo sempre le stesse paure, le stesse indecisioni, lo stesso non credere in me stesso. Grazie perché oggi, leggendo la tua esperienza, mi sono commosso. Tanti pensieri in testa, che mi soffocano, non mi permettono di crederci, di credere che anche io, Nicola, posso farcela. Ma leggendo la tua esperienza, ho rivisto me stesso. Dalla prudenza spropositata a cui ti porta studiare libri e libri di diritto, alla bellezza di scoprire come funziona la macchina giuridica, alla cultura, al desiderio di organizzarsi lo spazio con la propria creatività, al poter aiutare le persone, la gentilezza, la famiglia…che puoi seguire. Sono solo alcuni dei punti, perché mi rivedo in tutti. Sento dentro, nel cuore, da sempre, questa chiamata alla speranza, questa speranza in un futuro felice, seppur nelle difficoltà. E tra le cose che mi fanno rimanere attaccato a questo, c’è proprio la passione per la propria vita e per il proprio lavoro.
    Perciò grazie, grazie per avermi dato una speranza in più, per avermi ricordato quanto dentro di me il desiderio di fare l’avvocato, seppur nascosto sotto strati di polvere e paura, sia più vivo che mai. Un abbraccio.

  45. Grazie mille. Questo post mi ha sollevato il morale in uno dei tanti momenti di sconforto nell’attesa di sapere i risultati del primo ( e, spero, ultimo!) esame scritto di abilitazione. Sono gli Avvocati così – e le loro parole di conforto – a far forza a noi poveri praticanti, talvolta bistrattati.
    Grazie ancora!
    Laura

  46. Carmelo Di Fazio says:

    Ciao Tiziano,

    condivido tutto quello che hai scritto e ti ringrazio per averlo condiviso.

    Solo una cosa voglio aggiungere! E lo faccio condividendo qui il mio commento a uno di quei tanti articoli “lagnosi” che si scrivono sulla nostra professione, spesso stilati e/o condivisi sui social da avvocati/giornalisti che, secondo il mio modo di vedere le cose, non hanno abbastanza a cuore questa professione ovvero si sono fatti travolgere da quel pessimismo professionale da te ben analizzato.

    Ebbene, quando un amico/collega ha postato su Facebook, per l’ennesima volta, uno di questi articoli, non ho resistito!

    Questo il commento:
    “Sono articoli come questo, insieme a certi legulei, a distruggere il prestigio e l’onorabilità di una professione tra le più nobili”.

    Concludo ringraziandoti nuovamente ed invitando tutti gli avvocati, giovani e meno giovani a non farsi fregare; tutti questi articoli, tutte queste lagne, hanno un unico scopo! Scoraggiare e fare arrendere i più deboli!

    Un sincero saluto a tutti

    Carmelo

Di la tua!