Mediazione familiare: per capire i pregiudizi.

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Purtroppo, quando la comunicazione inizia ad incrinarsi e i conflitti quotidiani non vengono gestiti adeguatamente, i pregiudizi che si formano sono per lo più negativi, considerato che, come accennato nei post precedenti della serie, la pressoché totalità delle persone non lavora su se stessa, non incrementa il proprio livello di consapevolezza e tende a individuare sempre nei comportamenti altrui la causa dei conflitti e dei problemi sul tappeto.

Naturalmente, dal dare quasi sempre e costantemente la colpa agli altri alla formazione di pregiudizi negativi su quegli stessi altri il passo è brevissimo.

Questo fenomeno accade e si riproduce quasi in ogni conflitto irrisolto che si verifica in famiglia, di talchè dopo qualche tempo, e a maggior ragione dopo anni e decenni, è facile capire come la comunicazione ne risulti completamente bloccata: uno dei suo protagonisti dice una cosa, magari completamente neutrale e immune da qualsiasi cattiva intenzione, mentre l’altro la «legge» ed «interpreta» facilmente in modo distorto ed ostile, come l’ennesimo (ennesimo nella sua mente) tentativo di sopraffazione, violenza, prevaricazione, distorsione, inganno, raggiro, offesa.

Facendo ora un passo indietro, va ricordato anche un altro importante pilastro del discorso che stiamo affrontando e cioè che qualsiasi relazione umana, non solo la coppia, è conflitto in re ipsa.

È conflitto perché ogni individuo ha le sue idee circa il modo in cui vivere la vita e, nel momento in cui decide di viverla assieme ad un’altra persona, come avviene solitamente nelle coppie in cui ci si è scelti, oppure nel momento in cui si trova a doverla condividere, come avviene ad esempio nelle famiglie, tipicamente per i figli, che non hanno scelto i propri genitori né i fratelli, ogni individuo, dicevamo, deve poi stipulare continuamente compromessi con coloro che gli vivono accanto, su temi che vanno dai più banali (quando mangiare, cosa mangiare, quale film vedere, come trascorrere la serata, cosa fare il fine settimana, eccetera) ai più seri (che lavoro fare, in quale città andare a vivere, come curare questa malattia che uno di noi ha scoperto di avere ecc.).

Va realizzato in altri termini che se la famiglia, rispetto alla vita individuale o, per dirla con un termine oggi molto a la page, da single, rappresenta una risorsa, un luogo di conforto, solidarietà e reciproco aiuto, rappresenta anche, allo stesso tempo, come tutti gli «strumenti» e le esperienze dell’uomo, un momento di maggior impegno, maggior complessità – una complessità che il membro deve imparare a gestire, partendo dal primo momento necessario che è quello di acquisirne consapevolezza.

La famiglia, insomma, se volessimo semplificare, potremmo dire che ti dà tanto, ma ti richiede anche tanto, sotto forma di elasticità, comprensione, impegno, disponibilità ai tanti – piccoli o grandi – compromessi che possono essere necessari. Se non si prende consapevolezza di questo, e si continua a vivere in famiglia, allora per forza la famiglia si deteriora, con il meccanismo dei pregiudizi che abbiamo già descritto, ma anche in tanti altri modi.

La esplosione dei casi in cui sarebbe opportuno l’intervento di un mediatore familiare è dovuto proprio alla scarsa o nulla consapevolezza di queste circostanze.

Ecco allora che probabilmente il primo fronte di intervento del mediatore familiare, quando si dice che deve agevolare la comunicazione, sia proprio quello di non demolire, che sarebbe impossibile, ma cercare di pian piano di diluire e attenuare nell’efficacia la stratificazione di pregiudizi di probabilmente tutti i protagonisti della crisi familiare.

Nei prossimi post della serie passeremo ad esaminare i vari modelli di approccio a questo strumento diffusi in teoria ma anche nella pratica, cioè i vari modelli di mediazione familiare.

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About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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