Reato informatico: il responsabile si individua con una schermata?

Ho letto, in rete e da più parti, che in tema di ingiuria e diffamazione l’indirizzo IP costituisce prova certa quanto meno del dispositivo dal quale è partito il messaggio. Volevo, in merito, porle la domanda contraria ovvero se non è stato acquisito dagli investigatori l’indirizzo IP si può ugualmente parlare di questo genere di reati unicamente sulla base di mail o pagine unicamente stampate.

L’indirizzo IP non è affatto una prova certa, ma una delle tante prove che il giudice può utilizzare per formare la sua convinzione circa l’individuazione del responsabile di un determinato reato.

È vero che la corrispondenza dell’indirizzo IP con una certa utenza spesso presenta un valore importante, ma non è affatto detto, pensiamo ad esempio alle situazioni più comuni come quella dell’adsl o fibra intestata al capo famiglia quando il reato viene commesso da un minore o da un altro membro del consorzio familiare.

Purtroppo non sempre quello che si legge su internet è corretto, anzi, per cui bisogna sempre valutare la fonte dell’informazione e trovare riscontri adeguati. Questo è un problema molto importante di cui oggigiorno la maggior parte della gente non sembra rendersi bene conto…

Veniamo comunque alla tua domanda specifica. Il punto è che l’individuazione del responsabile di un reato commesso tramite la rete internet o telematicamente può avvenire in qualsiasi modo idoneo a formare il convincimento del giudice che quel reato è appunto stato commesso da quella determinata persona.

Una schermata, in sé, ad esempio, potrebbe benissimo non avere alcun valore. È solo una stampa, un vero e proprio non documento, perché non ne è determinabile la paternità, la genuinità, l’integrità in modo sicuro, ma è un’immagine grafica che benissimo potrebbe essere stata realizzata artatamente.

Però bisogna valutarla nel complesso delle circostanze. Ad esempio, se alla schermata si accompagnano dei testimoni che ne asseverano il contenuto o comunque lo corroborano, ecco che questo scarso principio di prova aumenta sicuramente il suo valore. Se il contenuto, inoltre, della schermata è tale da essere coerente con le circostanze o con la personalità e il presumibile profilo del responsabile, ecco che la sua genuinità diventa sempre più verosimile.

In conclusione, domande del genere sono troppo generiche, purtroppo, per avere senso, con la conseguenza che l’unica cosa che si può dire è che il giudice valuta liberamente tutte le prove e il modo concreto in cui lo fa dipende, oltre che dalla sua personalità e quindi dal suo modo di vedere le cose, considerando che un certo grado di soggettività è ineliminabile nell’amministrazione della giustizia, dalle circostanze del caso concreto, che sono ogni volta diverse.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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