Nuovo fidanzato: quando diventa convivente a tutti gli effetti?

Sono separata da circa 6 mesi è rimasta nella casa di mia proprietà con la bambina di 7 anni ! Percepisco oltre all assegno per la bambina anche un assegno per me che essendo io disoccupata mi serve per far fronte al mutuo a me intestato . Frequento un uomo da qualche tempo che ha una figlia della stessa età della mia è tra noi 4 si è ‘ instaurato veramente un rapporto idilliaco ! Vorrei sapere con esattezza quante notti al mese o a settimana questi ultimi possono dormire ( senza ovviamente porre la residenza) a casa mia senza dare al mio ex marito la possibilità di togliermi la parte di assegno di mantenimento spettante a me per il mutuo ! Al momento lui dorme qui soltanto 4 notti al mese quando le rispettive figlie sono dall’ex coniuge ed un paio di volte al mese con sua figlia … Ma sono terrorizzata dal fatto che il mio ex possa documentarsi ed avviare un ricorso ! Al momento non avrei proprio i mezzi per provvedere a pagare il mutuo!

A me onestamente non sembra giusto, e nemmeno legittimo, che il tuo ex marito, con il quale non condividi più né la vita, né il letto, che ora condividi invece con un altro uomo, ti paghi un immobile, che è poi destinato a restare di tua esclusiva proprietà.

Il mantenimento a favore dell’ex coniuge ha la funzione di concretizzare una forma di solidarietà tra coniugi che permane anche dopo la crisi familiare in considerazione del contributo dato, in costanza di matrimonio, anche dal coniuge più debole al menage, come ad esempio tipicamente nel caso delle mogli casalinghe con mariti lavoratori, ma serve appunto al mantenimento, cioè a vivere tutti i giorni, quindi per il cibo, l’alloggio, le utenze e così via, non, invece, ad accumulare un patrimonio, costituendosi beni immobili, magari a spese di chi, dovendone sopportare le spese relative, deve invece corrispondere un canone di locazione per poter godere di un’abitazione.

È vero che questa distinzione, chiara a livello concettuale, è destinata a sfumare nella pratica, nel momento in cui l’immobile che viene acquistato è la prima casa di abitazione, corrispondente ad un bisogno primario sia dell’ex coniuge che dei figli, ma rimane pur vera e rilevante, tanto che i due concetti non si possono interscambiare come se niente fosse.

In ogni caso, non esiste ovviamente nella legge la indicazione di un criterio preciso in presenza del quale si ha una nuova convivenza, idonea come tale a determinare la caducazione dell’assegno di mantenimento, ma si tratta di una situazione di fatto che viene valutata discrezionalmente dal giudice in base alle circostanze, senza poter fare nemmeno esclusivo riferimento al numero di notti in cui c’è il pernotto, che è un certo un argomento destinato ad esaurire l’intero fenomeno.

Forse la cosa migliore sarebbe parlare sia con il tuo nuovo compagno, sia con il tuo ex marito, per poter arrivare a dividere il mutuo col tuo nuovo compagno, se desideri costruirti una nuova vita con lui, eventualmente abbassando il mantenimento dovuto dal tuo ex marito o elidendolo del tutto, a seconda delle circostanze.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Siamo alle solite: libertà e diritto di farsi una nuova vita e sciogliere ogni vincolo, ma quando si parla di soldi, i vincoli devono restare.
    C’è, come sempre, poca coerenza

    • È un po’ quello che ho voluto evidenziare io, non si possono tenere i piedi in due scarpe in fondo, non è nemmeno giusto. Se c’è un uovo fidanzato o compagno con cui si condividono tante cose sarebbe giusto condividere anche gli oneri e le spese.

  2. Non c’era una qualche proposta che indicasse che il coniuge ricevente il mantenimento avesse l’obbligo di impegnarsi a trovare un’occupazione lavorativa retribuita entro tot tempo?
    Sarebbe ragionevole pensare che il coniuge più forte aiuti il più debole ma che quest’ultimo si attivi seriamente per diventare autonomo il prima possibile. Anche per una questione di dignità personale, oltre che correttezza verso l’altro genitore dei propri figli.
    O no?

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