Mantenimento dei figli pagato dallo Stato? Un gran paio di palle.

Si sta facendo un gran parlare ultimamente – quasi sempre, come al solito, completamente a sproposito, senza darne una lettura adeguata e realistica, che è quello di cui avrebbe bisogno il pubblico – di una disposizione contenuta nella legge di stabilità 2016 da poco approvata.

Si tratta dei commi 414 e ss., che vale la pena riportare integralmente: «414 È istituito, in via sperimentale, nello stato di previsione del Ministero della giustizia, con una dotazione di 250.000 euro per l’anno 2016 e di 500.000 euro per l’anno 2017, il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno. 415 A valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 414, il coniuge in stato di bisogno che non è in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi, qualora non abbia ricevuto l’assegno determinato ai sensi dell’articolo 156 del codice civile per inadempienza del coniuge che vi era tenuto, può rivolgere istanza da depositare nella cancelleria del tribunale del luogo ove ha residenza, per l’anticipazione di una somma non superiore all’importo dell’assegno medesimo. Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, ritenuti sussistenti i presupposti di cui al periodo precedente, assumendo, ove occorra, informazioni, nei trenta giorni successivi al deposito dell’istanza, valuta l’ammissibilità dell’istanza medesima e la trasmette al Ministero della giustizia ai fini della corresponsione della somma di cui al periodo precedente. Il Ministero della giustizia si rivale sul coniuge inadempiente per il recupero delle risorse erogate. Quando il presidente del tribunale o il giudice da lui delegato non ritiene sussistenti i presupposti per la trasmissione dell’istanza al Ministro della giustizia, provvede al rigetto della stessa con decreto non impugnabile. Il procedimento introdotto con la presentazione dell’istanza di cui al primo periodo non è soggetto al pagamento del contributo unificato416. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le disposizioni necessarie per l’attuazione dei commi 414 e 415, con particolare riguardo all’individuazione dei tribunali presso i quali avviare la sperimentazione, alle modalità per la corresponsione delle somme e per la rassegnazione al Fondo di cui al comma 414 delle somme recuperate ai sensi del terzo periodo del comma 415».

Ora, anche un bambino capirebbe che si tratta di una sonora presa per il culo.

Poi illustrerò più in dettaglio perché, a beneficio di chi non ha le capacità critiche nemmeno di un alunno della scuola primaria, ma prima vediamo un po’ di titoli che al riguardo è stato capace di partorire il sistema informativo italiano, non solo quello tradizionale della carta stampata ma anche quello, che dovrebbe essere più innovativo e critico, dei blogger:

Vediamo adesso qual è la verità.

Innanzitutto, nei paesi davvero civili, europei e ricchi, non quelli che lo sono solo di facciata, come l’Italia, come ad esempio la Germania e il Regno Unito, il mantenimento dei figli è davvero anticipato dallo Stato, che poi si rivale sui genitori inadempienti. Questo da molti anni, ed è giusto così perché i figli devono mangiare, se l’assegno di mantenimento ha un senso. Questa disposizione rappresenta un patetico tentativo di scimmiottare quello che si dovrebbe fare nei paesi dove la parola civiltà ha davvero un senso positivo e non si riduce all’adozione di leggi che impongono di scrivere «toilette» sulla porta del bagno degli uffici e «uscita» su quella per uscire…

La maggior parte dei commentatori parla di «criticità» di questa nuova disposizione, una parola bellissima che fa pensare a piccoli difettucci che, con un fine lavoro di cesello, in poco tempo, possono essere – e lo saranno – brillantemente eliminati.

È come se a una persona che avesse voglia di scopare dessero una bambola gonfiabile, dicendogli che è una soluzione che presenta «alcune criticità»…

Vediamo dunque queste graziose criticità, che in realtà sono buchi enormi che nel loro complesso impediscono in radice di poter parlare di un istituto dotato di senso e utilità pratica. La realtà è che la Repubblica ha partorita un vero e proprio nulla, che non sarà di alcun aiuto a chi ha bisogno.

