Pistola per difesa personale: si può sempre riavere?

Ti interessa l’argomento delle armi e del porto di pistola per difesa personale?

Se la risposta è affermativa, sono qui per condividere con te alcuni temi sui quali ancora sento molte domande.

Ti dico questo anche perché a studio arrivano richieste del tipo: come posso fare per avere il porto d’armi? Lo riavrò? Ma con il lavoro che faccio io si può avere la pistola?

In Italia, ed è un fatto abbastanza risaputo, circola un certo scetticismo (per me solo in parte giustificato) riguardo alle possibilità concrete di avere il porto d’armi e poi, successivamente, di riaverlo attraverso la c.d. domanda di rinnovo per l’autorizzazione prefettizia per il porto di pistola ad uso difesa personale.

Lo sappiamo: il Prefetto, nella sua autonomia e facendo uso della discrezionalità che la legge gli accorda, potrebbe benissimo respingere un’istanza di rinnovo semplicemente dicendo che non emerge una tua esposizione a rischio concreto, ne risulta evidente un sensato pericolo per l’incolumità rispetto al tuo lavoro (magari sei un panificatore).

Ora, di fronte ad una posizione così rigida dell’amministrazione, che cosa puoi fare?

Beh, la prima cosa che posso consigliarti è mettere in evidenza tutti i presupposti giustificativi per un favorevole apprezzamento dell’istanza: ad esempio facendo leva sul fatto che tutti i giorni ti ritrovi a gestire in entrata e in uscita considerevoli somme di denaro visto il lavoro che svolgi, oppure che percorri tutti i giorni con i soldi una certa strada anche di notte, oppure che qualche anno prima hai pure subito un tentato omicidio a causa di rapina, o ancora che purtroppo il tuo lavoro si svolge in un contesto sociale caratterizzato dalla presenza comprovata di criminali, eccetera…

Con ogni probabilità, utilizzando questi argomenti in pratica, vedrai che il tribunale amministrativo al quale ti rivolgerai saprà valorizzarli nel giusto modo, dando significato agli episodi passati che avevano giustificato il tuo porto dell’arma: penso alla situazione seria della rapina…in ogni caso collegata all’ambiente lavorativo, ma anche a tutte le altre vicende specifiche.

Questa considerazione mi permette di dirti in definitiva che basta un episodio passato, dove è emersa la situazione di pericolo oggettivo, a dare significato ed un preciso valore sintomatico a quella circostanza; in pratica devi considerare la situazione di oggettivo e latente pericolo che corri praticamente tutti i giorni con il tuo lavoro, se è rischioso: nel caso ti sembra che questa situazione non sia stata ben compresa dal Prefetto, allora rivolgiti con fiducia all’avvocato e presenta il tuo dossier in tribunale.

About Francesco Pandolfi

Avvocato dal 1988 e cassazionista dal 2010. Iscritto all'ordine di Latina.
Oltre al suo blog personale, raggiungibile all'indirizzo www.pandolfistudiolegale.it, scrive su Studio Cataldi. Si interessa un po' di tutto del diritto ma, in particolare amministrativo, militare, armi, responsabilità medica, corte europea, lavoro.

Comments

  1. Sabrina Botter says:

    Io vorrei porre l’accento su una riflessione che mi chiedo sia condivisibile. Parlo di un caso personale, ma può benissimo essere generalizzato. Ora, quando una persona ha ricevuto l’autorizzazione al porto d’armi, poniamo per semplice attività sportiva (tiro al bersaglio) oppure anche per difesa personale, normalmente detiene in casa l’arma. So che va tenuta in modo da non poter essere usata accidentalmente, meglio sarebbe ( o è?) in cassaforte o comunque smontata. Ma ci sono dei momenti in cui l’arma è fruibile, ad esempio, quando viene preparata per portarla al poligono, quando viene portata in macchina , quando viene pulita od oliata. Ebbene, se non si vive da soli, è logico che le persone del nucleo familiare possano assistere alle operazioni. E questo potrebbe generare turbamento o paura, specie nel caso il possessore d’arma, sia di carattere collerico. Io so che prima del porto d’armi viene chiesto un certificato medico che attesti la sanità mentale. Ma la sanità mentale può benissimo convivere con una persona violenta, aggressiva o minacciosa. Ora, chiedo la vostra opinione su questo: non sarebbe auspicabile che laddove il richiedente un porto d’armi che intenda detenere l’arma in casa, e che conviva con altre persone, abbia un’autorizzazione formale alla detenzione anche da queste ultime? E se ci fossero dei minori, non sarebbe ancora più auspicabile che entrambi i genitori concordassero con la tenuta dell’arma in casa? Come dire, non sarebbe meglio prevenire che curare? O forse esiste già questa norma e io non sono aggiornata in merito…. Grazie se qualcuno vorrà rispondere. sabrina

  2. I requisiti previsti per legge per ottenere il porto d’armi non garantiscono assolutamente nulla di nulla.
    Per questo sono estremamente favorevole alle attuali restrizioni in materia, ovvero, alla concessione del porto per difesa solo ed esclusivamente in pochi e ben documentati casi di rischio reale per l’incolumità del richiedente. Ben venga dunque la selettività dei prefetti.
    Quanto alla detenzione in casa, sta alla responsabilità del titolare evitare di esporre impropriamente l’arma o peggio, di lasciarla incustodita di fronte ai familiari, questione di buon senso (per inciso, per uso sportivo l’arma NON può essere montata in casa, ma solo al poligono, ed anche la manutenzione andrebbe fatta in locali appositamente attrezzati).

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