Mediazione familiare: quando è nata?

Come avrete visto, recentemente parliamo ancor più spesso del solito di mediazione familiare nel blog. Può essere interessante vedere quando è nata e come si è evoluta questa pratica, importante per molte famiglie e relazioni, dapprima a livello internazionale e, poi, nel nostro Paese (magari in un post a parte).

La mediazione familiare, prima ancora che una disciplina codificata ed istituzionalizzata, è appunto una pratica, probabilmente, sotto certi profili, addirittura anche un atteggiamento, di talché è impossibile definirne una data precisa di «inizio», nel contesto storico, come se fosse un qualsiasi altro evento incastonato negli annali dell’umanità. Probabilmente, forme di mediazione familiare sono state praticate sin dai primi agglomerati umani, come tipicamente quelle stesse comunità ben descritte nei meravigliosi libri del sociologo Jared Diamond e che ogni antropologo e sociologo conosce bene.

In tali forme di aggregazione sociale, i conflitti erano gestiti tramite l’intervento di una persona che non rappresentava l’autorità come si conosce nelle società contemporanee, ma l’autorevolezza – tipicamente il capo villaggio, il soggetto più anziano e di riconosciuta saggezza, che risolveva ed affrontava i diversi casi non applicando regole costituite di diritto, ma secondo quello che gli pareva più giusto nel caso concreto.

Tra le varie vertenze che venivano poste all’attenzione di questi «saggi» vi erano anche quelle di famiglia. In tali casi, l’intervento aveva diversi stigmi della mediazione familiare contemporanea o comunque assomigliava molto di più alla stessa di quanto non gli assomigli l’intervento giudiziario in tema familiare.

Quest’ultimo, infatti, si basa sull’applicazione di norme di diritto, pertanto precostituite, da parte di un funzionario inserito in un apparato statale, tramite l’intermediazione necessaria di professionisti abilitati, anche a prescindere, purtroppo, della giustizia ed equità del caso concreto. Nel caso, invece, della risoluzione dei conflitti familiari all’interno delle strutture tribali, i protagonisti della vicenda venivano ascoltati personalmente, senza alcuna intermediazione, e il «saggio» interveniva con indicazioni volte a ricercare un buon componimento, una soluzione migliore e quindi in base ad equità, tendendo non a fare una sentenza, ma a fluidificare la comunicazione tra le parti e a proporre una soluzione che fosse convincente per la sua ragionevolezza, il più possiile riconosciuta dai soggetti coinvolti.

Sulla base di queste notazioni, identificare il momento preciso di nascita della mediazione familiare è dunque impossibile, essendo verosimilmente nata con l’uomo stesso o con la sua aggregazione in società più o meno elementari, nelle quali comunque vi era, necessariamente, una forma di famiglia, anche se molto diversa da quella contemporanea – che, peraltro, è diversissima anche solo da quella del secolo scorso.

Ciò premesso, dunque, l’indicazione di un momento di origine della mediazione familiare può essere solo convenzionale e, dunque, di comodo, per la individuazione di un punto di riferimento al riguardo.

Da questo punto di vista, la maggior parte degli autori individua la «nascita» della mediazione familiare negli Stati Uniti, più precisamente nel corso dell’anno 1974, quando un avvocato e psicoterapeuta, di nome O. James Coogler, si pose il problema di trovare un metodo affinché si potesse arrivare allo scioglimento del vincolo matrimoniale nel modo meno traumatizzante possibile.

La istituzione, avvenuta nel 1939, della Los Angeles Conciliation Court, non si ritiene invece significativa, in quanto tale organismo non aveva come scopo la mediazione familiare, bensì la riconciliazione, che è appunto una cosa molto diversa dalla mediazione.

L’attività di Coogler, che partiva appunto dalla riflessione sull’opportunità di evitare che la gente consumasse le proprie tragedie familiari nelle inadatte aule dell’apparato giudiziario statale, consistette nella fondazione, avvenuta nel 1975, della Family Mediation Association. Questo servizio fu aperto a tutte le coppie che si stavano separando o divorziando o, ulteriormente, avevano la necessità di rinegoziare le condizioni a suo tempo concordate, proprio perché nel frattempo erano cambiati i presupposti di fatto (evitando, in questo ultimo caso, il ricorso ad un procedimento di modifica condizioni, che occupa molto lavoro ad esempio nei tribunali italiani contemporanei).

Coogler definì un proprio modello operativo, che chiamò di «mediazione strutturata».

Sulla scorta del buon esito delle opere di Coogler, nacquero diverse altre scuole e servizi volti alla mediazione familiare. Coogler costituì quindi nel 1978 la rivista Family mediation e nello stesso anno compilò il manuale Structured Mediation in Divorce Settlement.

Per la prima volta, dunque, per le coppie di coniugi, conviventi o genitori era disponibile un servizio e una pratica strutturata che consentisse loro di gestire il difficile momento dello scioglimento della coppia stessa, particolarmente delicato in caso di presenza di figli.

In seguito, si diffusero altri approcci e altri metodi alla mediazione familiare. Tra questi, va menzionato quello del canadese John Haynes, fondatore della Accademy of Family Mediators, che introdusse – siamo già negli anni 80 – nella mediazione familiare tecniche proprie della negoziazione commerciale, la cosiddetta negoziazione ragionata (brainstorming), formulando una declinazione della mediazione che avrebbe avuto poi largo seguito in Europa.

Un altro pioniere della mediazione familiare da menzionare è Howard Irving, che attivò il servizio Toronto Conciliation Project, che proponeva la mediazione in caso di divorzio al fine di fluidificare i conflitti e facilitare la comunicazione.

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About Tiziano Solignani

L’uomo che sussurrava ai cavilli… Cassazionista, iscritto all’ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l’altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un’ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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