Io confesso: Grisham sulla pena di morte.

Io confesso

Questo libro affronta il tema della pena di morte e lo fa alla maniera di John Grisham, attraverso un caso giudiziario e con la figura di un avvocato che, come sempre, non è un eroe totalmente positivo, ma, assieme all’impegno che profonde nella causa relativa, ha tanti lati vagamente «odiosi», un po’ come gli avvocati veri…

Parlare di questo testo senza fare anticipazioni sulla trama, e quindi spoiler, è impossibile, per cui se li volete evitare non leggete oltre.

Grisham gestisce l’argomento lasciando parlare i fatti, non importa se si tratta di fatti inventati, sono tutti snocciolati con una accuratezza e una ricchezza di dettaglio che sembrano veri, tanto che il libro ha quasi il respiro anche di un reportage. In effetti, l’autore si è anche documentato, ha visitato il carcere che ospita la camera della morte di cui si parla nel libro, anche se poi, come ammette lui stesso nella nota finale, che i dettagli riferiti combacino perfettamente con la realtà non è così importante, resta sempre un’opera di fiction.

Il libro narra la vicenda di un innocente che viene giustiziato e, sino all’esecuzione, è basato su un meccanismo narrativo che tiene davvero incollati allo schermo (schermo per chi, come me, legge su ebook), in cui si susseguono i vari tentativi e le varie iniziative, giudiziarie e non, per impedire l’esecuzione e per cercare di fare giustizia veramente; dopo l’esecuzione, il ritmo si affloscia molto e questo è probabilmente il principale difetto di quest’opera.

Criticando l’istituto della pena di morte, con una contrarietà che è profonda anche se non viene mai espressa direttamente, Grisham critica in realtà una buona fetta di società americana e, per antonomasia, universale, di tipo conservatore, un tema ricorrente nei suoi lavori: quelli che devono trovare un colpevole a tutti i costi, non importa con quali metodi, i presuntuosi che non esitano a calpestare i diritti degli altri, tanto la grande massa è ignorante o indifferente. Ovviamente, la vicenda è ambientata nel grande Texas che rappresenta meglio di ogni altro Stato nordamericano questo milieu. Sullo sfondo anche il tema razziale, che però appunto rimane in secondo piano, come caratteristica oramai connaturata a qualsiasi problema sociale degli Stati uniti.

Che dire? Leggo sempre volentieri Grisham, mi sembra un narratore davvero potente, che riesce a catturare l’attenzione del lettore sin dalle prime battute, a differenza di altri scrittori di gialli o thriller, che hanno un innesco molto più lento. Il linguaggio è sempre chiaro, scorrevole, elementare e la fiction ha sempre un certo qual sapore di verità, perché lo stile è quello del reportage, sorretto dall’ambientazione giuridico legale e da apposite ricerche dell’autore. I personaggi sono ben delineati, la trama principale e le varie vicende collaterali armonizzate tra di loro… Per un prodotto generalmente considerato «di cassetta», mi sembra che vada davvero di lusso.

Anche in questo caso consiglio senz’altro la lettura, a quelli cui piace il genere. More solito, consiglio il formato ebook e, se avete una discreta conoscenza dell’Inglese, la lingua originale, considerato che il linguaggio dell’autore è piuttosto semplice.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. interessante, lo prenderò!
    hai mai letto, sempre suo, “innocente. una storia vera”? credo sia l’unico libro di J.G. basato su una storia vera. io lo lessi perché mi ricordava per molti versi la storia di Carlo Parlanti, un italiano ingiustamente accusato di violenze sessuali negli USA. storia aberrante che conosco personalmente e che mostra come negli USA le accuse di violenze siano quasi una professione, visti i benefit che ne derivano per le presunte vittime.

  2. Sembra interessante. Da aggiungere alla lista 😉

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