Fratello in stato di bisogno: non devono occuparsene i figli?

mio fratello 63enne viveva con i suoceri ed un cognato,venuti a mancare i suoceri,poi è morta la moglie poi il cognato, rimasto solo altri cognati si hanno preso la casa,mio fratello è stato due giorno in strada,preciso che è pure invalido civile al 100%,ho chiamato i figli,1 a londra ed 1 a novara ma come risposta hanno detto si arrangia,io fratello minore lo ho accudito a casa mia facendogli anche la residenza per le prestazioni sanitarie.
oggi dopo 3 anni mia moglie non ne vuole sapere piu poickè deve accudire i genitori 80enni disabili.
domanda; che devo fare io per non tenere piu mio fratello. chi è responsabile di lui figli o istutizioni

Non è un problema che si possa prestare ad essere trattato con gli strumenti giuridici tradizionali, che sono adeguati semmai solo ad alcuni aspetti limitati dello stesso, mentre mi sembra evidente che occorrano approcci diversi.

In linea di principio, se consideriamo il novero dei soggetti tenuti a prestare gli alimenti, definito dall’art. 433 cod. civ., vengono prima i figli dei fratelli, in ragione del fatto che il vincolo di parentela e di vicinanza anche affettiva nel primo caso è o dovrebbe essere molto più stretto.

Addirittura il codice civile specifica nel caso dei fratelli che gli alimenti sono dovuti solo nella misura dello stretto necessario, relegandoli all’ultimo posto e addirittura con limitazioni rispetto a tutti gli altri parenti ed affini che vengono prima.

Ciò detto, non credo che tu possa trattare il problema depositando un ricorso d’urgenza per la prestazione degli alimenti – non potresti nemmeno essere tu, dovrebbe essere tuo fratello a sottoscrivere la procura per il ricorso. Anche perché avresti la complicazione della notifica a Londra, cosa per la quale saresti almeno facilitato dal regolamento sulle notifiche intracomunitarie, almeno finché il Regno Unito non avrà completato la Brexit.

Io metterei questa eventualità in secondo piano e proverei a chiedere l’intervento dei servizi sociali, tramite una diffida scritta inviata da un bravo avvocato di fiducia sia ai servizi sia a tutti gli enti potenzialmente interessati, sia ai parenti che potrebbero essere tenuti a prestare gli alimenti – in primis i figli – con la miglior formula da individuarsi appunto a cura di questo legale.

Dopo l’invio di questa diffida, in base a quello che sarà accaduto, valuterai poi come continuare a trattare il problema.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. richiedere un amministratore di sostegno a tutela ? le Onlus e associazioni no-profit, oggi incluse come parte estesa alle politiche socio-sanitarie, sono anch’esse “motivabili” con la diffida? e in che termini ‘generali’ , standard, di base si può diffidare i servizi sociali e gli enti? Grazie e cordiali saluti

Di la tua!