Amministrazione di sostegno: i documenti necessari.

Oggi parliamo dei documenti necessari per depositare un ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno, una pratica che ci troviamo a gestire abbastanza spesso.

L’elenco che mettiamo di seguito non è tassativo, nel senso che non è che, se manca un documento tra quelli indicati, il ricorso non si possa depositare; è un elenco, piuttosto, che indica quello che sarebbe bene allegare per fare le cose fatte al meglio, mentre in molti casi si può comunque fare a meno di una o più «voci».

Quindi cercate di procurarvi tutte queste cose. Se una o più fosse difficile da rinvenire, ne parleremo e valuteremo insieme, come al solito.

Un elemento che rimane indispensabile, perché serve innanzitutto a noi per vedere a chi dobbiamo fare le notifiche, è l’albero genealogico. Per la redazione dell’albero, fate riferimento a questo post e al chiaro prospetto colà allegato.

Oltre a questi documenti, ci dovrete ovviamente anche consegnare la procura in originale, che non è un documento ma un atto, firmata da tutti quelli che «sostengono» il ricorso. Ricordo al riguardo che più persone, nel novero dei parenti fino al 4° grado e affini sino al 2°, firmano il ricorso e meglio è: l’iniziativa avrà più «forza», ma soprattutto sarà tutto più semplice con le notifiche, perché non si deve notificare a chi firma, quindi il numero delle notifiche da fare diminuisce corrispondentemente.

Ma torniamo un attimo alla procura. «In originale» significa che, salvo eccezioni da valutare con noi volta per volta (es. deposito tramite il PCT),  non può essere trasmessa via fax, mail o in altri modi, ma ci deve essere spedita via posta cartacea. Di solito, vi mandiamo noi il modello della procura in allegato mail: la dovete stampare e raccogliere le firme, poi restituircela tramite snail mail, cioè la vecchia, cara posta cartacea.

L’«amministrando» è ovviamente la persona alla quale si vuole far nominare un amministratore di sostegno.

Ecco l’elenco:

  1. certificato di residenza dell’amministrando
  2. certificato di nascita dell’amministrando
  3. copia documenti personali dell’amministrando (carta d’identità, patente, ecc.)
  4. copia documenti personali del ricorrente e di chi vuole fare da amministratore di sostegno
  5. copia rogito o documenti attestanti le varie proprietà sia mobiliari che immobiliari
  6. copia prospetto pensioni e rete da pagare alla casa protetta
  7. copia conti correnti.
  8. copia prospetto albero genealogico con indicati chi sono i parenti fino al 4 grado e gli affini fino al 2.
About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Buonasera, vorrei porre un quesito riguardo il ricorso eventualmente da presentare per chiedere al Giudice Tutelare territorialmente competente, che venga nominato un amministratore di sostegno per mio padre, vedovo, ormai, quasi novantenne, affetto da circa un anno, da demenza degenerativa. Il quesito riguarda la convivente.
    Difatti, mio padre convive da più di venti anni con una donna (ultrasettantenne – pensionata) che pare risulti essere affetta da una patologia non tanto simpatica: la disposofobia, in pratica è un accumulatore compulsivo.
    Entrambi vivono in un appartamento (di proprietà di mio padre) di circa 120 mq, in condizioni abbastanza pietose, poiché la compagna, negli ultimi sei anni, ha manifestato un aggravamento di questo suo particolare disturbo (accumulo compulsivo) tale da rendere inaccessibili alcune stanze della casa, i guardaroba, cantina, etc… A parte la questione igienica (più volte ho dovuto scavare tra le buste accumulate fino a quasi due metri, trovando del cibo avariato insieme ai vestiti, giornali, etc..), c’è da dire che mio padre, purtroppo, non si rende nemmeno più conto di quanti soldi ha sul conto e nell’ultimo anno e mezzo, noi figli abbiamo potuto constatare che il bancomat, è praticamente gestito da lei, che lo usa per prelevare per conto di mio padre o per fare acquisti al supermercato o farmacie (per fare un esempio, abbiamo notato che ha speso circa dai 300 ai 400 euro al mese solo di integratori e farmaci omeopatici). In un primo momento, mio fratello maggiore, cointestatario del conto, ha provveduto a spostare i risparmi investiti su un conto deposito titoli, aprendo un altro conto, lasciando acceso il conto corrente dove arriva la pensione di nostro padre.
    Il punto è questo: uno dei miei fratelli (siamo 4 figli) ha suggerito di ricorrere all’amministratore di sostegno, dicendo che secondo lui, non bisogna indicare nel ricorso il fatto che mio padre convive con questa donna. Io, diversamente, ritengo che sia una cosa giusta invece precisare che mio padre convive con questa donna innanzitutto perché è la verità, in secondo luogo, perché è stata proprio la patologia di questa donna (purtroppo anch’essa anziana) ed il suo comportamento strano e ingiustificatamente ostile (quando per esempio gli si è chiesto a che cosa servissero 1500 euro prelevati in soli 10 giorni dal conto di mio padre, lei ha risposto per delle spese personali sollecitandoci di farci gli affari nostri) a creare questa situazione ed a spingerci a pensare di richiedere un aiuto da parte di un’autorità civile.

    Difatti, nonostante mio padre ha più volte manifestato di trovarsi in uno stato confusionale o disorientato, lei lo costringe ad utilizzare l’auto per fare cose come andare a comprare tutti i giorni il quotidiano (abbiamo buttato tonnellate di giornali)..o fare tutti i giorni la spesa al supermercato (ogni tanto, di nascosto da lei, ho ripulito il frigo dagli alimenti scaduti che lei nega che lo siano. Acquista tutti i giorni biscotti, formaggio grattugiato, provola, etc..etc..tutti i giorni).

    Inoltre, la compagna, non avendo cognizione della realtà in cui si trovano a vivere per via del suo disturbo, non accetta nemmeno che a casa ci vada una persona per provvedere alle pulizie, poiché è gelosissima delle sue cose, che altro non sono che buste, contenitori vuoti di alimenti di plastica o di cartone (talvolta raccolti anche per strada), abiti usati, libri, giornali vecchi, marmellate o conserve accumulate nei mobili di circa 20 anni fa, etc..etc..etc…

    In pratica, senza star qui a continuare a descrivere purtroppo lo stato in cui si trovano a vivere è palese, talmente palese che quando qualcuno di noi figli vuole andare a fare visita a mio padre (viviamo tutti e quattro lontani), si è costretti a dormire fuori casa, nonostante l’appartamento consentirebbe di ospitare altre 4 persone (5 vani e doppi accessori).

    La compagna è nubile, ed ha solo un fratello con il quale non si parla da anni proprio perché, per il suo carattere “strano”, ha chiaramente detto di non importarsene.

    Pertanto, alla luce di quello che ho finora esposto, è il caso di “omettere” che mio padre convive con questa persona, considerato che il giudice tutelare, potrebbe aiutarci a gestire la situazione non solo per quanto riguarda la questione patrimoniale, ma anche da punto di vista psico/fisico, considerato che nonostante mio padre abbia quasi 90 anni, tutti i giorni si lamenta dell’eccessivo disordine e del fatto che non può ospitare nessuno?

    Consapevole che il caso è abbastanza particolare, la ringrazio per l’eventuale risposta che vorrà dare alla mia domanda.

    Cordialità.

    • Potete fare quel che volete, l’amministratore di sostegno comunque una volta nominato se ne occuperebbe visto che riguarda il benessere dell’amministrato. Io per completezza lo metterei.

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