  1. La norma non varrà per tutti! Ci sarà un regolamento, che chissà quando sarà approvato (alla faccia della sicumera di Repubblica sul 1° gennaio), che dirà quali tribunali saranno soggetti all’applicazione sperimentale di questo istituto. Questo regolamento dirà, ad esempio, che la norma si applica solo a Catania e a Venezia. Tu abiti a Bologna? Cazzi tuoi. Non ci credete? Leggete il comma 416, basta solo leggere. Chi è adesso l’analfabeta funzionale, il popolo italiano o i giornalisti e gli avvocati?
  2. Devi essere in stato di bisogno per chiedere l’applicazione di questa norma. Significa che devi essere in stato di indigenza, cioè quantomeno guadagnare meno di 10.000€ all’anno. Ne guadagni 1200 al mese e il tuo ex coniuge ti deve pagare 250€ al mese per tuo figlio? Cazzi tuoi, ancora una volta. Sei considerato agiato, lo Stato ti manda affanculo e ti chiede di non approfittarti di lui.
  3. I soldi a disposizione sono 250.000€ per il 2016. Questa è sicuramente la parte migliore. Questi soldi – vi potrei dimostrare – non basterebbero per mantenere i figli dei coniugi che mi hanno dato incarico di recuperare il credito che vantano nei confronti degli ex coniugi. Cioè lo Stato italiano, un ordinamento dove ci sono 60 milioni di persone, mette a disposizione per questo fondo una somma pari al costo di un medio piccolo appartamento? Allora io oggi pomeriggio vado in concessionaria dalla Mercedes, porgo al venditore 5 euro e gli chiedo di darmi l’ultimo modello, come nella barzelletta dei Carabinieri… Ripeto: questo fondo è vuoto, vuoto, vuoto! Nessuno si disturbi a fare mai la domanda, è tempo sprecato.
  4. Alla faccia della completa parificazione tra figli nati da coppie unite in matrimonio e figli nati da coppie di fatto, la disposizione è riservata solo ai figli delle prime. Non che sia una grande discriminazione essere esclusi da una palese presa per il culo, tuttavia ciò dimostra ancora una volta la faciloneria con cui le norme vengono scritte e la consapevolezza, da parte degli stessi legislatori, che manca un qualsiasi senso.

Se ho capito male io, aspetto smentite e pareri contrari, da parte degli autorevoli giornalisti e blogger di cui sopra o di altri.

A cosa serve una presa in giro del genere? Probabilmente a Renzi e altri politici per andare a pavoneggiarsi in conferenza stampa, annunciando novità di apparente smalto ma prive di qualsiasi sostanza, e raggranellare qualche voto, che c’è sempre bisogno. Ma chi danneggia una cosa come questa? Danneggia tutte quelle persone che sono davvero in difficoltà e che, oltre a non ricevere nessun aiuto concreto dallo Stato, che non gli fornisce nemmeno un servizio giudiziario dotato di un minimo di efficienza nel momento in cui decidono (ed è una decisione che ha i suoi costi), di rivolgersi alla giustizia, vengono anche prese in giro ed illuse, a conferma che per i politici loro sono solo carne da macello, pecore da voto.

Io credo che i politici che si rendono responsabili di queste cose, e i giornalisti che si rendono complici di queste mistificazioni, si dovrebbero solo vergognare.

Ma andiamo avanti. Quello che pensavo ve l’ho detto, è solo la mia opinione e voi ne farete l’uso che credete.

Andiamo avanti, questo è un paese meraviglioso, mal che vada ci ritroveremo a fine 2016 per vedere quanta gente avrà avuto i soldi.

About Tiziano Solignani

L’uomo che sussurrava ai cavilli… Cassazionista, iscritto all’ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l’altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un’ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. che gran presa per il didietro…

  2. giuseppe says:

    mi sento di condividere appieno, in tutto e per tutto! C’è da dire che gli altisonanti titoli di giornali e blogger, poco rispondenti alla realtà, ci assillano di continuo, anche su altre novità normative dal forte impatto (solo) mediatico….

  3. Alessandra says:

    Grazie Avvocato per la tua sempre pronta informazione: diretta come piace a me 😉 Condivido tutto ciò che hai scritto, anzi unisco a tutto ciò la mia grande risata che feci nel sentire questa notizia al tg!!!!

  4. roberto sampietro says:

    Come sempre l’Avvocato Solignani è un genio. Ho alcuni assistiti feticisti che avrebbero molto da ridire sull’esempio della “bambola gonfiabile”, ma è molto efficace. Quasi quanto il nostro Legislatore – faccio sempre più fatica a scriverlo con la “L” maiuscola…

  5. avv. Vincenzo Orefice says:

    Anche a voler tacere del requisito dello stato di bisogno (qui a Napoli è pieno di poveri, veri o finti che siano), Il problema principale è proprio che non hanno stanziato una lira. Poi vorrei capire veramente come si fa a dire che a Roma vieni pagato e a Catania no.
    Questa è peggio degli 80,00 euro.

  6. Concordo pienamente

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